LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 679 Codice di Procedura Penale — Sezione Prima Penale

Altri anni per Art. 679 Codice di Procedura Penale

Espulsione dello straniero confermata dopo la pena per omicidio
La Corte di Cassazione ha confermato l'espulsione dello straniero condannato per l'omicidio della moglie al termine dell'espiazione di dodici anni di reclusione. Il Tribunale di sorveglianza aveva ritenuto ancora attuale la pericolosità sociale del condannato perché l'uomo si era reso irreperibile per anni dopo la scarcerazione, non aveva mostrato alcun ripensamento critico per il delitto e viveva senza permesso di soggiorno né un lavoro lecito. La Suprema Corte ha respinto il ricorso del condannato. I giudici hanno chiarito che i benefici carcerari non bastano a dimostrare un reale recupero se mancano segni di evoluzione della personalità. Inoltre, la totale assenza di mezzi di sostentamento e di documenti di soggiorno crea un pericolo concreto di reiterazione del crimine.
Continua »
Carcere esemplare, ma pericolosità sociale e libertà vigilata
Il Tribunale di sorveglianza ha disposto tre anni di misura di sicurezza per un condannato per associazione mafiosa. Il soggetto ha presentato ricorso in Cassazione evidenziando che il giudice della prevenzione aveva in precedenza escluso la sua pericolosità grazie alla condotta carceraria impeccabile e al tempo trascorso dai fatti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Il tema di pericolosità sociale e libertà vigilata richiede un apprezzamento autonomo da parte del magistrato di sorveglianza. Il comportamento regolare in cella e il decorso degli anni non bastano a escludere il rischio di recidiva. Il condannato, infatti, aveva già riallacciato i legami con il crimine organizzato dopo una lunghissima detenzione passata e non ha dimostrato una reale dissociazione dalla consorteria mafiosa né una concreta prospettiva di sostentamento lecito.
Continua »
Revoca della misura di sicurezza tra lavoro e vincoli mafiosi
Un condannato per associazione mafiosa ed estorsione ha chiesto la revoca della misura di sicurezza della libertà vigilata prima della scadenza biennale. Il richiedente ha evidenziato un regolare lavoro, l'assenza di nuove denunce e la partecipazione ai percorsi carcerari. I giudici hanno respinto l'istanza evidenziando la persistenza della pericolosità sociale, confermata da sanzioni disciplinari in carcere, lettere scambiate con esponenti della criminalità e il mancato distacco dall'ambiente mafioso originario. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la revoca della misura di sicurezza esige fatti nuovi, certi e univoci in grado di escludere del tutto il pericolo di recidiva.
Continua »
Fungibilità delle misure di sicurezza: stop allo scomputo
Un uomo condannato ha richiesto di scomputare 195 giorni da una nuova misura restrittiva, la libertà controllata. Il richiedente sosteneva di aver già scontato ingiustamente quel periodo sotto il regime della libertà vigilata. Il Giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato il diniego dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la fungibilità delle misure di sicurezza non detentive non è prevista dalla legge. Tale istituto riguarda esclusivamente il carcere o le misure cautelari detentive. Inoltre, la libertà vigilata serve a neutralizzare una pericolosità sociale attuale, la quale non può essere cancellata o compensata da restrizioni subite in passato.
Continua »
Misura di sicurezza in REMS: confermata per pericolosità
La Corte di Cassazione ha confermato la misura di sicurezza in REMS della durata di un anno a carico di una donna ritenuta socialmente pericolosa. La vicenda trae origine dalle gravi minacce commesse dalla donna contro la propria famiglia e dal successivo fallimento dei percorsi terapeutici territoriali, segnati da violazioni delle prescrizioni ed irreperibilità. La difesa chiedeva la sostituzione del ricovero con la libertà vigilata sulla base di perizie cliniche favorevoli. I giudici hanno stabilito che i recenti miglioramenti non smentiscono la persistente pericolosità sociale. I precedenti fallimenti delle misure meno restrittive giustificano pienamente la custodia nella struttura sanitaria protetta. Il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese.
Continua »
Misura di sicurezza: ricovero o cura libera? Decide il Tribunale
Un imputato prosciolto per vizio totale di mente subisce l'applicazione di una misura di sicurezza residenziale presso una struttura specializzata. L'uomo impugna la decisione davanti al Tribunale di sorveglianza per ottenere una misura non residenziale, ossia l'obbligo di frequentare il Centro di salute mentale. Il Tribunale dichiara inammissibile l'appello ritenendo competente il Magistrato di sorveglianza sulle sole modalità esecutive. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del difensore. I giudici supremi stabiliscono che la contestazione riguarda la tipologia e i presupposti della misura e non la sua mera esecuzione. La competenza spetta quindi al Tribunale di sorveglianza, che dovrà riesaminare il caso nel merito.
