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Art. 6 Convenzione EDU — Anno 2026

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Altri anni per Art. 6 Convenzione EDU

Operazione sotto copertura: quando è legittima?
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla legittimità di una complessa operazione sotto copertura che ha portato al sequestro di un ingente quantitativo di cocaina. I ricorsi degli imputati, basati sulla tesi dell'agente provocatore e del reato impossibile, sono stati respinti. La sentenza chiarisce i confini tra l'attività investigativa dell'infiltrato e l'induzione a commettere un reato, confermando le condanne.
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Scientia decoctionis: i limiti alla prova in appello
Una compagnia aerea in amministrazione straordinaria ha agito in revocatoria contro una società di consulenza per recuperare un pagamento, sostenendo che quest'ultima fosse a conoscenza dello stato di insolvenza (scientia decoctionis). La domanda è stata respinta in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della compagnia aerea, confermando che l'argomento cruciale sulla specifica competenza professionale della società di consulenza, quale prova della scientia decoctionis, era stato introdotto tardivamente solo in appello, violando i limiti processuali.
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Sequestro preventivo: incapienza e frode fiscale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli amministratori di una società contro un'ordinanza di sequestro preventivo per reati fiscali. La Corte ha stabilito che il 'periculum in mora', ovvero il rischio di dispersione dei beni, è validamente motivato sulla base di due elementi: l'incapienza patrimoniale degli indagati rispetto al profitto del reato e la loro pregressa condotta fraudolenta, ritenuta un indicatore attendibile della possibilità che possano sottrarre beni alla futura confisca.
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Improcedibilità ricorso cassazione: ecco perché
Una società finanziaria ha impugnato una sentenza sfavorevole, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso in cassazione. La causa è il mancato deposito della copia notificata della sentenza impugnata, un vizio formale ritenuto insanabile che impedisce la verifica della tempestività dell'appello, con conseguente condanna per abuso del processo.
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Dichiarazione fraudolenta: la Cassazione chiarisce
Un imprenditore, assolto in primo grado per dichiarazione fraudolenta, viene condannato in appello. La Cassazione conferma la condanna, chiarendo l'utilizzabilità delle prove fiscali nel processo penale. Tuttavia, annulla parzialmente la sentenza, specificando che la confisca del profitto non può includere le sanzioni amministrative, ma solo l'imposta evasa e gli interessi.
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Ricorso in Cassazione: i limiti del riesame dei fatti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati condannati per furto aggravato. La decisione si basa sul principio fondamentale che il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito, ma deve limitarsi al controllo di legittimità sulla corretta applicazione della legge e sulla logicità della motivazione della sentenza impugnata.
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Sospensione processo e specialità: limiti e motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di sospensione del processo emessa nei confronti di un imputato estradato. La decisione si fonda sulla violazione del principio di specialità, poiché la sospensione era stata disposta senza una motivazione adeguata che ne giustificasse la necessità e la durata prevedibile. La Corte ha stabilito che una sospensione non può protrarsi indefinitamente, ma deve essere ancorata a elementi concreti relativi alla procedura di estensione dell'estradizione, a tutela del diritto a un processo di ragionevole durata.
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Patrocinio a spese dello Stato: il reddito illecito
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di ammissione al patrocinio a spese dello Stato a un soggetto indagato. La decisione si basa sulla valutazione presuntiva di redditi illeciti, desunta dal tenore di vita, dalla situazione patrimoniale del nucleo familiare (inclusi i beni della moglie e un recente acquisto immobiliare non dichiarato) e da elementi emersi nel procedimento penale in corso. La Corte ha stabilito che il giudice, per valutare la richiesta, può e deve considerare anche i proventi da attività illecite, la cui esistenza può essere provata tramite presunzioni semplici, senza necessità di una condanna definitiva.
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Provvedimento abnorme: quando si può ricorrere?
Un cittadino ha impugnato un'ordinanza di archiviazione sostenendo si trattasse di un provvedimento abnorme. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che un'ordinanza di archiviazione non è abnorme, né strutturalmente né funzionalmente, anche se il giudice adotta motivazioni diverse da quelle del Pubblico Ministero. La decisione non crea uno stallo processuale e non rientra nei casi eccezionali di ricorso.
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Concussione: quando la richiesta di ‘caffè’ è reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di una piccola somma di denaro da parte di un agente di polizia a un cittadino, per omettere un controllo sebbene non vi fosse alcuna infrazione, configura il grave reato di concussione e non quello di induzione indebita. La sentenza chiarisce che quando il privato paga per evitare un danno ingiusto, come la perdita di tempo per un controllo pretestuoso, si trova in uno stato di soggezione che qualifica il reato come concussione. Di conseguenza, le sue dichiarazioni sono pienamente utilizzabili in quanto vittima del reato.
