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D.Lgs. 504/1998

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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop al fisco
Una società che gestisce un bar e una ricevitoria scommesse per un allibratore estero ha ricevuto un accertamento fiscale per omesso versamento dell'imposta unica sulle scommesse e maggiori ricavi. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la causa è giunta in Cassazione. Prima dell'udienza, i contribuenti hanno chiesto di poter accedere alla definizione agevolata delle controversie tributarie prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, rinviando la trattazione del caso a una data successiva al 10 ottobre 2023 per consentire il perfezionamento della sanatoria.
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Imposta unica sulle scommesse: legittima per i bookmaker esteri
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha notificato a un bookmaker estero un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011, ritenendolo responsabile in solido con il gestore del centro trasmissione dati operante in Italia. La società ha impugnato l'atto lamentando, tra l'altro, la mancata traduzione in lingua inglese e la violazione dei principi di non discriminazione dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta si applica a tutti gli operatori che raccolgono scommesse in Italia, indipendentemente dalla loro sede. Inoltre, l'impugnazione dell'atto sana qualsiasi vizio di notifica o di lingua per raggiungimento dello scopo, e non sussiste alcuna discriminazione tra operatori nazionali ed esteri.
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Imposta unica sulle scommesse: anche i bookmaker esteri pagano
Un operatore estero di scommesse ha impugnato un avviso di accertamento per l'anno 2012 relativo al mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse. La società sosteneva che la tassa fosse discriminatoria e contraria al diritto dell'Unione Europea, poiché operava senza concessione statale tramite ricevitorie locali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della pretesa del fisco italiano. I giudici hanno chiarito che l'imposta unica sulle scommesse si applica a tutti gli operatori che raccolgono giocate in Italia, nazionali o esteri, senza alcuna discriminazione. Per gli anni successivi al 2011, sia il bookmaker estero sia le ricevitorie locali sono responsabili del pagamento, potendo regolare i loro rapporti economici per dividersi il carico fiscale. Di conseguenza, la società estera deve pagare l'imposta pretesa dall'Agenzia delle Dogane.
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Imposta unica sulle scommesse: allibratore estero deve pagare
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto a un bookmaker estero privo di concessione il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2007, ritenendolo responsabile in solido con le ricevitorie locali. Il bookmaker ha impugnato gli avvisi di accertamento, lamentando discriminazioni e violazioni del diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'imposta unica sulle scommesse si applica anche agli operatori esteri senza concessione. Mentre le ricevitorie sono escluse dalla responsabilità per gli anni precedenti al 2011, il bookmaker rimane l'obbligato principale. Non sussiste alcuna discriminazione rispetto agli operatori nazionali, poiché il tributo colpisce l'attività di raccolta scommesse sul territorio italiano in modo uniforme.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero deve pagare
Un bookmaker estero ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'anno 2009 per il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse. La società sosteneva che la tassa italiana fosse contraria al diritto dell'Unione Europea, considerandola un duplicato dell'IVA sul volume d'affari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, per gli anni precedenti al 2011, l'imposta ricade esclusivamente sul bookmaker e non sulle ricevitorie intermediarie. Inoltre, la Corte ha stabilito che l'imposta unica sulle scommesse non viola le norme europee sulla libera prestazione di servizi né si sovrappone all'IVA, poiché colpisce la prestazione del servizio di gioco e non il valore aggiunto, rendendo legittimo il cumulo tra i due tributi.
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Imposta unica sulle scommesse: sede estera ma tasse in Italia
Un allibratore estero con sede a Malta ha impugnato l'avviso di accertamento relativo all'anno 2011 per il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse, sostenendo l'illegittimità dell'atto per mancata traduzione in inglese e l'incompatibilità del tributo con il diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta anche dagli operatori esteri privi di concessione nazionale che operano tramite ricevitorie in Italia. La Corte ha chiarito che non sussiste alcun obbligo di traduzione dell'atto impositivo se il destinatario ha potuto difendersi pienamente, e ha escluso violazioni dei principi di non discriminazione e di capacità contributiva. Di conseguenza, l'allibratore estero è stato condannato al pagamento del tributo e delle spese di giudizio.
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Imposta unica sulle scommesse: stop ai bookmaker esteri
Un allibratore estero con sede a Malta contestava l'applicazione dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2012, sostenendo di non doverla pagare in quanto privo di concessione statale in Italia e ritenendo la tassa discriminatoria rispetto agli operatori nazionali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta anche dagli operatori esteri senza concessione e dai loro intermediari fisici in Italia (centri trasmissione dati). La Corte ha chiarito che l'attività di raccolta scommesse sul territorio nazionale costituisce il presupposto del tributo, escludendo violazioni del diritto dell'Unione Europea o dei principi costituzionali, poiché l'intermediario può trasferire il carico fiscale sull'allibratore tramite accordi contrattuali.
