LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 92 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

Pagina 14 di 35

Altri anni per Art. 92 Codice di Procedura Civile

Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Una lavoratrice ha contestato il rigetto parziale delle sue pretese retributive, ritenute prescritte. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che, a seguito delle riforme del lavoro dal 2012, la prescrizione crediti di lavoro decorre dalla cessazione del rapporto e non più in sua costanza, a causa della venuta meno della stabilità reale. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Cessione contratto lavoro: serve il consenso?
Un gruppo di portieri si opponeva alla cessione del loro contratto di lavoro da un istituto finanziario a una sua controllata immobiliare, ritenendo necessario il proprio consenso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la **Cessione contratto di lavoro** era legittima perché disciplinata dall'art. 129 del CCNL di settore. Tale norma, richiamata nei contratti individuali, agisce come un'autorizzazione preventiva alla cessione, rendendo superfluo un consenso successivo da parte del lavoratore.
Continua »
Spese legali soccombenza parziale: chi paga?
Due lavoratrici, licenziate per motivo oggettivo, ottengono in primo grado la reintegrazione. La Corte d'Appello, pur confermando l'illegittimità del licenziamento, nega il carattere ritorsivo, converte la reintegra in indennità e le condanna a pagare parte delle spese legali della controparte. La Cassazione interviene sul punto, stabilendo un principio chiave sulle spese legali soccombenza parziale: la parte che vince, anche solo in parte, non può essere condannata a rimborsare le spese legali dell'avversario. Al massimo, il giudice può compensarle.
Continua »
Doppia conforme: quando il ricorso in Cassazione è out
Una lavoratrice ha richiesto il pagamento di differenze retributive, ma la sua domanda è stata respinta sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, applicando il principio della "doppia conforme", secondo cui non è possibile un nuovo esame dei fatti quando due sentenze di merito si basano sullo stesso percorso logico-argomentativo. Il caso chiarisce i limiti del ricorso in Cassazione in presenza di decisioni conformi nei gradi precedenti.
Continua »
Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione decide
Una lavoratrice si oppone all'esclusione di parte dei suoi crediti dallo stato passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria. Il Tribunale aveva dichiarato la prescrizione dei crediti più vecchi, ritenendo il rapporto di lavoro stabile. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che a seguito delle riforme del 2012 e 2015, la stabilità del posto non è più tale da giustificare la decorrenza della prescrizione crediti di lavoro in costanza di rapporto. Pertanto, il termine di cinque anni inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto stesso.
Continua »
Esposizione amianto: onere della prova e benefici
Un ex macchinista navale ha richiesto la rivalutazione contributiva per esposizione amianto. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza ribadisce che spetta al lavoratore l'onere di provare l'esposizione qualificata all'amianto con un alto grado di probabilità. Una consulenza tecnica generica non è sufficiente e il principio di non contestazione non si applica a fatti così complessi e valutativi.
Continua »
Impugnazione licenziamento PEC: la Cassazione decide
Una lavoratrice impugna il licenziamento prima con una PEC contenente la scansione della lettera e poi con l'invio dell'originale cartaceo. I giudici considerano valida la data della PEC ai fini del decorso dei termini. La Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e valorizzando l'invio dell'originale come atto di ratifica con efficacia retroattiva della prima comunicazione, rendendo tardiva la successiva richiesta di conciliazione.
Continua »
Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per una lavoratrice del pubblico impiego a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine. L'ordinanza ribadisce che tale danno, definito 'comunitario', è presunto e non richiede una prova specifica da parte del dipendente, consolidando un importante principio a tutela dei lavoratori precari della Pubblica Amministrazione. L'appello dell'ente pubblico è stato respinto in quanto basato su questioni di merito non riesaminabili in sede di legittimità.
Continua »
Danno da reiterazione: risarcimento nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno da reiterazione abusiva di contratti a termine per un dirigente medico del settore pubblico. La Corte ha stabilito che tale danno è di natura 'comunitaria', presunto e non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. La successiva assunzione a tempo indeterminato, poi dichiarata nulla, non elimina il diritto al risarcimento per l'abuso pregresso. Il ricorso dell'azienda sanitaria è stato respinto.
Continua »
Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per un dirigente medico a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine da parte di un'azienda sanitaria pubblica. La sentenza ribadisce che, nel pubblico impiego, il superamento del limite di durata dei contratti a termine genera un 'danno comunitario' presunto, che non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. Viene quindi liquidata un'indennità risarcitoria, escludendo però la possibilità di conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte rigetta sia il ricorso dell'ente pubblico, che contestava la sussistenza del danno, sia quello del lavoratore, che chiedeva un risarcimento maggiore e la condanna della Regione.
