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Art. 91 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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Altri anni per Art. 91 Codice di Procedura Civile

Limite percentuale assunzioni: la prova è a carico del datore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una compagnia aerea, confermando la nullità di due contratti a tempo determinato stipulati con una lavoratrice. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il rispetto del limite percentuale per le assunzioni a termine grava interamente sul datore di lavoro. In questo caso, la documentazione prodotta dall'azienda è stata ritenuta insufficiente e fuorviante, non dimostrando il rispetto del tetto del 15% dell'organico a tempo indeterminato, portando alla conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato.
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Spese legali soccombenza parziale: chi paga?
Due lavoratrici, licenziate per motivo oggettivo, ottengono in primo grado la reintegrazione. La Corte d'Appello, pur confermando l'illegittimità del licenziamento, nega il carattere ritorsivo, converte la reintegra in indennità e le condanna a pagare parte delle spese legali della controparte. La Cassazione interviene sul punto, stabilendo un principio chiave sulle spese legali soccombenza parziale: la parte che vince, anche solo in parte, non può essere condannata a rimborsare le spese legali dell'avversario. Al massimo, il giudice può compensarle.
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Lavoro subordinato: quando l’appello è inammissibile
Un grafico pubblicitario, dopo anni di contratti di consulenza, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, non riscontrando prove di assoggettamento al potere direttivo del datore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il successivo ricorso del lavoratore inammissibile, poiché mirava a una rivalutazione dei fatti e delle prove, compito che non spetta al giudice di legittimità, ribadendo la distinzione tra giudizio di merito e di legittimità.
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Qualificazione rapporto di lavoro: Cassazione chiarisce
Un grafico pubblicitario chiede la qualificazione del rapporto di lavoro come subordinato. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il motivo è che le censure del lavoratore miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, mancando la prova dell'assoggettamento al potere direttivo del datore di lavoro.
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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione decide
Una lavoratrice si oppone all'esclusione di parte dei suoi crediti dallo stato passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria. Il Tribunale aveva dichiarato la prescrizione dei crediti più vecchi, ritenendo il rapporto di lavoro stabile. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che a seguito delle riforme del 2012 e 2015, la stabilità del posto non è più tale da giustificare la decorrenza della prescrizione crediti di lavoro in costanza di rapporto. Pertanto, il termine di cinque anni inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto stesso.
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Esposizione amianto: onere della prova e benefici
Un ex macchinista navale ha richiesto la rivalutazione contributiva per esposizione amianto. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza ribadisce che spetta al lavoratore l'onere di provare l'esposizione qualificata all'amianto con un alto grado di probabilità. Una consulenza tecnica generica non è sufficiente e il principio di non contestazione non si applica a fatti così complessi e valutativi.
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Correzione errore e spese: la Cassazione attende
A seguito di una richiesta di correzione di errore materiale relativa all'omessa distrazione delle spese legali in favore dell'avvocato, la Corte di Cassazione ha sospeso la decisione. L'opposizione della controparte ha sollevato una questione sulla condanna alle spese in questa fase, questione già rimessa alle Sezioni Unite in un altro caso. La Corte ha quindi disposto il rinvio in attesa di tale autorevole pronuncia.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per una lavoratrice del pubblico impiego a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine. L'ordinanza ribadisce che tale danno, definito 'comunitario', è presunto e non richiede una prova specifica da parte del dipendente, consolidando un importante principio a tutela dei lavoratori precari della Pubblica Amministrazione. L'appello dell'ente pubblico è stato respinto in quanto basato su questioni di merito non riesaminabili in sede di legittimità.
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Danno da reiterazione: risarcimento nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al risarcimento del danno da reiterazione abusiva di contratti a termine per un dirigente medico del settore pubblico. La Corte ha stabilito che tale danno è di natura 'comunitaria', presunto e non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. La successiva assunzione a tempo indeterminato, poi dichiarata nulla, non elimina il diritto al risarcimento per l'abuso pregresso. Il ricorso dell'azienda sanitaria è stato respinto.
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Risarcimento danno pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento del danno per un dirigente medico a causa dell'abusiva reiterazione di contratti a termine da parte di un'azienda sanitaria pubblica. La sentenza ribadisce che, nel pubblico impiego, il superamento del limite di durata dei contratti a termine genera un 'danno comunitario' presunto, che non necessita di prova specifica da parte del lavoratore. Viene quindi liquidata un'indennità risarcitoria, escludendo però la possibilità di conversione del rapporto in uno a tempo indeterminato. La Corte rigetta sia il ricorso dell'ente pubblico, che contestava la sussistenza del danno, sia quello del lavoratore, che chiedeva un risarcimento maggiore e la condanna della Regione.
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Rapporto di lavoro subordinato: i limiti della Cassazione
Un lavoratore ottiene la riqualificazione del suo contratto in un rapporto di lavoro subordinato. Non soddisfatto di alcuni aspetti della decisione d'appello (livello di inquadramento, data di cessazione e calcolo delle somme dovute), ricorre in Cassazione. La Suprema Corte rigetta il ricorso, ribadendo un principio fondamentale: il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti o le prove, ma solo di verificare la corretta applicazione della legge. La sentenza conferma quindi la decisione di merito che aveva applicato il principio di assorbimento per le retribuzioni già percepite.
