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Art. 670 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

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Altri anni per Art. 670 Codice di Procedura Penale

Condono edilizio e finto frazionamento: la demolizione resta
I comproprietari di un immobile abusivo hanno impugnato l'ordine di demolizione, sostenendo di aver ottenuto un permesso in sanatoria dal Comune. Per superare i limiti volumetrici imposti dalla legge, i soggetti avevano presentato diverse domande separate per singole porzioni dello stesso edificio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il limite volumetrico di 750 metri cubi previsto per il condono edilizio non può essere aggirato attraverso il frazionamento fittizio di un unico fabbricato riconducibile a un solo proprietario. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti, con la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria, lasciando l'ordine di demolizione pienamente efficace.
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Confisca di prevenzione: le nuove sentenze non la revocano
Il Sottoposto ha richiesto la revoca retroattiva di una confisca di prevenzione, sostenendo la presenza di elementi nuovi. In particolare, ha evidenziato un mutamento dell'orientamento dei giudici sulla nozione di appartenenza a organizzazioni criminali e il decesso di un presunto sodale avvenuto nel 1999. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che un nuovo indirizzo della giurisprudenza, anche se sancito dalle Sezioni Unite, non rappresenta un fatto nuovo idoneo a revocare la confisca di prevenzione già definitiva, poiché non modifica le norme di legge scritte. Inoltre, la morte del sodale è stata ritenuta irrilevante, in quanto la pericolosità sociale del soggetto si era già manifestata negli anni precedenti. Di conseguenza, la misura patrimoniale resta pienamente valida.
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Sospensione condizionale della pena: stop alla revoca affrettata
Il Pubblico Ministero chiedeva la revoca della sospensione condizionale della pena inflitta a un cittadino, poiché quest'ultimo non aveva risarcito il danno alla vittima. La difesa eccepiva che la condanna non fosse ancora definitiva e chiedeva, in subordine, la restituzione nel termine per impugnarla. Il Giudice dell'esecuzione revocava il beneficio senza prima verificare se la sentenza fosse davvero esecutiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, annullando il provvedimento. I giudici di legittimità hanno stabilito che il giudice deve prima valutare se la sentenza sia esecutiva e, solo in caso positivo, esaminare la richiesta subordinata di restituzione nel termine. Il caso torna al Tribunale per una nuova corretta valutazione.
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Ordine di demolizione: il nuovo proprietario può bloccarlo
Il Tribunale di Trapani aveva negato alla nuova proprietaria di un immobile la possibilità di chiedere la revoca di un ordine di demolizione, ritenendola estranea al procedimento penale originario avviato contro la madre. La proprietaria aveva però ottenuto un permesso di costruire in sanatoria. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che l'ordine di demolizione ha natura reale e colpisce il bene in sé. Di conseguenza, chiunque acquisti l'immobile subisce gli effetti del provvedimento ed è pienamente legittimato a chiederne la revoca o la sospensione davanti al giudice dell'esecuzione, soprattutto in presenza di una sanatoria edilizia sopravvenuta.
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In carcere per furto ma condannato per lesioni: errore di persona
Un uomo viene condannato a nove anni di reclusione per lesioni gravi commesse nel giugno del 2000. L'imputato scopre la condanna solo nel 2019, al momento dell'arresto. Il suo difensore dimostra che, nel giorno del reato, l'uomo si trovava ininterrottamente detenuto in carcere per un altro reato, come provato da una nota dell'amministrazione penitenziaria ignorata dai giudici di merito. Si tratta di un evidente errore di persona. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso per travisamento della prova. Nonostante il reato fosse ormai prescritto, la Suprema Corte applica la formula di proscioglimento più favorevole e annulla senza rinvio la sentenza impugnata perché l'imputato non ha commesso il fatto.
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Incidente di esecuzione: inutile contro la condanna definitiva
Il Condannato ha proposto ricorso contro la decisione del Tribunale che ha dichiarato inammissibile la sua richiesta di annullare una sentenza definitiva. Il ricorrente lamentava la nullità della notifica dell'avviso di conclusione delle indagini e la conseguente illegittima dichiarazione di assenza durante il processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le nullità assolute derivanti dall'omessa citazione nel giudizio in assenza non possono essere fatte valere tramite incidente di esecuzione dopo che la sentenza è diventata definitiva. L'unico strumento idoneo per far valere la mancata conoscenza incolpevole del processo è la richiesta di rescissione del giudicato. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Notifica al difensore di fiducia: se errata, la condanna salta
Il Condannato ha impugnato l'ordinanza del giudice dell'esecuzione che rifiutava di dichiarare non esecutiva una sentenza di condanna del 2003. La Cassazione ha accolto il ricorso sul punto, rilevando che l'estratto della sentenza era stato notificato a un difensore d'ufficio nominato temporaneamente in sostituzione, anziché all'originario difensore di fiducia nominato dal Condannato. La Corte ha ribadito che la sostituzione temporanea non revoca il mandato fiduciario. Di conseguenza, la notifica al difensore di fiducia è l'unica valida, e l'atto inviato al sostituto è nullo. La Cassazione ha quindi annullato la decisione impugnata, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame, mentre ha rigettato i motivi relativi a presunte nullità del processo di cognizione ormai coperto da giudicato.
