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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Maggiorazioni lavoro domenicale: sì nel calcolo TFR
Una società di media ha contestato una decisione della Corte d'Appello che includeva le maggiorazioni per lavoro domenicale nel calcolo della retribuzione differita (come TFR e ferie). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione precedente. La Corte ha stabilito che la prestazione continuativa del lavoro domenicale, provata tramite le buste paga, era sufficiente a giustificare l'inclusione di tali maggiorazioni, rendendo irrilevanti le argomentazioni della società sull'interpretazione del contratto collettivo, poiché il presupposto di fatto della continuità era stato soddisfatto.
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Maggiorazioni lavoro domenicale: impatto sulla busta paga
La Corte di Cassazione ha stabilito che le maggiorazioni per il lavoro domenicale corrisposte ai giornalisti devono essere incluse nel calcolo degli istituti retributivi indiretti e differiti, come tredicesima e TFR. La sentenza rigetta il ricorso di due società del settore media, le quali sostenevano che tali maggiorazioni dovessero essere computate solo se corrisposte con carattere di continuità. La Corte ha invece confermato la decisione di merito, ritenendo provata la natura continuativa delle prestazioni e chiarendo l'interpretazione della clausola del contratto collettivo applicabile.
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Esonero spese legali: l’anno di reddito corretto
Una cittadina si vede negare l'esonero dalle spese legali in una causa previdenziale. La Corte di Cassazione respinge il suo ricorso, chiarendo che l'autocertificazione sul reddito deve obbligatoriamente riferirsi all'anno precedente l'inizio della causa. Un errore nell'indicazione dell'anno, anche se in buona fede, rende la dichiarazione inefficace e fa perdere il beneficio, come stabilito dall'art. 152 disp. att. c.p.c.
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Lavoro accessorio: piattaforma INPS KO non giustifica
L'amministratore di una società che gestisce una discoteca è stato sanzionato per aver impiegato undici lavoratori tramite il sistema del lavoro accessorio (voucher) senza la dovuta comunicazione preventiva. L'imprenditore si è difeso sostenendo che la piattaforma INPS era fuori servizio, ma la Corte di Cassazione ha confermato la sanzione. Secondo i giudici, un guasto tecnico non costituisce forza maggiore se l'azienda non prova di aver tentato ogni via alternativa per comunicare l'avvio della prestazione lavorativa, dimostrando così la propria colpa.
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Interessi legali art. 1284: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in materia di interessi legali art. 1284 c.c. È stato confermato che, in assenza di una specifica richiesta e di una pronuncia del giudice, una condanna generica al pagamento di "interessi legali" si riferisce solo al tasso base e non a quello maggiorato previsto per le transazioni commerciali. La sentenza sottolinea che i cosiddetti "superinteressi" non sono automatici ma devono formare oggetto di una domanda esplicita in giudizio.
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Mansioni superiori: ricorso inammissibile in Cassazione
Un lavoratore ha ottenuto il riconoscimento per lo svolgimento di mansioni superiori e il relativo inquadramento. Il ricorso dell'azienda in Cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ribadito di non poter riesaminare nel merito le prove, confermando la decisione dei giudici di primo e secondo grado e il diritto del lavoratore alla qualifica superiore e alle differenze retributive.
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Qualificazione rapporto di lavoro: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha respinto il ricorso di una ex dirigente, confermando la decisione di merito sulla qualificazione del rapporto di lavoro. La Corte ha ribadito che la prova della subordinazione, e in particolare dell'eterodirezione, spetta al lavoratore che la rivendica. Nel caso di specie, non essendo stata provata la soggezione al potere direttivo del datore di lavoro per il periodo precedente all'assunzione formale, il rapporto è stato considerato autonomo. La sentenza ha inoltre confermato la condanna della lavoratrice alla restituzione di somme indebitamente percepite.
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Unico centro di imputazione: come impugnare il licenziamento
Una lavoratrice, licenziata per motivi economici dalla sua società formale, ha ottenuto la reintegra dimostrando che l'azienda faceva parte di un più ampio gruppo societario, configurando un 'unico centro di imputazione'. La Corte di Cassazione ha confermato che, in questi casi, la giustificazione economica del licenziamento deve riguardare l'intero gruppo e l'impugnazione stragiudiziale è valida anche se inviata solo alla società che ha materialmente comunicato il recesso.
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Ricorso per cassazione: vizi e inammissibilità
Una società e il suo legale rappresentante, sanzionati per violazioni in materia di lavoro, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile a causa di gravi vizi procedurali, tra cui la commistione di diversi motivi di censura in un unico punto e la violazione del principio di autosufficienza. La Corte ha sottolineato come la non corretta formulazione del ricorso per cassazione impedisca l'esame del merito della controversia.
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Compenso fase istruttoria: sempre dovuto all’avvocato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso per la fase istruttoria è sempre dovuto nella liquidazione delle spese legali, anche in assenza di attività probatorie complesse. La semplice analisi degli atti e dei documenti di controparte è sufficiente a giustificare tale voce di spesa. La Corte ha riformato una sentenza d'appello che aveva erroneamente escluso tale compenso, ricalcolando l'importo corretto in favore del legale del cittadino vittorioso contro un ente previdenziale.
