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Art. 822 Codice Civile — Sezione Quinta Civile

Altri anni per Art. 822 Codice Civile

IMU su aree portuali: tra lite fiscale e accordo con il Comune
Una società concessionaria di un porto turistico ha impugnato l'avviso di accertamento relativo all'IMU su aree portuali per l'anno 2017 emesso dal Comune. I giudici tributari di merito hanno respinto il ricorso, confermando che il concessionario di beni demaniali marittimi è soggetto passivo d'imposta per gli immobili censiti nella categoria catastale D/8. La società ha quindi promosso ricorso per Cassazione contro la pronuncia sfavorevole. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno avviato trattative avanzate per raggiungere un accordo transattivo generale su IMU e tributi locali sui rifiuti, dopo aver già conciliato una parte della vertenza. Accogliendo l'istanza congiunta dei difensori, la Suprema Corte ha sospeso la decisione e ha rinviato la causa a nuovo ruolo per consentire la definizione bonaria della lite.
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Esenzione ICI aree portuali: annullato l’accertamento
Un ente pubblico proprietario di terreni demaniali ha impugnato un avviso di accertamento tributario emesso da un Comune per il mancato pagamento dell'imposta comunale sugli immobili. L'ente pubblico rivendicava l'esenzione ICI aree portuali, sostenendo che le superfici fossero vincolate all'uso marittimo, ferroviario o destinate a edilizia pubblica, senza alcuna finalità edificatoria o commerciale autonoma. I giudici di merito hanno respinto il ricorso con una motivazione generica e priva di approfondimento probatorio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente pubblico, annullando la decisione per vizio di motivazione apparente. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici tributari devono accertare l'effettiva destinazione economica e commerciale di ogni singolo spazio prima di negare il beneficio fiscale, rinviando la causa per un nuovo e motivato esame.
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Viadotti e Canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società concessionaria autostradale contro la richiesta di pagamento del Canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP) avanzata da una Provincia. La controversia riguardava la proiezione aerea di viadotti autostradali su strade provinciali sottostanti. I giudici hanno stabilito che il Canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche è dovuto anche in assenza di una formale concessione provinciale, configurandosi come occupazione di fatto. Inoltre, l'esenzione prevista per lo Stato non si applica alle società private che gestiscono l'infrastruttura per finalità economiche, anche se l'opera appartiene al demanio statale. La concessionaria è stata quindi condannata al pagamento del canone e delle spese processuali.
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Ponti autostradali: obbligatorio il pagamento COSAP
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di pagamento COSAP per una società concessionaria autostradale in relazione ai ponti sovrastanti le strade provinciali. La società riteneva di essere esente in quanto concessionaria dello Stato, proprietario dell'infrastruttura. I giudici hanno chiarito che l'esenzione non si applica ai concessionari privati che gestiscono l'opera a fini economici. Inoltre, la proiezione aerea dei viadotti limita l'uso del suolo provinciale sottostante, configurando un'occupazione di fatto. Di conseguenza, la società concessionaria perde la causa e deve pagare il canone e le spese di giudizio.
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Canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche sui viadotti
Una società concessionaria autostradale ha impugnato la richiesta di pagamento del Canone per l'occupazione di spazi ed aree pubbliche (COSAP) avanzata da una Provincia. La richiesta riguardava un viadotto autostradale che sovrastava una strada provinciale. La società sosteneva di essere esente poiché l'infrastruttura apparteneva allo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'esenzione non si applica alle società private concessionarie che gestiscono l'opera a fini economici. Il viadotto, occupando lo spazio aereo sovrastante la strada provinciale, limita l'uso del suolo sottostante e configura un'occupazione di fatto. Di conseguenza, la società concessionaria è obbligata a pagare il canone all'ente locale, pur in assenza di una formale concessione da parte della Provincia stessa.
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Canone occupazione spazi pubblici: autostrade contro province
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Società Concessionaria contro la Provincia, confermando l'obbligo di versare il canone occupazione spazi pubblici (COSAP) per i ponti autostradali che sovrastano le strade provinciali. La Concessionaria sosteneva di essere esentata in quanto gestore di un'opera dello Stato. I giudici hanno chiarito che l'esenzione spetta solo allo Stato e non ai soggetti privati che gestiscono l'infrastruttura per fini economici. Inoltre, la proiezione aerea dei viadotti limita l'uso del suolo sottostante, configurando una reale occupazione del demanio provinciale, anche in assenza di un formale atto di concessione da parte della Provincia. Di conseguenza, la Concessionaria è stata condannata a pagare il canone e a rimborsare le spese legali.
