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Art. 628 Codice Penale — Anno 2023

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Altri anni per Art. 628 Codice Penale

Differenza tra rapina e furto con strappo: il peso della violenza
L'Autore del reato ha sottratto la borsa a una donna di oltre sessantacinque anni, strattonandola e trascinandola a terra per vincere la sua resistenza. Condannato per rapina aggravata, l'imputato ha proposto ricorso sostenendo che il fatto costituisse un semplice furto con strappo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito la differenza tra rapina e furto con strappo: si configura la rapina quando la violenza fisica colpisce direttamente la persona per vincere la sua resistenza, e non solo l'oggetto. Inoltre, l'aggravante della vittima ultrasessantacinquenne scatta automaticamente con il solo dato anagrafico, senza dover dimostrare la concreta minorata difesa.
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Rapina impropria in concorso: condannato anche chi guida l’auto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina impropria in concorso a carico di un soggetto che ha partecipato a un furto in un negozio. Mentre il complice minacciava la cassiera con un'arma per fuggire con la refurtiva, il ricorrente fungeva da palo, distraeva l'addetta alla cassa simulando un pagamento e garantiva la fuga guidando l'auto. La difesa sosteneva l'estraneità alla minaccia armata, invocando il reato minore di favoreggiamento. I giudici hanno invece ribadito che chi partecipa a un'azione criminosa prevedendo l'uso di armi accetta preventivamente il rischio del loro utilizzo da parte del complice. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina pluriaggravata: la condanna resta anche dopo il perdono
Il caso riguarda un uomo condannato per sequestro di persona e rapina pluriaggravata commessi insieme a un complice ai danni di due giovani. I colpevoli avevano costretto le vittime a un lungo viaggio notturno sotto minaccia di armi e finte affiliazioni mafiose, derubandole. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il reato di sequestro di persona perché le vittime hanno ritirato la querela (remissione), possibilità introdotta dalla recente riforma Cartabia. Tuttavia, i giudici hanno confermato la condanna per rapina pluriaggravata. È stato respinto l'argomento dello stato di necessità sollevato dal complice, poiché quest'ultimo aveva partecipato attivamente e inseguito le vittime in fuga. Negata anche l'attenuante del danno lieve, poiché la rapina lede non solo il patrimonio ma anche la libertà e l'integrità morale delle persone.
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Patteggiamento e ricorso per cassazione: patti chiari e blindati
Un uomo, condannato per rapina pluriaggravata a seguito di patteggiamento, ha proposto ricorso lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche nella loro massima estensione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il patteggiamento e ricorso per cassazione prevede limiti rigorosi: l'impugnazione è ammessa solo per vizi della volontà, difetto di correlazione, errore sulla qualificazione giuridica o illegalità della pena. La contestazione sull'entità delle attenuanti non rientra tra questi motivi tassativi. Inoltre, il giudice di merito aveva già applicato la riduzione massima di un terzo per le attenuanti generiche. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di usura: la finta vendita non salva gli estorsori
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi soggetti condannati per estorsione e usura. Gli imputati concedevano prestiti a tassi usurari, pretendendo come garanzia la firma di contratti preliminari di vendita immobiliare e ricorrendo a gravi minacce fisiche per ottenere i pagamenti. La Suprema Corte ha confermato la condanna definitiva per i principali responsabili, convalidando anche l'aggravante della tentata estorsione commessa in un alloggio momentaneamente disabitato, considerato comunque privata dimora. Al contrario, i giudici hanno accolto il ricorso di un coimputato a causa di un grave difetto di motivazione della sentenza d'appello, disponendo per lui un nuovo processo.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: no al fai-da-te
Un cittadino straniero, condannato per rapina aggravata, ha presentato personalmente ricorso in Cassazione per contestare la sentenza d'appello. La Suprema Corte ha rilevato che l'atto è stato firmato direttamente dall'imputato e non da un avvocato cassazionista, violando le norme procedurali. Questo vizio formale ha determinato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. Di conseguenza, i giudici hanno respinto l'impugnazione senza valutarne i motivi di merito, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Estorsione aggravata da metodo mafioso: tra consiglio e minaccia
Il caso riguarda un proprietario terriero accusato di estorsione aggravata da metodo mafioso per aver imposto all'affittuario della propria azienda turistica l'assunzione di due guardiani vicini a una cosca locale, al fine di evitare problemi sul territorio. Il Tribunale del Riesame aveva annullato la custodia cautelare in carcere, ritenendo le pressioni semplici suggerimenti commerciali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica, evidenziando la grave contraddittorietà del provvedimento. Il Tribunale ha infatti ignorato le dichiarazioni della vittima su pressioni e angherie subite, valorizzando solo parzialmente i fatti. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza, rinviando il caso al Tribunale di Catanzaro per un nuovo e completo esame delle prove.
