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Art. 679 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

Altri anni per Art. 679 Codice di Procedura Penale

Pericolosità sociale e lungo carcere: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo, ex-organizzatore di un clan criminale, contro la misura di sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che, nonostante una lunga detenzione, la persistenza della pericolosità sociale può essere confermata sulla base di elementi concreti, come il ruolo di vertice ricoperto in passato e il ritorno nel territorio d'influenza del clan, ritenendo tali indici prevalenti rispetto al reperimento di un'attività lavorativa.
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Pericolosità sociale: quando la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha confermato la misura di sicurezza della libertà vigilata, ritenendo ancora attuale la sua pericolosità sociale. Secondo i giudici, la gravità dei reati commessi, i legami mai recisi con il clan di appartenenza e una lunga storia criminale prevalgono sul tempo trascorso e sul corretto comportamento tenuto durante l'espiazione della pena.
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Pericolosità sociale: quando è giustificata la misura
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata a un soggetto che, pur avendo concluso positivamente un percorso di affidamento in prova, presentava ancora elementi di pericolosità sociale residua. La Corte ha stabilito che la valutazione deve essere complessiva, bilanciando i progressi recenti con la storia criminale e penitenziaria pregressa, legittimando una misura contenitiva temporanea per saggiare la solidità del percorso di emenda.
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Pericolosità sociale: valutazione e misura di sicurezza
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che prorogava la libertà vigilata a un uomo condannato per associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale e completa, considerando non solo i reati passati, ma anche il comportamento post-detenzione e gli effetti risocializzanti della pena. Un'analisi fondata solo sul passato criminale è ritenuta incompleta.
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Revoca per abolitio criminis: la Cassazione decide
La Cassazione ha annullato un'ordinanza che negava la revoca per abolitio criminis a un condannato per violazione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che se la sorveglianza è riattivata dopo una lunga detenzione senza una nuova valutazione della pericolosità sociale (come richiesto dalla Corte Costituzionale), la misura è inefficace e la condanna per la sua violazione deve essere revocata dal giudice dell'esecuzione.
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Espulsione e divieto di espatrio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di conflitto tra la misura di sicurezza dell'espulsione e la pena accessoria del divieto di espatrio applicate a un cittadino straniero, la prima deve prevalere. La sentenza chiarisce che il divieto di espatrio è una pena inefficace e illogica se applicata a uno straniero, poiché l'obbligo di rimanere in Italia si tradurrebbe in un beneficio anziché in una sanzione. Pertanto, l'ordine di espulsione al termine della pena detentiva è corretto e conforme alla legge, anche se la motivazione del giudice di merito non era perfetta.
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Competenza magistrato sorveglianza e trasferimento
La Cassazione risolve un conflitto di competenza magistrato sorveglianza, stabilendo che la giurisdizione si radica nel luogo di detenzione al momento dell'avvio della procedura. Il successivo trasferimento del detenuto è irrilevante grazie al principio di *perpetuatio iurisdictionis*.
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Competenza esecuzione confisca: chi decide la distruzione
La Cassazione chiarisce la competenza esecuzione confisca. Un Tribunale, dopo aver ordinato la distruzione di beni contraffatti, aveva erroneamente trasferito gli atti al PM per l'esecuzione. La Suprema Corte ha annullato tale provvedimento, qualificandolo come "abnorme", ribadendo che la competenza a gestire la distruzione dei beni confiscati spetta al giudice che ha emesso la sentenza, e non al Pubblico Ministero, per evitare una paralisi del procedimento.
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Misure di sicurezza: espulsione sostituita con libertà
Un uomo, originariamente soggetto alla misura di sicurezza dell'espulsione, ha visto la sanzione sostituita con la libertà vigilata dal Tribunale di Sorveglianza. Ha impugnato la decisione in Cassazione, sostenendo l'incompatibilità tra le due misure. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, affermando che il sistema delle misure di sicurezza è flessibile e consente modifiche basate sulla proporzionalità e sull'evoluzione della pericolosità sociale del soggetto. La sostituzione è stata ritenuta corretta in quanto bilanciava una residua pericolosità con il diritto alla vita familiare.
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