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art. 73 d.P.R. n. 309 del 1990

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Concorso di persone nel reato: tra spaccio e violenza in casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di droga, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. L'imputato sosteneva di essere un semplice convivente estraneo ai fatti (connivenza non punibile) e di aver opposto solo una resistenza passiva. I giudici hanno invece confermato la sua responsabilita per concorso di persone nel reato. La stabile convivenza, la presenza di strumenti di confezionamento in cucina, la vendita attiva a clienti e il tentativo violento di bloccare l'ingresso ai carabinieri (sbattendo la porta e colpendoli) dimostrano la sua partecipazione attiva. Esclusa anche la lieve entita per la quantita e la varieta della droga. L'uomo e stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: la fuga non evita la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. La donna era stata sorpresa dalle forze dell'ordine mentre tentava di raccogliere una busta contenente circa 170 grammi di eroina, dandosi poi alla fuga. I giudici hanno confermato la condanna a quattro anni di reclusione e 18.000 euro di multa, escludendo l'ipotesi della lieve entità del fatto a causa del consistente quantitativo di droga e del numero di dosi ricavabili. La Cassazione ha ribadito che il giudizio di legittimità non può tradursi in una nuova valutazione dei fatti e ha respinto anche le richieste relative all'indulto e alla prescrizione, condannando la ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: sconti negati e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni e quattro mesi di reclusione per un uomo accusato di detenzione di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana) destinate allo spaccio. L'imputato aveva proposto ricorso contestando la misura della riduzione di pena concessa per le circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile poiché la difesa si è limitata a contestazioni generiche senza confrontarsi con la motivazione della sentenza d'appello. La Corte ha ritenuto logica e corretta la decisione dei giudici di secondo grado, i quali avevano giustificato la pena finale basandosi sulla notevole quantità e sulla varietà delle droghe sequestrate. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: da terapia a condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti (eroina e hashish). Inizialmente assolto in primo grado per un presunto uso terapeutico e personale, l'imputato è stato successivamente condannato dalla Corte d'Appello a un anno e sei mesi di reclusione. I giudici di legittimità hanno confermato la condanna, evidenziando che la quantità di droga, il confezionamento, il possesso di due diverse tipologie di sostanze e la presenza in una nota piazza di spaccio smentiscono categoricamente l'ipotesi del consumo personale. Di conseguenza, oltre alla conferma della pena, l'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Traffico di sostanze stupefacenti: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna a quattro anni e quattro mesi di reclusione per plurimi episodi di traffico di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva una rivalutazione delle prove e la riqualificazione del fatto in reato di lieve entità. La Suprema Corte ha stabilito che tali richieste non sono ammissibili in sede di legittimità, poiché richiedono un nuovo esame dei fatti, precluso alla Cassazione. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a motivi generici
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a dieci mesi di reclusione e duemila euro di multa inflitta a un imputato per spaccio di lieve entità. L'imputato aveva presentato ricorso lamentando la mancata applicazione del proscioglimento immediato. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi del ricorso erano del tutto generici, limitandosi a richiamare la norma senza fornire argomentazioni concrete. Per questo motivo, la Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio: no al fatto di lieve entità se la droga ha valore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna a quattro anni di reclusione e 18.000 euro di multa per spaccio di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità, ma i giudici hanno respinto la richiesta a causa dell'elevata quantità di droga sequestrata. Inoltre, la Suprema Corte ha negato l'applicazione della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità, poiché il valore economico della sostanza non era irrisorio. Infine, la gravità della recidiva ha giustificato il severo trattamento sanzionatorio, prevalendo sulla buona condotta processuale dell'uomo. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Concordato in appello: no al ricorso ordinario in Cassazione
Il caso riguarda Il Lavoratore, condannato in secondo grado per reati di droga e resistenza a pubblico ufficiale. La Corte d'Appello ha rideterminato la pena in tre anni e quattro mesi di reclusione e 16.000 euro di multa, accogliendo il concordato in appello raggiunto con il Pubblico Ministero. Successivamente, Il Lavoratore ha proposto ricorso per Cassazione contro questa decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Secondo la legge, la sentenza che recepisce il concordato in appello non può essere impugnata con ricorso ordinario, ma solo tramite ricorso straordinario per errore di fatto, salvo rarissime eccezioni non presenti in questo caso. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a formule generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino condannato per reati in materia di stupefacenti. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna a oltre due anni di reclusione e a una multa pecuniaria. L'imputato ha impugnato la decisione proponendo motivi estremamente generici e basati su formule di stile, senza contestare in modo specifico le ragioni dei giudici di secondo grado. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no a formule di stile
