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Art. 648-quater Codice Penale — Anno 2022

Altri anni per Art. 648-quater Codice Penale

Autoriciclaggio: quando una società è complice e non terzo in buona fede
La Cassazione ha rigettato il ricorso di una società immobiliare contro il sequestro preventivo di 250mila euro, finalizzato alla confisca per autoriciclaggio. Un individuo, già condannato per truffa, aveva investito i proventi illeciti nell'acquisto di un immobile, poi ceduto a terzi, con il denaro confluito nella società, rappresentata dalla sua compagna. La Corte ha confermato la sussistenza del reato di autoriciclaggio, ritenendo la società non un terzo in buona fede a causa dei forti legami con l'indagato e l'assenza di prova sulla legittima provenienza dei fondi. Il sequestro è stato quindi mantenuto.
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Sequestro preventivo per equivalente: delega sul conto non basta
Un Tribunale aveva confermato il sequestro preventivo per equivalente su un conto corrente intestato a un'anziana madre. Il figlio, indagato per un reato tributario, aveva una delega ad operare su quel conto. Il Tribunale riteneva che la delega illimitata dimostrasse la disponibilità delle somme da parte del figlio. La Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che la semplice delega non basta a provare la reale disponibilità dei fondi per la confisca. Servono prove concrete che il figlio abbia usato quei soldi per scopi personali o legati al reato, specialmente se il conto è di un genitore anziano e i fondi servono per le sue necessità primarie.
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Patteggiamento: la confisca per autoriciclaggio resta dovuta
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena per i reati di truffa, falso, ricettazione e autoriciclaggio. Il giudice di primo grado ha disposto contestualmente la confisca per autoriciclaggio, sottraendo all'uomo una somma di 3.000 euro e un'automobile. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la propria responsabilità e sostenendo la natura meramente facoltativa della misura patrimoniale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che nel rito del patteggiamento non è possibile ridiscutere il merito delle accuse. Inoltre, la misura patrimoniale sui proventi di questo reato finanziario è perentoria, obbligatoria per legge e non soggetta ad alcun accordo tra le parti. Il ricorrente ha subito anche la condanna alle spese e al pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Confisca per equivalente e riciclaggio: ricorso generico inammissibile
Un individuo è stato condannato per riciclaggio e gli è stata applicata una confisca per equivalente di oltre 3,4 milioni di euro. Una precedente sentenza della Cassazione aveva annullato la confisca, ritenendo la quantificazione troppo generica. Il Tribunale, in sede di rinvio, ha confermato la confisca, specificando che l'intera somma corrispondeva al profitto del riciclaggio. L'imputato ha presentato un nuovo ricorso, lamentando la genericità della motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la confisca per equivalente era correttamente motivata e che il ricorso era troppo generico.
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Confisca nel riciclaggio: chiarezza sui beni e stop alla responsabilità solidale
Due soggetti sono stati condannati per associazione a delinquere, riciclaggio e reati tributari, con confisca di ingenti somme. La Corte di Cassazione ha annullato la parte della sentenza relativa alla confisca nel riciclaggio. Ha ritenuto che il giudice di primo grado non avesse chiarito i criteri per determinare le somme confiscate, né avesse distinto correttamente tra 'prodotto' e 'profitto' del reato. La Corte ha inoltre ribadito che non è possibile applicare la confisca solidaristica al riciclatore per il profitto ottenuto dall'autore del reato presupposto, poiché si tratta di reati distinti. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Sequestro preventivo per equivalente: no periculum in mora per il riciclaggio
Un soggetto ha contestato un sequestro preventivo per equivalente, disposto per reati di riciclaggio, lamentando la mancanza di motivazione sul "periculum in mora". La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, non è richiesta una specifica motivazione sul "periculum in mora". È sufficiente la "parvenza di reato" (fumus criminis) e la corrispondenza tra il valore dei beni sequestrati e il profitto illecito. Questo principio distingue la confisca per equivalente da quella ordinaria.
