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Art. 829 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 829 Codice Civile

Carenza di interesse: ricorso inammissibile
Una società concessionaria autostradale chiedeva la demolizione di un manufatto costruito a distanza non regolamentare. Dopo una complessa vicenda processuale, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso incidentale del proprietario per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la sua posizione era già stata salvaguardata dal rigetto del ricorso principale della società.
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Sdemanializzazione tacita: quando il bene pubblico è privato
Un Comune citava in giudizio diversi proprietari immobiliari rivendicando la proprietà di aree su cui erano stati edificati portici, terrazzi e cantine, sostenendo che si trattasse di suolo demaniale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando la sentenza d'appello. I giudici hanno stabilito che l'approvazione da parte del Comune di un piano edilizio che prevedeva la costruzione di tali manufatti a uso privato su suolo pubblico costituisce un atto inequivocabile di sdemanializzazione tacita. Di conseguenza, il suolo ha perso la sua natura pubblica, è entrato nel patrimonio disponibile del Comune ed è stato legittimamente acquisito per usucapione ventennale dai privati.
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Sdemanializzazione Tacita: quando un bene è pubblico?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15661/2024, ha chiarito i presupposti della sdemanializzazione tacita. Nel caso esaminato, alcuni privati rivendicavano l'usucapione di un terreno espropriato per la costruzione di un'autostrada ma mai utilizzato a tale scopo. La Corte ha stabilito che la mera inerzia o il non utilizzo del bene da parte della Pubblica Amministrazione non sono sufficienti a farne perdere la natura demaniale. Per la sdemanializzazione tacita occorrono atti e fatti inequivocabili che dimostrino la volontà dell'ente di sottrarre il bene alla sua funzione pubblica, annullando così la sentenza di merito che aveva accolto la domanda di usucapione.
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Prescrizione quinquennale: onere della prova creditore
In una causa su canoni di concessione non pagati, un cittadino ha invocato la prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale sull'onere della prova: spetta al creditore dimostrare di aver interrotto la prescrizione, non al debitore. Il semplice decorso del tempo, se eccepito, è sufficiente a far sorgere l'onere probatorio in capo a chi avanza la pretesa. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Sdemanializzazione tacita: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino che si opponeva all'usucapione di una strada, precedentemente pubblica, da parte del vicino. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano ravvisato una sdemanializzazione tacita del bene. Secondo la Suprema Corte, la valutazione dei fatti che dimostrano l'intenzione del Comune di rinunciare alla natura pubblica della strada (come varianti al piano regolatore e mancanza di manutenzione) spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Presunzione di demanialità: area pubblica non si usucapisce
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di due privati che rivendicavano la proprietà per usucapione di un'area adiacente a una piazza. La Corte ha confermato la presunzione di demanialità di tali aree, chiarendo che né l'uso prolungato né le autorizzazioni comunali per l'occupazione del suolo possono vincere tale presunzione o dimostrare una sdemanializzazione tacita.
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Usucapione bene pubblico: quando è possibile?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Consorzio Agrario, confermando l'acquisizione di un terreno per usucapione da parte di due privati. Il caso chiarisce un principio fondamentale sull'usucapione di un bene pubblico: per impedirlo, non basta una destinazione formale a finalità pubblica, ma è necessaria la prova di un'effettiva e concreta utilizzazione del bene per tali scopi. In assenza di tale prova, il bene può essere usucapito.
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Sdemanializzazione marittima: il caso in Cassazione
Un imprenditore rivendica la proprietà di un terreno sul quale sorge il suo stabilimento balneare, sostenendo di averlo usucapito. L'area, però, risulta formalmente intestata al Demanio Pubblico. I giudici di merito hanno respinto la domanda, negando la possibilità di usucapire un bene demaniale senza una formale sdemanializzazione marittima. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità e la rilevanza della questione giuridica, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per un approfondimento, senza ancora decidere nel merito.
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Sdemanializzazione tacita: no per il demanio marittimo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36924/2024, ha stabilito che la declassificazione di un bene dal demanio marittimo non può mai avvenire in forma implicita. A differenza di altre categorie di beni demaniali, per la sdemanializzazione di spiagge e arenili è indispensabile un provvedimento amministrativo formale ed esplicito, come previsto dall'art. 35 del Codice della Navigazione. La Corte ha rigettato il ricorso di alcuni soggetti che rivendicavano diritti su un terreno in base a un vecchio atto di legittimazione per uso civico del 1936, ritenendolo inidoneo a modificare la natura demaniale marittima del suolo.
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