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Art. 640-quater Codice Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 640-quater Codice Penale

Truffa aggravata Superbonus: il reato scatta alla cessione
La Procura contesta il delitto di truffa aggravata Superbonus a un imprenditore per aver creato oltre seicentomila euro di crediti fiscali fittizi tramite fatture per lavori edili mai realizzati. Il Tribunale del riesame derubrica l'addebito a semplice tentativo e cancella il sequestro preventivo per equivalente sui beni, sul presupposto che nessuno ha ancora compensato o incassato quei crediti. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite accoglie il ricorso del Pubblico Ministero e annulla l'ordinanza. La Corte stabilisce che la truffa aggravata ai danni dello Stato è pienamente consumata non appena il cessionario accetta sulla piattaforma fiscale il credito generato con false attestazioni, rendendo legittimo il blocco dei beni dell'indagato.
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Truffa aggravata Superbonus: reato consumato anche senza incasso
Un imprenditore ha creato crediti fiscali fittizi per oltre novecentomila euro dichiarando lavori edili mai eseguiti, cedendoli poi a terzi. Il giudice per le indagini preliminari aveva ordinato il sequestro dei suoi beni, ma il Tribunale del riesame ha revocato il blocco ritenendo il fatto solo tentato in assenza di compensazione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno accolto il ricorso del pubblico ministero, confermando la configurabilità della truffa aggravata Superbonus. Il reato si consuma nel momento esatto in cui il cessionario accetta il credito fittizio sulla piattaforma telematica dell'amministrazione finanziaria, rendendolo spendibile. In quel momento si perfeziona il danno per l'erario e l'ingiusto profitto per il responsabile. L'ordinanza di revoca è stata annullata e la posizione patrimoniale torna sotto vincolo cautelare.
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Confisca obbligatoria nel patteggiamento: annullata la sentenza
Un dipendente pubblico ha concordato la pena tramite patteggiamento per corruzione e truffa ai danni dello Stato. L'imputato ha restituito il guadagno della corruzione, ma il giudice ha omesso di ordinare il sequestro dei proventi delle truffe. La Procura Generale ha presentato ricorso in Cassazione contro l'omissione della misura sanzionatoria. La Suprema Corte ha accolto il ricorso affermando il principio della confisca obbligatoria nel patteggiamento per i reati di truffa aggravata. Anche se le parti non l'hanno inserita nell'accordo, la misura patrimoniale deve essere sempre applicata. La sentenza è stata annullata limitatamente a questo punto, rinviando al giudice per l'applicazione della misura.
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Truffa aggravata Superbonus: lecito il sequestro dei profitti
L'Imprenditore, indagato per il reato di Truffa aggravata Superbonus per aver creato crediti di imposta falsi relativi a lavori mai eseguiti, ha proposto ricorso contro il sequestro preventivo di oltre un milione di euro. La misura colpiva sia i crediti ancora presenti nel cassetto fiscale sia i proventi incassati cedendo tali crediti a terzi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il sequestro e la confisca possono colpire anche i profitti derivati, ossia i soldi incassati dalla vendita dei crediti inesistenti a terzi di buona fede. Inoltre, la Corte ha confermato la sussistenza del pericolo di utilizzo dei crediti in compensazione e la irrilevanza di ipotetiche contromisure amministrative estranee al processo penale. L'Imprenditore perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Contributi Covid: sequestro preventivo per truffa aggravata
L'Amministratore di una società ha incassato indebitamente 150 mila euro di contributi pubblici per l'emergenza Covid. Per ottenere i fondi, l'indagato ha inserito a bilancio una falsa sopravvenienza passiva relativa a un vecchio progetto eolico mai realizzato. Subito dopo l'incasso, il denaro è stato stornato su conti personali e di terzi. La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per truffa aggravata su beni, quote e immobili dell'indagato fino a concorrenza della somma illecita. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, evidenziando il concreto pericolo di dispersione del patrimonio e la piena legittimità del vincolo cautelare. L'Amministratore dovrà pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto vietato al terzo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario per errore di fatto presentato dalla convivente di un uomo condannato per truffa. Lo Stato aveva confiscato quattro immobili intestati alla donna, ritenendoli acquistati con proventi illeciti dell'ex compagno. La donna sosteneva di essere la vera proprietaria e chiedeva di correggere un asserito errore della Corte nell'esame delle sue prove di pagamento. I giudici hanno chiarito che il ricorso straordinario per errore di fatto previsto dall'articolo 625-bis c.p.p. spetta esclusivamente al soggetto condannato e non al terzo estraneo interessato alla confisca. Per far valere le proprie ragioni, il terzo estraneo deve attivare l'incidente di esecuzione davanti al giudice competente. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Confisca per equivalente: annullata la sanzione all’amministratore
Il Tribunale di Perugia applicava la pena patteggiata a un'amministratrice societaria per truffa e autoriciclaggio, disponendo d'ufficio la confisca per equivalente dei suoi beni personali per oltre 400.000 euro. L'amministratrice ha fatto ricorso in Cassazione contestando l'assenza di motivazione e il mancato tentativo di aggredire prima il patrimonio della società. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca per equivalente richiede una motivazione rigorosa e può colpire il patrimonio del legale rappresentante solo se quello della società risulta incapiente o non aggredibile. La sentenza è stata annullata limitatamente alla confisca con rinvio per un nuovo giudizio.