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Rapina con finto verbale: ricorso per cassazione inammissibile
Due soggetti sono stati condannati per rapina aggravata e falso, commessi simulando una perquisizione domiciliare ai danni di cittadini stranieri tramite un verbale contraffatto. La Corte d'Appello ha confermato la condanna di primo grado. I condannati hanno proposto ricorso, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una rivalutazione dei fatti già ampiamente analizzati nei precedenti gradi di giudizio (doppia conforme). Inoltre, la semplice confessione strategica o il risarcimento parziale non integrano l'attenuante del ravvedimento operoso per i reati patrimoniali. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Applicazione della recidiva: confermato l’aumento di pena
Il caso riguarda un uomo condannato per tentata rapina. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva, ritenendo che non vi fossero i presupposti per l'aumento di pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione era generica e non contrastava la motivazione della Corte d'Appello. Quest'ultima aveva correttamente evidenziato come il nuovo reato dimostrasse una rinnovata capacità a delinquere e una concreta pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, l'applicazione della recidiva è stata pienamente confermata, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata se richiesta in ritardo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni. L'imputato chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno stabilito che questa richiesta non può essere presentata per la prima volta in Cassazione se non è stata sollevata in appello. Inoltre, la gravità del danno economico (pari a 450 euro) e l'intensità del dolo escludono comunque la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Rapina aggravata: condanna definitiva per minaccia con coltello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per i reati di rapina aggravata e lesioni personali. L'imputato aveva aggredito la vittima minacciandola con un coltello per sottrarle i beni, causandole lesioni confermate da un referto medico. I giudici hanno confermato la piena attendibilità della persona offesa e hanno ribadito che l'uso del coltello configura l'ipotesi di rapina aggravata dall'uso di armi. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso la concessione di attenuanti per la speciale tenuità del danno, evidenziando la natura plurioffensiva del reato, che colpisce sia il patrimonio sia l'incolumità fisica della persona. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: la fuga violenta cancella il semplice furto
Il caso riguarda un uomo che, dopo aver tentato di sottrarre dei beni, ha esercitato violenza contro le forze dell'ordine per fuggire ed evitare l'arresto. La difesa chiedeva di riqualificare il fatto come semplice tentato furto. La Corte di Cassazione ha invece confermato la qualificazione di rapina impropria, stabilendo che la violenza usata subito dopo il tentativo di furto per assicurarsi la fuga configura questo reato. Tale condotta può concorrere con il reato di resistenza a pubblico ufficiale se la violenza serve a ottenere l'impunità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Specificità dei motivi di ricorso: no a censure generiche
Un uomo condannato per concorso in rapina aggravata ha proposto ricorso in Cassazione contestando la propria responsabilità e la mancata concessione di un'attenuante. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la specificità dei motivi di ricorso è un requisito essenziale a pena di inammissibilità. L'imputato si è limitato a riprodurre censure generiche già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza indicare con precisione i punti critici della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione in favore della Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: no allo sconto per il recidivo
L'Imputato, condannato per rapina aggravata in concorso, ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche in misura prevalente rispetto alle aggravanti e alla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la scelta di considerare le circostanze attenuanti generiche equivalenti, e non prevalenti, spetta al giudice di merito. Tale decisione era ampiamente giustificata dai numerosi precedenti penali dell'uomo e dalla presenza di una recidiva specifica e reiterata. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di rapina: la Cassazione nega gli sconti di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di rapina plurimo. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva, la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità e il calcolo dell'aumento di pena per la continuazione. I giudici di legittimità hanno stabilito che le contestazioni sollevate riguardavano valutazioni di merito, già ampiamente e logicamente motivate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, evidenziando la correttezza della decisione della Corte d'Appello e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Rapina impropria: minacciare la fuga in auto costa la condanna
Una donna, dopo aver sottratto della merce da un supermercato, ha minacciato di investire con l'auto i dipendenti che cercavano di fermarla all'esterno per assicurarsi la fuga. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina impropria, dichiarando inammissibile il ricorso della donna. I giudici hanno chiarito che il reato si perfeziona quando il colpevole, ormai in possesso della refurtiva, usa violenza o minaccia per garantirsi l'impunità, escludendo la tesi difensiva del semplice tentativo di furto. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di rapina per un cellulare: no a sconti di pena
L'Imputata è stata condannata per il reato di rapina dopo aver sottratto con violenza un telefono cellulare alla persona offesa. La difesa ha richiesto la riqualificazione del fatto in furto con strappo e l'applicazione delle attenuanti per il valore modesto del bene. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'uso della violenza fisica sulla vittima configura pienamente la rapina. Inoltre, l'attenuante del danno di speciale tenuità non è applicabile poiché lo smartphone possiede un valore economico non modesto, aggravato dalla perdita definitiva di tutti i dati personali contenuti al suo interno. L'Imputata, gravata da precedenti e colpevole di evasione dai domiciliari, perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche: lo sconto non e automatico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per rapina e ricettazione. L'imputato contestava la mancata applicazione nella loro massima estensione delle circostanze attenuanti generiche, concesse dalla Corte di Appello in virtu del modesto danno economico e della sua incensuratezza. I giudici di legittimita hanno ribadito che la quantificazione della pena e la valutazione delle attenuanti rientrano nella discrezionalita del giudice di merito. La Cassazione non puo rivalutare la congruita della sanzione se la motivazione della sentenza impugnata e logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di rapina: violenza fisica punita anche senza lucro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di rapina e lesioni personali. L'imputato contestava la propria responsabilità penale sostenendo l'assenza di un fine di lucro nell'aggressione. I giudici di legittimità hanno chiarito che il reato di rapina si configura pienamente quando viene esercitata una violenza fisica sulla vittima, indipendentemente dalla presenza di uno scopo di lucro da parte dell'autore. La Cassazione ha rilevato che i motivi di ricorso erano generici e miravano a ottenere una nuova valutazione dei fatti, attività vietata in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, confermando definitivamente la sua colpevolezza.
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Estorsione consumata: la trappola dei Carabinieri non salva il colpevole
Un uomo pretendeva il pagamento di crediti legati allo spaccio di droga tramite gravi minacce e l'uso di complici. La vittima si era rivolta ai Carabinieri, i quali avevano monitorato di nascosto la consegna del denaro. La difesa sosteneva che si trattasse solo di tentativo di estorsione, poiché l'intervento delle forze dell'ordine aveva impedito il reale possesso del denaro. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per estorsione consumata. I giudici hanno stabilito che il reato si perfeziona nel momento in cui avviene il passaggio del denaro con ingiusto profitto, a nulla rilevando che la polizia stia sorvegliando l'operazione a insaputa del colpevole. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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