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Art. 648-quater Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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Altri anni per Art. 648-quater Codice Penale

Confisca terzo buona fede: quando l’acquisto è a rischio
La Corte di Cassazione conferma la confisca di un immobile acquistato da una persona ritenuta non essere un terzo in buona fede. La sentenza chiarisce che il bene, comprato con denaro proveniente da riciclaggio e autoriciclaggio, costituisce il 'prodotto' del reato. La mancanza di buona fede è stata desunta da una serie di indizi, tra cui i legami familiari con i responsabili dell'illecito, le modalità anomale dell'acquisto e l'uso di documenti falsi per ottenere un mutuo. Il ricorso della proprietaria è stato dichiarato inammissibile.
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Confisca per equivalente: no alla solidarietà tra correi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43363/2024, ha annullato una decisione di confisca per equivalente in un caso di riciclaggio. È stato stabilito un principio fondamentale: in caso di concorso di persone nel reato, è esclusa ogni forma di solidarietà passiva. La confisca deve essere limitata alla quota di profitto effettivamente conseguita da ciascun concorrente. Solo se tale quota non è individuabile, il profitto totale viene ripartito in parti uguali.
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Sequestro per equivalente: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'indagata contro un'ordinanza di sequestro per equivalente per un valore di 165.000 euro, relativo a ipotesi di truffa. La Corte ha ribadito che il sequestro per equivalente è legittimo quando il sequestro diretto del profitto del reato risulta, anche solo temporaneamente, impraticabile. Le questioni sulle modalità esecutive della misura, inoltre, non sono contestabili in Cassazione ma in sede di incidente di esecuzione.
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Sequestro preventivo: valido anche con incompetenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro preventivo del capitale sociale di una S.r.l.s. La ricorrente, terza interessata rispetto al reato contestato al figlio, ha sollevato questioni procedurali, tra cui la nullità della notifica e l'illegittimità del sequestro preventivo a seguito della dichiarazione di incompetenza territoriale del giudice. La Corte ha stabilito che la notifica al difensore era valida data l'inidoneità del domicilio eletto e che, in tema di misure cautelari reali, il giudice incompetente può mantenere il sequestro senza dover motivare sull'urgenza, a differenza di quanto previsto per le misure personali. I motivi relativi alla sussistenza del reato sono stati ritenuti inammissibili, in quanto il terzo può solo rivendicare la titolarità del bene e non contestare i presupposti della misura.
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Interesse ad impugnare: appello del PM inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro l'annullamento di un sequestro preventivo. La decisione si fonda sulla carenza di interesse ad impugnare, poiché il PM aveva contestato solo il 'fumus commissi delicti' (la sussistenza del reato), omettendo completamente di argomentare sul 'periculum in mora' (il pericolo di dispersione dei beni). Secondo la Corte, per ottenere un risultato pratico, l'impugnazione deve affrontare entrambi i requisiti necessari per la misura cautelare, altrimenti risulta priva di un'utilità concreta.
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Riciclaggio reato presupposto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per riciclaggio di circa 500.000 euro. L'imputato sosteneva che l'operazione di rientro dei capitali dall'estero (c.d. voluntary disclosure) avrebbe dovuto escludere la punibilità del riciclaggio, identificando il reato presupposto in un delitto fiscale coperto da tale scudo. La Corte ha stabilito che, poiché tra i reati presupposto figurava anche l'emissione di fatture per operazioni inesistenti (art. 8 D.Lgs. 74/2000), non coperto dalla causa di non punibilità, la condanna per il riciclaggio reato presupposto e la relativa confisca sono legittime.
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Motivazione rafforzata: la Cassazione annulla condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per mancanza di motivazione rafforzata. Il caso riguardava un'associazione a delinquere dedita al riciclaggio tramite una rete di società. La Corte d'Appello aveva ribaltato l'assoluzione di un'imputata senza fornire una giustificazione sufficientemente solida per superare la valutazione del primo giudice. La Suprema Corte ha ribadito che, per condannare un imputato assolto in primo grado, il giudice d'appello deve dimostrare in modo più stringente e persuasivo la colpevolezza, non limitandosi a una diversa lettura delle prove. La sentenza è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Disponibilità bene sequestrato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una terza persona che rivendicava la proprietà di beni ereditati, tra cui un immobile e un libretto postale, sottoposti a sequestro preventivo. I beni erano stati sequestrati ai suoi familiari, indagati per riciclaggio. La Corte ha ritenuto che, al di là della titolarità formale, la reale disponibilità del bene sequestrato fosse riconducibile agli indagati, basandosi su una serie di passaggi ereditari e testamentari ritenuti strumentali a mascherare la proprietà.
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Disponibilità dei beni: Cassazione su sequestro
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un nipote contro il sequestro di un immobile ereditato. I giudici hanno ritenuto che la titolarità formale del bene fosse uno schermo per celare la reale disponibilità dei beni da parte del padre e dello zio, indagati in un procedimento penale, validando così il sequestro preventivo.
