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Art. 495 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 495 Codice Penale

Falsa Identità: Ricorso Penale Inammissibile in Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per falsa dichiarazione di identità (Art. 495 c.p.) dopo aver fornito dati falsi alla polizia, sebbene la sua vera identità fosse poi accertata. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo che le sue argomentazioni fossero mere doglianze di fatto, già valutate dai giudici precedenti.
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Falsa attestazione sull’identità personale: no alla finzione
L'Imputato ha fornito dati anagrafici errati all'autorità, affermando di essere minorenne nel mese di agosto 2019. Il Giudice di merito lo ha condannato per il reato di falsa attestazione sull'identità personale previsto dall'articolo 495 del codice penale. L'Imputato ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione sostenendo la mancanza di consapevolezza sulla propria reale età anagrafica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'Imputato era infatti a conoscenza della propria maggiore età, accertata già nel 2017 tramite un esame radiografico delle arcate dentarie ed espressamente comunicata al medesimo nell'ambito di un altro procedimento. Di conseguenza, l'Imputato sapeva perfettamente di dichiarare il falso. La Cassazione ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali e il versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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False dichiarazioni sulla propria identità: condanna definitiva
Un automobilista fermato durante un controllo stradale, privo di documenti, ha fornito false dichiarazioni sulla propria identità agli agenti di polizia. Dopo aver concordato una pena per il delitto di falsa attestazione a pubblico ufficiale, l'imputato ha presentato ricorso per contestare la qualificazione giuridica del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, confermando che chi dichiara generalità false senza esibire documenti commette il reato più grave previsto dall'articolo 495 del codice penale. Tale condotta sostituisce infatti l'attestazione documentale sull'identità personale. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa Dichiarazione: Ricorso Inammissibile e Condanna Confermata
Un cittadino è stato condannato per aver reso una falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla propria identità o qualità personali (Art. 495 c.p.). La Corte d'Appello aveva già confermato la sua responsabilità, aumentando la pena e negando le attenuanti. Il cittadino ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il fatto dovesse essere qualificato diversamente (Art. 496 c.p.). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché generico e non confrontato con le motivazioni della Corte d'Appello. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende per la sua falsa dichiarazione.
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Graduazione della pena: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte d'Appello ha confermato la condanna penale nei confronti di un individuo per aver fornito false dichiarazioni sulla propria identita personale con recidiva. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando esclusivamente la severita della sanzione decisa dai giudici precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che la graduazione della pena appartiene alla valutazione esclusiva del giudice di merito. La Cassazione non puo ricalcolare la misura della sanzione quando il giudice precedente ha motivato la scelta in modo logico e coerente con la legge. L'imputato deve quindi scontare la condanna inflitta e pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso vago bocciato
L'Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale previsto dall'articolo 495 del codice penale. Tramite il proprio difensore, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una presunta illogicità della motivazione della sentenza di appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il giudicante ha evidenziato che la difesa non ha specificato i motivi concreti della contestazione, limitandosi ad affermazioni teoriche e generiche. La mancata indicazione degli elementi di critica rende impossibile per i giudici esercitare il controllo di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Falsa Attestazione: Dolo Generico Basta per la Condanna?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per falsa attestazione (Art. 495 c.p.). L'imputato contestava l'assenza di dolo specifico e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ribadito che per la falsa attestazione è sufficiente il dolo generico, cioè la coscienza e volontà della condotta, senza richiedere un fine specifico. Ha inoltre confermato che il diniego delle attenuanti era stato adeguatamente motivato. L'appello è stato respinto, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende. Questo consolida il principio sul dolo nella falsa attestazione.
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False dichiarazioni e non punibilità: quando la tenuità del fatto non si applica
Un individuo è stato condannato per false dichiarazioni a un pubblico ufficiale (Art. 495 c.p.). La Corte d'Appello ha ridotto la pena. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della **non punibilità per particolare tenuità del fatto** (Art. 131-bis c.p.). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che i limiti di pena previsti per il reato di false dichiarazioni non consentono l'applicazione dell'Art. 131-bis c.p. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso per Cassazione: quando un appello è vano
Un Individuo è stato condannato per falsa attestazione (Art. 495 c.p.) e gli sono state negate le circostanze attenuanti generiche. Ha presentato un ricorso per Cassazione, contestando la motivazione del diniego. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso per Cassazione. Ha stabilito che il ricorso era inammissibile perché l'Individuo aveva impugnato solo una delle due ragioni autonome fornite dai giudici precedenti per negare le attenuanti. L'Individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Falsa Attestazione: Dolo Generico Basta, Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Imputato condannato per il reato di falsa attestazione, ai sensi dell'Art. 495 c.p. L'Imputato ha contestato la sentenza, sostenendo la mancanza di dolo specifico e la mancata concessione di una circostanza attenuante. La Corte ha chiarito che per la falsa attestazione è sufficiente il dolo generico (coscienza e volontà), non essendo richiesto un fine specifico. Ha inoltre dichiarato inammissibile il motivo relativo all'attenuante, poiché non era stato sollevato correttamente nei gradi precedenti. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna dell'Imputato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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False generalità a pubblico ufficiale: dal bus alla condanna