Continua »
Pericolosità sociale: illegittima la misura senza perizia
Il Tribunale di sorveglianza disponeva l'applicazione della libertà vigilata per un anno nei confronti di un soggetto assolto per vizio di mente. Il giudice confermava la pericolosità sociale valorizzando la mancata collaborazione con i servizi per le dipendenze, ma ometteva di attendere gli esiti degli accertamenti psichiatrici precedentemente disposti. La difesa presentava ricorso per cassazione deducendo il vizio di motivazione e la carenza istruttoria. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e annullato il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità hanno chiarito che il giudizio di pericolosità sociale richiede una valutazione attuale, rigorosa e completa della personalità e delle patologie dell'interessato.
Continua »
Pericolosità sociale e libertà: la Cassazione annulla la misura
Un uomo condannato contestava l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata al termine della pena. Il Tribunale di Sorveglianza aveva confermato la misura basandosi esclusivamente sulla mancata presentazione del soggetto agli appuntamenti con i servizi sociali. L'interessato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando l'omessa valutazione degli elementi favorevoli, come il lungo tempo trascorso dai fatti, la condotta corretta e le proprie condizioni di salute psichica. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato il provvedimento impugnato. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'accertamento della pericolosità sociale richiede un'analisi complessiva e attuale della persona, senza limitarsi a un singolo comportamento omissivo non contestualizzato.
Continua »
Competenza del magistrato di sorveglianza e cambio di residenza
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto negativo di competenza tra due uffici giudiziari in merito all'applicazione di una misura di sicurezza nei confronti di un condannato. La Procura aveva chiesto di valutare la pericolosità sociale del soggetto mentre questi risiedeva nel primo circondario. Successivamente, l'uomo si era trasferito presso una comunità situata nel territorio del secondo giudice. Entrambi i magistrati avevano declinato la propria competenza. La Suprema Corte ha chiarito che la competenza del magistrato di sorveglianza si radica in modo definitivo al momento della presentazione della richiesta iniziale. Gli spostamenti o i cambi di residenza successivi non modificano l'ufficio competente. Di conseguenza, il primo giudice deve trattare il fascicolo.
Continua »
Competenza del magistrato di sorveglianza e trasferimento
La Procura ha chiesto di accertare la pericolosità sociale di un soggetto detenuto in carcere prima della sua scarcerazione. Successivamente, il recluso è stato trasferito presso una REMS situata in un altro circondario giudiziario. Il giudice del luogo di detenzione originario ha trasmesso gli atti al magistrato del luogo di cura. Quest'ultimo ha sollevato conflitto di competenza davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito le regole sulla competenza del magistrato di sorveglianza. Il criterio determinante è il luogo in cui l'interessato si trova al momento della presentazione della domanda. Il successivo trasferimento della persona non sposta la giurisdizione già incardinata.
Continua »
Libertà vigilata e pericolosità sociale: conferma per ex detenuto
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di un anno nei confronti di un uomo condannato per associazione mafiosa e riciclaggio, al termine della pena detentiva. Il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza hanno accertato il legame tra libertà vigilata e pericolosità sociale attuale. I giudici hanno valorizzato il rientro del condannato nello stesso contesto criminale familiare e territoriale, la mancata revisione critica dei reati commessi e la persistente operatività del clan. La Suprema Corte ha chiarito che la buona condotta carceraria e la revoca di precedenti misure di prevenzione non cancellano la pericolosità sociale accertata, giustificando pienamente la vigilanza.
Continua »
Revoca della misura di sicurezza: la buona condotta non basta
Il Condannato ha richiesto la revoca anticipata della libertà vigilata, applicata a distanza di anni dalla decisione originaria dopo un lungo periodo di detenzione. Il ricorrente ha sostenuto l'assenza di pericolosità sociale attuale, evidenziando la buona condotta carceraria, lo svolgimento di attività lavorativa e la revoca di una precedente misura di prevenzione. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della revoca della misura di sicurezza. I giudici hanno chiarito che il semplice decorso del tempo o la regolare condotta in carcere non bastano a dimostrare la cessazione della pericolosità. Per ottenere l'annullamento della misura serve la prova certa di una concreta revisione critica del proprio passato criminale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
Continua »
Accertamento della pericolosità sociale: vietato se prematuro
Il Tribunale di Sorveglianza di Lecce aveva confermato la pericolosità sociale di un condannato, disponendo la misura della libertà vigilata per due anni. La difesa ha impugnato la decisione, evidenziando che il condannato stava ancora espiando la pena detentiva in carcere, con scadenza nel 2027, e che la valutazione era prematura. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'accertamento della pericolosità sociale deve essere compiuto in prossimità dell'esecuzione della misura di sicurezza. Solo in quel momento è infatti possibile valutare l'effettivo percorso rieducativo del condannato e la concretezza del pericolo. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio i provvedimenti impugnati, accogliendo le tesi della difesa.
