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D.Lgs. 14/2019

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Bancarotta Fraudolenta: Vende Beni ma Restano in Azienda? Condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale a carico di un imprenditore. L'accusa riguardava la vendita fittizia di beni aziendali, avvenuta a un prezzo inferiore al valore reale e mai incassato. La natura fraudolenta dell'operazione è stata provata dal fatto che i beni si trovavano ancora nella sede sociale mesi dopo l'emissione della fattura. L'imprenditore non aveva inoltre intrapreso alcuna azione per recuperare il credito. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché si limitava a riproporre argomentazioni di fatto già valutate e respinte nei gradi di giudizio precedenti, senza sollevare valide questioni di legittimità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Liquidazione giudiziale impresa minore: come revocarla
La Corte d'Appello ha revocato la liquidazione giudiziale impresa minore dichiarata dal Tribunale. Nonostante la validità della notifica via PEC d'ufficio e l'infondatezza della questione di legittimità costituzionale, il reclamo è stato accolto poiché la società ha dimostrato, tramite bilanci e dichiarazioni fiscali, di restare sotto le soglie dimensionali di legge.
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Prescrizione crediti: No al giuramento in confisca
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46099 del 2023, ha affrontato il tema della prescrizione crediti professionali nel contesto delle misure di prevenzione. Due professionisti si sono visti rigettare la richiesta di ammissione del loro credito verso beni confiscati a causa della prescrizione presuntiva. La Corte ha stabilito che, data la natura pubblicistica del procedimento, il giudice può rilevare d'ufficio la prescrizione e che il creditore non può utilizzare il giuramento decisorio per superarla. Infine, ha ribadito che il semplice invio di preavvisi di parcella non interrompe la prescrizione.
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Prescrizione crediti rappel: è provvigione
Una società finanziaria ha citato in giudizio una banca per il mancato pagamento di bonus di produttività, noti come 'rappel'. La banca ha eccepito l'estinzione del diritto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che il 'rappel' ha natura di provvigione aggiuntiva. Di conseguenza, si applica la prescrizione crediti breve di cinque anni e non quella ordinaria decennale. La Corte ha inoltre escluso che la condotta della banca costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere la prescrizione.
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Sequestro e fallimento: la Cassazione e il CCII
La Corte di Cassazione affronta un caso di sequestro e fallimento, chiarendo i rapporti tra la procedura concorsuale di una società e il sequestro per equivalente sui beni personali dell'amministratore per reati tributari. La sentenza n. 43724/2023 stabilisce che un 'giudicato cautelare' formatosi su un sequestro non può essere superato da una nuova normativa, il Codice della Crisi d'Impresa (CCII), entrata in vigore successivamente alla richiesta di riesame. Viene così confermato il sequestro sui beni dell'imprenditore, respingendo la tesi della difesa.
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Concordato Semplificato: Appello inammissibile
Un creditore ha impugnato l'omologazione di un concordato semplificato che prevedeva una soddisfazione minima. La Corte d'Appello ha dichiarato il reclamo inammissibile per carenza di interesse, poiché l'alternativa della liquidazione giudiziale sarebbe stata ancora più svantaggiosa per il creditore stesso, non offrendo alcuna prospettiva di recupero.
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Fondo di Garanzia INPS: No se continua il lavoro
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a intervenire per pagare il TFR e altri crediti se, in seguito a una cessione d'azienda, il rapporto di lavoro prosegue con un'impresa acquirente solvente. Anche se l'azienda cedente diventa insolvente dopo la cessione, la continuità del rapporto lavorativo impedisce che il credito diventi esigibile, presupposto essenziale per l'attivazione del Fondo. Un accordo sindacale che riaccolli il debito sulla società cedente non può alterare questa disciplina pubblicistica.
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Fondo di Garanzia INPS: No se l’azienda è ceduta
La Corte di Cassazione ha stabilito che i lavoratori non possono accedere al Fondo di Garanzia INPS se, prima dell'insolvenza del datore di lavoro, il loro rapporto è stato trasferito a un'altra azienda solvibile tramite cessione d'azienda. In questo caso, il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con il nuovo datore, che diventa responsabile per i crediti maturati, incluso il TFR. La continuità del rapporto di lavoro esclude il presupposto fondamentale per l'intervento del Fondo, ovvero la cessazione del rapporto stesso.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene
La Corte di Cassazione ha negato l'intervento del Fondo di Garanzia TFR a un lavoratore il cui rapporto di lavoro era proseguito con una nuova azienda dopo una cessione, nonostante il fallimento del datore di lavoro originario. La decisione si basa sul principio che il TFR diventa esigibile solo alla cessazione definitiva del rapporto, condizione non verificatasi nel caso di specie, rendendo inefficaci eventuali accordi sindacali in deroga nei confronti dell'ente previdenziale.
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Qualificazione rapporto di lavoro: la sostanza prevale
Una cooperativa contesta la richiesta di contributi da parte dell'Ente Previdenziale, basata sulla ri-qualificazione del rapporto di lavoro dei soci come subordinato. La Cassazione conferma la decisione d'appello, stabilendo che per la qualificazione rapporto di lavoro contano le modalità concrete di svolgimento della prestazione e non il nome dato al contratto, rigettando il ricorso della società.
