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Art. 707 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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Altri anni per Art. 707 Codice Penale

Ricettazione confermata ma scatta la prescrizione del reato
L'Imputato era stato condannato nei precedenti gradi di giudizio per ricettazione di un'autovettura e possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, rilevando che per il reato contravvenzionale di possesso di attrezzi da scasso era ormai maturata la prescrizione del reato prima della sentenza d'appello. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno annullato senza rinvio la condanna limitatamente a questo capo d'accusa, rideterminando la pena complessiva per la sola ricettazione a sette mesi e dieci giorni di reclusione, oltre a 167 euro di multa. Gli altri motivi di ricorso dell'imputato, volti a riqualificare la ricettazione in furto e a contestare la recidiva, sono stati dichiarati inammissibili.
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Sospensione della prescrizione per Covid-19: condanna confermata
Un cittadino, condannato per possesso ingiustificato di grimaldelli, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata prescrizione del reato. L'imputato sosteneva che la sospensione dei termini legata all'emergenza sanitaria dovesse applicarsi solo per i giorni compresi tra l'udienza fissata e la fine del primo periodo di blocco, e non per l'intero periodo di emergenza di 64 giorni. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la sospensione della prescrizione per Covid-19 opera in modo generalizzato per tutti i procedimenti pendenti dal 9 marzo all'11 maggio 2020. Di conseguenza, il reato non era estinto e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricettazione di particolare tenuità: no allo sconto per la BMW
L'Imputato è stato condannato per ricettazione di un'auto e possesso di strumenti da scasso. La difesa ha richiesto l'applicazione della circostanza attenuante della ricettazione di particolare tenuità e il riconoscimento del reato continuato con un altro episodio avvenuto a soli undici giorni di distanza. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi della particolare tenuità, evidenziando il valore non irrisorio del veicolo e i precedenti penali specifici dell'uomo. Ha invece accolto il ricorso sul reato continuato, annullando la sentenza con rinvio per il ricalcolo della pena complessiva. Infine, ha dichiarato estinto per prescrizione il reato di possesso di strumenti da scasso.
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Sospensione della prescrizione Covid: condanna definitiva
L'Imputato, condannato in appello a sei mesi di arresto per possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto l'avvenuta estinzione del reato, contestando il calcolo del periodo di sospensione dovuto all'emergenza COVID-19. Secondo il ricorrente, la sospensione doveva limitarsi ai giorni successivi alla data dell'udienza rinviata, anziché coprire l'intero periodo emergenziale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sospensione della prescrizione opera automaticamente per l'intero periodo di sessantaquattro giorni previsto dalla legge emergenziale per tutte le udienze originariamente fissate in quell'arco temporale. Di conseguenza, la prescrizione non era maturata e la condanna è diventata definitiva, con obbligo di pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: il patteggiamento pesa
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari è stato sorpreso fuori dal cancello di casa a fumare una sigaretta e accusato di evasione. La difesa ha richiesto l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che i precedenti penali derivanti da sentenze di patteggiamento non potessero dimostrare l'abitualità della condotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che anche le sentenze di patteggiamento contengono un accertamento implicito sulla commissione del fatto e sono quindi idonee a dimostrare la serialità dei comportamenti. Di conseguenza, l'abitualità del comportamento osta al riconoscimento del beneficio, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Possesso ingiustificato di chiavi o grimaldelli: condanna comune
Due soggetti venivano condannati per il reato di possesso ingiustificato di chiavi o grimaldelli (art. 707 c.p.) poiché sorpresi a bordo di un'auto nel cui bagagliaio erano custoditi strumenti da scasso. I ricorrenti viaggiavano insieme a soggetti con precedenti penali per reati contro il patrimonio. La difesa sosteneva l'inconsapevolezza dei passeggeri circa la presenza degli attrezzi e i precedenti penali dei compagni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici di legittimità hanno stabilito che la ricostruzione del contesto operata nei gradi di merito è logica e coerente, precludendo una nuova valutazione dei fatti. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Senzatetto: assolto da possesso ingiustificato di arnesi
Un uomo, già condannato per reati patrimoniali, viene fermato a una fermata dell'autobus con un coltellino multiuso. Condannato nei primi gradi per il reato di possesso ingiustificato di arnesi atti allo scasso, propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, chiarendo che la giustificazione del possesso può essere fornita anche successivamente al controllo e che l'oggetto (un comune coltellino) va valutato nel contesto concreto. Essendo l'imputato senza fissa dimora, il possesso del coltellino risponde a normali esigenze quotidiane e non a un pericolo di furto. La Cassazione annulla la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste.