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello di Genova, che confermava la condanna a un anno di reclusione e duemila euro di multa. Il ricorso si limitava a contestare in modo del tutto generico, con semplici formule di stile, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno stabilito che motivi così generici non consentono l'esame del ricorso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto l'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità: la quantità di droga nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. La difesa chiedeva l'applicazione della circostanza attenuante del fatto di lieve entità. I giudici hanno rigettato la richiesta, confermando che il peso elevato della droga sequestrata esclude qualsiasi riduzione di pena. Di conseguenza, l'imputato dovrà scontare la condanna a due anni e otto mesi di reclusione, oltre a pagare dodicimila euro di multa, le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata la condanna
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità ex art. 73 comma 5 d.P.R. 309/1990. La Corte d'Appello ha ridotto la pena a due mesi e venti giorni di reclusione e 600 euro di multa. Il Ricorrente ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando la manifesta illogicità della decisione con motivi del tutto generici e formule di stile. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della genericità delle censure, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena: no sconti per chi ha precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. L'imputato contestava la determinazione della pena, fissata in otto mesi di reclusione e duemila euro di multa, richiedendo l'applicazione del minimo edittale. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo corretta la scelta di non concedere sconti a causa dei precedenti penali specifici e recenti del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio: quando lo sconto non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di lieve entità dello spaccio di sostanze stupefacenti, aggravato dalla recidiva. La Corte d'Appello aveva confermato la pena di sette mesi di reclusione e 1.100 euro di multa. L'imputato richiedeva un'ulteriore riduzione della pena. I giudici di legittimità hanno ritenuto il ricorso manifestamente infondato, poiché la sanzione era già stata calcolata con un lievissimo scostamento rispetto al minimo edittale previsto dalla legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: no al minimo della pena per recidiva
Il caso riguarda un ricorso presentato da un cittadino, L'Imputato, condannato per il reato di spaccio di lieve entità e recidiva. La Corte d'Appello aveva confermato la pena di sei mesi di reclusione e seicento euro di multa, rifiutando di ridurre la sanzione al minimo edittale a causa della non irrisoria gravità del fatto. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando tale mancata riduzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La Cassazione ha ritenuto la motivazione della Corte d'Appello logica e congrua, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: gli attrezzi escludono l’uso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva che il fatto venisse riqualificato come semplice uso personale, contestando anche la gravità della pena. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che la tesi dell'uso personale è smentita da prove schiaccianti: l'ingente quantità di droga, la presenza di diverse tipologie di sostanze e il ritrovamento di strumenti per il confezionamento in dosi. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto per la centrale in casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a sei anni e sei mesi di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, sostenendo di aver ceduto droga solo a un conoscente e di essere in cura presso il SerT. I giudici hanno respinto la richiesta poiché l'uomo aveva trasformato la propria abitazione in una vera e propria centrale dello spaccio, accumulando ingenti quantità e varietà di sostanze. Inoltre, la presenza di numerosi e gravi precedenti penali ha precluso la concessione delle circostanze attenuanti generiche. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e inflitto una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: ospitare amici costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti in concorso, nello specifico 74,49 grammi di cocaina. L'imputato sosteneva di non essere a conoscenza della droga portata in casa da due ospiti temporanei. Tuttavia, i giudici di merito hanno ritenuto provata la sua consapevolezza e partecipazione. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, è stata confermata la condanna penale e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: la genericità costa cara
Il Ricorrente, condannato per spaccio di lieve entità, ha proposto ricorso contestando il calcolo della pena e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della genericità dei motivi presentati dalla difesa, che non ha contrastato in modo specifico la motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Valutazione della recidiva: i vecchi reati pesano ancora
Il caso riguarda un imputato condannato per spaccio di lieve entità. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, sostenendo che i precedenti penali fossero troppo vecchi per dimostrare una reale pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la valutazione della recidiva effettuata dalla Corte d'appello era corretta e ben motivata, avendo valorizzato tre precedenti penali specifici. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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