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Art. 640-quater Codice Penale — Anno 2025

Altri anni per Art. 640-quater Codice Penale

Sequestro per equivalente: limiti e ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sequestro per equivalente esteso ai beni di una società. La sentenza chiarisce che le questioni relative alle modalità esecutive del sequestro, come l'aggressione di beni di un soggetto terzo, non possono essere fatte valere con il riesame ma con l'apposito incidente di esecuzione. Viene inoltre confermata la regola sulla competenza territoriale per il reato di corruzione, radicata nel luogo di consumazione del reato.
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Confisca per equivalente dopo morte: limiti e oneri
Un soggetto, assolto dall'accusa di riciclaggio, ricorre contro la confisca di un immobile a lui intestato, acquistato con fondi presumibilmente provenienti dal reato di peculato commesso dalla madre, poi deceduta. La Corte di Cassazione annulla la decisione, criticando la corte di merito per non aver adeguatamente provato il nesso diretto tra i proventi del reato e l'acquisto del bene. La sentenza ribadisce che qualificare una misura come confisca diretta, anziché come confisca per equivalente, senza una solida motivazione, è illegittimo, soprattutto per eludere i principi che ne impediscono l'applicazione dopo la morte dell'imputato. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Credito d’imposta fittizio: reato consumato o tentato?
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un credito d'imposta fittizio generato nell'ambito del Superbonus 110%. A seguito di un contrasto giurisprudenziale, l'ordinanza non decide ma rimette alle Sezioni Unite due questioni fondamentali: se tale condotta integri la truffa aggravata (art. 640-bis c.p.) o l'indebita percezione (art. 316-ter c.p.), e, nel caso di truffa, quando il reato si consideri consumato. La decisione futura chiarirà se la sola creazione del credito sia sufficiente a configurare un reato consumato, con importanti conseguenze sulla possibilità di applicare il sequestro per equivalente.
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Disponibilità effettiva: annullato sequestro a terzo
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo su immobili formalmente intestati alla moglie di un indagato. La Corte ha stabilito che, per sequestrare beni a un terzo, non è sufficiente dimostrare che i fondi per l'acquisto provengano dall'indagato. È indispensabile che l'accusa fornisca prove concrete della 'disponibilità effettiva' del bene da parte dell'indagato, ovvero del suo reale e attuale potere di controllo. In assenza di tale prova, il sequestro è illegittimo.
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Riparazione pecuniaria: stop al cumulo con confisca?
Un funzionario pubblico, condannato per corruzione, si vede applicare sia la confisca della tangente di 5.000 euro, sia la sanzione della riparazione pecuniaria per un importo identico. La Corte di Cassazione, investita del caso, ha sospeso il giudizio ritenendo che tale cumulo di sanzioni possa violare il principio di proporzionalità della pena. La Corte ha quindi rimesso gli atti alla Corte Costituzionale per decidere sulla legittimità di questa "doppia sanzione" patrimoniale.
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Pena illegale: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni imputati che chiedevano la revoca di una sentenza di patteggiamento per reati tributari. I ricorrenti sostenevano che la pena fosse illegale perché applicata senza il preventivo pagamento del debito fiscale, condizione richiesta dalla legge per accedere al rito. La Corte ha stabilito che tale vizio non costituisce una 'pena illegale' (cioè una sanzione non prevista dalla legge o fuori dai limiti edittali), ma una 'pena illegittima', derivante da un errore procedurale che doveva essere contestato con i mezzi di impugnazione ordinari prima che la sentenza diventasse definitiva. Pertanto, il giudice dell'esecuzione non ha il potere di revocarla.
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Confisca obbligatoria: annullata sentenza per omissione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza per frode informatica perché il giudice di primo grado aveva omesso di disporre la confisca obbligatoria del profitto illecito. Un individuo, condannato per aver sottratto circa 1.667 euro tramite una truffa online (phishing), si era visto infliggere una pena detentiva e pecuniaria, ma il giudice non aveva ordinato la confisca della somma. La Procura Generale ha fatto ricorso, sostenendo la violazione di legge. La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che per reati come la frode informatica, la confisca del profitto è una misura imperativa, anche per un valore equivalente se il denaro originale non è più rintracciabile. Il caso è stato rinviato al Tribunale per correggere l'omissione.
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Confisca per equivalente: no alla solidarietà tra coautori
Con la sentenza n. 14038/2025, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di confisca per equivalente in caso di concorso di persone nel reato. Accogliendo il ricorso di un indagato per truffa aggravata legata al 'superbonus', la Corte ha annullato un sequestro preventivo basato sul principio solidaristico. Le Sezioni Unite hanno chiarito che ogni concorrente risponde solo per la quota di profitto effettivamente conseguita, superando il precedente orientamento che permetteva di aggredire il patrimonio di un singolo coautore per l'intero importo illecito.
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Periculum in mora: sequestro preventivo e frode fiscale
La Corte di Cassazione conferma un sequestro preventivo per una frode fiscale da oltre 1,3 milioni di euro. La decisione si fonda sulla sussistenza del periculum in mora, ovvero il rischio concreto che gli indagati disperdano i beni. La Corte ha ritenuto che l'intestazione fittizia di tutti i beni a un coniuge, mentre l'altro, considerato l'amministratore di fatto, risulta nullatenente, costituisca un valido indice di tale pericolo, giustificando il sequestro finalizzato alla confisca.