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Imposta unica sulle scommesse: bookmaker estero perde col Fisco
Un operatore di scommesse estero e una ricevitoria italiana affiliata hanno impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011. I contribuenti sostenevano di essere esenti in quanto l'operatore era straniero senza concessione e la ricevitoria svolgeva solo trasmissione dati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta unica sulle scommesse si applica anche ai bookmaker esteri privi di concessione e, in solido, alle ricevitorie nazionali che ne gestiscono la raccolta sul territorio italiano. La decisione esclude violazioni del diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica sulle scommesse: fisco batte bookmaker estero
L'Agenzia delle Dogane ha richiesto il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2012 a un bookmaker estero privo di concessione e al titolare della ricevitoria italiana che trasmetteva i dati delle giocate. Entrambi i soggetti hanno impugnato l'atto, sostenendo di essere esenti: l'operatore estero in quanto straniero e la ricevitoria poiché semplice intermediario. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei contribuenti. I giudici hanno stabilito che l'imposta unica sulle scommesse è dovuta anche per le giocate raccolte al di fuori del sistema delle concessioni statali. Di conseguenza, sia la società straniera sia l'intermediario italiano rispondono insieme del debito fiscale, in quanto entrambi partecipano attivamente all'organizzazione e alla raccolta del gioco sul territorio nazionale.
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Imposta unica sulle scommesse: tasse dovute ma sanzioni annullate
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per l'anno 2009 nei confronti di un Bookmaker Estero e di una Ricevitoria italiana per il recupero dell'imposta unica sulle scommesse. I contribuenti ritenevano di essere esenti, ma la Cassazione ha confermato che il Bookmaker Estero, anche se privo di concessione, è soggetto passivo del tributo. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni. Per l'anno d'imposta 2009, antecedente alla legge interpretativa del 2010, sussisteva infatti un'obiettiva incertezza normativa sulla soggettività passiva dei bookmaker esteri senza concessione. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato le sanzioni irrogate, confermando solo il pagamento del tributo.
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Imposta unica sulle scommesse: tasse sì, sanzioni no
Un bookmaker estero operante in Italia tramite ricevitorie locali ha impugnato un avviso di accertamento del duemilanove relativo all'imposta unica sulle scommesse. L'Amministrazione Finanziaria richiedeva il pagamento del tributo e delle sanzioni. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della tassazione anche per gli operatori privi di concessione statale. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni pecuniarie. La Suprema Corte ha riconosciuto che, per l'anno d'imposta duemilanove, esisteva una oggettiva incertezza sull'interpretazione della legge, chiarita solo da una norma successiva del duemiladieci. Di conseguenza, la Corte ha annullato le sanzioni, confermando l'obbligo di pagare solo l'imposta base.
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Imposta unica sulle scommesse: sanzionato il bookmaker estero
L'Agenzia delle Entrate ha richiesto a un Bookmaker Estero, privo di concessione in Italia, il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2009. Il Bookmaker Estero ha impugnato l'atto, sostenendo che l'esenzione riconosciuta dalla Corte Costituzionale ai gestori delle ricevitorie locali per gli anni anteriori al 2011 dovesse estendersi anche alla sua posizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'incostituzionalità della norma riguarda esclusivamente i gestori fisici dei centri trasmissione dati, impossibilitati a trasferire il carico fiscale. Al contrario, il Bookmaker Estero rimane l'organizzatore principale dell'attività di gioco e il soggetto passivo del tributo. Pertanto, l'operatore estero deve pagare interamente l'imposta unica sulle scommesse e le relative sanzioni, confermando la piena legittimità dell'accertamento fiscale.
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Imposta unica sulle scommesse: il bookmaker estero deve pagare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società austriaca di scommesse, confermando che i bookmaker esteri privi di concessione statale sono tenuti al pagamento dell'imposta unica sulle scommesse. La vicenda riguarda avvisi di accertamento per l'anno 2009 emessi dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il bookmaker sosteneva di non dover pagare l'imposta per gli anni precedenti al 2011, facendo leva su una sentenza della Corte Costituzionale che aveva escluso la responsabilità delle ricevitorie locali per quel periodo. I giudici hanno chiarito che l'esenzione delle ricevitorie non cancella il debito fiscale del bookmaker estero, il quale rimane il soggetto passivo principale del tributo. Di conseguenza, la società estera deve versare l'imposta dovuta per l'attività di raccolta scommesse svolta sul territorio italiano.