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Confisca per equivalente: il patteggiamento non salva i beni
L'Imputata ha patteggiato una pena di due anni di reclusione per truffa aggravata, avendo monetizzato crediti fittizi per lavori mai eseguiti presso Poste Italiane per un valore di 240.000 euro. Il giudice ha contestualmente disposto la confisca per equivalente della somma di denaro. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'inapplicabilità di tale misura in caso di patteggiamento e lamentando la mancata esecuzione della confisca in forma diretta. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la confisca per equivalente è pienamente legittima anche con il patteggiamento per i reati di truffa aggravata. Inoltre, poiché l'illecito ha comportato la trasformazione dei crediti fittizi in denaro liquido, la confisca per equivalente rappresenta l'unico strumento applicabile, non essendo più rintracciabile il profitto originario del reato.
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Confisca nel patteggiamento: no agli sconti sui beni illeciti
Un uomo, accusato di truffa aggravata per aver raggirato una vittima online nascondendo la propria identità, ha concordato una pena con il Tribunale di Civitavecchia. Tuttavia, il giudice ha omesso di disporre il sequestro definitivo dei beni ottenuti illecitamente. Il Procuratore generale ha quindi proposto ricorso, lamentando la mancata applicazione della misura di sicurezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca nel patteggiamento è obbligatoria per questo tipo di reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente a questa omissione, ordinando al Tribunale di riesaminare il caso per applicare la misura patrimoniale.
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Confisca obbligatoria nel patteggiamento: ammesso il ricorso
Una cittadina straniera ha ottenuto indebitamente il reddito di cittadinanza fornendo false dichiarazioni sulla propria residenza in Italia. Il Tribunale di Brescia ha applicato la pena concordata tramite patteggiamento, omettendo tuttavia di disporre la confisca del profitto del reato. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, stabilendo che la confisca obbligatoria nel patteggiamento non può essere esclusa dall'accordo tra le parti, trattandosi di una misura di sicurezza non negoziabile. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza limitatamente alla mancata confisca, rinviando il caso al Tribunale per una nuova decisione su questo specifico punto.
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Frode e Confisca: La Cassazione Annulla per Omessa Misura
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un responsabile d'azienda condannato per reati tributari (fatture false) e frode aggravata ai danni di un ente pubblico. Il Pubblico Ministero ha contestato la sentenza di patteggiamento, lamentando l'omessa applicazione della confisca per i profitti della frode. La Cassazione ha ritenuto infondato il ricorso sulla regolarità del patteggiamento per i reati tributari, poiché il Pubblico Ministero non ha provato l'esistenza di un debito fiscale non saldato. Tuttavia, ha accolto il ricorso sull'omessa confisca per reati di frode, stabilendo che tale misura è obbligatoria o deve essere motivata. La sentenza è stata annullata con rinvio al Tribunale per valutare la corretta applicazione della confisca per reati tributari e frode.
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Sequestro del profitto del reato: no se il vantaggio è di altri
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo a carico di un'indagata per un reato di frode. Il principio chiave affermato è che il sequestro del profitto del reato non può essere applicato in solido tra i concorrenti. L'autorità giudiziaria deve provare la quota di profitto effettivamente percepita da ciascun individuo. Nel caso specifico, il profitto era stato incamerato da alcune società e non personalmente dall'indagata. La Corte ha ritenuto illogico e illegittimo il provvedimento che, pur riconoscendo che il denaro era finito alle società, manteneva il sequestro sui beni personali della donna. La decisione è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Frode di gruppo: la confisca per equivalente si divide in parti uguali
Due imputati, condannati con patteggiamento per associazione a delinquere e truffa aggravata, hanno impugnato la confisca dei profitti illeciti. Sostenevano che non fosse stata provata la quota di profitto individuale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave sulla confisca per equivalente in concorso di persone: se è impossibile determinare quanto ciascun complice abbia guadagnato, il profitto totale del reato viene diviso in parti uguali tra tutti i concorrenti ai fini della confisca. La Corte ha quindi confermato che la confisca, anche se divisa equamente, era legittima.
