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Art. 636 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 636 Codice Penale

Abbandono di animali e danni: la Cassazione conferma la condanna
Due persone, un amministratore e un socio di un'azienda, sono state condannate per aver ripetutamente lasciato bovini liberi di pascolare su terreni altrui, causando "Abbandono di animali e danni" a coltivazioni e muretti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo che il reato si configura anche con dolo eventuale, cioè quando si accetta il rischio che gli animali causino danni. I ricorsi presentati dagli imputati sono stati dichiarati inammissibili, con conseguente obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione del giudice di pace: limiti e rigetto
La Parte Civile ha impugnato la sentenza di appello che confermava l'assoluzione degli Imputati dal reato di pascolo abusivo per carenza di dolo specifico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione del giudice di pace presentato dal danneggiato. I giudici hanno chiarito che, per i procedimenti relativi a reati di competenza del Giudice di Pace, la legge vieta di contestare i vizi di motivazione o di richiedere una rivalutazione delle prove. Questa limitazione si applica a tutte le parti del processo, inclusa la parte civile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Danneggiamento: La Cassazione chiarisce la Competenza del Giudice di Pace
Un Lavoratore è stato condannato per il danneggiamento di un campo seminato. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo che il reato rientrasse nella `Competenza del Giudice di Pace` e non del Tribunale ordinario. La Cassazione ha accolto questo punto. Ha stabilito che il reato di danneggiamento, anche aggravato, è di `Competenza del Giudice di Pace` secondo la legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato le sentenze precedenti e ha rimandato gli atti al Pubblico Ministero per un nuovo processo davanti al giudice competente.
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Pascolo Abusivo: La Proprietà non Basta per la Condanna Penale
Un Proprietario di animali è stato condannato per **pascolo abusivo** dopo che i suoi vitelli sono stati trovati su un terreno altrui. La sua difesa ha sostenuto che non era presente e che altri si occupavano degli animali, mettendo in discussione la sua responsabilità penale basata sulla mera proprietà. Ha anche contestato la mancata valutazione di un'offerta risarcitoria. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che la sola proprietà non basta per il reato di **pascolo abusivo**, che richiede dolo (intenzione), non solo negligenza (culpa in vigilando). Inoltre, la Corte ha rilevato la mancata valutazione dell'offerta di risarcimento. Il caso tornerà al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Recidiva e Pena: Quando la Cassazione corregge l’errore giudiziario
Un Lavoratore è stato condannato dal Giudice di Pace per violenza privata con una multa di 500 euro. Ha presentato ricorso contestando l'assenza dell'elemento soggettivo e l'eccessività della pena. La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso. Ha ritenuto inammissibili le doglianze sui fatti e sulla motivazione, ma ha accolto il motivo relativo all'erronea applicazione della recidiva e pena. Nel capo di imputazione era contestata solo la recidiva specifica, mentre il Giudice di Pace aveva applicato quella reiterata. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza limitatamente alla pena, rideterminandola a 450 euro di multa.
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Invasione di terreni: Cassazione annulla la condanna
Due persone erano state condannate per l'ipotizzata invasione di terreni e pascolo abusivo ai danni di un'associazione religiosa. I giudici di merito avevano fondato la condanna sulle dichiarazioni di un testimone rese durante le indagini, le quali però non erano state chiaramente confermate durante il dibattimento in aula. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi della difesa, rilevando un evidente travisamento della prova e una motivazione illogica riguardante sia il valore delle testimonianze sia la presunta responsabilità del secondo imputato. Per tali ragioni, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza di condanna, ordinando un nuovo processo di appello per riesaminare accuratamente le prove.
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Remissione di querela: condanna annullata ma spese a carico
Un allevatore viene condannato nei primi gradi di giudizio per il reato di pascolo abusivo commesso su terreni altrui. L'imputato propone ricorso davanti alla Corte di Cassazione contestando l'utilizzabilità delle prove e la liquidazione dei danni alla parte civile. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la persona offesa presenta formale remissione di querela, puntualmente accettata dall'imputato. La Corte di Cassazione accoglie l'accordo tra le parti e dichiara l'estinzione del reato. La remissione di querela prevale sulle possibili cause di inammissibilità del ricorso, azzerando le sanzioni penali inflitte nei gradi precedenti. Tuttavia, non essendoci un patto diverso tra le parti, la Corte pone a carico dell'imputato le spese del processo penale.