Continua »
Accantonamento posti ATA: no a risarcimento danni
Un membro del personale ATA ha citato in giudizio il Ministero dell'Istruzione per non aver ricevuto incarichi a tempo determinato a causa dell'accantonamento di posti destinati all'impiego di lavoratori socialmente utili per i servizi di pulizia. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di risarcimento del danno, stabilendo che l'iscrizione in una graduatoria non conferisce un diritto soggettivo all'assunzione. La decisione della Pubblica Amministrazione di esternalizzare i servizi e di non coprire tutti i posti vacanti rientra nei suoi legittimi poteri organizzativi, assimilabili a quelli di un datore di lavoro privato. Pertanto, il lavoratore non può pretendere un risarcimento parametrato alle retribuzioni che avrebbe percepito.
Continua »
Accordo aziendale peggiorativo: legittima la scelta?
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di un accordo aziendale peggiorativo che ristrutturava le voci retributive, sostituendo indennità fisse con altre legate alla presenza. La Corte ha ritenuto valida la scelta offerta al singolo lavoratore di mantenere il proprio assegno 'ad personam' o di optare per il nuovo trattamento, escludendo che il contratto collettivo possa unilateralmente eliminare un trattamento individuale più favorevole, ma potendo legittimamente proporre un'alternativa.
Continua »
Diritti di segreteria: rinuncia al ricorso e spese
Una segretaria comunale ha citato in giudizio il Ministero dell'Interno per il mancato pagamento dei diritti di segreteria. Dopo aver perso in primo e secondo grado, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, compensando le spese legali tra le parti, data la successiva consolidazione di un orientamento giurisprudenziale sfavorevole alla ricorrente.
Continua »
Contratti a termine agricoltura: i limiti stagionali
Un lavoratore ha citato in giudizio un ente pubblico agricolo per l'uso abusivo di contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente pubblico non è un "imprenditore agricolo" e che le deroghe ai limiti di durata dei contratti a termine in agricoltura si applicano solo ad attività strettamente stagionali, escludendo mansioni continuative come la manutenzione di macchinari. La Corte ha cassato la sentenza d'appello e rinviato il caso per una nuova valutazione.
Continua »
Licenziamento giustificato motivo oggettivo: i criteri
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, specificando i criteri di scelta del lavoratore e la portata dell'obbligo di repêchage. La sentenza chiarisce che, a fronte della soppressione di una postazione, la scelta del dipendente da licenziare deve basarsi su criteri oggettivi come l'anzianità di servizio, e non sulla mera assegnazione al posto soppresso. Inoltre, l'azienda adempie al proprio obbligo di ricollocazione proponendo al lavoratore concrete soluzioni alternative, anche se meno convenienti; il rifiuto ingiustificato di tali proposte rende legittimo il recesso.
Continua »
Compensazione spese legali: quando è illegittima?
Una lavoratrice del personale A.T.A. vince una causa per il riconoscimento dell'anzianità, ma i giudici di merito dispongono la compensazione delle spese legali per la complessità della materia. La Corte di Cassazione accoglie il suo ricorso, stabilendo che la compensazione spese legali è illegittima se la questione, per quanto tecnica, è già stata risolta da una giurisprudenza consolidata. La novità della questione è un requisito essenziale per la compensazione, che in questo caso mancava.
Continua »
Qualifica dirigenziale: no al riesame delle prove
Un ex dipendente ha richiesto il riconoscimento della qualifica dirigenziale e il risarcimento per demansionamento. La Corte d'Appello ha respinto le sue domande, non ritenendo provate le mansioni superiori. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove testimoniali spetta ai giudici di merito e non può essere riconsiderata in sede di legittimità. Anche il ricorso dell'azienda è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Dimissioni per giusta causa: la Cassazione decide
Una lavoratrice si dimette invocando le dimissioni per giusta causa. Il Tribunale le riconosce il diritto all'indennità, ma la Corte d'Appello ribalta la decisione. La Corte di Cassazione interviene, dichiarando inammissibile il ricorso della lavoratrice per un errore formale nella sua presentazione e, al contempo, facendo chiarezza sui principi che regolano la compensazione delle spese legali quando una sentenza viene parzialmente modificata in appello.
Continua »
Compensazione spese: quando il giudice può decidere?
Una società, pur risultando totalmente vittoriosa in una causa di lavoro, si è vista compensare le spese legali dal giudice d'appello. La società ha impugnato tale decisione, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Secondo la Corte, la compensazione spese è legittima in presenza di 'gravi ed eccezionali ragioni', come la notevole incertezza probatoria del caso, rientrando nel potere discrezionale del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione non è palesemente illogica.
Continua »
Spese di lite: vittoria parziale e condanna errata
Un cittadino ha impugnato un'intimazione di pagamento per diverse cartelle esattoriali. La Corte d'Appello ha dichiarato prescritta solo una cartella ma, nonostante questa vittoria parziale, ha condannato il cittadino al pagamento integrale delle spese legali. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione sulle spese di lite, stabilendo che una parte parzialmente vittoriosa non può essere condannata a pagare le spese dell'avversario; al massimo, le spese possono essere compensate.
Continua »