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D.P.R. 115/2002

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Frodi carosello: onere della prova e deducibilità costi
Una società automobilistica si è vista negare la detrazione IVA a causa del suo coinvolgimento in presunte frodi carosello. La Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. Tuttavia, ha confermato la deducibilità dei costi ai fini delle imposte dirette, in quanto effettivamente sostenuti e inerenti all'attività.
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Associazione in partecipazione e rapporto di lavoro
Un collaboratore, dopo la fine di una relazione sentimentale con un'imprenditrice, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato per l'attività svolta nella sua azienda, in parte regolata da un contratto di associazione in partecipazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato ritenuto che il lavoratore non abbia fornito prove sufficienti della subordinazione e che la contestazione sulla validità del contratto di associazione in partecipazione, sollevata solo in appello, costituisse una domanda nuova e quindi inammissibile.
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Diritto di precedenza nelle società a controllo pubblico
Una lavoratrice con contratto a termine presso un consorzio pubblico ha rivendicato il diritto di precedenza per un'assunzione a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che le società a controllo pubblico devono seguire le procedure di selezione pubblica, le quali prevalgono sul diritto di precedenza previsto per i contratti di lavoro privati. La Corte ha chiarito che l'obbligo di reclutamento tramite procedure concorsuali impedisce l'assunzione diretta basata sulla precedenza.
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Causa di forza maggiore: sospensione termini e sanzioni
Una società ha impugnato delle cartelle di pagamento, sostenendo che la sospensione dei termini ottenuta in qualità di vittima di reati estorsivi costituisse una causa di forza maggiore che la esonerasse dalle sanzioni anche dopo la scadenza del periodo di sospensione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sospensione è temporanea e non integra una causa di forza maggiore idonea a escludere le sanzioni dovute per il mancato pagamento dei tributi una volta terminato il periodo di beneficio. Le sanzioni, quindi, restano dovute.
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Ricorso per cassazione: limiti contro la revocazione
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione proposto dal titolare di un'autoscuola contro una decisione del Consiglio di Stato. Quest'ultimo aveva già respinto un'istanza di revocazione. La Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione per motivi di giurisdizione può contestare solo il potere del giudice di decidere sulla revocazione stessa, non il modo in cui ha valutato i presupposti di ammissibilità, che costituisce un errore di merito e non un vizio di giurisdizione.
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Diritto di usufrutto: quando si estingue per non uso?
Un padre, dopo aver venduto la nuda proprietà di un'azienda agricola e aver trattenuto per sé il diritto di usufrutto, è stato citato in giudizio dalla figlia e dalla società acquirente, che sostenevano l'estinzione del diritto per non uso ventennale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che anche atti di godimento parziali o sporadici, come visitare la proprietà, mantenere la residenza, accedere ai locali o costituire un'ipoteca sul diritto stesso, sono sufficienti a interrompere la prescrizione e a conservare il diritto di usufrutto.
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Impugnazione CTU Cassazione: limiti e inammissibilità
Una controversia su un diritto di usufrutto e sul calcolo dei relativi frutti è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. I ricorrenti hanno contestato la relazione del consulente tecnico d'ufficio (CTU) per errata determinazione del saggio di fruttuosità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'impugnazione CTU in Cassazione non può vertere su valutazioni di merito tecnico, ma solo su vizi logici o procedurali. Inoltre, il ricorso non rispettava il principio di autosufficienza, non avendo riportato i passaggi contestati della relazione.
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Nullità vendita bene culturale: la Cassazione decide
Un privato acquista un dipinto di valore storico-artistico, la cui proprietà originaria era di un ente ecclesiastico. La Corte di Cassazione interviene sulla vicenda, stabilendo che la vendita di un bene culturale appartenente a un ente ecclesiastico, se priva della necessaria autorizzazione ministeriale, è affetta da nullità assoluta. Di conseguenza, tutti i successivi passaggi di proprietà sono invalidi e non è possibile invocare l'acquisto per usucapione, poiché non si è mai costituito un possesso legittimo. La proprietà del bene, pertanto, rimane in capo all'ente ecclesiastico.
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Interpretazione del contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di interpretazione del contratto relativo a compensi per lo sviluppo di progetti energetici. La Corte ha confermato la decisione di merito che estendeva l'applicazione di una percentuale di pagamento a tutte le somme incassate dalla cessione dei progetti, e non solo alla tranche iniziale. La sentenza sottolinea l'importanza di un'analisi complessiva delle clausole, del principio di buona fede e del significato di termini come 'pari passu' per determinare la reale volontà delle parti.
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Violenza sessuale: Cassazione su prova e gravità del fatto
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violenza sessuale. La Corte conferma che la testimonianza della vittima può essere prova sufficiente e che la presenza di penetrazione, unita alla violenza, esclude l'attenuante della minore gravità del fatto.
