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Art. 705 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 705 Codice di Procedura Civile

Manutenzione del possesso: il proprietario blocca il cancello
Una società agricola ha avviato un'azione di manutenzione del possesso per installare un nuovo cancello su uno stradone, sostituendo quello precedente. Il proprietario del terreno si è opposto, rivendicando la proprietà esclusiva dell'area. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda della società, accertando che una precedente sentenza definitiva aveva già dichiarato nullo l'atto di acquisto della società su quella specifica porzione di terreno. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della società agricola. I giudici hanno stabilito che il legittimo proprietario può opporsi all'alterazione dei luoghi se la sua proprietà è stata accertata con sentenza passata in giudicato. Di conseguenza, la società agricola perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Usucapione Servitù Passaggio: il sentiero non basta, serve un’opera
Un proprietario terriero ha citato in giudizio il vicino per impedirgli di attraversare il suo fondo. Il vicino si è difeso sostenendo di aver acquisito il diritto per usucapione servitù di passaggio, avendo utilizzato il percorso per oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta del vicino. I giudici hanno stabilito che per l'usucapione è necessaria una 'servitù apparente', cioè l'esistenza di opere visibili e permanenti (come una strada costruita) che dimostrino la funzione del passaggio. Un semplice sentiero formatosi con il calpestio non è sufficiente a soddisfare questo requisito. Di conseguenza, il vicino ha perso la causa e non ha ottenuto il diritto di passaggio.
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Eccezione petitoria: vicino costruisce muro e vince la causa
Un proprietario terriero e il titolare di una servitù di passaggio citano in giudizio un vicino per aver costruito un muro che invadeva una striscia di terreno, bloccando il passaggio. Il vicino si è difeso con una eccezione petitoria, dimostrando di avere un titolo di proprietà valido (una donazione) e che la demolizione del muro gli avrebbe causato un danno irreparabile. I ricorrenti, invece, non sono riusciti a provare di aver acquisito il diritto per usucapione. La Cassazione ha dato ragione al vicino, stabilendo che l'eccezione petitoria è ammissibile in un giudizio possessorio a queste precise e limitate condizioni, portando alla sconfitta di chi aveva iniziato la causa.
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Negatoria servitutis: limiti al cumulo processuale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un'azione di negatoria servitutis promossa per contestare la realizzazione abusiva di una strada su un terreno privato. Il nodo centrale della controversia riguardava l'applicabilità dell'art. 705 c.p.c., che vieta di proporre un giudizio petitorio mentre è pendente un giudizio possessorio. Gli Ermellini hanno chiarito che tale divieto ha natura puramente soggettiva: non opera se chi agisce in sede petitoria non è stato parte del precedente giudizio possessorio. La sentenza ha inoltre respinto la richiesta di servitù coattiva avanzata dai convenuti a causa della mancata citazione in giudizio di tutti i proprietari dei fondi coinvolti.
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Spoglio possessorio: quando il lucchetto è illegittimo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso relativo a uno spoglio possessorio derivante dalla chiusura di un'area di confine. La controversia nasce dall'installazione di una rete metallica e di un lucchetto che impedivano l'accesso a una porzione di terreno precedentemente oggetto di compossesso. I giudici hanno stabilito che la responsabilità dello spoglio ricade su tutti i comproprietari del fondo confinante, qualificati come autori morali in quanto beneficiari dell'ampliamento del proprio possesso a danno della controparte. La Corte ha inoltre ribadito il divieto di proporre eccezioni di usucapione all'interno di un giudizio possessorio.
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Usucapione: interruzione con domanda inammissibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'**Usucapione** può essere interrotta anche da una domanda giudiziale dichiarata inammissibile. Nel caso trattato, i proprietari di un immobile avevano richiesto la restituzione del bene in sede di appello. Sebbene tale domanda fosse processualmente irrituale, la Corte ha chiarito che essa manifesta la volontà del titolare di recuperare il possesso, interrompendo così il termine ventennale necessario per l'acquisto della proprietà da parte del possessore.
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Recesso dal contratto di appalto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7663/2023, ha chiarito importanti principi in materia di recesso dal contratto di appalto. Un appaltatore, dopo aver subito il recesso da parte del committente e aver ottenuto la reintegra nel possesso del cantiere, si opponeva alla richiesta di restituzione e risarcimento. La Suprema Corte ha stabilito che il recesso unilaterale del committente scioglie immediatamente il contratto, obbligando l'appaltatore alla restituzione del bene senza poter invocare il diritto di ritenzione in attesa dell'indennizzo. L'azione di rivendica del committente è legittima se avviata dopo la conclusione e l'attuazione del giudizio possessorio.
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