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Possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli: reato
Un uomo, già condannato per reati contro il patrimonio, viene sorpreso dalle forze dell'ordine in possesso di strumenti idonei allo scasso. Non fornendo alcuna giustificazione plausibile sulla destinazione d'uso di tali oggetti, viene condannato per il reato di possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli (art. 707 c.p.). L'imputato ricorre in Cassazione, sostenendo che si trattasse di attrezzi da lavoro comuni e che il suo silenzio non potesse essere usato come prova di colpevolezza. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che, in presenza di precedenti penali specifici e della mancata giustificazione del possesso di arnesi atti a forzare serrature, si configura pienamente il reato, escludendo anche la concessione delle attenuanti generiche. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Trattazione orale in appello: arresto tardivo e termini scaduti
L'Imputato, condannato per possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la nullità del giudizio d'appello. La difesa sosteneva che l'omessa traduzione in udienza, dovuta a una detenzione sopravvenuta per altra causa, avesse violato il suo diritto di difesa. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, rilevando che l'impedimento è avvenuto dopo la scadenza del termine perentorio di quindici giorni per richiedere la trattazione orale in appello. Non essendoci impedimenti prima di tale scadenza, l'imputato non ha diritto alla rimessione in termini. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Arnesi da scasso in auto: la fuga notturna costa la condanna
La Cassazione ha confermato la condanna per un uomo fermato di notte alla guida con una forbice e una tenaglia in auto. Il suo tentativo di fuga alla vista della Polizia e un precedente per furto sono stati decisivi. I giudici hanno stabilito che questi elementi dimostravano la consapevolezza di trasportare oggetti per scopi illeciti, integrando il reato di possesso ingiustificato di arnesi da scasso. È stata respinta la richiesta di non punibilità per la lieve entità del fatto, poiché le circostanze (orario notturno, centro città) rivelavano una concreta pericolosità sociale. L'uomo ha perso il ricorso e la condanna è diventata definitiva.
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Grimaldelli in tasca e precedenti: no alla particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per possesso ingiustificato di strumenti da scasso. L'imputato, già condannato più volte per reati a scopo di lucro, aveva chiesto l'assoluzione per particolare tenuità del fatto. La richiesta è stata respinta. I giudici hanno stabilito che i numerosi precedenti penali qualificano il suo comportamento come 'abituale', una condizione che esclude categoricamente l'applicazione di questo beneficio. La sentenza chiarisce che la serialità nei reati contro il patrimonio impedisce di considerare l'episodio come un fatto isolato e di lieve entità, rendendo la condanna definitiva.
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Concordato in appello: accordo sulla pena blocca l’assoluzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che, dopo aver accettato un **concordato in appello** con riduzione di pena, chiedeva l'assoluzione. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: l'accordo sulla pena implica la rinuncia a contestare la propria colpevolezza. Di conseguenza, non è possibile utilizzare il ricorso in Cassazione per rimettere in discussione la responsabilità penale, ma solo per contestare eventuali vizi dell'accordo stesso o l'illegalità della pena applicata. L'imputata ha quindi perso il ricorso ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Pena Aumentata in Appello: Cassazione Annulla per Reformatio in Peius
Un imputato, condannato in primo grado a sei mesi di reclusione per un reato minore, si vede aumentare la pena a otto mesi di arresto in appello. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, riaffermando un principio fondamentale: il divieto di reformatio in peius. Questa regola impedisce al giudice d'appello di peggiorare la condanna se a ricorrere è solo l'imputato. Anche se la Corte d'Appello aveva correttamente modificato il tipo di pena (da reclusione ad arresto), non poteva aumentare la sua durata. La Cassazione ha quindi ridotto la pena a sei mesi di arresto, ristabilendo la durata originale e facendo prevalere la tutela dell'imputato.