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Qualificazione rapporto lavoro: i limiti della decadenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'emittente radiotelevisiva, confermando la qualificazione del rapporto di lavoro di una programmista regista come subordinato. La Corte ha chiarito che il termine di decadenza per impugnare la natura del rapporto non si applica quando il contratto cessa per scadenza naturale, ma solo in caso di recesso del committente. La decisione sottolinea i limiti del sindacato della Cassazione, che non può riesaminare nel merito la sussistenza del progetto.
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Contratti a termine agricoltura: i limiti stagionali
Un lavoratore ha citato in giudizio un ente pubblico agricolo per l'uso abusivo di contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha stabilito che un ente pubblico non è un "imprenditore agricolo" e che le deroghe ai limiti di durata dei contratti a termine in agricoltura si applicano solo ad attività strettamente stagionali, escludendo mansioni continuative come la manutenzione di macchinari. La Corte ha cassato la sentenza d'appello e rinviato il caso per una nuova valutazione.
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Giustificazioni contratto a termine: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19046/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un datore di lavoro, stabilendo che le giustificazioni per un contratto a termine non possono limitarsi alla mera esistenza di un posto vacante in organico. Questa circostanza, infatti, denota un'esigenza normale e durevole, contraria alla natura temporanea del contratto. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di rivalutare il merito della causa, non consentito in sede di legittimità.
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Decadenza incarico estero: la sospensione è assenza?
Un dipendente pubblico ha impugnato diverse sanzioni disciplinari, inclusa la decadenza dall'incarico estero per superamento del limite massimo di assenze. Il ricorrente sosteneva che i giorni di sospensione non dovessero essere conteggiati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo un importante principio: la sospensione disciplinare costituisce a tutti gli effetti 'assenza dal servizio' e, pertanto, deve essere computata nel calcolo del periodo massimo che determina la decadenza dall'incarico estero. La Corte ha chiarito che tale decadenza non è una sanzione aggiuntiva, ma una conseguenza oggettiva della prolungata assenza.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non spetta l’accesso
Una lavoratrice ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR dopo il fallimento del suo datore di lavoro. La Cassazione ha respinto la richiesta, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il motivo è che il rapporto di lavoro non si era interrotto, ma era proseguito senza soluzione di continuità con una nuova società a seguito di una cessione di ramo d'azienda. La continuità del rapporto esclude il presupposto fondamentale per l'accesso al Fondo di Garanzia TFR, ovvero la cessazione del rapporto di lavoro stesso.
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Compenso fase istruttoria: quando spetta nel rito lavoro
Una lavoratrice si opponeva a una richiesta di restituzione di indennità da parte di un ente previdenziale. Il Tribunale accoglieva la sua domanda dichiarando la prescrizione del diritto dell'ente. La lavoratrice, tuttavia, impugnava la decisione ritenendo troppo bassa la liquidazione delle spese legali, in quanto non era stato riconosciuto il compenso per la fase istruttoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che nel rito del lavoro il compenso fase istruttoria non è automatico, ma spetta solo se vengono svolte attività investigative concrete e distinte, cosa che nel caso di specie non era avvenuta poiché la decisione si basava unicamente sulla questione preliminare della prescrizione.
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Obbligo di manleva: limiti soggettivi e gruppo
Un lavoratore ricorre in Cassazione per l'estensione di un obbligo di manleva alle società del gruppo del suo ex datore di lavoro. La Corte rigetta il ricorso, confermando che la manleva, sottoscritta dal legale rappresentante di una specifica società anche a titolo personale, non può essere estesa ad altre entità del gruppo non menzionate nell'atto. La decisione sottolinea l'importanza della chiara indicazione dei soggetti vincolati dall'obbligo di manleva.
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Patto di non concorrenza: valido se il compenso è annuo
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità di un patto di non concorrenza il cui corrispettivo, pur definito su base annua, non era quantificabile nel suo ammontare totale al momento della stipula perché legato alla durata del rapporto di lavoro. La Corte ha chiarito che tale modalità di calcolo incide sulla congruità del compenso, non sulla sua determinabilità, requisito essenziale per la validità del patto. Di conseguenza, il ricorso del lavoratore è stato respinto e confermata la sua condanna al pagamento di una penale per aver violato l'accordo.
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Efficacia del giudicato sulla pensione: il caso
Un lavoratore, dopo aver partecipato a un precedente processo tra ex datore di lavoro ed Ente Previdenziale, ha richiesto un ricalcolo della pensione per includere ulteriori voci retributive. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, affermando che la sentenza precedente, avendo definito la base contributiva, ha efficacia di giudicato anche sul lavoratore, precludendo una nuova discussione sulla base di calcolo della pensione. Il principio dell'efficacia del giudicato si estende a tutto ciò che poteva essere dedotto nel primo processo.
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