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Art. 720 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 720 Codice Civile

Eredità: Diritto all’Azione di Riduzione in Natura, non solo denaro
Una Figlia, erede legittimaria, ha contestato le disposizioni testamentarie della Madre defunta, chiedendo l'azione di riduzione per reintegrare la sua quota di eredità. Il Tribunale aveva riconosciuto la lesione della quota paterna (di cui la Figlia era erede), ma aveva liquidato il risarcimento solo in denaro. La Figlia ha insistito per l'azione di riduzione in natura, ovvero per ottenere una parte dei beni stessi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Figlia, stabilendo che il legittimario ha diritto a ottenere la propria quota di eredità in natura, salvo eccezioni specifiche. La sentenza è stata cassata per un nuovo esame, ribadendo il diritto del legittimario ai beni.
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Divisione Ereditaria: Comproprietà Ignorata, Sentenza Annullata
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di divisione ereditaria, dove un fratello erede contestava la ripartizione dei beni del defunto. Le corti inferiori avevano stabilito che alcune attrezzature agricole e di cantina fossero interamente di proprietà del defunto, imponendo al fratello un conguaglio (pagamento per pareggiare le quote) elevato. Il fratello sosteneva che la coniuge superstite aveva ammesso in precedenza la comproprietà (50%) di tali beni. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ritenendo che la Corte d'Appello avesse ignorato questa ammissione. Tale omissione ha viziato la corretta valutazione dell'asse ereditario e il calcolo del conguaglio. La sentenza precedente è stata annullata e il caso rinviato alla Corte d'Appello per una nuova decisione, che dovrà considerare la divisione ereditaria beni in comproprietà.
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Divisione ereditaria: illegittimo unire i patrimoni dei genitori
La controversia riguarda la divisione ereditaria complessa tra diversi eredi a seguito del decesso del padre e della successiva morte della madre. Il Tribunale aveva disposto lo scioglimento della sola successione paterna. La Corte d'Appello ha invece ricalcolato i conguagli unendo illegittimamente i patrimoni di entrambi i genitori, nonostante l'opposizione espressa di alcuni eredi alla comunione materna. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei coeredi assegnatari. I giudici hanno chiarito che il magistrato non può estendere d'ufficio la divisione a un asse ereditario separato senza il consenso di tutti i condividenti, annullando la sentenza d'appello e rinviando la causa per una nuova stima corretta.
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Scioglimento Comunione Ereditaria: Terreni Indivisibili e Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un coerede che contestava lo scioglimento della comunione ereditaria e l'attribuzione integrale di terreni a un altro erede. Il Ricorrente lamentava la violazione di norme sulla divisione dei beni non comodamente divisibili e l'omesso esame del suo interesse a coltivare i fondi. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile per diverse ragioni. Il Ricorrente non aveva la legittimazione (il diritto) ad agire come erede di un altro soggetto che non aveva chiesto l'attribuzione esclusiva dei beni. Inoltre, il ricorso non specificava gli atti precedenti in cui le sue pretese erano state formulate e non criticava adeguatamente le motivazioni della Corte d'Appello sull'indivisibilità dei beni e sull'attribuzione all'erede con la quota maggiore. La decisione conferma l'importanza di formulare ricorsi specifici e autosufficienti.
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Improcedibilità del ricorso in Cassazione per omesso deposito
La controversia trae origine dalla divisione dei beni comuni tra due coniugi. La moglie contesta la formazione delle quote e l'ammontare del conguaglio disposto a favore dell'ex coniuge, il cui patrimonio è nel frattempo confluito in una procedura fallimentare. La donna notifica l'atto di impugnazione alla Curatela fallimentare, ma omette di depositarlo presso la cancelleria della Suprema Corte. La Curatela deposita tempestivamente il proprio controricorso e iscrive direttamente la causa a ruolo per far accertare la violazione procedurale. I giudici dichiarano l'improcedibilità del ricorso in Cassazione per il mancato rispetto dei termini di deposito, condannando la ricorrente alle spese legali e al raddoppio del contributo unificato.
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Divisione giudiziale: spese vive e conguaglio da aggiornare
Un comproprietario ha avviato una causa per ottenere lo scioglimento della comunione di usufrutto su una quota immobiliare. L'attore ha chiesto l'assegnazione dell'intero bene e il rimborso delle spese di manutenzione sostenute nel tempo. La controparte ha accettato l'attribuzione del bene. I giudici di merito hanno però bloccato il rimborso delle spese maturate durante la causa e rifiutato di ricalcolare il conguaglio economico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario. La Suprema Corte ha chiarito che nella divisione giudiziale i documenti relativi a spese sorte in corso di causa sono sempre ammissibili. Inoltre, il giudice deve aggiornare d'ufficio il conguaglio al momento della sentenza definitiva per riflettere il reale valore di mercato dell'immobile.
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Conguaglio divisione immobiliare: il valore al momento della decisione finale
Un comproprietario ha impugnato una precedente decisione della Cassazione sul calcolo del conguaglio divisione immobiliare. La controversia riguardava la data di riferimento per la valutazione dell'immobile e il criterio di stima (stato attuale vs. potenziale demolizione/ricostruzione). La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione, ribadendo che il conguaglio deve basarsi sul valore dell'immobile al momento della decisione finale che scioglie la comunione. Ha inoltre confermato che la scelta del criterio di valutazione spetta al giudice di merito, se adeguatamente motivata.