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Profitto del reato di autoriciclaggio e distrazione d’azienda
La Procura ha contestato agli indagati la distrazione di un complesso aziendale del valore di oltre due milioni di euro da una società poi fallita, proseguendo l'attività tramite società collegate per occultarne l'origine illecita. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto il sequestro preventivo della somma corrispondente al valore dell'azienda. Il Tribunale del Riesame ha annullato il vincolo cautelare, ritenendo errata la quantificazione del profitto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura, chiarendo che il profitto del reato di autoriciclaggio comprende il valore dinamico dell'azienda distratta e reimpiegata in nuove attività economiche.
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Profitto del reato di autoriciclaggio e sequestro dell’azienda
I giudici di merito avevano annullato un sequestro preventivo milionario per autoriciclaggio derivante da bancarotta fraudolenta, ritenendo errata la quantificazione del profitto. Il Tribunale sosteneva che la somma bloccata coincidesse impropriamente con il provento del reato fallimentare presupposto anziché con il guadagno autonomo delle successive condotte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura, stabilendo un principio cruciale: quando l'oggetto della distrazione è un'intera azienda viva, l'esercizio dell'attività d'impresa tramite società collegate costituisce impiego economico illecito. Di conseguenza, il profitto del reato di autoriciclaggio coincide con il valore dell'azienda distratta e con i proventi generati dalla continuità aziendale.
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Sequestro preventivo per autoriciclaggio: confermato il blocco
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per autoriciclaggio e frode fiscale a carico dell'amministratore di una società. L'indagato pagava fatture per operazioni inesistenti a una ditta terza, ricevendo poi la restituzione del denaro in contanti o su conti esteri per formare fondi neri. L'amministratore ha contestato la misura cautelare, sostenendo l'effettività degli acquisti e contestando la quantificazione delle somme bloccate. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso e confermato la validità del vincolo reale, precisando che il sequestro colpisce sia il risparmio d'imposta derivante dalle false fatture, sia l'intero capitale retrocesso e occultato. La chiusura aziendale e il tempo trascorso non eliminano il pericolo di dispersione patrimoniale.
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Dichiarazione fraudolenta: la Cassazione conferma il sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre tre milioni di euro nei confronti di un'imprenditrice, indagata per dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi e autoriciclaggio. L'indagata avrebbe orchestrato una complessa compravendita simulata di marchi e veicoli da corsa attraverso una rete di società estere fittizie. Lo schema serviva a sottrarre beni al fisco italiano e a generare crediti fittizi trasferiti all'estero. I giudici hanno chiarito che il delitto tributario non richiede necessariamente la falsificazione materiale delle scritture contabili obbligatorie. Basta l'utilizzo di operazioni simulate o fatture mendaci idonee a ingannare l'amministrazione finanziaria.
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Sequestro preventivo per riciclaggio: ambulante perde 360mila €
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per riciclaggio di 360.000 euro in contanti, rinvenuti all'aeroporto di Roma nel bagaglio di un venditore ambulante diretto all'estero. L'uomo aveva nascosto le banconote dentro un amplificatore acustico senza dichiararle alla dogana. La difesa contestava l'assenza di prove sul reato presupposto. I giudici hanno stabilito che l'origine illecita del denaro può essere desunta da elementi logici: l'ingente somma sproporzionata rispetto ai redditi modesti dell'indagato, l'occultamento ingegnoso e la mancanza di giustificazioni credibili. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, confermando il blocco dei fondi.
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Sequestro preventivo per equivalente: affitti dovuti allo Stato
Il caso riguarda un sequestro preventivo per equivalente disposto su immobili e quote societarie di una donna accusata di riciclaggio. Il giudice delegato aveva autorizzato l'amministratore giudiziario a riscuotere i canoni di locazione e un'indennità di occupazione dall'indagata stessa. La donna ha impugnato il provvedimento, sostenendo che la gestione produttiva dei beni fosse illegittima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, se il valore dei beni sequestrati (pari a circa 2 milioni di euro) è inferiore al profitto del reato da recuperare (pari a 5,9 milioni di euro), la gestione produttiva è pienamente legittima. La percezione dei frutti non supera infatti il limite del profitto e rispetta il principio di proporzionalità. La ricorrente perde la causa e deve pagare le spese.
