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Art. 640-quater Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 640-quater Codice Penale

Sequestro preventivo: illegittimo il blocco senza rischio reale
Due coniugi hanno subito il sequestro preventivo di somme e immobili per presunta truffa aggravata ai danni dello Stato. I giudici di merito contestavano l'indebita percezione di contributi post-terremoto per un'abitazione usata solo in estate. La difesa ha impugnato il provvedimento lamentando la mancanza di motivazione sul pericolo concreto di dispersione dei beni e l'eccessiva estensione del blocco patrimoniale. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. Il giudice non può giustificare il sequestro preventivo basandosi solo sulla futura confiscabilità del bene. Serve una specifica motivazione sul rischio reale ed attuale che i beni vengano dispersi prima della sentenza definitiva. La Suprema Corte ha dunque annullato l'ordinanza con rinvio per una nuova valutazione del periculum in mora.
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Sequestro Preventivo: Motivazione Generica Annulla il Blocco Beni
Un medico ospedaliero è stato accusato di truffa aggravata per non aver rispettato l'esclusività del suo rapporto di lavoro "intramoenia". Le somme percepite, considerate profitto del reato, sono state sottoposte a sequestro preventivo. Il medico ha impugnato il provvedimento, sostenendo una carenza di motivazione sul "periculum in mora" (il pericolo di ritardo). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha stabilito che la motivazione del sequestro preventivo era troppo generica e non spiegava concretamente il rischio di dispersione dei beni. La sentenza ha annullato il provvedimento e rinviato il caso per un nuovo esame.
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Confisca per Equivalente: Sequestro Legittimo anche per l’Intero Profitto
Un individuo, accusato di truffa aggravata, ha subito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente su un immobile. Ha contestato la misura, sostenendo che il sequestro fosse sproporzionato e coprisse più del suo profitto individuale, dato il concorso con altri. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che la confisca per equivalente può colpire un singolo co-autore per l'intero profitto illecito e che un bene indivisibile può essere sequestrato anche se il suo valore eccede leggermente il profitto accertato.
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Frode INPS e Confisca Obbligatoria: La Cassazione Annulla la Sentenza
Un Lavoratore ha dichiarato falsamente all'INPS un rapporto di lavoro inesistente per ottenere indebitamente l'indennità UINASPI. Il Giudice per le Indagini Preliminari di Perugia ha applicato una pena concordata ma ha omesso di disporre la confisca obbligatoria del profitto del reato. Il Procuratore Generale ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza limitatamente alla mancata applicazione della confisca obbligatoria e rinviando gli atti al Tribunale di Perugia per una nuova decisione su questo punto.
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Sequestro Negato: La Cassazione e l’Interesse ad Impugnare
Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame, che aveva dichiarato inammissibile il suo appello. L'appello mirava a ottenere un sequestro preventivo più ampio, includendo il reato di truffa aggravata (art. 640-bis c.p.), che il G.i.p. aveva escluso, limitando il sequestro a un reato minore (art. 7 d.lgs. n. 4/2019). Il Pubblico Ministero sosteneva di avere un concreto interesse ad impugnare per poter applicare la confisca per equivalente. La Cassazione ha però confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che l'interesse ad impugnare deve essere concreto e non generico, e non è stato dimostrato un effettivo pregiudizio pratico.
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Sequestro preventivo su conto cointestato: blocco valido su tutto
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto il blocco dei rapporti bancari intestati all'Indagato e alla Coniuge per reati patrimoniali ascritti all'uomo. La Coniuge, terza del tutto estranea all'illecito, ha richiesto la revoca della misura sul 53,91% dei saldi, documentando la tracciabilità delle entrate derivanti dal proprio stipendio. I giudici di merito hanno respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che il sequestro preventivo su conto cointestato è legittimo sull'intera somma quando l'indagato può disporre liberamente delle giacenze. La natura fungibile del denaro e la confluenza dei fondi nel conto comune determinano la piena facoltà dispositiva dell'indagato, rendendo inopponibili le quote ideali in sede cautelare.
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Confisca del profitto: illegittima se il danno è già risarcito
Un cittadino ha concordato una pena per truffa aggravata legata a contributi pubblici erogati da un ente regionale. Il giudice ha applicato la pena richiesta, ma ha anche ordinato la confisca del profitto disponendo l'espropriazione definitiva di una somma precedentemente sequestrata. L'interessato ha proposto ricorso in Cassazione. L'imputato ha dimostrato di aver già risarcito integralmente il danno causato all'ente pubblico prima della definizione del procedimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato la confisca senza rinvio. I giudici hanno chiarito che il rimborso completo all'ente azzera il vantaggio economico illecito. Di conseguenza, mantenere la confisca comporterebbe una doppia sanzione vietata dalla Costituzione.
