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Art. 665 Codice di Procedura Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 665 Codice di Procedura Civile

Sfratto per morosità: l’occupante non può bloccare il rilascio
Un proprietario ha avviato la procedura di sfratto per morosità contro una società conduttrice per il mancato pagamento dei canoni di locazione. Durante il giudizio è intervenuto il fratello del proprietario, dichiarando di occupare l'appartamento in virtù di un accordo verbale e chiedendo di non essere estromesso. Dopo la decisione dei giudici di merito, l'interveniente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'inesistenza di un contratto di locazione a suo carico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che lo sfratto per morosità era stato intimato alla società e non al terzo occupante. Quest'ultimo ha travisato il contenuto della sentenza impugnata. Il ricorrente deve versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Ordinanza di rilascio e sfratto: l’appello vietato costa caro
I proprietari di un immobile avviano una procedura di sfratto per finita locazione contro la società inquilina. Il giudice emette un'ordinanza di rilascio dell'immobile. La società propone appello contro questo provvedimento, ma la Corte d'Appello dichiara il ricorso inammissibile e condanna la conduttrice per abuso del processo, trattandosi di un atto non impugnabile. La società ricorre quindi in Cassazione sostenendo che il provvedimento avesse natura decisoria. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso stabilendo che l'ordinanza di rilascio ha natura provvisoria e non definitiva, dunque non è mai impugnabile. Inoltre, conferma la condanna per colpa grave, poiché la società conosceva perfettamente la non impugnabilità dell'atto.
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Terreno non usato ma canoni dovuti: sfratto per morosità valido
I proprietari di un'area intimano lo sfratto per morosità all'inquilino per il mancato pagamento dei canoni di locazione di un terreno destinato a distributore di carburanti. L'inquilino si oppone e chiede il risarcimento dei danni, sostenendo che la costruzione di un muretto da parte dei locatori ha ridotto l'area, impedendo la realizzazione dell'opera originariamente autorizzata e giustificando l'interruzione dei pagamenti. La perizia tecnica accerta tuttavia che l'impianto resta realizzabile mediante una lieve modifica progettuale. I giudici di merito confermano la risoluzione contrattuale per colpa del conduttore. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso dell'inquilino, confermando la piena validità dello sfratto, l'obbligo di rilascio del fondo e la condanna alle spese giudiziarie.
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Sfratto per finita locazione: vince l’ospedale contro il bar
Un'azienda ospedaliera ha intimato uno sfratto per finita locazione al gestore di un bar situato nei propri locali, dopo aver inviato regolare disdetta. Il gestore si è opposto sostenendo che il rapporto fosse una concessione pubblica e che la competenza spettasse al giudice amministrativo, proponendo ricorso in Cassazione. Le Sezioni Unite hanno respinto la tesi del gestore, dichiarando la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha chiarito che il contratto di locazione pone le parti in una posizione paritetica, senza che l'amministrazione eserciti poteri autoritativi o persegua interessi pubblici generali. Di conseguenza, la controversia rientra pienamente nella competenza del tribunale civile ordinario.
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Sfratto per morosità: Cassazione respinge il ricorso tardivo
Una società conduttrice ha impugnato direttamente in Cassazione l'ordinanza del Tribunale che aveva convalidato lo sfratto per morosità intimato dalla locatrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per due motivi principali. In primo luogo, il ricorso è stato notificato in ritardo, oltre il termine di sei mesi calcolato secondo il criterio civile da giorno a giorno (ex nominatione dierum). In secondo luogo, i giudici hanno chiarito che l'ordinanza di convalida dello sfratto emessa fuori dai presupposti di legge non può essere impugnata direttamente in Cassazione, ma deve essere contestata tramite appello, poiché assume il valore sostanziale di una sentenza. La società conduttrice perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Sfratto del subconduttore: l’opposizione non evita le spese
Un Locatore avvia lo sfratto contro il Conduttore principale e ottiene un'ordinanza di rilascio. Il Subconduttore, rimasto estraneo al giudizio, propone un'opposizione all'esecuzione lamentando la propria esclusione. Nel corso della causa, il titolo esecutivo viene revocato e il Tribunale dichiara cessata la materia del contendere, compensando le spese legali. Il Subconduttore contesta la compensazione, pretendendo il rimborso. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che lo sfratto del subconduttore è legittimo anche se basato su un titolo ottenuto solo contro il conduttore principale. Di conseguenza, l'opposizione del subconduttore era infondata fin dall'inizio. Applicando il principio della soccombenza virtuale, il Subconduttore avrebbe comunque perso la causa, rendendo corretta la compensazione delle spese.
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Ordinanza di rilascio: il contratto nullo non ferma lo sfratto
Il Locatore otteneva un'ordinanza di sfratto per morosità contro L'Inquilino. Successivamente, L'Inquilino scopriva che il contratto di locazione non era stato registrato e ne chiedeva la revoca per nullità. Il Tribunale rigettava l'istanza ritenendo il provvedimento irrevocabile. L'Inquilino proponeva ricorso straordinario in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordinanza di rilascio emessa con riserva delle eccezioni non ha natura di sentenza e non definisce la causa. Di conseguenza, essa non è impugnabile direttamente in Cassazione, poiché tutti i fatti trascurati possono essere ridiscussi nel successivo giudizio di merito. Vince il Locatore, mentre L'Inquilino viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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