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D.Lgs. 241/1997

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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un professionista il pagamento dei contributi per la gestione separata relativi all'anno 2009. Il professionista ha eccepito la prescrizione del credito. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione, ritenendo che non si applicasse la proroga dei termini di versamento prevista dal D.P.C.M. di giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la proroga si applica oggettivamente a tutti i contribuenti che esercitano attività per cui sono previsti gli studi di settore. Di conseguenza, l'atto interruttivo inviato dall'INPS il 30 giugno 2015 è tempestivo rispetto al termine di scadenza prorogato al 6 luglio 2010. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare la prescrizione contributi previdenziali.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un lavoratore autonomo il pagamento dei contributi per l'anno 2010 tramite iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata. Il contribuente ha eccepito la prescrizione contributi previdenziali, sostenendo che il termine quinquennale fosse decorso dal 16 giugno 2011 e che la richiesta dell'ente, giunta il 4 luglio 2016, fosse tardiva. La Corte d'Appello ha accolto questa tesi. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che un decreto ministeriale aveva prorogato la scadenza del pagamento al 6 luglio 2011 per i soggetti interessati dagli studi di settore. Di conseguenza, la prescrizione contributi previdenziali ha iniziato a decorrere da questa seconda data, rendendo tempestiva la richiesta dell'INPS. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
Un professionista ha impugnato un avviso di addebito dell'INPS per contributi omessi relativi alla Gestione Separata. La Corte d'appello aveva ritenuto non operante la prescrizione contributi previdenziali, ritenendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi costituisse un occultamento doloso del debito, sospendendo così i termini. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore autonomo, stabilendo che non esiste alcun automatismo tra la mancata compilazione del quadro RR e l'intenzione di nascondere il debito. Il giudice di merito deve accertare in concreto la reale volontà di occultamento del contribuente, senza basarsi su semplici congetture. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2009. La Corte d'Appello ha ritenuto prescritto il credito, calcolando il termine di cinque anni dal 16 giugno 2010. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente previdenziale, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza effettiva del pagamento. Nel caso specifico, un decreto ministeriale aveva prorogato il termine di versamento al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la richiesta di pagamento notificata dall'INPS il 1° luglio 2015 è tempestiva, poiché rientra perfettamente nel termine quinquennale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: il rinvio salva l’INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato, iscritto all'Albo ma non alla Cassa Forense, il pagamento dei contributi alla Gestione Separata per l'anno 2009. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il credito, ritenendo superato il termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza effettiva del pagamento. Nel caso specifico, il termine originario del 6 giugno 2010 era stato legalmente differito al 6 luglio 2010 da un decreto ministeriale. Di conseguenza, anche l'inizio della prescrizione è slittato, rendendo tempestiva la richiesta dell'ente previdenziale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Indebita compensazione: condanna per crediti inesistenti
Il Contribuente è stato condannato a quattro mesi di reclusione per il reato di indebita compensazione, avendo omesso di versare le imposte dovute per l'anno 2013 attraverso l'utilizzo di crediti IVA inesistenti relativi agli anni 2011 e 2012, per un valore di oltre 96.000 euro. Il Contribuente ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata corrispondenza tra l'accusa e la condanna e l'avvenuta prescrizione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la contestazione descriveva chiaramente il meccanismo fraudolento e che i termini di prescrizione erano stati regolarmente sospesi durante il processo di primo grado. Di conseguenza, il Contribuente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
Un ingegnere ha proposto opposizione contro due avvisi di addebito dell'ente previdenziale per contributi dovuti alla Gestione Separata negli anni 2007 e 2008. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritto il diritto dell'ente. L'ente ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la scadenza del pagamento era stata prorogata da un decreto ministeriale, spostando in avanti l'inizio del termine di prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza effettiva del pagamento, tenendo conto anche dei differimenti temporali disposti per legge. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva INPS