Continua »
Riesame della pericolosità sociale: lavoro onesto o nuova condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il soggetto chiedeva il riesame della pericolosità sociale per revocare una misura di sicurezza applicata nel 2016. I giudici hanno confermato la pericolosità a causa di una nuova condanna per associazione a delinquere e della violazione delle prescrizioni, come la guida senza patente. La Suprema Corte ha chiarito che, per ottenere il riesame della pericolosità sociale, occorre dimostrare elementi di novità reali e concreti rispetto alle precedenti valutazioni. Non basta allegare documenti generici sull'attività lavorativa se non si contesta in modo specifico la decisione precedente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sorveglianza speciale: condanna annullata se manca la verifica
Il Sottoposto era stato condannato a tre anni di reclusione per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale. Tra il 2011 e il 2013, l'uomo si era associato più volte a persone con precedenti penali. Tuttavia, il provvedimento che disponeva la misura risaliva al 2009 ed era stato notificato solo dopo oltre due anni, senza una nuova valutazione sulla persistenza della sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Sottoposto. I giudici hanno stabilito che, dopo un lungo periodo di tempo o di detenzione, la sorveglianza speciale non è efficace se il giudice non verifica nuovamente l'attualità della pericolosità del soggetto. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste.
Continua »
Libertà vigilata: negato il cambio casa, decide il Tribunale
Un uomo sottoposto alla misura della libertà vigilata, dopo aver ottenuto la liberazione condizionale, ha chiesto al Magistrato di sorveglianza l'autorizzazione a trasferire il proprio domicilio da Roma alla Sicilia per convivere con la compagna. Il giudice ha respinto la richiesta poiché la compagna conviveva con soggetti legati a un comitato locale e il padre di lei era un ex brigatista con relazioni qualificate con ambienti terroristici. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha stabilito che i provvedimenti del Magistrato di sorveglianza riguardanti le prescrizioni della libertà vigilata non si impugnano direttamente in Cassazione, ma tramite appello davanti al Tribunale di sorveglianza. Pertanto, la Corte ha riqualificato il ricorso in appello e ha trasmesso gli atti al Tribunale competente.
Continua »
Revoca della libertà vigilata: fuggire all’estero non basta
Il caso riguarda la richiesta di revoca della libertà vigilata presentata da un condannato per associazione mafiosa e lesioni personali. Dopo aver scontato la pena detentiva, l'uomo si era trasferito in Germania, avviando un'attività lavorativa e una relazione affettiva. Sulla base di questo allontanamento volontario, egli sosteneva fosse venuta meno la sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha invece confermato il rigetto della richiesta. I giudici hanno evidenziato che il trasferimento all'estero ha costituito una deliberata sottrazione alla misura di sicurezza, senza che vi sia stato un reale distacco dagli ambienti criminali d'origine o una revisione critica del proprio passato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la misura e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Pericolosità Sociale: Terapia Volontaria Non Basta, Serve Obbligo
Un uomo, condannato per falsificazione di documenti e con un vizio parziale di mente, viene sottoposto a libertà vigilata a causa della sua accertata pericolosità sociale. L'imputato fa ricorso, sostenendo che la misura sia inutile perché già seguito volontariamente da un servizio per le dipendenze (SERT). La Corte di Cassazione respinge il ricorso. I giudici chiariscono un principio fondamentale: la terapia volontaria non basta a escludere la pericolosità sociale. Anzi, la misura di sicurezza serve proprio a rendere obbligatorio e costante il percorso di cura, che altrimenti rischierebbe di essere interrotto, lasciando intatto il rischio di nuovi reati.
Continua »
Proroga Misura di Sicurezza: Violazioni e Finta Redenzione
Un uomo, già dichiarato delinquente abituale e sottoposto a libertà vigilata, si vede estendere la misura a causa della sua persistente pericolosità sociale. Le sue violazioni includono il mancato rispetto degli obblighi di presentazione, controlli insufficienti per la dipendenza da alcol e l'indebita percezione del reddito di cittadinanza. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando che la **proroga della misura di sicurezza** è legittima. La decisione si basa su una valutazione concreta della condotta del soggetto, che ha dimostrato totale disinteresse per il percorso rieducativo. La Corte ha stabilito che la pericolosità sociale non era cessata, rendendo inevitabile la proroga.
Continua »
Termini impugnazione: la regola dell’ultima notifica
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un ricorso dichiarato inammissibile per presunta tardività dal Tribunale di Sorveglianza. La questione centrale riguarda il calcolo dei **termini impugnazione** quando le notifiche di un provvedimento avvengono in date distinte per il difensore e per l'interessato. La Suprema Corte ha chiarito che, ai sensi dell'art. 585 c.p.p., il termine per proporre appello inizia a decorrere dall'ultima notifica effettuata. Nel caso di specie, l'appello era stato depositato entro i quindici giorni dalla notifica personale al ricorrente, risultando quindi pienamente tempestivo nonostante la notifica al difensore fosse avvenuta precedentemente.
Continua »