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Confisca immobile: onere della prova del terzo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un terzo intestatario di beni, confermando la confisca immobile disposta a seguito dei reati commessi dall'ex compagno. La sentenza ribadisce che per ottenere la revoca del provvedimento, il terzo deve fornire una prova rigorosa non solo della propria buona fede, ma anche della provenienza lecita dei fondi utilizzati per l'acquisto dell'intero bene, onere che nel caso di specie non è stato assolto.
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Giudicato cautelare: quando un sequestro non si revoca
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imprenditore contro il diniego di revoca di un sequestro preventivo per truffa aggravata. La decisione si fonda sul principio del giudicato cautelare, stabilendo che, in assenza di nuovi elementi di fatto, un provvedimento cautelare già confermato non può essere riesaminato.
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Confisca obbligatoria: annullata sentenza di patteggiamento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento per truffa aggravata finalizzata a ottenere fondi pubblici. Il giudice di primo grado aveva omesso di disporre la confisca obbligatoria dei profitti illeciti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che la confisca obbligatoria è una misura di sicurezza inderogabile che deve essere applicata anche in sede di patteggiamento, annullando la sentenza sul punto e rinviando per un nuovo esame.
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Confisca e restituzione: no alla doppia sanzione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava la confisca di una somma di denaro a carico di un amministratore, condannato per aver ottenuto illecitamente fondi pubblici. La Corte ha stabilito che, poiché la società amministrata aveva avviato un piano di restituzione integrale delle somme allo Stato, il giudice dell'esecuzione deve verificare l'effettivo adempimento per evitare una duplicazione del prelievo. Se il profitto del reato viene restituito, la confisca perde la sua causa e deve essere revocata.
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Sequestro per equivalente: no al dissequestro parziale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza che negava il dissequestro parziale di crediti fiscali. La decisione si fonda sulla natura del sequestro per equivalente, che rende irrilevante la provenienza lecita dei singoli beni, e sulla formazione di un 'giudicato cautelare' che preclude il riesame di questioni già decise. La Corte ha inoltre ribadito che eventuali errori esecutivi vanno contestati tramite incidente di esecuzione.
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Sequestro preventivo per equivalente: il caso analizzato
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di due soci di un'azienda casearia contro un'ordinanza di sequestro preventivo. Il sequestro riguardava sia i beni della società (opificio e somme di denaro) sia, in via subordinata, i beni personali dei soci a titolo di sequestro preventivo per equivalente. L'accusa era di truffa aggravata per aver ottenuto un ingente finanziamento pubblico eludendo la necessaria Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA). La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro il sequestro dei beni sociali, poiché i singoli soci non hanno legittimazione a impugnare, ma ha rigettato nel merito il ricorso contro il sequestro dei loro beni personali, confermando la sussistenza dei gravi indizi di reato (fumus boni iuris) e il corretto operato dei giudici di merito.
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Confisca per equivalente: quando è legittima?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un sequestro finalizzato alla confisca per equivalente nei confronti di un soggetto accusato di frode informatica. La sentenza chiarisce che, per questo tipo di misura, non è necessario dimostrare un collegamento diretto (nesso pertinenziale) tra il bene sequestrato e il reato, essendo sufficiente che il valore corrisponda al profitto illecito. Il ricorso dell'indagato, che lamentava il sequestro di somme su conti correnti diversi da quello usato per la frode, è stato dichiarato inammissibile.
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Confisca per equivalente: come si divide il profitto?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che disponeva la confisca per equivalente in solido tra più imputati per riciclaggio. La Corte ha stabilito che la confisca deve essere applicata individualmente, limitatamente al profitto che ciascun concorrente ha concretamente conseguito. Se la quota individuale non è accertabile, il profitto totale va diviso in parti uguali. Per l'ente coinvolto, la confisca, essendo una sanzione principale, non può essere disposta dal giudice al di fuori dell'accordo di patteggiamento.
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Opposizione in esecuzione: l’udienza è necessaria
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6576/2025, ha annullato un'ordinanza del GIP del Tribunale di Napoli Nord, ribadendo un principio fondamentale: l'opposizione in esecuzione deve sempre essere decisa dopo la celebrazione di un'udienza in contraddittorio tra le parti. La Corte ha chiarito che decidere senza udienza viola il diritto di difesa e comporta la nullità assoluta del provvedimento, anche se la questione riguarda una confisca. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio che rispetti le garanzie procedurali.
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Inammissibilità ricorso: quando non motivi l’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un indagato perché l'atto di impugnazione mancava della specifica enunciazione dei motivi, limitandosi a "riservarli". La Corte ha sottolineato che tale omissione costituisce un vizio insanabile ai sensi del codice di procedura penale, che impedisce l'esame nel merito. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro per equivalente: conti bloccati anche dopo
Due persone, indagate per truffa aggravata, si sono viste sequestrare un immobile per coprire il profitto del reato. Nonostante ciò, i loro conti correnti sono rimasti bloccati. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della misura, spiegando che nel caso di sequestro per equivalente, il vincolo può estendersi anche a somme di origine lecita accreditate successivamente, fino al raggiungimento dell'intero importo. La Corte ha inoltre chiarito che il giudice d'appello cautelare può integrare la motivazione del provvedimento di primo grado.
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