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010 alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha ritenuto il diritto prescritto. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla scadenza effettiva del termine di pagamento. Di conseguenza, se un decreto proroga la scadenza del versamento delle imposte e dei contributi (nel caso specifico, al 6 luglio 2011), anche il termine di inizio della prescrizione viene spostato in avanti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Compensazione del credito IVA: se c’è rimborso scatta la sanzione
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di recupero crediti nei confronti di una società che aveva utilizzato la compensazione del credito IVA per somme già chieste a rimborso, senza presentare una preventiva rinuncia formale. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato le sanzioni, ritenendo l'omissione meramente formale per assenza di danno erariale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco, stabilendo che la compensazione di un credito già chiesto a rimborso, in assenza di una formale e tempestiva revoca, costituisce una violazione sostanziale per omesso versamento. Non è ammissibile una revoca implicita della richiesta di rimborso.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva INPS
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi dovuti da un professionista per l'anno 2009. La Corte d'Appello aveva calcolato la prescrizione contributi Gestione Separata a partire dal termine ordinario del 16 giugno 2010. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che il termine di pagamento era stato prorogato al 6 luglio 2010 da un decreto ministeriale. Di conseguenza, la richiesta di pagamento inviata dall'ente il 1° luglio 2015 è tempestiva poiché rientra nel limite dei cinque anni. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame dei fatti.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde in Cassazione
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2011 relativi alla Gestione separata. L'ente previdenziale ha notificato la richiesta oltre il termine di cinque anni, sostenendo che la prescrizione fosse sospesa a causa della mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi, configurando un doloso occultamento del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che la semplice omissione del quadro RR non equivale a un occultamento intenzionale se i redditi sono stati comunque dichiarati. Di conseguenza, è stata dichiarata la prescrizione contributi previdenziali, poiché l'istituto avrebbe potuto accertare il debito tramite i normali controlli incrociati con l'Agenzia delle Entrate.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: INPS vince sul rinvio
Un ingegnere, iscritto anche ad altra forma di previdenza obbligatoria, contestava la richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi per l'anno 2008 alla Gestione Separata, eccependo l'avvenuta prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del professionista, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione Separata inizia a decorrere dalla scadenza del termine per il pagamento dei contributi e non dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. Nel caso specifico, il termine di pagamento era stato differito al 6 luglio 2009 da un apposito decreto ministeriale (D.P.C.M. 4 giugno 2009). Di conseguenza, la richiesta di pagamento dell'INPS, notificata il 30 giugno 2014, è giunta prima del compimento del termine quinquennale di prescrizione. Il professionista perde la causa ed è tenuto al pagamento dei contributi dovuti.
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Indebita compensazione: condanna definitiva anche per cariche brevi
Due amministratori di una società sono stati condannati per il reato di indebita compensazione per aver utilizzato crediti d'imposta inesistenti, per oltre 600.000 euro, al fine di azzerare debiti previdenziali e assistenziali tramite modelli F24. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che il reato si applica anche a imposte diverse da IVA e imposte dirette, come l'IRAP e i contributi previdenziali. Inoltre, la soglia di punibilità di 50.000 euro si calcola sommando tutti i crediti inesistenti usati. La breve durata della carica di amministratore non esclude la responsabilità se il soggetto ha firmato e presentato i modelli F24 falsi. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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Dichiarazione integrativa: il contribuente vince oltre i termini