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Sequestro preventivo terzo: la Cassazione decide
Un nipote ricorre contro un sequestro preventivo terzo su un immobile ereditato, sostenendo la sua estraneità ai fatti. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che la titolarità formale non basta se i giudici ravvisano una disponibilità sostanziale del bene da parte degli indagati. La sentenza sottolinea i limiti del ricorso in Cassazione in materia di misure cautelari reali, circoscritto alla sola violazione di legge.
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Sequestro probatorio: quando va restituito il bene?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un bene sottoposto a sequestro probatorio, il cui decreto sia stato annullato per vizi procedurali, deve essere restituito. Il divieto di restituzione previsto dall'art. 324 c.p.p. si applica solo ai beni la cui confisca è obbligatoria ai sensi dell'art. 240, comma 2, c.p. (beni intrinsecamente illegali o prezzo del reato), e non si estende automaticamente ai beni confiscabili come profitto del reato ai sensi di norme speciali, come l'art. 648-quater c.p.
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Autoriciclaggio e confisca: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione si pronuncia sui confini tra reato tentato e consumato in materia di riciclaggio e autoriciclaggio. Con la sentenza in esame, i giudici stabiliscono che la confisca obbligatoria del profitto si applica solo ai reati consumati. Viene inoltre chiarito che, nel riciclaggio di denaro, il profitto confiscabile corrisponde all'intera somma oggetto dell'operazione illecita, e il reato si perfeziona con il trasferimento dei fondi che ne ostacola la tracciabilità, a prescindere dal completamento delle fasi successive.
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Profitto del riciclaggio: cosa si può confiscare?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10218/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di confisca per riciclaggio. In un caso riguardante un sequestro di oltre 465.000 euro a carico di un indagato, la Corte ha annullato la decisione del Tribunale del Riesame che limitava il sequestro al solo vantaggio economico percepito dal riciclatore. La Cassazione ha invece affermato che il profitto del riciclaggio, confiscabile anche per equivalente, è costituito dall'intero ammontare delle somme oggetto delle operazioni illecite, in quanto rappresenta il 'prodotto' stesso del reato.
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Autoriciclaggio: sequestro e onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo per autoriciclaggio. La sentenza chiarisce che il sequestro può essere mantenuto anche se il reato presupposto (truffa) è prescritto, poiché l'autoriciclaggio costituisce un reato autonomo. È sufficiente la sussistenza del 'fumus commissi delicti', ovvero il sospetto che il reinvestimento dei proventi illeciti abbia ostacolato la tracciabilità della loro origine.
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Sequestro per equivalente: limiti appello in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di sequestro per equivalente. La decisione si fonda sul principio devolutivo, che impedisce di presentare in Cassazione motivi di ricorso nuovi, come la mancanza del 'fumus commissi delicti', se non sono stati sollevati nei precedenti gradi di giudizio. La Corte ha ribadito che, ai fini del sequestro per equivalente, è irrilevante il momento in cui i beni sono entrati nella disponibilità dell'indagato.
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Confisca beni terzo: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che per la confisca di beni intestati a un terzo, estraneo ai reati, non è sufficiente la sproporzione tra il suo reddito e il valore del bene. Nel caso specifico, un buono postale intestato a una donna, assolta dal reato di associazione mafiosa per cui era stato condannato il marito, è stato restituito. La Corte ha ribadito che l'accusa ha l'onere di provare, con elementi gravi, precisi e concordanti, che l'intestazione è fittizia e che la disponibilità effettiva del bene appartiene al condannato, non potendosi applicare al terzo la presunzione di illecita provenienza.
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Confisca per equivalente: quando il ricorso è nullo
Una persona condannata con patteggiamento per riciclaggio ha impugnato la sentenza contestando la confisca per equivalente di una somma di denaro, sostenendo che una parte di essa era già stata sequestrata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la confisca definitiva assorbe il precedente sequestro preventivo e che eventuali errori di calcolo vanno contestati in fase di esecuzione, non tramite l'impugnazione della sentenza.
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Interesse ad impugnare: quando il ricorso è inammissibile
Una terza parte ha impugnato il sequestro di quote societarie, contestando solo uno dei tre provvedimenti cautelari esistenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse ad impugnare, poiché l'annullamento di un singolo vincolo non avrebbe portato alla restituzione del bene, che sarebbe rimasto sequestrato in base agli altri provvedimenti non contestati. La sentenza ribadisce la necessità di un vantaggio pratico e concreto affinché un'impugnazione sia valida.
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Ricorso tardivo: inammissibilità per termini scaduti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale avverso una sentenza di patteggiamento per il reato di riciclaggio. La causa dell'inammissibilità è un ricorso tardivo, presentato oltre il termine di quindici giorni decorrente dalla comunicazione del deposito della motivazione della sentenza. La Corte ha ribadito che il mancato rispetto dei termini procedurali impedisce l'esame nel merito della questione, che in questo caso riguardava l'omessa statuizione sulla confisca obbligatoria.
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Confisca per riciclaggio: l’intero importo è a rischio
Un soggetto condannato per riciclaggio chiedeva di limitare la confisca al suo profitto personale. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la confisca per riciclaggio si applica all'intero importo transitato, considerato 'prodotto' del reato, e non solo al guadagno netto del riciclatore.
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