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D.Lgs. 14/2019

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Cessione del quinto: no ai costi di gestione in busta paga
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'azienda non può addebitare al dipendente i costi amministrativi per la gestione della cessione del quinto dello stipendio. Tali oneri rientrano nella normale gestione del rapporto di lavoro, a meno che l'azienda non dimostri che essi costituiscono un aggravio sproporzionato e intollerabile per la propria organizzazione. Nel caso di specie, la società non ha fornito tale prova, pertanto le trattenute sono state dichiarate illegittime.
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Privilegio fondiario: sì alla liquidazione controllata
Una società finanziaria, creditrice in forza di un mutuo fondiario, avviava un'espropriazione immobiliare contro un debitore. Successivamente, quest'ultimo veniva ammesso alla procedura di liquidazione controllata per sovraindebitamento. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22914/2024, ha stabilito un principio di diritto fondamentale: il "privilegio fondiario" previsto dall'art. 41 del Testo Unico Bancario, che consente al creditore di proseguire l'azione esecutiva individuale, si applica non solo alla liquidazione giudiziale (l'ex fallimento) ma anche alla liquidazione controllata. La decisione si fonda sull'interpretazione del rinvio normativo operato dal Codice della Crisi, che estende l'intera disciplina, incluse le eccezioni, alla procedura minore.
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Colpa grave sovraindebitamento: quando è negato il piano
La Corte di Appello ha confermato il rigetto di un piano di ristrutturazione debiti a causa della colpa grave del consumatore. La decisione si fonda sulla presentazione di dichiarazioni non veritiere a un istituto finanziario e sulla mancata fornitura di prove complete sull'origine del debito. La sentenza chiarisce che l'eventuale negligenza della banca nel valutare il merito creditizio non esclude né attenua la colpa grave sovraindebitamento del debitore, trattandosi di due profili di responsabilità distinti e autonomi.
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Socio accomandante liquidatore: la nomina non basta
La Corte d'Appello ha annullato l'estensione della liquidazione giudiziale a un socio accomandante nominato liquidatore della società. La sentenza chiarisce che la carica di liquidatore, di per sé, non comporta l'assunzione di responsabilità illimitata, tipica del socio accomandatario. Per far scattare tale responsabilità, è necessario dimostrare un'ingerenza concreta nella gestione sociale, distinta dalla mera attività liquidatoria finalizzata a chiudere i rapporti pendenti. Il ruolo del socio accomandante liquidatore rimane quindi circoscritto alla liquidazione.
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Interruzione del processo: da quando decorre il termine?
Una società in causa veniva dichiarata fallita, causando l'interruzione del processo. L'ex amministratore riassumeva la causa, ma la Corte d'Appello la dichiarava estinta per tardività. La Cassazione ha confermato, chiarendo che il termine per la riassunzione decorre non dalla comunicazione formale, ma dall'udienza in cui l'interruzione viene dichiarata, momento che costituisce 'conoscenza legale' dell'evento per tutte le parti.
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Sequestro preventivo: la motivazione è essenziale
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo su un autocarro, ritenendo la motivazione del Tribunale del Riesame 'apparente'. Il giudice non aveva adeguatamente considerato le argomentazioni della difesa sul prezzo di vendita del bene, un elemento cruciale per valutare la sussistenza del reato. La sentenza ribadisce che, nel disporre un sequestro preventivo, è necessaria una valutazione completa e non superficiale di tutti gli elementi, inclusi quelli a favore dell'indagato.
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Sequestro preventivo: quando la motivazione è carente?
La Cassazione annulla parzialmente un'ordinanza di sequestro preventivo per carenza di motivazione. Il caso riguarda la presunta distrazione di beni aziendali, ma per un veicolo la Corte ha riscontrato l'assenza totale di argomentazione da parte del giudice di merito, accogliendo il ricorso della difesa.
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Iniziativa Pubblico Ministero: Autonomia e Nuove Regole
Una società in difficoltà, dopo la rinuncia di un creditore a procedere, è stata sottoposta a liquidazione giudiziale su richiesta del Pubblico Ministero. La società ha contestato la decisione, sostenendo l'applicazione della vecchia legge fallimentare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la totale autonomia dell'iniziativa Pubblico Ministero e stabilendo che la legge applicabile è quella in vigore al momento della sua richiesta, ovvero il nuovo Codice della Crisi e dell'Insolvenza.
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Estratto di ruolo: sufficiente per il passivo fallimentare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33070/2025, ha stabilito che per l'ammissione di un credito fiscale al passivo di una liquidazione giudiziale è sufficiente la produzione del solo estratto di ruolo. La mancata notifica della cartella di pagamento non impedisce l'ammissione della domanda. In caso di contestazione da parte del curatore, il credito deve essere ammesso con riserva, demandando la risoluzione della controversia al giudice tributario. Viene così ribaltata la decisione del Tribunale di Nola, che aveva erroneamente ritenuto necessaria la prova della notifica per tutelare il diritto di difesa del curatore.
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TFR cessione d’azienda: quando è esigibile?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un lavoratore che chiedeva il TFR alla precedente azienda, fallita dopo una cessione di ramo d'azienda. Il ricorso è stato respinto perché il rapporto di lavoro era proseguito con la nuova società, rendendo il TFR non esigibile secondo la normativa applicabile all'epoca. La Corte ha inoltre chiarito che, quando una sentenza si basa su due motivazioni autonome (duplice ratio decidendi), il ricorrente deve contestarle entrambe con successo, altrimenti l'impugnazione è inammissibile.