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Imposta unica sulle scommesse: bookmaker estero condannato
Un bookmaker estero, operante in Italia tramite ricevitorie fisiche prive di concessione statale, ha impugnato gli avvisi di accertamento relativi all'anno 2009. L'amministrazione finanziaria richiedeva il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società estera. I giudici hanno chiarito che l'esenzione parziale stabilita dalla Corte Costituzionale per gli anni antecedenti al 2011 riguarda esclusivamente i gestori delle ricevitorie (intermediari) e non si estende al bookmaker estero. Quest'ultimo rimane l'organizzatore principale del servizio di gioco e, pertanto, il soggetto passivo d'imposta, indipendentemente dal possesso di una concessione statale o dalla sede legale all'estero.
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Imposta unica sulle scommesse: bookmaker esteri senza scampo
L'Agenzia delle Dogane ha emesso un avviso di accertamento contro un bookmaker estero privo di concessione statale per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2010. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, escludendo la responsabilità del bookmaker. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che l'imposta unica sulle scommesse colpisce l'attività di organizzazione del gioco come servizio, indipendentemente dalla presenza di una concessione. Anche per le annualità precedenti al 2011, il bookmaker estero risponde direttamente del tributo per le scommesse raccolte in Italia, escludendo qualsiasi profilo di discriminazione rispetto agli operatori nazionali. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Imposta unica scommesse: no alla tassa retroattiva per i gestori
L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha notificato un avviso di accertamento a un gestore di una ricevitoria di scommesse, considerandolo coobbligato in solido con un bookmaker estero privo di concessione per il mancato versamento dell'imposta unica scommesse per l'anno 2007. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del gestore. I giudici hanno chiarito che, per le annualità precedenti al 2011, l'imposta non può essere richiesta alle ricevitorie che operano per conto di bookmaker esteri senza concessione. Questo perché, prima di tale data, non era possibile la traslazione dell'imposta, in quanto le commissioni tra le parti erano già stabilite e cristallizzate. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'atto impositivo.
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Imposta unica sulle scommesse: bookmaker condannato senza sanatoria
Un bookmaker estero ha impugnato un avviso di accertamento relativo al mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2012, raccolta in Italia tramite un centro di trasmissione dati intermediario. Il bookmaker sosteneva di aver regolarizzato la propria posizione fiscale tramite la procedura di emersione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sanatoria non si perfeziona se il singolo centro di raccolta non è più attivo o non aderisce alla procedura. Inoltre, per i tributi nazionali non armonizzati, non sussiste un obbligo di confronto preventivo prima dell'accertamento se non vi sono state ispezioni fisiche nei locali dell'attività. Il bookmaker perde la causa e deve pagare l'imposta.
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Imposta unica sulle scommesse: sì al 2011 ma il 2010 è salvo
Un intermediario italiano raccoglieva scommesse per conto di un operatore estero privo di concessione statale. L'Agenzia delle Dogane ha richiesto il pagamento dell'imposta unica sulle scommesse per gli anni 2010 e 2011. La Corte di Cassazione, applicando i principi costituzionali, ha stabilito che l'intermediario non deve pagare l'imposta per l'anno 2010. Per quell'anno, infatti, la legge non permetteva di trasferire il costo del tributo sul bookmaker estero, rendendo illegittima la richiesta retroattiva. Al contrario, per il 2011 l'imposta è dovuta, poiché la normativa era già chiara. La sentenza d'appello è stata quindi parzialmente annullata, accogliendo il ricorso del contribuente limitatamente all'annualità 2010.
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Regolarizzazione fiscale scommesse: il bookmaker paga se il CTD è chiuso
Un bookmaker estero ha impugnato un avviso di accertamento per il mancato pagamento dell'imposta unica sulle scommesse del 2011, contestata in solido con un centro di trasmissione dati (CTD) locale. Il bookmaker sosteneva che la propria adesione alla procedura di regolarizzazione fiscale scommesse prevista dalla Legge di Stabilità 2015 avesse sanato la pendenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sanatoria non si perfeziona se il singolo centro scommesse non è più attivo o non aderisce alla procedura per gli adempimenti di sua competenza. L'emersione punta a regolarizzare per il futuro attività ancora operative, non a concedere un condono incondizionato per il passato. Di conseguenza, l'Amministrazione Finanziaria ha vinto la causa, confermando la legittimità del recupero d'imposta.
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Imposta unica sulle scommesse: bookmaker estero paga in Italia
L'Agenzia delle Dogane ha emesso un avviso di accertamento per recuperare l'imposta unica sulle scommesse del 2009 nei confronti di un'agenzia di scommesse italiana e del bookmaker estero con sede a Malta, ritenuto obbligato in solido. Il bookmaker ha impugnato l'atto, sostenendo l'illegittimità della tassazione per gli operatori esteri senza concessione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del bookmaker. I giudici hanno stabilito che l'imposta si applica a tutti gli operatori che gestiscono scommesse in Italia, indipendentemente dalla loro sede. Anche se per gli anni precedenti al 2011 le ricevitorie locali sono esentate dal pagamento per motivi costituzionali, il bookmaker estero resta pienamente responsabile del tributo non versato.
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