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Riciclaggio di denaro: confisca totale anche senza profitto
Un intermediario finanziario stato condannato per il reato di riciclaggio di denaro dopo aver trasferito all'estero centocinquantamila euro in contanti, provenienti da una frode fiscale commessa da un imprenditore. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e la confisca per equivalente dell'intera somma. I giudici hanno stabilito che, nel reato di riciclaggio di denaro, il profitto confiscabile coincide con l'intero importo ripulito, anche se il soggetto non ha trattenuto la somma per s ma l'ha restituita in tutto o in parte all'autore del reato originario. Il ricorso stato quindi rigettato.
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Sequestro preventivo: annullato il blocco sui beni del terzo
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due soggetti terzi estranei ai reati di associazione a delinquere e autoriciclaggio, legati a una presunta vendita illecita di titoli per concorsi pubblici. Il Tribunale aveva disposto il sequestro preventivo di un immobile e dell'intero patrimonio di un'associazione culturale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile per tardività il ricorso della comproprietaria dell'immobile, poiché depositato presso una cancelleria incompetente oltre i termini. Al contrario, ha accolto il ricorso del legale rappresentante dell'associazione. I giudici hanno stabilito che il sequestro preventivo dell'intero patrimonio di un ente terzo è illegittimo se non si dimostra che gli indagati ne avessero la gestione effettiva o che l'intera attività fosse inquinata da capitali illeciti. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Sequestro preventivo: l’indagato perde se il denaro è di terzi
Durante una perquisizione a casa dell'Indagato, la polizia sequestra diciannovemila euro in contanti. L'Indagato sostiene che gran parte della somma appartenga a due società e alla sua compagna. Successivamente, il giudice dispone il sequestro preventivo di quindicimila euro, ritenendoli profitto del reato di riciclaggio. L'Indagato fa ricorso, ma la Corte di Cassazione lo dichiara inammissibile. I giudici chiariscono che l'Indagato non può contestare il sequestro di somme che dichiara essere di terzi, poiché manca di un interesse concreto e diretto alla restituzione. Inoltre, trattandosi di beni soggetti a confisca obbligatoria per riciclaggio, non è necessario dimostrare il pericolo nel ritardo. L'Indagato perde definitivamente il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Confisca per equivalente: si paga solo per il guadagno reale
Il G.I.P. applicava a un soggetto la pena concordata per riciclaggio di 72.000 euro, disponendo la confisca per equivalente dell'intera somma. Il condannato ricorreva in Cassazione, evidenziando di aver trattenuto solo 150 euro a versamento, restituendo il resto agli autori delle truffe originarie. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca per equivalente nei confronti del riciclatore non può colpire l'intero importo riciclato se il suo effettivo guadagno è stato inferiore e se manca il concorso nel reato presupposto. La sentenza è stata annullata sul punto della confisca con rinvio per un nuovo calcolo del reale profitto.
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Sequestro preventivo: no all’autodifesa anche se sei avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre indagati contro il provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di oltre 5 milioni di euro. Gli indagati erano accusati di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al riciclaggio di denaro nell'ambito di forniture alla Protezione Civile. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione contro il sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare il merito delle prove. Inoltre, ha chiarito che nel processo penale non è consentito l'esercizio dell'autodifesa, nemmeno se l'imputato è un avvocato iscritto all'albo. Di conseguenza, il blocco dei beni è stato confermato e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo dei canoni: immobili bloccati e affitti persi
Il Tribunale di Rimini confermava il sequestro preventivo di alcuni immobili e dei relativi affitti nei confronti di un indagato per riciclaggio e reati tributari. L'indagato chiedeva la revoca del vincolo sulle locazioni, lamentando una sproporzione rispetto al profitto del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che opera la preclusione processuale se i motivi di revoca sono identici a quelli già respinti in sede di riesame. Inoltre, il sequestro preventivo dei canoni è legittimo nei casi di confisca diretta, poiché i frutti civili rientrano nel profitto del reato, a meno che non si dimostri che il valore dei soli immobili sia già sufficiente a coprire il debito con il fisco.
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