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TFR cessione d’azienda: quando spetta al lavoratore?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un lavoratore che richiedeva il pagamento del TFR alla società cedente fallita. Nel caso di TFR in una cessione d'azienda, se il rapporto di lavoro prosegue con la nuova società, il credito non è immediatamente esigibile dal vecchio datore di lavoro, soprattutto se la vicenda è soggetta alla normativa anteriore al 15 luglio 2022. La Corte ha sottolineato la differenza tra il vecchio e il nuovo regime legale, non applicando retroattivamente la nuova disciplina più favorevole al lavoratore.
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TFR e cessione d’azienda: quando spetta il pagamento?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di TFR e cessione d'azienda, il lavoratore il cui rapporto prosegue con l'acquirente non ha diritto all'immediato pagamento del TFR da parte dell'azienda cedente, poi fallita. La nuova normativa che prevede l'esigibilità immediata non è retroattiva e si applica solo alle procedure aperte dopo il 15 luglio 2022.
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Responsabilità socio srl: la Cassazione e il dolo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla responsabilità del socio di una s.r.l. per atti di gestione dannosi. Il caso riguarda una società che, dopo aver acquisito il controllo di un'altra impresa in difficoltà, ne ha influenzato la gestione portandola al fallimento. La Corte ha stabilito che la responsabilità del socio sorge solo se ha agito "intenzionalmente", cioè con dolo, autorizzando o decidendo atti gestori dannosi. La semplice colpa non è sufficiente. Nel caso di specie, l'appello è stato respinto perché le corti di merito avevano correttamente ravvisato l'elemento del dolo nel comportamento del socio controllante.
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Esercizio arbitrario: quando la pretesa diventa reato
Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce la linea di demarcazione tra estorsione e l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Il caso analizza una vicenda in cui un imprenditore, per recuperare un credito derivante da un accordo irregolare, ha usato minacce e violenza. La Corte ha annullato la decisione di merito che aveva derubricato il reato a minaccia grave, stabilendo che quando la pretesa non è tutelabile in sede giudiziaria, l'uso della forza per ottenerla configura il più grave reato di estorsione. La sentenza esamina anche i reati di intestazione fittizia di beni per eludere le misure di prevenzione antimafia.
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Continuità normativa bancarotta: il dissesto è reato
Un liquidatore viene assolto dall'accusa di bancarotta fraudolenta per aver aggravato il dissesto di una società. Il Pubblico Ministero ricorre in Cassazione sostenendo la continuità normativa tra la vecchia e la nuova legge fallimentare. La Suprema Corte, pur confermando il principio di continuità normativa, rigetta il ricorso. La sentenza di assoluzione, infatti, si basava anche su altre motivazioni di merito non contestate dal ricorrente, rendendo l'appello inammissibile e la decisione di primo grado definitiva.
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Ricorso inammissibile: limiti del riesame in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una sentenza di liquidazione giudiziale. L'ordinanza chiarisce che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un nuovo esame dei fatti, come la valutazione dello stato di insolvenza o l'attendibilità dei bilanci. I motivi del ricorso sono stati respinti per difetto di autosufficienza, per essere scollegati dalla ratio decidendi della sentenza impugnata e per la loro natura di mere richieste di riesame del merito.
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Fondo di garanzia TFR: no intervento in cessione
La Corte di Cassazione stabilisce che il Fondo di garanzia TFR non è tenuto a intervenire per il pagamento del Trattamento di Fine Rapporto maturato con l'azienda cedente, qualora un accordo sindacale abbia escluso la solidarietà dell'azienda cessionaria e il rapporto di lavoro sia proseguito con quest'ultima. La decisione si fonda sulla distinzione tra il rapporto di lavoro e quello previdenziale, rendendo l'accordo inopponibile all'ente previdenziale.
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Fondo di garanzia TFR: No al pagamento se il lavoro prosegue
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di garanzia TFR gestito dall'INPS non è tenuto a intervenire quando, a seguito di una cessione di ramo d'azienda, il rapporto di lavoro dei dipendenti prosegue senza interruzioni con la nuova società. Anche se un accordo sindacale ha esonerato l'acquirente dalla responsabilità per il TFR maturato in precedenza e l'azienda cedente è successivamente fallita, la condizione essenziale per l'accesso al Fondo – la cessazione del rapporto di lavoro – non si è verificata. L'accordo sindacale non è opponibile all'INPS.
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Impugnazione estratto di ruolo: le nuove regole
Una società, cancellata dal registro imprese e successivamente dichiarata fallita, ha contestato degli avvisi di pagamento tramite l'impugnazione dell'estratto di ruolo. Le corti di merito hanno dichiarato l'appello inammissibile. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato il caso a una pubblica udienza. L'obiettivo è approfondire la portata della nuova normativa (d.lgs. 110/2024), che amplia le possibilità di impugnazione dell'estratto di ruolo, e stabilire se sia applicabile ai giudizi già in corso.
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Esdebitazione: quando il 4% è sufficiente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26303/2024, ha concesso il beneficio dell'esdebitazione a un imprenditore fallito. La Corte ha stabilito che un soddisfacimento dei creditori pari al 4,09% non può essere considerato 'affatto irrisorio' e, pertanto, non osta alla liberazione dai debiti residui. La decisione ribalta i precedenti giudizi di merito che avevano negato il beneficio, chiarendo che l'esdebitazione va concessa a meno che i creditori non siano rimasti totalmente insoddisfatti.
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