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Rescissione del giudicato: l’errore di procedura che costa caro
Il Condannato ha impugnato la decisione del Tribunale che rifiutava di dichiarare non esecutiva una sentenza di condanna pronunciata in sua assenza. Il ricorrente lamentava la mancata conoscenza del processo a causa di notifiche non valide al difensore d'ufficio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in caso di condanna pronunciata in assenza, l'unico strumento per far valere la mancata conoscenza del processo è la rescissione del giudicato ai sensi dell'articolo 629-bis del codice di procedura penale. Non è possibile utilizzare l'incidente di esecuzione né chiedere la restituzione nel termine per motivi di nullità. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna del ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Traduzione della sentenza di condanna: ricorso respinto
Un cittadino straniero ha impugnato l'ordine di carcerazione sostenendo la nullità della condanna per la mancata traduzione della sentenza di condanna nella sua lingua madre. Ha inoltre richiesto la restituzione nel termine per presentare appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la traduzione della sentenza di condanna è un atto accessorio e la sua omissione non rende nullo il provvedimento. Inoltre, è stato accertato che l'uomo risiedeva in Italia dal 2009, possedeva una carta d'identità italiana e aveva precedentemente dichiarato per iscritto di comprendere l'italiano. Di conseguenza, la richiesta di rimetterlo nei termini per impugnare la sentenza è stata respinta, confermando la definitività della condanna e l'obbligo di scontare la pena.
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Elezione di domicilio: residenza e notifiche a confronto
Il caso riguarda un'imputata che ha contestato l'esecutività di una sentenza di condanna per via di una notifica non valida. L'avviso di deposito della sentenza era stato infatti notificato presso la sua residenza anagrafica, indicata nell'atto di appello, anziché presso il domicilio precedentemente eletto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la semplice indicazione della residenza anagrafica in un atto non equivale a una formale elezione di domicilio. Quest'ultima richiede infatti una manifestazione di volontà consapevole e non equivoca. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata, rinviando il caso alla Corte d'appello per verificare la corretta formazione del titolo esecutivo.
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Appello incidentale: negata la notifica tra coimputati
Il caso riguarda Il Condannato, che ha proposto un incidente di esecuzione per dichiarare non esecutiva una sentenza di condanna ormai irrevocabile. Il ricorrente lamentava la mancata notifica dell'impugnazione presentata da un coimputato, sostenendo che ciò gli avesse impedito di proporre un appello incidentale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non esiste alcun obbligo di notificare l'appello principale del coimputato agli altri imputati non appellanti. Inoltre, la Corte ha chiarito che eventuali nullità assolute per omessa citazione nel processo in assenza non possono essere fatte valere con l'incidente di esecuzione, ma richiedono lo strumento specifico della rescissione del giudicato. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Carenza di interesse: ricorso inutile se il PM ricalcola la pena
Il Tribunale di Perugia, come giudice dell'esecuzione, ha annullato il provvedimento di cumulo delle pene emesso dal Pubblico Ministero nei confronti del Condannato, ordinando al PM di ricalcolare la pena detraendo il periodo già scontato. Il Pubblico Ministero ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il Tribunale avrebbe dovuto ricalcolare direttamente la pena anziché delegare l'adempimento. Tuttavia, lo stesso Pubblico Ministero ha dichiarato che avrebbe comunque eseguito il ricalcolo ordinato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Poiché il Pubblico Ministero ha deciso di adeguarsi spontaneamente alla decisione del Tribunale, un eventuale accoglimento del ricorso non gli avrebbe procurato alcun vantaggio pratico o utilità concreta nel processo.
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Restituzione nel termine: la Cassazione corregge il Tribunale
Una donna condannata per reati fallimentari scopre la sentenza solo al momento dell'arresto a causa di un'omessa notifica del decreto di giudizio. Presenta quindi istanza di restituzione nel termine per poter proporre appello. Il Tribunale di Salerno riqualifica erroneamente la richiesta come incidente di esecuzione e la dichiara inammissibile. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa, rilevando l'incompetenza funzionale del Tribunale. Trattandosi di una richiesta di restituzione nel termine, la competenza spettava esclusivamente alla Corte di Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio il provvedimento del Tribunale e dispone la trasmissione degli atti alla Corte di Appello di Salerno affinché decida sulla richiesta.