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Pascolo abusivo: è delitto e non contravvenzione, no oblazione
Due allevatori sono stati accusati del reato di pascolo abusivo per aver introdotto bestiame su terreni altrui. Il Tribunale ha dichiarato il reato estinto per la presenza dell'oblazione, valutando l'illecito come una semplice contravvenzione. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione denunciando un errore di legge. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarito che l'ipotesi di pascolo abusivo prevista dall'articolo 636 secondo comma del codice penale costituisce un delitto e non una contravvenzione. Di conseguenza, l'oblazione non si applica mai a questo tipo di reato. La Cassazione ha annullato la sentenza e trasmesso gli atti alla Corte d'Appello per lo svolgimento del processo.
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Pascolo abusivo: il gregge scappa ma la condanna resta
Due allevatori, padre e figlio, sono stati condannati per il reato di pascolo abusivo (art. 636 c.p.) dopo che il loro gregge di pecore e capre è stato trovato a pascolare nel terreno della vicina. La difesa sosteneva che gli animali fossero sfuggiti per semplice disattenzione e contestava un errore formale nella data della prima citazione in giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errore di notifica era stato sanato con un secondo atto corretto. Inoltre, per la configurazione del reato, non serve l'introduzione attiva degli animali: basta lasciarli liberi senza custodia, accettando il rischio che entrino nel fondo altrui attirati dall'istinto. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali, una sanzione pecuniaria e il risarcimento alla proprietaria del terreno.
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Pascolo abusivo in riserva naturale: condanna definitiva
Tre allevatori sono stati condannati per aver introdotto e abbandonato il proprio bestiame all'interno di un'area protetta comunale, causando il danneggiamento della flora locale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dalla difesa, confermando la responsabilità penale degli imputati. I giudici hanno chiarito che un piccolo intervento chirurgico non costituisce un legittimo impedimento assoluto per l'udienza. Inoltre, la Cassazione ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali degli imputati e delle precedenti diffide ricevute. Questa sentenza ribadisce la gravità del pascolo abusivo in riserva naturale e l'importanza di tutelare le aree protette da condotte illecite ripetute nel tempo.
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Pascolo abusivo: condanna penale anche per un solo bovino
Il proprietario di un bovino è stato condannato per il reato di pascolo abusivo per aver introdotto l'animale nel terreno di un'altra persona senza autorizzazione. La difesa sosteneva l'esistenza di un vecchio contratto d'affitto e l'assenza di dolo, trattandosi di un solo animale sfuggito al controllo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che anche la presenza di un solo bovino configura il reato e che il dolo eventuale sussiste quando il proprietario accetta il rischio che l'animale, lasciato libero, invada la proprietà altrui. Di conseguenza, il proprietario è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Pascolo abusivo: l’allevatore perde il ricorso contro l’azienda
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Proprietario degli Animali, condannato per il reato di pascolo abusivo (art. 636 c.p.) per aver introdotto bestiame nel terreno di un'azienda agricola. La difesa aveva contestato vizi di notifica e l'invalidità della querela presentata dall'amministratore della società proprietaria del fondo. I giudici hanno chiarito che la nullità della notifica è stata sanata per mancata opposizione tempestiva e che la querela è valida con la sola indicazione della qualifica di amministratore. Inoltre, per i reati di competenza del Giudice di Pace non è ammesso il ricorso per vizio di motivazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Pascolo abusivo: la fuga degli animali non evita la condanna
Due allevatori, padre e figlio, sono stati condannati per il reato di pascolo abusivo per aver lasciato incustodito il proprio gregge di pecore e capre, che è penetrato nel terreno confinante di una vicina, danneggiandolo. La difesa sosteneva che gli animali fossero sfuggiti accidentalmente per una semplice disattenzione. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna, dichiarando inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il reato si configura non solo con l'introduzione diretta del bestiame, ma anche con il semplice abbandono degli animali senza custodia, quando si è consapevoli che l'istinto li spingerà a invadere i fondi altrui (configurando il dolo eventuale). I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Introduzione abusiva di animali: condanna e multa al proprietario
Il Proprietario del Bestiame è stato condannato per l'introduzione abusiva di animali nel terreno del vicino e per minacce. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove, sostenendo l'avvenuta depenalizzazione dei reati e la prescrizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione valuta solo la legittimità della decisione e non può riesaminare i fatti. Inoltre, i reati contestati non rientrano tra quelli depenalizzati dal decreto legislativo del 2016 e i termini di prescrizione non sono ancora scaduti. Di conseguenza, la condanna è definitiva e il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Pascolo abusivo: condanna annullata per querela incerta
Un allevatore viene condannato per il reato di pascolo abusivo continuato. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando l'incertezza sulle date dei singoli episodi e la conseguente impossibilità di verificare la tempestività della querela, elemento essenziale per la procedibilità dell'azione penale. La Suprema Corte accoglie il ricorso, rilevando una grave lacuna nella motivazione della sentenza del Giudice di Pace. I giudici non hanno infatti verificato la corrispondenza tra le querele presentate dalla persona offesa e gli specifici fatti contestati nel capo d'imputazione. Per questo motivo, la Cassazione annulla la condanna e rinvia gli atti al Giudice di Pace per un nuovo esame, imponendo una verifica rigorosa sulla sussistenza della querela per ciascun episodio.