Un passeggero viaggiava a bordo di un autobus di linea sprovvisto del regolare biglietto. Durante il controllo da parte del personale di servizio, l'utente ha fornito false generalità a pubblico ufficiale per evitare la sanzione amministrativa. Gli addetti hanno scoperto l'inganno solo dopo diversi giorni, trovandosi nell'impossibilità di rintracciare il trasgressore. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato previsto dall'articolo 495 del codice penale. L'interessato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'inoffensività della condotta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la responsabilità penale e condannando il ricorrente alle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sostituzione di persona: quando il reato minore è assorbito dal maggiore
Un individuo è stato condannato per aver fornito false dichiarazioni sulla propria identità a un pubblico ufficiale. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che il fatto dovesse rientrare nel reato di Sostituzione di persona (Art. 494 c.p.). La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che, quando le false dichiarazioni sono rese a un pubblico ufficiale in un atto pubblico per ottenere un vantaggio o causare un danno, si configura il reato più grave di falsa attestazione (Art. 495 c.p.), che assorbe quello di Sostituzione di persona. L'individuo ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta fraudolenta distrattiva: no ai benefici per i recidivi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imprenditore per bancarotta fraudolenta distrattiva e false attestazioni sull'identità personale. L'imputato ha presentato ricorso lamentando errori nella valutazione delle prove documentali e contestando il diniego della sospensione condizionale della pena. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la Cassazione non può riesaminare il merito dei fatti già accertati dai giudici territoriali. Inoltre, il beneficio della sospensione condizionale è stato legittimamente negato a causa della recidiva dell'imputato, già gravato da tre precedenti condanne per aver fornito false generalità, elemento che esclude una prognosi favorevole sulla sua condotta futura.
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Ricorso Inammissibile: Droga e Falsa Identità, la Cassazione Decide
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione di stupefacenti e falsa dichiarazione di identità. Ha presentato un ricorso in Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento della finalità di consumo personale per la droga e l'assenza di dolo per la falsa dichiarazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. Ha ritenuto le doglianze manifestamente infondate perché non erano state sollevate correttamente in appello o erano troppo generiche. La sentenza di primo grado aveva già fornito motivazioni adeguate. Di conseguenza, il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sospensione prescrizione: l’astensione dell’avvocato non ha limiti
Un imputato è stato condannato per false dichiarazioni a pubblico ufficiale. Ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'estinzione del reato per maturata prescrizione. L'imputato riteneva che la sospensione prescrizione, dovuta all'astensione del suo difensore per sciopero, dovesse essere limitata a 60 giorni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la sospensione prescrizione non ha un limite di 60 giorni quando il rinvio dell'udienza dipende dalla scelta del difensore di aderire a una protesta. Tale astensione non costituisce un impedimento tecnico. Pertanto, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'imputato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Falsa attestazione a un pubblico ufficiale: ritrattare non basta
L'Imputato ha fornito generalità non veritiere durante un controllo, dichiarando la propria reale identità soltanto pochi istanti dopo. I giudici hanno condannato l'uomo per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale, rifiutando l'ipotesi meno grave. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Il delitto si perfeziona istantaneamente nel momento in cui la falsa dichiarazione giunge a conoscenza dell'agente. La successiva correzione spontanea non elimina l'illecito già compiuto, poiché basta la semplice coscienza e volontà della condotta mendace. L'imputato deve quindi scontare la condanna, rifondere le spese legali e versare una somma alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, previsto dall'art. 495 c.p. L'uomo aveva impugnato la sentenza della Corte di Appello contestando genericamente l'affermazione di penale responsabilità e l'entità della sanzione inflitta. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile a causa dell'indeterminatezza dei motivi formulati, del tutto privi di collegamenti concreti con la motivazione censurata. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di merito non deve elencare singolarmente tutti gli indici di dosimetria della pena, ma può limitarsi a valorizzare gli elementi salienti. Il ricorrente è stato quindi condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: Falsità e attenuanti negate, la Cassazione conferma
L'Imputato ha presentato ricorso contro una sentenza che lo condannava per reati di falsità (artt. 482 e 495 c.p.) e negava le circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo motivo era generico, riproponendo argomenti già valutati. Il secondo motivo, sulla mancata concessione delle attenuanti, era infondato, poiché il giudice di merito aveva adeguatamente motivato il diniego. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Il ricorrente contestava la valutazione delle prove sulla propria colpevolezza e la quantificazione della pena decisa nei gradi precedenti. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti senza indicare con precisione gli atti ignorati o fraintesi dai giudici di merito. Inoltre, la Corte ha ribadito che la determinazione della pena non richiede una motivazione analitica quando la sanzione finale si colloca al di sotto della media prevista dalla legge. Di conseguenza, la condanna originaria è divenuta definitiva e l'imputato deve versare le spese di giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: Inammissibile senza avvocato
Un cittadino, condannato per un reato di false dichiarazioni, ha presentato un ricorso personale in Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché la legge italiana, modificata nel 2017, non permette più all'imputato di presentare personalmente il ricorso in Cassazione. È necessaria la rappresentanza tecnica di un avvocato. L'imputato ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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