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Licenza scommesse: Cassazione e TULPS su macchine
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione di 45.000 euro a un esercente per aver installato apparecchi da intrattenimento senza l'adeguata licenza scommesse. La sentenza chiarisce che, se in un locale si effettua anche la raccolta di scommesse, la licenza ex art. 86 TULPS non è sufficiente, essendo invece necessaria quella più restrittiva prevista dall'art. 88 TULPS. La Corte ha rigettato i motivi del ricorrente basati sulla presunta buona fede e sulla violazione del diritto europeo, ribadendo la necessità di controlli di polizia più stringenti per tali attività.
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Interessi legali art. 1284: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in materia di interessi legali art. 1284 c.c. È stato confermato che, in assenza di una specifica richiesta e di una pronuncia del giudice, una condanna generica al pagamento di "interessi legali" si riferisce solo al tasso base e non a quello maggiorato previsto per le transazioni commerciali. La sentenza sottolinea che i cosiddetti "superinteressi" non sono automatici ma devono formare oggetto di una domanda esplicita in giudizio.
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Giudicato sulla giurisdizione: la Cassazione decide
Un Ente Locale contesta la giurisdizione del giudice amministrativo su un canone di concessione gas, ma la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Si è formato un giudicato sulla giurisdizione a seguito di precedenti decisioni tra le stesse parti, che avevano già assegnato la competenza al giudice amministrativo.
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Assunzione senza concorso: legittimo il transito
Una società di gestione rifiuti ha contestato il trasferimento di un dipendente dalla precedente gestione, sostenendo che la sua assunzione senza concorso, avvenuta nel 2004, fosse illegittima. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la legittimità dell'assunzione va valutata secondo le leggi in vigore al momento della stessa. Poiché all'epoca non era richiesto un concorso pubblico, l'assunzione era valida e, di conseguenza, lo è anche il successivo transito del lavoratore alla nuova società, al fine di garantire la continuità del servizio e la stabilità occupazionale.
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Notifica cartella di pagamento: valida anche al portiere
Una contribuente ha impugnato un preavviso di fermo auto, sostenendo di non aver mai ricevuto la relativa cartella di pagamento e che il credito fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la notifica della cartella di pagamento, se effettuata direttamente dall'Agente della Riscossione tramite posta e consegnata al portiere, è pienamente valida ai sensi della procedura speciale dell'art. 26 D.P.R. 602/1973. Questa procedura non richiede l'invio di una seconda raccomandata informativa. Poiché la notifica originaria era valida e non è stata contestata, l'atto è divenuto definitivo, precludendo la possibilità di sollevare l'eccezione di prescrizione in un momento successivo.
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Obbligo di repechage: vale anche per lavori autonomi
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di repechage sussiste anche quando la posizione lavorativa vacante, compatibile con il profilo del dipendente licenziato, viene successivamente coperta tramite un contratto di lavoro autonomo. Ai fini della violazione dell'obbligo, è rilevante l'esistenza della posizione e l'esigenza aziendale che essa soddisfa, non la forma contrattuale scelta per ricoprirla. Il licenziamento è stato quindi ritenuto illegittimo.
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Obbligo di repechage: reintegra se non rispettato
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di reintegrare un lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo. Il licenziamento è stato ritenuto illegittimo a causa della violazione dell'obbligo di repechage, in quanto l'azienda non ha offerto al dipendente una posizione alternativa, o la possibilità di acquisire le competenze necessarie per ricoprirla, come invece concesso ai neoassunti.
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Unico centro di imputazione: come impugnare il licenziamento
Una lavoratrice, licenziata per motivi economici dalla sua società formale, ha ottenuto la reintegra dimostrando che l'azienda faceva parte di un più ampio gruppo societario, configurando un 'unico centro di imputazione'. La Corte di Cassazione ha confermato che, in questi casi, la giustificazione economica del licenziamento deve riguardare l'intero gruppo e l'impugnazione stragiudiziale è valida anche se inviata solo alla società che ha materialmente comunicato il recesso.
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Obbligo di repechage: limiti e onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice licenziata per giustificato motivo oggettivo, confermando la legittimità del recesso. La sentenza chiarisce i limiti dell'obbligo di repechage, specificando che un'assunzione avvenuta sette mesi dopo il licenziamento non lo viola, e ribadisce l'inammissibilità in sede di legittimità di una nuova valutazione dei fatti o delle prove non ammesse nei gradi di merito.
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Apprendistato: la prova del periodo precedente vale?
La Corte di Cassazione conferma la trasformazione di un contratto di apprendistato in contratto a tempo indeterminato. Un lavoratore ha dimostrato di aver superato la durata massima di 36 mesi sommando un periodo di apprendistato precedente svolto presso un'altra azienda. La Corte ha chiarito che la prova di tale periodo può essere fornita con vari documenti, non solo con un certificato di servizio, e che in appello possono essere ammesse nuove prove documentali se ritenute indispensabili.
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