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Desistenza creditore istante: revoca del fallimento
Una società era stata dichiarata fallita su istanza di un unico creditore. In seguito, la società ha dimostrato che il debito era stato saldato prima della dichiarazione di fallimento e che lo stesso creditore aveva rinunciato all'azione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la desistenza del creditore istante, se motivata da un pagamento anteriore, fa venir meno la legittimazione a chiedere il fallimento e ne giustifica la revoca, anche in presenza di un decreto ingiuntivo definitivo. La Corte ha quindi cassato la precedente decisione della Corte d'Appello, che aveva erroneamente ritenuto irrilevante il pagamento.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento presentato da un amministratore condannato. I motivi, relativi alla mancata assoluzione e a un'aggravante, non rientrano tra quelli consentiti dall'art. 448 co. 2-bis c.p.p., portando alla condanna alle spese e a una multa.
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Interruzione processo: gli effetti del fallimento
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, affronta la complessa questione dell'interruzione del processo a seguito della dichiarazione di fallimento di una delle parti. Nel caso di specie, un'azienda contribuente veniva dichiarata fallita durante un contenzioso tributario. La Corte, prima di decidere nel merito il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, ha ritenuto necessario rinviare la causa a pubblica udienza per approfondire gli effetti dell'automatica interruzione del processo e la decorrenza dei termini per la sua riassunzione, alla luce della consolidata giurisprudenza.
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Bancarotta fraudolenta: l’offensività del reato
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per bancarotta fraudolenta, stabilendo un principio fondamentale: per configurare il reato non è sufficiente la semplice distrazione di beni, ma è necessario dimostrare che tale azione abbia creato un pericolo concreto per gli interessi dei creditori. La sentenza sottolinea l'importanza di valutare l'effettivo valore economico dei beni sottratti e la loro idoneità a ledere la garanzia patrimoniale. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione che tenga conto del principio di offensività reale della condotta.
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Diritto di difesa fallimento: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio contro la sentenza di fallimento della propria società. Il socio lamentava una violazione del diritto di difesa fallimento, sostenendo che il tribunale non avesse atteso la proposizione di un reclamo contro la revoca di misure protettive. La Corte ha stabilito che la società aveva avuto il tempo per agire e non ha specificato come il tribunale le avesse impedito di esercitare i propri diritti, rendendo il motivo di ricorso generico e quindi inammissibile.
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Fondo Garanzia TFR e cessione d’azienda: la guida
La Cassazione chiarisce che il Fondo Garanzia TFR non interviene per pagare il TFR maturato con l'azienda cedente (poi fallita) se il rapporto di lavoro del dipendente prosegue con la nuova società acquirente. La rinuncia del lavoratore ad agire contro l'acquirente per il TFR pregresso è un accordo privato che non può attivare l'obbligazione pubblica del Fondo, la cui funzione è legata alla cessazione del rapporto di lavoro per insolvenza del datore.
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Liquidazione giudiziale: legittima la segnalazione al P.M.
Un imprenditore contesta l'apertura della sua liquidazione giudiziale, sostenendo che la segnalazione del Tribunale al Pubblico Ministero fosse illegittima secondo il nuovo Codice della Crisi d'Impresa e che il suo diritto di difesa fosse stato violato dal diniego di un rinvio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che ogni autorità giudiziaria può segnalare l'insolvenza. Inoltre, ha ritenuto inammissibili le lamentele sul mancato rinvio, poiché l'imprenditore non aveva giustificato il ritardo nel produrre la documentazione necessaria.
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Unicità centro d’interesse e gruppo di società
La Corte di Cassazione ha confermato che più società di un gruppo possono costituire un'unicità centro d'interesse, agendo come un unico datore di lavoro. In questo caso, il licenziamento di un dirigente da parte di una singola società è stato ritenuto illegittimo, riconoscendo un unico rapporto di lavoro con l'intero gruppo. La decisione ha stabilito la responsabilità solidale delle società per il pagamento delle indennità dovute al lavoratore, chiarendo i criteri per l'imputazione congiunta del rapporto di lavoro.
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Curatore fallimentare: la notifica errata è un vizio relativo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che il vizio procedurale derivante dalla mancata notifica dell'avviso di udienza al curatore fallimentare, inviato invece ai precedenti difensori della società, costituisce una nullità relativa. Tale vizio può essere eccepito solo dalla parte nel cui interesse la norma è stata posta, ovvero il curatore stesso. L'inerzia di quest'ultimo e la mancata impugnazione della sentenza di merito la rendono definitiva.
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Cessione del quinto: no ai costi a carico del lavoratore
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22362/2024, ha stabilito che un datore di lavoro non può trattenere dallo stipendio dei dipendenti i costi amministrativi sostenuti per la gestione della cessione del quinto. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando le decisioni dei giudici di merito. La gestione di tale pratica è stata considerata un'attività ordinaria, rientrante negli obblighi organizzativi dell'impresa. Solo dimostrando un aggravio di costi "intollerabile o sproporzionato" rispetto alla propria struttura, il datore di lavoro potrebbe giustificare un rimborso, ma in questo caso l'azienda non ha fornito tale prova.
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