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Canone occupazione spazi pubblici: i viadotti devono pagare
Un'Azienda Concessionaria autostradale ha impugnato la richiesta di pagamento del Canone occupazione spazi pubblici (COSAP) avanzata da un Ente Locale. La richiesta riguardava la proiezione aerea di alcuni ponti autostradali sopra le strade provinciali sottostanti. L'Azienda sosteneva di essere esente in quanto l'infrastruttura apparteneva allo Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il Canone occupazione spazi pubblici è dovuto anche per la sola proiezione aerea dei viadotti. L'esenzione prevista per lo Stato non si applica ai concessionari privati che gestiscono l'opera a fini economici. L'Azienda Concessionaria perde la causa e deve pagare il canone e le spese legali.
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Esenzione TOSAP: accordo in Cassazione causa l’estinzione del processo
Una società di riscossione aveva richiesto a un cittadino il pagamento della TOSAP per l'occupazione di un'area, ma il contribuente si era opposto sostenendo che l'area non fosse di proprietà pubblica. Dopo che i giudici tributari gli avevano dato ragione, la società aveva fatto ricorso in Cassazione. Durante il processo, le parti hanno raggiunto un accordo economico (transazione). Di conseguenza, la società ha rinunciato al ricorso e la Cassazione ha dichiarato l'estinzione del procedimento tributario, chiudendo la causa senza decidere nel merito. Le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Confine demaniale: tassa ridotta dal Giudice, la Cassazione annulla
Un proprietario terriero contesta i contributi richiesti da un Consorzio di Bonifica, sostenendo che la superficie tassabile del suo terreno si è ridotta a causa di lavori su un canale confinante. La Corte di Cassazione interviene per chiarire il corretto criterio di determinazione del confine demaniale e proprietà privata. La Corte stabilisce che il confine va identificato nel 'livello medio delle piene ordinarie' del corso d'acqua, senza considerare le modifiche artificiali come argini o riporti di terra. Poiché il giudice precedente aveva applicato un criterio errato, la Cassazione accoglie il ricorso del Consorzio e ordina un nuovo esame della questione, basato sul principio di diritto corretto.
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ICI su bene pubblico: paga il concessionario, non il Comune
Una società costruisce un fabbricato su un terreno comunale ricevuto in concessione, compreso nel patrimonio indisponibile dell'ente. Il Comune le notifica un avviso di accertamento per l'ICI non versata. La società si oppone, sostenendo che il proprietario è il Comune. La Corte di Cassazione stabilisce un principio chiaro sulla soggettività passiva ICI del concessionario: chi ha la concessione di un bene pubblico, sia esso demaniale o patrimoniale indisponibile, è l'unico soggetto tenuto al pagamento dell'imposta. La natura del diritto (reale o obbligatorio) è irrilevante. La Corte rigetta il ricorso della società, che quindi deve pagare l'imposta.
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TOSAP su viadotto autostradale: la concessionaria privata paga
Una società concessionaria di un'autostrada ha contestato la richiesta di pagamento della tassa per l'occupazione di aree pubbliche per un viadotto che sovrasta strade comunali. La società sosteneva di non dover pagare, in quanto l'opera è di proprietà statale e di pubblico interesse. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro sulla TOSAP su viadotto autostradale: l'occupazione fisica dello spazio aereo comunale è un presupposto sufficiente per l'applicazione della tassa. Inoltre, la società concessionaria, agendo come un'impresa privata a scopo di lucro, non può beneficiare delle esenzioni fiscali previste per lo Stato. Di conseguenza, la società deve pagare il tributo al Comune.
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Tassazione specchi d’acqua: la Cassazione decide
Un'Unione di Comuni ha richiesto il pagamento della TARSU a un concessionario di un pontile per ormeggi. La Cassazione, riformando la decisione precedente, ha stabilito che la tassazione degli specchi d'acqua è legittima. Ha chiarito che, in assenza di un'Autorità Portuale, la competenza per la gestione dei rifiuti e l'imposizione della tassa spetta al Comune. Inoltre, gli specchi d'acqua rientrano nella nozione di 'aree scoperte' tassabili.