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Truffa aggravata Superbonus: lecito il sequestro dei profitti
L'Imprenditore, indagato per il reato di Truffa aggravata Superbonus per aver creato crediti di imposta falsi relativi a lavori mai eseguiti, ha proposto ricorso contro il sequestro preventivo di oltre un milione di euro. La misura colpiva sia i crediti ancora presenti nel cassetto fiscale sia i proventi incassati cedendo tali crediti a terzi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il sequestro e la confisca possono colpire anche i profitti derivati, ossia i soldi incassati dalla vendita dei crediti inesistenti a terzi di buona fede. Inoltre, la Corte ha confermato la sussistenza del pericolo di utilizzo dei crediti in compensazione e la irrilevanza di ipotetiche contromisure amministrative estranee al processo penale. L'Imprenditore perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Contributi Covid: sequestro preventivo per truffa aggravata
L'Amministratore di una società ha incassato indebitamente 150 mila euro di contributi pubblici per l'emergenza Covid. Per ottenere i fondi, l'indagato ha inserito a bilancio una falsa sopravvenienza passiva relativa a un vecchio progetto eolico mai realizzato. Subito dopo l'incasso, il denaro è stato stornato su conti personali e di terzi. La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per truffa aggravata su beni, quote e immobili dell'indagato fino a concorrenza della somma illecita. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, evidenziando il concreto pericolo di dispersione del patrimonio e la piena legittimità del vincolo cautelare. L'Amministratore dovrà pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Appello cautelare nullo se copia la richiesta
La Procura ha richiesto il sequestro di beni aziendali nell'ambito di un'indagine penale. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha respinto l'istanza per mancanza di gravi indizi di colpevolezza. La Pubblica Accusa ha quindi proposto appello cautelare dinanzi al Tribunale del Riesame, limitandosi però a riprodurre integralmente la richiesta iniziale senza contestare i motivi del diniego. Il Riesame ha dichiarato l'impugnazione inammissibile per genericità. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione e ha rigettato il ricorso dell'accusa. La Suprema Corte ha chiarito che l'impugnazione deve obbligatoriamente indicare censure specifiche e confrontarsi con la motivazione del giudice, pena l'inammissibilità dell'atto.
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Sequestro preventivo per equivalente: confermato il blocco totale
Un'azienda otteneva agevolazioni fiscali su carburante agricolo dichiarando dati falsi e rivendendo il prodotto per usi non consentiti. Il Tribunale disponeva il sequestro preventivo per equivalente sui beni personali del socio a causa della mancanza di fondi sui conti societari e della vendita del gasolio illecito. L'indagato contestava il calcolo del profitto e l'assenza dei presupposti cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato, confermando la piena validità del sequestro preventivo per equivalente. I giudici hanno stabilito che nel riesame non servono perizie contabili complesse e che, nelle truffe per contributi pubblici, il profitto da bloccare coincide con l'intero importo indebitamente ottenuto.
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Truffa per erogazioni pubbliche: pena prescritta ma beni confiscati
Il legale rappresentante di una cooperativa editoriale otteneva indebitamente oltre novecentomila euro di contributi statali per l'editoria tramite artifizi contabili e una struttura societaria fittizia. I giudici di merito lo condannavano per il reato di truffa per erogazioni pubbliche, disponendo la confisca dei beni e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il reato penale per intervenuta prescrizione, accertando che il termine massimo era decorso dopo la sentenza d'appello. Tuttavia, i Supremi Giudici hanno confermato integralmente la confisca per equivalente del profitto illecito e le statuizioni civili a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri, escludendo che il decorso del tempo cancelli l'obbligo di restituire il vantaggio economico ottenuto illecitamente.
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Sequestro preventivo per equivalente: salvi i beni personali
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio il sequestro preventivo per equivalente disposto sui beni personali di un indagato per truffa aggravata. Il Tribunale aveva applicato la misura cautelare senza verificare preventivamente se le società beneficiarie della presunta truffa avessero o meno patrimoni sufficienti per subire un sequestro diretto. I giudici di legittimità hanno ribadito che il sequestro preventivo per equivalente sui beni dell'amministratore o indagato è legittimo solo se viene accertata la concreta impossibilità di aggredire il patrimonio dell'ente che ha tratto vantaggio dal reato. Poiché mancava la prova dell'incapienza delle società, la misura sui beni personali è stata dichiarata illegittima e i beni sono stati restituiti all'avente diritto.
