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Art. 665 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 665 Codice di Procedura Civile

Difformità immobile: quando si può non pagare l’affitto?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la presenza di una difformità dell'immobile locato non autorizza automaticamente il conduttore a sospendere il pagamento del canone. Tale sospensione è legittima solo se l'inadempimento del locatore è così grave da rendere la proprietà totalmente inutilizzabile per lo scopo pattuito. Nel caso specifico, un conduttore aveva smesso di pagare l'affitto di un locale destinato a pescheria a causa di presunte irregolarità edilizie, ma non ha dimostrato l'impossibilità assoluta di utilizzare l'immobile. La Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti.
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Litisconsorzio necessario e locazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione di un contratto di locazione ad uso commerciale, non sussiste un'ipotesi di litisconsorzio necessario tra il conduttore originario (cedente) e il nuovo conduttore (cessionario). L'ente locatore può agire per la risoluzione del contratto e il pagamento dei canoni solo nei confronti del conduttore originario, se non lo ha espressamente liberato dalle sue obbligazioni. Il ricorso del conduttore, che lamentava la mancata partecipazione al giudizio della società cessionaria, è stato quindi respinto.
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Contratti collegati: risoluzione e conseguenze
La Corte di Cassazione ha stabilito che in presenza di contratti collegati, come uno di franchising e uno di sublocazione, l'inadempimento del primo giustifica la cessazione degli effetti del secondo. Di conseguenza, il franchisee inadempiente non ha diritto all'indennità di avviamento, poiché la fine del rapporto locatizio è riconducibile alla sua stessa condotta. La decisione chiarisce che l'inadempimento in uno dei negozi giuridici si ripercuote sull'intera operazione economica, legittimando la perdita dei benefici legati al contratto accessorio.
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Opposizione tardiva sfratto: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un inquilino contro un'ordinanza di sfratto. L'opposizione è stata giudicata tardiva perché proposta oltre i dieci giorni dalla notifica del preavviso di rilascio. La Corte ha ribadito che tale termine decorre dalla notifica del preavviso, che segna l'inizio dell'esecuzione, e che l'inquilino non ha fornito prova adeguata di non aver avuto conoscenza dell'intimazione per caso fortuito o forza maggiore. È stato inoltre sottolineato che non è possibile sollevare questioni nuove in sede di legittimità.
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Canone di locazione: differenze e oneri accessori
Una società conduttrice di un negozio in una stazione ferroviaria ha contestato l'importo della locazione, sostenendo che il canone speciale per la vendita di tabacchi dovesse limitare l'intero importo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo la distinzione tra il canone di locazione per l'immobile e il canone concessorio per la vendita di generi di monopolio, che sono due obbligazioni distinte. Inoltre, ha confermato la legittimità di una clausola contrattuale che prevedeva un onere una tantum a carico del conduttore per la riqualificazione della stazione, riconoscendone l'interesse comune e la natura sinallagmatica.
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Ordinanza di rilascio: quando non è impugnabile
Una società conduttrice si opponeva a uno sfratto per morosità. Il Tribunale emetteva un'ordinanza di rilascio immediato. La società appellava tale ordinanza, ma la Corte d'Appello dichiarava il gravame inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo un principio fondamentale: l'ordinanza di rilascio ex art. 665 c.p.c. ha natura provvisoria e non decisoria, pertanto non è impugnabile. Le contestazioni devono essere sollevate nel prosieguo del giudizio di merito e, eventualmente, con l'impugnazione della sentenza finale.
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Risoluzione contratto locazione: l’appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un conduttore contro la risoluzione del contratto di locazione commerciale per inadempimento. La decisione si fonda sull'inammissibilità dei motivi di ricorso, in quanto alcuni erano stati proposti per la prima volta in sede di legittimità, mentre altri non si confrontavano correttamente con la ratio decidendi della sentenza d'appello. La Corte ha inoltre sanzionato il ricorrente per abuso del processo, condannandolo a un ulteriore pagamento in favore della controparte.
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Domanda riconvenzionale e decreto ingiuntivo: guida
Una società ottiene un decreto ingiuntivo per il saldo di lavori di ristrutturazione. Il cliente si oppone e presenta una domanda riconvenzionale per danni da vizi, di importo superiore. La Cassazione chiarisce che la domanda riconvenzionale costituisce una contestazione diretta del credito e non può essere semplicemente separata dal giudizio di opposizione, ribaltando la decisione del tribunale che aveva confermato il pagamento.
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Inammissibilità ricorso cassazione: requisiti di forma
Una società conduttrice di un immobile ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione in una controversia di locazione. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso per cassazione perché l'atto era redatto in modo confuso, prolisso e non esponeva in modo chiaro e sintetico i fatti di causa e le vicende processuali, violando così il requisito di contenuto-forma previsto dall'art. 366, n. 3, del codice di procedura civile e il principio di autosufficienza del ricorso.
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Riduzione canone locazione: la Cassazione e il Covid
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una società commerciale che richiedeva la riduzione del canone di locazione a causa delle chiusure imposte dall'emergenza Covid-19. La Corte ha stabilito che non esiste un diritto automatico a ottenere una riduzione giudiziale del canone. Il decreto "Cura Italia" esclude la responsabilità per inadempimento ma non crea un diritto alla rinegoziazione forzata. Il rimedio principale per l'eccessiva onerosità sopravvenuta resta la risoluzione del contratto, con la facoltà per il locatore di offrire una modifica per evitarla. La richiesta di riduzione del canone locazione del conduttore è stata quindi respinta.
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Successione nel contratto di locazione: l’appello è nullo
Una società subentra in un contratto di locazione commerciale tramite cessione di ramo d'azienda, ma dopo l'inizio di una causa di sfratto. La Corte di Cassazione chiarisce che la successione nel contratto di locazione avvenuta a processo già pendente non salva il subentrante dagli effetti della sentenza. Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché non contesta la reale motivazione della Corte d'Appello, basata sull'applicazione delle norme sulla successione nel processo (art. 111 c.p.c.), rendendo la sentenza contro il cedente efficace anche nei confronti del cessionario.
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