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Confisca Reddito di Cittadinanza: Condanna per Truffa ma Beni Salvi
Una coppia viene condannata per truffa aggravata per aver percepito illecitamente il reddito di cittadinanza. Il Tribunale, però, non ordina la confisca delle somme. La Procura ricorre in Cassazione chiedendo di applicare la misura. La Suprema Corte respinge il ricorso. I giudici chiariscono che il reato commesso non è la truffa aggravata, ma una fattispecie specifica prevista dalla legge sul reddito di cittadinanza. Questa norma speciale non prevede la confisca penale, ma solo la restituzione delle somme. Di conseguenza, la **confisca reddito di cittadinanza** non può essere disposta, anche se la condanna per il reato (errato) di truffa è diventata definitiva.
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Procura Speciale Terzo Interessato: Appello Nullo, Beni Confiscati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che si opponeva alla confisca dei suoi beni, disposta in un processo penale a carico di altri. Il motivo è un vizio formale: la procura data al suo avvocato non era sufficientemente specifica. La sentenza sottolinea che la **procura speciale terzo interessato** deve indicare chiaramente la qualità di terzo, l'interesse di natura civilistica alla restituzione del bene e lo scopo preciso di opporsi alla misura. Una procura generica non basta. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto senza esame nel merito e la confisca è diventata definitiva, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese.
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Truffa ai danni dell’INPS: il video smentisce il falso invalido
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per Truffa ai danni dell'INPS nei confronti di un soggetto che percepiva indebitamente pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento. Nonostante le certificazioni mediche favorevoli, le indagini hanno rivelato, tramite riprese video, che l'imputato svolgeva regolarmente attività lavorativa pesante presso un mercato rionale, caricando e scaricando merci senza alcuna difficoltà motoria. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, sottolineando che le perizie mediche erano state condizionate dalla 'rappresentazione scenica' della malattia offerta dal paziente. La decisione conferma la confisca di oltre 54.000 euro, corrispondenti al profitto illecito accumulato negli anni attraverso l'inganno ai danni dell'ente previdenziale pubblico.
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Periculum in mora: limiti al sequestro di denaro
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un'ordinanza di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di somme di denaro, evidenziando un difetto di motivazione sul **periculum in mora**. Il Tribunale aveva confermato il vincolo basandosi esclusivamente sulla natura fungibile del denaro e sulla presunta attitudine dell'indagato a compiere operazioni fraudolente. La Suprema Corte ha ribadito che non è ammesso alcun automatismo: il giudice deve spiegare concretamente perché l'anticipazione del sequestro sia imprescindibile rispetto alla definizione del giudizio, evitando motivazioni meramente apparenti che ledano il diritto di proprietà.
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Confisca obbligatoria e patteggiamento penale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento relativa a reati di truffa aggravata e insolvenza fraudolenta a causa della mancata applicazione della confisca obbligatoria. Il giudice di merito aveva ratificato l'accordo sulla pena tra le parti omettendo però di disporre il sequestro dei profitti illeciti derivanti da crediti fiscali indebiti. La Suprema Corte ha chiarito che la confisca obbligatoria deve essere sempre ordinata, anche se non inclusa nell'accordo di patteggiamento, rappresentando un obbligo di legge inderogabile.
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Sequestro per equivalente: complice paga anche senza profitto
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un sequestro per equivalente sui beni di due soci, accusati di concorso in una frode ai danni di un ente sanitario pubblico. I soci sostenevano di non aver percepito personalmente alcun profitto, che sarebbe andato interamente a un medico loro complice. La Corte ha stabilito che, in fase di indagini, se non è possibile quantificare la quota di profitto di ciascun concorrente, è legittimo sequestrare a ciascuno una somma pari alla divisione del profitto totale tra tutti i partecipanti. Il sequestro per equivalente serve a garantire il recupero del valore illecito, anche se il denaro originale non è più rintracciabile e non è stato incassato direttamente dal complice.
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Sequestro preventivo: confisca nel reato contratto
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca nei confronti di una società sanitaria accusata di truffa aggravata ai danni dello Stato. L'illecito consisteva nella falsa attestazione della presenza di un medico specialista per ottenere l'accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale. La Suprema Corte ha chiarito che, configurandosi un reato contratto, l'intero profitto derivante dal rapporto illecito è soggetto a sequestro preventivo, senza possibilità di scomputare i costi sostenuti dall'ente. La società non è stata ritenuta terza estranea poiché ha beneficiato direttamente dei rimborsi pubblici ottenuti tramite la condotta fraudolenta del proprio rappresentante legale.
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