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Art. 66 Codice di Procedura Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 66 Codice di Procedura Penale

Falsa attestazione a pubblico ufficiale: reato o fatto tenue?
Un cittadino straniero, per ottenere il permesso di soggiorno, esibiva un passaporto falso e dichiarava una nazionalità non veritiera. Durante un controllo di polizia a casa sua, forniva inizialmente generalità mendaci sulla propria identità, integrando il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Condannato nei primi gradi di giudizio, l'imputato ricorreva in Cassazione lamentando l'inutilizzabilità delle sue dichiarazioni e l'inoffensività del fatto, poiché gli agenti conoscevano la sua vera identità. La Suprema Corte ha rigettato queste tesi, stabilendo che il reato si consuma istantaneamente con la falsa dichiarazione, a prescindere dall'effettivo inganno. Tuttavia, accogliendo il terzo motivo, la Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio per valutare l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, alla luce delle riforme più favorevoli sopravvenute.
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Valore probatorio impronte digitali: condanna per furto certa
La Corte di Cassazione conferma la condanna per furto di un imputato, basata esclusivamente sulle impronte digitali trovate sulla scena del crimine. L'imputato aveva contestato la correttezza dell'analisi, ma il suo ricorso è stato respinto. La sentenza ribadisce l'elevato valore probatorio delle impronte digitali, che possono costituire l'unica prova per una condanna se presentano almeno 16-17 punti di coincidenza. Il ricorso è stato inoltre dichiarato inammissibile per un vizio procedurale: la mancata allegazione dei documenti contestati, violando il principio di autosufficienza. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese e una multa.
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