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Art. 68 Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 68 Codice Penale

Contraffazione per equivalenti: Tutor autostradale salvo
La Titolare del Brevetto ha fatto causa alla Società Autostradale chiedendo il risarcimento danni per la presunta contraffazione del proprio brevetto del 1999, relativo a un sistema di controllo del traffico. Secondo l'attrice, il sistema di rilevamento della velocità (Tutor) installato dalla convenuta violava la sua privativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Titolare del Brevetto, confermando che non vi è stata alcuna contraffazione per equivalenti. I due sistemi, infatti, risolvono lo stesso problema tecnico (rilevare la velocità dei veicoli) ma utilizzano tecnologie del tutto differenti e non equivalenti: raggi ottici posteriori per il brevetto originario e spire magnetiche sotto l'asfalto per il sistema autostradale. Di conseguenza, la Società Autostradale non ha violato alcun diritto di brevetto e la Titolare del Brevetto è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Rapina aggravata da più persone: complice in fuga, condanna certa
Un uomo viene condannato per ricettazione di un'auto, resistenza a pubblico ufficiale e per una rapina impropria. Quest'ultima è una rapina aggravata da più persone, commessa con un complice poi fuggito. L'imputato presenta ricorso in Cassazione, contestando proprio l'esistenza dell'aggravante. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile e conferma la condanna. I giudici stabiliscono che per l'aggravante è sufficiente la presenza simultanea di due o più persone sul luogo del reato al momento della violenza, anche se solo una la compie materialmente. La presenza del complice, infatti, rafforza l'azione criminale. La condanna diventa così definitiva.
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Vincolo della continuazione: ricorso generico, condanna a pagare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva l'applicazione del **vincolo della continuazione** per unificare diverse pene. L'uomo aveva presentato un'istanza per modificare il cumulo delle sue condanne, sostenendo che i reati derivassero da un unico disegno criminoso. Tuttavia, la sua richiesta è stata respinta a ogni livello perché ritenuta troppo generica e non supportata da alcun elemento concreto o prova documentale. La Suprema Corte ha confermato la decisione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro. La sentenza sottolinea che per ottenere benefici di legge non basta una semplice affermazione, ma servono argomentazioni specifiche e fondate.
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Minorata difesa e rapina: stop al doppio aumento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che applicava erroneamente due aggravanti per lo stesso fatto in un caso di rapina. Il giudice di merito aveva considerato sia l'aggravante specifica per l'età della vittima (superiore a 65 anni) sia quella comune della minorata difesa. La Suprema Corte ha stabilito che l'aggravante speciale assorbe quella comune, poiché entrambe si fondano sulla medesima condizione di debolezza fisica legata all'età senile. L'applicazione di entrambe violerebbe il principio del ne bis in idem sostanziale, portando a un ingiusto raddoppio della pena.
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Calcolo pena aggravanti: la Cassazione corregge
In un caso di rapina pluriaggravata, la Corte di Cassazione ha corretto la sentenza di appello, non per la valutazione dei fatti, ma per un errore nel calcolo pena aggravanti. La Corte ha annullato parzialmente la sentenza, ricalcolando la pena secondo le norme vigenti all'epoca del reato (antecedenti alla riforma del 2017), che prevedevano un trattamento diverso per il concorso di più circostanze. Ha invece confermato la non applicabilità dell'attenuante del danno di lieve entità e la sussistenza dell'aggravante della minorata difesa.
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