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva a una società il diritto di correggere la propria dichiarazione dei redditi per fruire di un'agevolazione ambientale ("Tremonti ambientale"). La società non aveva richiesto subito il beneficio a causa di forti incertezze sulla cumulabilità con gli incentivi del "Conto energia". La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che il contribuente può presentare una dichiarazione integrativa o far valere gli errori commessi a proprio danno anche direttamente in sede di contenzioso. L'emendabilità della dichiarazione è sempre garantita per evitare la tassazione di una ricchezza inesistente, nel rispetto del principio di capacità contributiva. Di conseguenza, la società contribuente vince definitivamente la causa e l'amministrazione finanziaria viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Emendabilità della dichiarazione dei redditi: stop a debiti errati
Il Contribuente ha impugnato una cartella esattoriale derivante da errori commessi nella compilazione del Modello Unico, che avevano generato un debito d'imposta superiore al dovuto. Non avendo presentato una rettifica nei termini ordinari, i giudici di merito avevano respinto il ricorso. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo il principio della generale emendabilità della dichiarazione dei redditi anche in sede contenziosa. La dichiarazione dei redditi costituisce infatti una mera dichiarazione di scienza e non un atto negoziale, pertanto l'errore commesso a proprio danno può essere sempre corretto per evitare un prelievo fiscale ingiusto e contrario al principio di capacità contributiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi INPS: stop alle pretese tardive dell’ente
L'INPS ha fatto ricorso contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi dovuti da un lavoratore autonomo alla Gestione commercianti per l'anno 2005. L'ente previdenziale sosteneva che il termine di prescrizione iniziasse a decorrere solo dalla presentazione della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prescrizione contributi INPS decorre dalla scadenza del termine per il pagamento dei contributi stessi, e non dalla successiva dichiarazione dei redditi, la quale rappresenta solo una comunicazione di dati e non l'origine del debito. Di conseguenza, l'INPS perde la causa e i contributi richiesti rimangono prescritti.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: vince l’INPS
Un libero professionista ha contestato la richiesta dell'INPS di pagare i contributi previdenziali per l'anno 2008 alla Gestione Separata, sostenendo che il diritto dell'ente fosse ormai estinto per prescrizione quinquennale. Secondo il lavoratore, il termine di cinque anni andava calcolato dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2009, rendendo tardiva la richiesta dell'INPS notificata il 27 giugno 2014. La Corte di Cassazione ha invece rigettato il ricorso del professionista, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla data di scadenza effettiva del pagamento, comprensiva delle proroghe disposte via decreto (D.P.C.M.) per i soggetti sottoposti agli studi di settore, fissata nel caso specifico al 6 luglio 2009. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS è stata considerata tempestiva e il professionista è stato condannato a pagare i contributi e le spese legali.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva l’INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. Il Professionista riteneva il debito estinto per decorso del tempo, calcolando la scadenza dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla scadenza effettiva del pagamento. Nel caso specifico, un decreto governativo aveva prorogato il termine di versamento al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la richiesta di pagamento inviata il 30 giugno 2015 è tempestiva, poiché avvenuta prima del compimento dei cinque anni. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte d'appello per un nuovo giudizio.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi della Gestione separata dovuti da una professionista per l'anno 2010. La Corte d'Appello aveva calcolato il termine di prescrizione quinquennale dalla scadenza ordinaria di pagamento. La Cassazione ha invece stabilito che il rinvio dei termini di versamento disposto dal D.P.C.M. del 12 maggio 2011 sposta in avanti anche il giorno di inizio della prescrizione. Di conseguenza, la richiesta di pagamento dell'INPS, giunta prima della nuova scadenza quinquennale ricalcolata al 6 luglio 2011, è tempestiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi Gestione separata: la proroga salva l’INPS
Un avvocato, iscritto all'Albo ma non alla Cassa Forense, si opponeva alla richiesta dell'INPS di pagare i contributi previdenziali per gli anni 2005 e 2006. La Corte d'appello dichiarava il diritto dell'ente prescritto, calcolando il termine quinquennale dalle scadenze ordinarie di giugno. L'INPS ricorreva in Cassazione, sostenendo che per l'anno 2006 il termine di pagamento era stato prorogato da un decreto governativo a luglio. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'ente previdenziale. Il principio stabilito chiarisce che la prescrizione contributi Gestione separata decorre dal giorno di scadenza reale del pagamento, includendo eventuali proroghe o differimenti dei termini fiscali. Di conseguenza, la richiesta di pagamento inviata dall'INPS è tempestiva. La sentenza impugnata viene cassata con rinvio.
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