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Art. 879 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 879 Codice Civile

Distanze dalle vedute: tenda del bar contro affaccio dei vicini
I proprietari di due appartamenti sovrastanti hanno citato in giudizio i titolari di un bar al piano terra, lamentando che una grande tenda da sole impedisse la loro veduta in appiombo e che due condizionatori causassero rumori e calore intollerabili. La Corte d'appello aveva ordinato la rimozione della tenda. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei proprietari del bar, stabilendo che i giudici d'appello non hanno accertato se la tenda costituisca una vera e propria costruzione ai fini delle distanze dalle vedute. La Suprema Corte ha inoltre confermato la legittimità dei condizionatori sulla facciata condominiale, in quanto uso lecito della cosa comune senza prova di immissioni intollerabili. La causa è stata rinviata per un nuovo esame della struttura della tenda.
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Prescrizione del reato: niente assoluzione senza rinuncia
Una proprietaria, accusata di abuso edilizio per aver violato le distanze legali con una nuova costruzione, ha impugnato la sentenza d'appello che dichiarava la prescrizione del reato. La ricorrente chiedeva l'assoluzione nel merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che, in presenza della prescrizione del reato, l'imputato non può lamentare vizi di motivazione per ottenere l'assoluzione, a meno che non emerga immediatamente e senza alcun dubbio la sua totale innocenza dagli atti. Per contestare pienamente il merito delle accuse e superare la causa estintiva, l'interessato avrebbe dovuto rinunciare espressamente alla prescrizione. Di conseguenza, la decisione di estinzione del reato è stata confermata e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Distanze tra costruzioni: la strada pubblica cancella i divieti
Un proprietario ha citato in giudizio il vicino lamentando che la nuova costruzione a piano terra e la successiva sopraelevazione violassero le distanze tra costruzioni e le vedute. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda rilevando la presenza di una strada comunale tra i due immobili. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. Gli Ermellini hanno chiarito che, in presenza di una via pubblica interposta tra i fabbricati, non si applica la disciplina sulle distanze tra costruzioni di cui all'art. 9 del D.M. n. 1444/1968, né quella del codice civile. Le norme sulle distanze dalle strade pubbliche tutelano infatti l'interesse generale alla sicurezza stradale e non i rapporti privati di vicinato, escludendo il diritto del privato a richiedere la demolizione dell'opera altrui.
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Distanze legali tra costruzioni: strada pubblica o esproprio?
Due proprietari confinanti si scontrano sulla violazione delle distanze dal confine di un nuovo edificio. Il Tribunale ordina l'arretramento della costruzione, ma la Corte d'Appello ribalta la decisione ritenendo che il progetto di una futura strada pubblica escludesse l'obbligo di rispettare le distanze legali tra costruzioni. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei proprietari originari, stabilendo che la semplice previsione urbanistica o l'avvio del procedimento di esproprio non bastano a eliminare i vincoli di vicinato. È necessario un provvedimento definitivo, come il decreto di esproprio o l'occupazione d'urgenza. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Qualifica di strada pubblica: Elenco comunale non basta, vince il cittadino
Un'impresa edile, citata in giudizio per violazione delle distanze, si difende sostenendo che tra i due edifici esista una via pubblica. La Corte di Cassazione interviene per chiarire un punto fondamentale: la semplice iscrizione di una via nell'elenco delle strade comunali non è una prova sufficiente per attribuirle la qualifica di strada pubblica. Tale elenco ha infatti natura 'dichiarativa' e non 'costitutiva'. I giudici devono valutare una serie di elementi concreti, come l'uso effettivo da parte della collettività. La Corte ha quindi dato ragione al proprietario dell'abitazione, annullando la precedente decisione e rinviando il caso a un nuovo esame che tenga conto di questo importante principio.
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Distanza tra costruzioni: strada pubblica annulla la condanna
Un proprietario viene citato in giudizio dal vicino per aver violato la distanza tra costruzioni durante una ristrutturazione. La Corte d'Appello lo condanna ad arretrare l'edificio. L'interessato ricorre in Cassazione, dimostrando che i giudici precedenti avevano commesso un errore: tra le due proprietà esisteva una strada pubblica. La Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: se una via pubblica separa due fondi, le norme sulla distanza tra costruzioni non si applicano. La sentenza di condanna è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Distanze legali e opere pubbliche: le regole
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due privati che lamentavano la violazione delle distanze legali da parte di una società di trasporti per la costruzione di una stazione ferroviaria. La sentenza chiarisce che le norme sulle distanze legali non si applicano alle opere pubbliche, poiché l'interesse collettivo prevale sul diritto del singolo proprietario. In tali casi, il privato non può agire per il risarcimento del danno da illecito, ma può eventualmente richiedere solo un indennizzo per atto lecito, a patto che l'opera sia stata realizzata in conformità ai titoli edilizi e ai progetti approvati.
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Tutela ripristinatoria: obbligo di demolizione
La Corte di Cassazione conferma l'obbligo di demolire una sopraelevazione illegittima che viola le norme su edifici di interesse storico. La tutela ripristinatoria prevale sulla richiesta di risarcimento, anche se il proprietario danneggiato ha nel frattempo eseguito lavori di consolidamento sul proprio immobile. La Corte stabilisce che la possibilità tecnica della demolizione va valutata al momento della decisione finale e che il giudice di rinvio ha il potere di disporre nuove perizie per accertarla.
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