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Trasferimento dipendenti IPAB: a chi agire?
Ex dipendenti di un istituto pubblico di assistenza (IPAB) in crisi finanziaria hanno citato in giudizio l'ente per ottenere, tra le altre cose, il passaggio alle dipendenze del Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la domanda di trasferimento dipendenti IPAB deve essere rivolta all'ente successore nel rapporto di lavoro, ossia il Comune, e non all'IPAB originario, che non ha la legittimazione passiva per rispondere a tale pretesa.
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Cambio di appalto: quando scatta il trasferimento d’azienda
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27707/2024, ha stabilito che un cambio di appalto, con l'acquisizione del personale, si presume un trasferimento di ramo d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., a meno che l'impresa subentrante non provi l'esistenza di significativi elementi di discontinuità. Nel caso di specie, il subentro in un servizio di vigilanza, con le sole modifiche di divise e tesserini, non è stato ritenuto sufficiente a escludere le tutele per il lavoratore, che ha così mantenuto i diritti maturati.
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Onere di allegazione: licenziamento e calcolo indennità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un dirigente contro il calcolo delle indennità di licenziamento. La decisione si fonda sul mancato rispetto dell'onere di allegazione: il lavoratore non aveva specificato nel ricorso iniziale i fatti e i criteri di calcolo della sua anzianità di servizio, rendendo irrilevante la successiva produzione di documenti. Viene ribadito che allegare i fatti è un presupposto indispensabile, distinto e precedente rispetto alla loro prova.
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Insussistenza del fatto: reintegra e licenziamento
Un supermercato ha licenziato un dipendente per aver prelevato merce scaduta. I tribunali, fino alla Cassazione, hanno dichiarato il licenziamento illegittimo per insussistenza del fatto, poiché il bene non aveva valore economico e la condotta era inoffensiva. La Corte ha confermato la reintegrazione del lavoratore, chiarendo che l'insussistenza del fatto si configura anche quando l'atto, pur accaduto, è privo della necessaria illiceità per giustificare la massima sanzione.
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Cambio appalto: quando è trasferimento d’azienda?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27607/2024, ha stabilito che un cambio appalto si configura come trasferimento di ramo d'azienda se l'impresa subentrante non introduce significativi elementi di discontinuità organizzativa. La semplice adozione di nuove divise non è sufficiente a escludere le tutele dell'art. 2112 c.c. per i lavoratori trasferiti, invertendo l'onere della prova a carico dell'azienda.
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Correzione errore materiale: spese legali e limiti
La Corte di Cassazione interviene per la correzione di un errore materiale in una propria ordinanza. Inizialmente, pur dichiarando inammissibile il ricorso di un cittadino, aveva erroneamente condannato alle spese il Ministero convenuto, rimasto però inattivo nel processo (intimato). Su istanza del ricorrente, la Corte ha corretto la decisione, stabilendo che nulla è dovuto per le spese, poiché la condanna era frutto di un palese refuso in contrasto con le motivazioni. La pronuncia chiarisce che il procedimento di correzione non ammette una nuova statuizione sulle spese processuali.
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Compensazione spese processuali: quando è illegittima
Un ente pubblico impugna una sentenza sfavorevole, ma il suo appello viene dichiarato improcedibile. Nonostante ciò, la Corte d'Appello dispone la compensazione delle spese processuali. La Corte di Cassazione interviene, stabilendo che l'improcedibilità dell'appello configura una soccombenza a tutti gli effetti. Pertanto, in assenza di gravi ed eccezionali ragioni, la compensazione spese processuali è illegittima e la parte soccombente deve essere condannata al pagamento delle spese.
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Licenziamento disciplinare: la Cassazione e la tutela
Un dipendente bancario subisce un licenziamento disciplinare, ritenuto illegittimo in appello ma sanzionato solo con un'indennità. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del lavoratore, affermando un principio cruciale: anche se il codice disciplinare usa clausole generali come la "gravità" per definire le infrazioni, il giudice deve verificare se il fatto rientra tra quelli punibili con sanzione conservativa. Se sì, spetta la reintegrazione. La sentenza di appello è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Prescrizione rivalutazione amianto: errore estenderla
Un lavoratore ha richiesto la rivalutazione dei contributi per esposizione ad amianto. L'ente previdenziale ha eccepito la prescrizione solo per i ratei di pensione arretrati. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione di prescrizione sui ratei non può essere estesa dal giudice al diritto principale alla rivalutazione contributiva, trattandosi di due diritti autonomi con regimi di prescrizione distinti. La sentenza chiarisce i limiti del potere del giudice di fronte a una specifica eccezione di parte.
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Indennità cambio appalto: quando spetta? Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27140/2024, ha stabilito che l'indennità cambio appalto spetta al lavoratore anche se viene immediatamente riassunto dall'azienda subentrante. La Corte ha chiarito che la cessazione del rapporto con il precedente datore di lavoro è un recesso unilaterale e non una risoluzione consensuale. L'indennità ha natura retributiva e non risarcitoria, pertanto è dovuta a prescindere dal fatto che il lavoratore abbia trovato subito una nuova occupazione, confermando la solidarietà tra committente e appaltatore per tali crediti.
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