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Art. 879 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 879 Codice Civile

Destinazione del padre di famiglia: eredità e servitù
Due sorelle ereditano dal padre un terreno insieme ad altri familiari. Nel 1992 le eredi dividono il bene e una porzione viene poi venduta ad un vicino. Questo realizza un nuovo fabbricato non rispettando le distanze legali rispetto alle finestre delle sorelle. Le proprietarie chiedono il rispetto della servitù, ma i giudici d'appello negano il diritto sostenendo che la precedente comunione ereditaria impedisse il sorgere del vincolo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso delle sorelle. I giudici chiariscono che la destinazione del padre di famiglia opera proprio al momento della divisione dei fondi tra gli eredi, se lo stato dei luoghi è stato mantenuto inalterato. Inoltre, la deroga alle distanze per la presenza di strade pubbliche richiede presupposti specifici che la sentenza impugnata non ha motivato. Le sorelle ottengono così l'annullamento della decisione e il rinvio della causa.
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Distanze tra costruzioni: vince il vicino, ricorso tardivo
Due proprietarie hanno citato in giudizio la vicina per aver realizzato una sopraelevazione violando le distanze tra costruzioni stabilite in un accordo contrattuale a quattro metri dal confine. La Corte di Appello ha ordinato l'arretramento dell'opera. La proprietaria condannata ha notificato una citazione per revocazione e, solo molti mesi dopo, ha proposto ricorso per Cassazione contestando il vincolo contrattuale rispetto alle regole sulle strade pubbliche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo: la notifica della revocazione fa scattare automaticamente il termine breve di sessanta giorni per ricorrere in Cassazione. La vicina confinante ha vinto la causa e l'opera deve essere arretrata a spese della controparte.
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Distanze Legali: Strada Privata con Uso Pubblico Salva la Costruzione
Un proprietario ha contestato la costruzione del vicino, ritenendola troppo vicina al confine e in violazione delle distanze legali tra costruzioni. Il vicino ha sostenuto che una "traversa" tra le proprietà fosse una strada pubblica, rendendo inapplicabili le norme sulle distanze. La Corte di Cassazione ha confermato che la "Traversa Napoli" era effettivamente una strada gravata da servitù di uso pubblico. Questo significa che le regole sulle distanze legali non si applicano. Il ricorso del proprietario è stato quindi respinto, confermando la legittimità della costruzione del vicino e condannandolo al pagamento delle spese legali.
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Distanze tra costruzioni: scala salva vicino alla via pubblica
Due proprietari hanno chiesto la demolizione di una scala esterna realizzata dai vicini, lamentando la violazione delle distanze legali rispetto a una strada di loro proprietà. I vicini hanno replicato che la strada era destinata al transito pubblico, invocando l'esenzione dalle norme civilistiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei proprietari confermando la piena legittimità dell'opera. I giudici hanno chiarito che le ordinarie distanze tra costruzioni non si applicano quando tra i fondi esiste una strada gravata da servitù di uso pubblico per asservimento volontario della collettività (dicatio ad patriam). Di conseguenza, il confinante non può esigere la demolizione dell'opera edilizia.
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Opposizione all’esecuzione: l’esproprio non ferma la demolizione
I Vicini ottengono una condanna definitiva alla demolizione di un edificio del Proprietario per violazione delle distanze legali. Durante il processo, il Comune espropria la strada tra le proprietà. Il Proprietario propone un'opposizione all'esecuzione, sostenendo che l'esproprio esclude la violazione delle distanze. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Proprietario. I fatti estintivi avvenuti prima del giudicato non possono essere fatti valere con l'opposizione all'esecuzione, ma andavano dedotti nel giudizio di merito. I Vicini vincono la causa e il Proprietario deve demolire l'opera.
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Fascia di rispetto autostradale: la nuova legge salva la casa
Una società autostradale ha chiesto la demolizione di un edificio costruito troppo vicino alla carreggiata. Durante la causa, il Comune ha ridefinito il territorio come centro abitato. Questa modifica ha ridotto la fascia di rispetto autostradale da 60 a 30 metri. La Corte di Cassazione ha stabilito che la nuova norma più favorevole si applica anche alle costruzioni precedenti non ancora giudicate in via definitiva. Di conseguenza, l'edificio principale, situato a oltre 32 metri, è stato dichiarato legittimo e salvato dall'abbattimento. La Suprema Corte ha quindi rigettato il ricorso della società autostradale, confermando che la delimitazione del centro abitato decisa dalla Giunta Comunale è pienamente valida per determinare le distanze di sicurezza stradale.
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Distanze legali tra costruzioni: la Cassazione salva la zona B
Una società proprietaria di un immobile ha citato in giudizio una società fallita lamentando la violazione delle distanze legali tra costruzioni per edifici separati da una strada pubblica in zona omogenea B. La Corte d'appello aveva ordinato l'arretramento o la riduzione dell'altezza del fabbricato della convenuta, applicando i limiti restrittivi previsti dal decreto ministeriale del 1968. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società fallita. I giudici hanno chiarito che, in base a una norma di interpretazione autentica del 2019, i limiti di distanza previsti dai commi secondo e terzo dell'articolo 9 del decreto ministeriale si applicano esclusivamente alle zone di nuova espansione (zona C) e non alla zona B. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio per una nuova decisione.
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Presunzione di condominialità: cortile comune e non privato
Una lite tra vicini giunge in Cassazione per stabilire la proprietà di un cortile e il rispetto delle distanze di un porticato. Il Primo Proprietario rivendicava la proprietà esclusiva del cortile basandosi sulle misure catastali, mentre il Secondo Proprietario ne sosteneva la natura comune. La Suprema Corte ha confermato la presunzione di condominialità del cortile, poiché l'atto d'acquisto originario lo definiva comune senza assegnarlo a nessuno in via esclusiva. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso del Secondo Proprietario sul porticato: non si possono violare le distanze legali equiparando una strada privata interpoderale a una via pubblica senza prove di un reale transito della collettività. La sentenza è stata cassata con rinvio per ridiscutere la demolizione o l'arretramento del portico.
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