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Pascolo abusivo: condannato anche chi non custodisce il gregge
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un allevatore per il reato di pascolo abusivo. Il suo gregge aveva ripetutamente invaso e danneggiato il fondo di un vicino. La Corte ha stabilito un principio importante: per commettere questo reato non è necessario condurre attivamente gli animali sul terreno altrui. È sufficiente anche lasciarli senza adeguata custodia, con la consapevolezza che, spinti dall'istinto, possano invadere le proprietà vicine. Questa condotta, definita 'dolo eventuale', integra pienamente il reato di pascolo abusivo e comporta l'obbligo di risarcire i danni. L'allevatore ha perso il ricorso e la sua condanna è diventata definitiva.
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Prescrizione del Reato: Condanna Annullata ma Danno da Pagare
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di due persone condannate per pascolo abusivo. Per uno degli imputati, la Corte ha dichiarato la prescrizione del reato, annullando la condanna penale perché era trascorso troppo tempo dal fatto. Tuttavia, ha confermato la sua responsabilità civile, lasciando intatto l'obbligo di risarcire il danno. Per l'altra imputata, invece, il ricorso è stato respinto perché la prescrizione non era maturata a causa della sua recidiva e la sua lamentela sulla misura della pena è stata giudicata inammissibile. La sentenza chiarisce che la discrezionalità del giudice nel quantificare la pena non è sindacabile in Cassazione se non è palesemente illogica.
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Errore dell’avvocato: ricorso inammissibile e multa da 3000€
Un uomo, condannato in primo grado a una multa per aver introdotto animali nel fondo altrui, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha però dichiarato il ricorso inammissibile senza nemmeno esaminare il caso nel merito. Il motivo è stato un vizio di forma fatale: l'atto era stato firmato da un legale non abilitato a patrocinare davanti alle giurisdizioni superiori. Questa vicenda evidenzia il principio del ricorso inammissibile per avvocato non cassazionista. Di conseguenza, la condanna originaria è diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e un'ulteriore sanzione di 3.000 euro.
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Sequestro preventivo: pascolo abusivo e limiti ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un gregge di novanta pecore coinvolto nel reato di pascolo abusivo su terreni altrui. Il ricorrente ha tentato di inquadrare la vicenda come una mera disputa civilistica, producendo tardivamente una dichiarazione sostitutiva non esaminata nei gradi precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che in sede di legittimità non è possibile introdurre nuove prove documentali né contestare la ricostruzione dei fatti operata dal giudice di merito, a meno di vizi motivazionali radicali. Il sequestro preventivo rimane dunque operativo per evitare la protrazione del danno al fondo occupato.
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Prescrizione del reato e calcolo della recidiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di pascolo abusivo, rigettando l'eccezione di prescrizione sollevata dalla difesa. Nonostante il fatto risalisse al 2013, la presenza della recidiva specifica e reiterata ha esteso il termine massimo della prescrizione del reato a dieci anni. Poiché tale termine non era ancora decorso al momento della decisione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna dell'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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