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TOSAP cavalcavia: la concessionaria autostradale paga
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15204/2024, ha stabilito che una società concessionaria autostradale è tenuta al pagamento della TOSAP per l'occupazione dello spazio aereo sovrastante il suolo comunale tramite un cavalcavia. La Corte ha chiarito che l'esenzione prevista per lo Stato non si estende al concessionario, in quanto quest'ultimo è un soggetto privato che gestisce l'infrastruttura con autonomia e a fini di lucro, realizzando così il presupposto impositivo della tassa.
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TOSAP cavalcavia: la concessionaria paga la tassa
Una società concessionaria di una rete autostradale è stata chiamata a versare la Tassa per l'Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche (TOSAP) per un cavalcavia che sovrastava una strada comunale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15201/2024, ha stabilito che la TOSAP cavalcavia è dovuta. La Corte ha chiarito che la società concessionaria, pur gestendo un'opera pubblica, agisce come un soggetto privato con finalità di lucro. L'occupazione dello spazio aereo comunale costituisce il presupposto oggettivo della tassa e l'esenzione prevista per lo Stato non si estende al concessionario privato.
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TOSAP cavalcavia: quando la concessionaria paga?
Una società concessionaria autostradale è stata chiamata a pagare la tassa per l'occupazione di suolo pubblico (TOSAP) per un cavalcavia che sovrasta una strada comunale. La società riteneva di essere esente, agendo per conto dello Stato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la TOSAP cavalcavia è dovuta in quanto la concessionaria è il soggetto che occupa concretamente lo spazio pubblico e lo sfrutta economicamente, rendendo inapplicabile l'esenzione prevista per lo Stato.
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TOSAP cavalcavia: la concessionaria deve pagare
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15173/2024, ha stabilito che una società concessionaria autostradale è tenuta al pagamento della TOSAP (Tassa per l'Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche) per un cavalcavia che sovrasta il suolo comunale. La Corte ha chiarito che l'occupazione dello spazio aereo pubblico costituisce il presupposto per l'imposta e che l'esenzione prevista per lo Stato non si estende al concessionario, un soggetto privato che agisce per fini di lucro.
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TOSAP cavalcavia autostradale: paga il concessionario
Una società di gestione autostradale si opponeva al pagamento della TOSAP richiesta da un Comune per l'occupazione dello spazio aereo sovrastante una strada comunale da parte di un cavalcavia autostradale. La società sosteneva di essere esente in quanto concessionaria dello Stato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la TOSAP per il cavalcavia autostradale è dovuta dal concessionario. L'esenzione fiscale prevista per lo Stato non si estende alla società concessionaria, che occupa il suolo pubblico per svolgere un'attività d'impresa con scopo di lucro.
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TOSAP cavalcavia: concessionari autostradali pagano
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15167/2024, ha stabilito che la tassa per l'occupazione di spazi pubblici (TOSAP) è dovuta anche dalle società concessionarie autostradali per i cavalcavia che sovrastano strade comunali. La Corte ha chiarito che l'esenzione fiscale prevista per lo Stato non si estende alle società private che, pur gestendo un servizio pubblico, operano in regime di concessione con autonomia imprenditoriale e scopo di lucro. Il presupposto della tassa è l'oggettiva sottrazione di spazio pubblico, in questo caso l'aria sovrastante la strada, a prescindere dalla proprietà statale dell'infrastruttura.
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TOSAP cavalcavia: quando la concessionaria paga la tassa
Una società concessionaria di autostrade ha impugnato un avviso di accertamento per il pagamento della TOSAP, sostenendo di essere esente in quanto operante per conto dello Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la TOSAP cavalcavia è dovuta. La Corte ha chiarito che l'esenzione fiscale prevista per lo Stato non si estende al concessionario, poiché quest'ultimo è un soggetto giuridico distinto che gestisce l'infrastruttura per un proprio fine economico. L'occupazione dello spazio aereo sopra il suolo comunale costituisce il presupposto per l'applicazione della tassa.
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TOSAP autostrade: la Cassazione conferma il tributo
Una società concessionaria di autostrade ha impugnato un avviso di accertamento per la TOSAP (Tassa per l'Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche) relativo a un viadotto che sovrastava una strada di proprietà comunale. La società sosteneva di non dover pagare il tributo poiché l'opera era stata realizzata in virtù di leggi statali e non di una concessione comunale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'esenzione dal pagamento della TOSAP autostrade, prevista per lo Stato, non si estende alla società concessionaria, anche se gestisce un'opera pubblica. L'occupazione del suolo comunale, sottraendolo all'uso pubblico, costituisce il presupposto per l'applicazione della tassa, indipendentemente dal fatto che l'opera sia di proprietà statale.
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