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Scioglimento della comunione: le prime indicazioni non vincolano
Due fratelli si sono scontrati in giudizio per ottenere lo scioglimento della comunione su un immobile ereditato. Il Tribunale ha pronunciato una prima sentenza non definitiva che riconosceva il diritto alla divisione e disponeva una perizia per formare i lotti. La sorella ha sostenuto che le riflessioni inserite nella motivazione iniziale sulle modalità di divisione vincolassero il giudice finale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della donna, confermando la vittoria del fratello. I giudici hanno chiarito che le osservazioni preliminari hanno valore meramente ordinatorio e programmatico. Solo la sentenza definitiva assegna i beni e stabilisce le regole concrete della divisione.
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Divisione ereditaria: sorteggio derogabile e beni esclusi
Un erede ha citato in giudizio i due fratelli per procedere alla divisione ereditaria dei beni dei defunti genitori. Il tribunale ha approvato il progetto divisionale assegnando i lotti in natura con previsione di un conguaglio in denaro. Uno dei fratelli ha impugnato la decisione lamentando la mancata inclusione di altri beni sopravvenuti, la stima economica e la mancata estrazione a sorte. La Corte d'Appello ha confermato la sentenza di primo grado. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso del coerede. I giudici hanno stabilito che il principio di universalità non impedisce una divisione parziale se le parti non estendono tempestivamente la domanda. Inoltre, il giudice può derogare motivatamente al sorteggio per tutelare il pregresso godimento dei beni da parte dei singoli eredi.
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Fisco vs coeredi: imposta di registro sulla divisione ereditaria
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di liquidazione applicando l'aliquota proporzionale dell'1% per l'imposta di registro sulla divisione ereditaria di beni immobili, disposta con sentenza del Tribunale. I Contribuenti si sono opposti, sostenendo che l'assegnazione di quote indivise di lotti a gruppi ristretti di coeredi escludesse la qualificazione dell'atto come divisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che, per l'applicazione dell'imposta di registro sulla divisione ereditaria, rileva solo il rapporto tra la quota di diritto e quella di fatto. Se non vi sono eccedenze o conguagli, l'atto mantiene natura dichiarativa (aliquota 1%), anche se i beni non comodamente divisibili sono assegnati in comproprietà a più coeredi. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Maso chiuso: la Cassazione salva l’erede dai ritardi del rito
Alla morte del padre, i coeredi si sono scontrati per l'assegnazione di un maso chiuso. Il Tribunale e la Corte d'Appello avevano dichiarato inammissibile la richiesta di un coerede di essere nominato assuntore, ritenendola una domanda riconvenzionale tardiva perché non presentata rispettando le forme del rito del lavoro. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la richiesta di attribuzione del maso chiuso non è una domanda riconvenzionale autonoma, ma fa parte di un'unica procedura volta a individuare il miglior candidato secondo criteri di preferenza di legge. Di conseguenza, non si applicano le decadenze processuali ordinarie. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Imposta di registro sulla divisione: si paga sull’intero bene
Alcuni coeredi hanno ricevuto l'intero immobile indivisibile pagando un conguaglio in denaro agli altri esclusi. L'Agenzia delle Entrate ha applicato l'imposta di registro sulla divisione calcolandola sull'intero valore del bene. I contribuenti sostenevano si trattasse di uno stralcio di quota, con tassazione limitata ai soli conguagli. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'assegnazione dell'intero bene indivisibile a più coeredi con liquidazione in denaro degli altri costituisce scioglimento totale della comunione ereditaria. Pertanto, la base imponibile per l'imposta di registro sulla divisione è l'intero valore dell'immobile e non solo il conguaglio. Inoltre, il fisco può notificare l'avviso di liquidazione anche a un solo debitore solidale.
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Divisione ereditaria di immobili abusivi: la Cassazione dice no
Due sorelle hanno citato in giudizio il fratello per ottenere la divisione di un compendio immobiliare ereditato dal padre. Il tribunale e la corte d'appello hanno disposto la divisione dei beni. Il fratello ha proposto ricorso in Cassazione lamentando che la divisione includeva immobili abusivi. La corte d'appello aveva ritenuto che la nullità per abusivismo edilizio si applicasse solo agli atti tra vivi e non alla divisione ereditaria. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la divisione ereditaria di immobili abusivi è nulla. Le Sezioni Unite hanno chiarito che il divieto di commerciabilità degli immobili abusivi si applica anche alle divisioni ereditarie giudiziali. La sentenza è stata cassata con rinvio per escludere i beni non in regola.
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Scioglimento della comunione: no a rimborsi spese tardivi
Il caso riguarda lo scioglimento della comunione di un immobile tra due comproprietari. Il ricorrente ha richiesto il rimborso della metà delle spese di costruzione solo in sede di conclusioni finali, ma i giudici di merito hanno dichiarato la domanda inammissibile perché tardiva. Inoltre, lo stesso comproprietario ha contestato la nomina del geometra come Consulente Tecnico d'Ufficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la domanda di rimborso tardiva non può bloccare lo scioglimento della comunione e che la scelta del perito spetta al giudice. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali aggiuntive.
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Scioglimento della comunione ereditaria: l’assente paga le spese
Nel corso di un giudizio per lo scioglimento della comunione ereditaria di un immobile indivisibile, alcuni eredi contestavano l'ammissibilità della richiesta di assegnazione dell'intero bene presentata da un altro comproprietario, ritenendola una domanda nuova e tardiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la richiesta di attribuzione dell'intero immobile ex art. 720 c.c. non costituisce una domanda nuova, bensì una semplice modalità di attuazione della divisione, proponibile anche per la prima volta in appello. La Corte ha inoltre chiarito che la rivalutazione del conguaglio richiede la prova di un effettivo mutamento di valore del bene e che la contumacia non esclude la condanna alle spese per il principio di soccombenza.
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