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Confisca per equivalente: no al sequestro se il reato è tentato
Due imputati concordavano una pena per truffa aggravata finalizzata a ottenere finanziamenti pubblici, tentata truffa e sostituzione di persona. Il giudice disponeva la confisca di circa sei milioni di euro, anche nella forma della confisca per equivalente. Gli imputati proponevano ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della misura sul reato solo tentato e la mancanza di motivazione sul nesso con la società coinvolta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca per equivalente non può colpire il profitto di un reato solo tentato e richiede sempre una motivazione specifica, anche in caso di patteggiamento. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame della misura patrimoniale.
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Confisca per equivalente: annullata la sanzione all’amministratore
Il Tribunale di Perugia applicava la pena patteggiata a un'amministratrice societaria per truffa e autoriciclaggio, disponendo d'ufficio la confisca per equivalente dei suoi beni personali per oltre 400.000 euro. L'amministratrice ha fatto ricorso in Cassazione contestando l'assenza di motivazione e il mancato tentativo di aggredire prima il patrimonio della società. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca per equivalente richiede una motivazione rigorosa e può colpire il patrimonio del legale rappresentante solo se quello della società risulta incapiente o non aggredibile. La sentenza è stata annullata limitatamente alla confisca con rinvio per un nuovo giudizio.
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Sequestro preventivo: la Cassazione blinda il no alla misura
Il Tribunale del Riesame ha annullato il sequestro preventivo di oltre cinquemila euro disposto nei confronti di un lavoratore di un Comune, indagato per truffa aggravata legata a presunte irregolarità nelle ore di lavoro. Il Procuratore della Repubblica ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una motivazione illogica e la mancata valutazione di prove decisive, come la cancellazione di dati e chat. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che contro i provvedimenti di sequestro preventivo il ricorso in Cassazione è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare la logicità della motivazione o la valutazione delle prove effettuata dal giudice di merito. Di conseguenza, l'annullamento del sequestro a favore del lavoratore è stato confermato.
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Sequestro preventivo: il lavoratore vince contro l’accusa
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento del sequestro preventivo di oltre seimila euro disposto nei confronti di un lavoratore socialmente utile, accusato di truffa aggravata ai danni di un Comune per aver percepito somme non dovute per ore di lavoro integrative. La Pubblica Accusa aveva impugnato la decisione del Tribunale del Riesame, lamentando una valutazione errata delle prove e una motivazione illogica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che contro i provvedimenti di sequestro il ricorso in Cassazione è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la ricostruzione dei fatti o la sufficienza della motivazione fornita dai giudici di merito.
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Confisca obbligatoria: il patteggiamento non salva il profitto
Il Tribunale di Perugia applicava all'Imputata la pena concordata tramite patteggiamento per il reato di truffa aggravata. Tuttavia, il giudice ometteva di disporre la confisca obbligatoria dei beni e delle somme indebitamente percepite. Il Procuratore Generale proponeva ricorso in Cassazione, lamentando la violazione di legge per la mancata applicazione della misura patrimoniale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca obbligatoria deve essere sempre disposta dal giudice anche in caso di patteggiamento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla mancata statuizione sulla misura di sicurezza patrimoniale, rinviando gli atti al giudice di merito per quantificare e disporre l'espropriazione dei beni.
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Sequestro preventivo: no all’autodifesa anche se sei avvocato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da tre indagati contro il provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di oltre 5 milioni di euro. Gli indagati erano accusati di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al riciclaggio di denaro nell'ambito di forniture alla Protezione Civile. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione contro il sequestro preventivo è ammesso solo per violazione di legge e non per contestare il merito delle prove. Inoltre, ha chiarito che nel processo penale non è consentito l'esercizio dell'autodifesa, nemmeno se l'imputato è un avvocato iscritto all'albo. Di conseguenza, il blocco dei beni è stato confermato e i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa per erogazioni pubbliche: reato prescritto ma confisca
Un agricoltore otteneva indebitamente contributi europei presentando falsi contratti d'affitto di terreni demaniali o intestati a persone decedute. Accusato di truffa per erogazioni pubbliche, veniva condannato nei primi gradi di giudizio con contestuale confisca dell'intera somma ricevuta. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna poiché il reato si era estinto per prescrizione prima della sentenza d'appello, a causa di un errato calcolo dei periodi di sospensione da parte dei giudici di merito. Tuttavia, la Suprema Corte ha confermato la confisca dell'intero profitto del reato, stabilendo che la frode iniziale invalida l'intera procedura di erogazione, rendendo illecito l'intero importo percepito.
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