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Concorso in resistenza: passeggero in fuga è complice
La Cassazione chiarisce il concorso in resistenza a pubblico ufficiale. Un passeggero, fuggito a piedi dopo un inseguimento, è ritenuto complice del guidatore. La condivisione del piano di fuga è sufficiente per la condanna, anche senza una condotta attiva di violenza o minaccia. Ricorso inammissibile.
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Notifica avviso 415-bis: errore e nullità del processo
La Corte di Cassazione, accogliendo un ricorso straordinario, ha annullato una sentenza di condanna a causa di un errore nella notifica dell'avviso 415-bis. L'atto era stato inviato al precedente domicilio eletto dall'imputato, nonostante quest'ultimo avesse comunicato una variazione prima dell'invio. Tale vizio procedurale ha determinato la nullità di tutti gli atti successivi, inclusa la sentenza di primo grado e d'appello, con rinvio degli atti alla Procura della Repubblica.
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Diritto di difesa: quando è valida la nomina del legale?
Un cittadino straniero ha contestato la convalida di un provvedimento di trattenimento, lamentando una violazione del suo diritto di difesa per l'assenza del legale di fiducia all'udienza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la nomina dell'avvocato, essendo stata formalizzata solo il giorno stesso dell'udienza e dopo l'orario previsto per l'inizio, era tardiva. Di conseguenza, è stata ritenuta corretta la nomina di un difensore d'ufficio da parte del giudice per garantire l'effettività del diritto di difesa, e l'udienza è stata considerata pienamente valida.
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Omessa notifica udienza: nullità del provvedimento
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava una misura alternativa alla detenzione. La ragione è l'omessa notifica all'interessato dell'avviso di fissazione dell'udienza. Tale vizio procedurale, secondo la Corte, integra una nullità assoluta e insanabile, poiché lede il diritto di difesa, imponendo un nuovo esame del caso.
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Valutazione indiziaria: Cassazione annulla custodia
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad associazione mafiosa. La decisione si fonda sulla carente motivazione del provvedimento, che si è limitato a riportare le tesi dell'accusa senza un'analisi critica. La Corte ha censurato la debole valutazione indiziaria, basata su elementi frammentari e sulle dichiarazioni mutevoli e "de relato" di un collaboratore di giustizia, prive di adeguati riscontri esterni.
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Ingiusta detenzione: non basta il licenziamento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 965/2026, ha chiarito i limiti del risarcimento per ingiusta detenzione. Un cittadino, assolto dopo un periodo di detenzione, aveva ottenuto un indennizzo ma si era visto negare il risarcimento per la perdita del lavoro e per il danno da clamore mediatico ('strepitus fori'). La Suprema Corte ha confermato la decisione, sottolineando che il ricorrente non aveva fornito prove sufficienti del nesso causale tra la detenzione e il licenziamento, né della sussistenza di un danno mediatico eccezionale.
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Orario di lavoro: il viaggio casa-lavoro conta?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il tempo impiegato da una guardia giurata per viaggiare dalla sede aziendale, dove prelevava l'auto di servizio, al suo luogo di lavoro fisso e abituale (un centro commerciale) non costituisce orario di lavoro retribuibile. La decisione si basa sul fatto che il lavoratore aveva una postazione stabile e non era soggetto al potere direttivo del datore durante il tragitto, rendendo lo spostamento un semplice trasferimento casa-lavoro.
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Confisca eredi: diritti e onere della prova
La Corte di Cassazione annulla un decreto di confisca, stabilendo una netta distinzione tra la posizione processuale degli eredi e quella dei terzi intestatari fittizi. Nella confisca eredi, i successori possono contestare la pericolosità sociale del defunto, a differenza dei terzi, il cui onere probatorio è limitato a dimostrare la genuinità del loro titolo. La Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame che applichi correttamente questi principi.
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Ne bis in idem: diffamazione e fatti distinti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per diffamazione a mezzo video ai danni di un maresciallo. La Corte ha chiarito che non sussiste violazione del principio del ne bis in idem se la condotta diffamatoria, sebbene legata alla stessa vicenda, è avvenuta in un momento diverso rispetto a un fatto per cui era già intervenuta un'assoluzione. Si tratta infatti di due condotte materialmente distinte. La Corte ha anche ritenuto infondato il motivo sulla presunta mancata acquisizione del video diffamatorio.
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Appropriazione di cose smarrite: quando è furto?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La sentenza ribadisce il principio secondo cui non si configura l'appropriazione di cose smarrite quando il proprietario può facilmente rintracciare il bene, consolidando la distinzione tra le due fattispecie di reato e confermando la condanna per furto.
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