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Errore calcolo pena? La prescrizione del reato annulla la condanna
Un individuo, condannato per possesso ingiustificato di arnesi da scasso, ricorre in Cassazione lamentando un errore nel calcolo dello sconto di pena. Durante il giudizio di legittimità, però, matura il tempo massimo previsto dalla legge per perseguire quel crimine. La Corte Suprema, ritenendo il ricorso non infondato, non entra nel merito della questione sollevata ma dichiara l'avvenuta prescrizione del reato. Di conseguenza, la sentenza di condanna viene annullata definitivamente, estinguendo ogni effetto penale a carico dell'imputato.
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Sospensione prescrizione: rinvio chiesto, condanna confermata
Un imputato, condannato per possesso ingiustificato di strumenti da scasso, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'estinzione del reato per prescrizione. Contestava il calcolo di due periodi di sospensione: uno legato all'emergenza pandemica e l'altro a un rinvio d'udienza chiesto dal suo stesso avvocato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: qualsiasi richiesta di rinvio proveniente dalla difesa comporta l'automatica sospensione della prescrizione, anche senza un provvedimento formale del giudice. L'unica eccezione riguarda i rinvii per 'termine a difesa' previsti dalla legge. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Fuga in moto: quando scappare è resistenza a pubblico ufficiale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un motociclista accusato di resistenza a pubblico ufficiale. L'uomo, dopo aver ricevuto l'ordine di fermarsi, era fuggito ad alta velocità, imboccando una strada contromano e mettendo a rischio l'incolumità degli agenti e degli altri utenti della strada. La Corte ha stabilito che una fuga attuata con manovre così pericolose non è una semplice disobbedienza, ma integra pienamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale, in quanto costituisce una minaccia indiretta volta a scoraggiare l'intervento della polizia. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Jammer in auto: condanna per possesso di grimaldelli anche non tuo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per possesso ingiustificato di grimaldelli nei confronti di un automobilista. Nella sua vettura era stato trovato un 'jammer', un disturbatore di frequenze. L'uomo si era difeso sostenendo che l'oggetto non fosse suo, ma di un passeggero. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: per la configurabilità del reato non conta la proprietà dell'oggetto, ma la sua 'disponibilità concreta ed immediata'. Essendo il jammer visibile e a portata di mano del conducente, la sua consapevolezza e possibilità di utilizzo erano sufficienti per la condanna. L'appello è stato quindi respinto.
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Accordo in Appello: Patteggia la Pena ma Ricorre, Cassazione lo Blocca
Un uomo, condannato per possesso ingiustificato di strumenti da scasso, aveva raggiunto un accordo in appello con la Procura per ridefinire la pena, rinunciando ad altri motivi di contestazione. Nonostante ciò, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiaro: l'accordo in appello è vincolante e preclude qualsiasi successiva impugnazione sui punti concordati. Di conseguenza, l'imputato ha perso e la sua condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Povertà e condanna: sì alla pena pecuniaria sostitutiva
Una donna viene condannata a sei mesi di arresto per il possesso ingiustificato di arnesi da scasso rinvenuti nella sua automobile. La Corte d'Appello le nega la pena pecuniaria sostitutiva basandosi esclusivamente sulla sua ammissione al gratuito patrocinio, deducendone l'incapacità economica e calcolando un importo spropositato. La Cassazione annulla questa decisione. I giudici supremi chiariscono che l'indigenza economica non impedisce l'accesso alla pena pecuniaria sostitutiva. Inoltre, il calcolo della sanzione deve seguire i criteri agevolati previsti dalla legge speciale e non quelli generali del codice penale. Questo permette di calibrare l'importo sulle reali disponibilità del condannato, garantendo equità.
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Prescrizione del reato e possesso di grimaldelli
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due soggetti condannati per il possesso ingiustificato di chiavi e grimaldelli (Art. 707 c.p.). La difesa ha contestato il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, basato erroneamente su un singolo precedente penale remoto. La Suprema Corte ha ritenuto fondata la doglianza, rilevando che l'abitualità non può essere desunta automaticamente da un unico episodio passato. Poiché il ricorso non era inammissibile, il decorso del tempo ha determinato la prescrizione del reato, portando all'annullamento della sentenza senza rinvio.
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