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Rinuncia all’impugnazione: la condanna diventa definitiva
Il Condannato propone ricorso per Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la sua richiesta di rimessione in termini per impugnare una vecchia condanna. Tuttavia, prima dell'udienza, il suo difensore munito di procura speciale presenta una formale rinuncia all'impugnazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile proprio a causa di questa rinuncia. I giudici chiariscono che la rinuncia all'impugnazione è un atto irrevocabile che estingue immediatamente il processo e rende la condanna definitiva. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Sospensione condizionale della pena: revocata se non risarcisci
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della sospensione condizionale della pena nei confronti di una donna condannata per insolvenza fraudolenta. La misura era subordinata al risarcimento del danno di cinquemila euro alla vittima. La Condannata non ha mai pagato, adducendo uno stato di disoccupazione successivo. La Suprema Corte ha stabilito che le difficoltà economiche non erano tali da impedire l'adempimento e che l'omessa notifica del decreto di citazione non può essere fatta valere tramite incidente di esecuzione dopo il passaggio in giudicato della sentenza. Per contestare la mancata conoscenza del processo, la difesa avrebbe dovuto richiedere la rescissione del giudicato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Elezione di domicilio: l’avvocato rinuncia ma la condanna resta
L'Imputato contesta la validità della sua condanna penale definitiva, sostenendo di non aver mai saputo del processo a suo carico. Egli aveva effettuato l'elezione di domicilio presso lo studio del suo avvocato di fiducia, il quale aveva però rinunciato al mandato prima della notifica del decreto di citazione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la rinuncia al mandato da parte del difensore non fa venir meno la precedente elezione di domicilio, che resta valida fino a espressa revoca. Di conseguenza, la notifica è corretta e il processo in assenza è legittimo. Per contestare la mancata conoscenza incolpevole del processo, lo strumento corretto non è l'incidente di esecuzione, bensì la richiesta di rescissione del giudicato davanti alla Corte d'Appello.
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Notifica dell’estratto contumaciale: demolizione bloccata
Il Condannato riceve un ordine di demolizione per abusi edilizi basato su una condanna del 1997 emessa in sua assenza. Il Condannato contesta l'esecutività della sentenza, lamentando la mancata notifica dell'estratto contumaciale. La Corte di Appello respinge l'istanza, ritenendo sanata la situazione poiché i difensori avevano ricevuto copia della sentenza nel 2015. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Condannato. I giudici chiariscono che la notifica dell'estratto contumaciale è un adempimento obbligatorio e insostituibile per far decorrere i termini di impugnazione. Di conseguenza, la conoscenza indiretta da parte dei difensori non sana il difetto originario. La Cassazione annulla la decisione e impone al giudice dell'esecuzione di verificare l'effettiva regolarità della notifica originaria.
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Notifica della sentenza: il testo integrale batte l’avviso
L'Imputato ha proposto incidente d'esecuzione per revocare l'irrevocabilità di una condanna penale, lamentando la mancata notifica dell'avviso di deposito della decisione. Tuttavia, l'autorità giudiziaria gli aveva notificato direttamente il testo integrale del provvedimento, completo di attestazione di deposito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che la notifica della sentenza nella sua interezza, contenente la data di deposito in cancelleria, è del tutto equivalente all'avviso di deposito. Questo atto alternativo è idoneo a far decorrere i termini per l'impugnazione. Di conseguenza, la notifica della sentenza ha validamente perfezionato la conoscenza dell'atto, rendendo tardiva ogni successiva contestazione e confermando la definitività della condanna.
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Rescissione del giudicato: no alla condanna per finta conoscenza
Il Ricorrente ha richiesto la rescissione del giudicato dopo essere stato condannato in via definitiva senza aver mai partecipato al processo. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta poiché l'uomo aveva eletto domicilio presso il difensore d'ufficio durante le indagini preliminari ed era detenuto per altra causa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'elezione di domicilio presso un difensore d'ufficio non basta a dimostrare che l'imputato conoscesse il processo. Per negare la rescissione del giudicato, i giudici devono verificare se sia nato un effettivo rapporto professionale tra il legale e l'assistito, tale da garantire la reale conoscenza delle accuse. La detenzione per un altro reato non prova la conoscenza del nuovo procedimento.
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Ordine di demolizione e condono: vince la decisione definitiva
Il Tribunale di Napoli aveva revocato un ordine di demolizione per un immobile abusivo, basandosi su un condono edilizio concesso dal Comune. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione, evidenziando che un precedente giudice dell'esecuzione, con decisione confermata dalla Cassazione, aveva già dichiarato illegittimo lo stesso condono per violazione dei limiti volumetrici e temporali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, annullando l'ordinanza di revoca. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può ignorare le decisioni definitive già assunte sullo stesso atto amministrativo. Il caso viene quindi rinviato al Tribunale di Napoli per verificare la presenza di preclusioni processuali e valutare correttamente la validità del condono.
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