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Art. 517-ter Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 517-ter Codice Penale

Contraffazione di modelli: non è marchio ma è comunque reato
La Corte di Cassazione ha ridefinito la responsabilità penale di un commerciante che aveva introdotto in Italia auricolari identici a un noto modello registrato. I giudici hanno stabilito che la riproduzione non autorizzata del design non costituisce contraffazione di marchio, ma integra il reato di fabbricazione e commercio di beni usurpando titoli di proprietà industriale. Di conseguenza, il fatto è stato riqualificato ai sensi dell'articolo 517-ter del codice penale anziché dell'articolo 474. La Corte ha confermato la condanna, chiarendo che la contraffazione di modelli protegge l'aspetto estetico del prodotto e richiede solo la conoscibilità del titolo registrato per configurare il dolo. È stata invece respinta la richiesta di applicazione del lavoro di pubblica utilità perché presentata in modo tardivo e prima della definizione della pena.
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Reato di ricettazione: condannato chi possiede merce falsa senza prove
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione e per l'introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi. Nel suo ricorso in Cassazione, l'uomo ha contestato la condanna sostenendo l'assenza di prove sul suo dolo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in mancanza di prove sul coinvolgimento diretto dell'imputato nella contraffazione dei beni, il possesso di merce di provenienza illecita senza una giustificazione plausibile configura pienamente il reato di ricettazione. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Prodotti Contraffatti: Condanna anche senza Etichetta Perfetta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un commerciante per ricettazione e commercio di prodotti contraffatti. L'imputato era stato trovato in possesso di centinaia di borse e portafogli di note marche, palesemente falsi. La difesa sosteneva che la mancanza di etichette e la qualità scadente escludessero il reato, ma i giudici hanno stabilito un principio importante: la contraffazione sussiste anche se la copia non è perfetta. È sufficiente che il prodotto imiti il modello originale nelle sue caratteristiche essenziali, inducendo in errore l'acquirente. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, rendendo definitiva la condanna.
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Copia un brevetto? Prova negata, ma la Cassazione annulla tutto
Un imprenditore, condannato per aver riprodotto illecitamente un macchinario brevettato, si era visto negare dal giudice la possibilità di difendersi usando documenti e perizie provenienti da una causa civile. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando il principio sulla legittima acquisizione prove da altro processo. Secondo la Corte, atti e consulenze di altri procedimenti, anche non conclusi, sono ammissibili come prova documentale. La motivazione del diniego era errata e carente. Di conseguenza, la sentenza di condanna è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato da un nuovo giudice, che dovrà considerare le prove prima escluse.
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Contraffazione: condanna per importazione illecita
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un commerciante condannato per ricettazione e introduzione nello Stato di prodotti con marchi contraffatti. L'imputato aveva importato pezzi di ricambio elettronici recanti loghi falsificati di note multinazionali. La difesa sosteneva la buona fede, tentando di produrre nuove fatture solo in grado di appello. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che un operatore professionale non può ignorare la natura illecita della merce quando il prezzo è eccessivamente basso e i canali di approvvigionamento non sono autorizzati. La parola chiave Contraffazione è centrale nella valutazione della responsabilità penale del professionista del settore.
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Sequestro probatorio: obbligo di motivazione specifica
La Corte di Cassazione ha annullato il sequestro probatorio di migliaia di portafogli sospettati di contraffazione e contrabbando. Il provvedimento è stato giudicato nullo per difetto di motivazione specifica sulle finalità probatorie. La Corte ha ribadito che il decreto deve spiegare perché il mantenimento del vincolo sui beni sia indispensabile per l'accertamento dei fatti, non essendo sufficiente un generico richiamo alla necessità di svolgere ulteriori indagini.
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Contraffazione di marchi: guida al sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo e la perquisizione a carico di un indagato accusato di associazione a delinquere finalizzata alla contraffazione di marchi di alta moda. La difesa sosteneva che i beni sequestrati fossero 'overruns' (prodotti originali non autorizzati) e non falsi, contestando l'assenza di prove dirette sulla contraffazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto legittima la decisione del Tribunale del Riesame, basata su intercettazioni telefoniche inequivocabili e appostamenti della polizia giudiziaria che documentavano lo scarico di merce sospetta. La sentenza ribadisce che, in sede di legittimità, il controllo sulle misure cautelari reali è limitato alla verifica della tenuta logica della motivazione.
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Proprietà industriale: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministratrice di società, condannata per aver importato prodotti in ceramica in violazione della proprietà industriale di un noto marchio. L'imputata sosteneva che i beni fossero autorizzati da un precedente accordo transattivo, ma la Corte ha respinto i motivi del ricorso, chiarendo i limiti del vizio di travisamento della prova e l'inammissibilità di censure procedurali non correttamente formulate.
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