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Art. 45 Costituzione — Anno 2024

Altri anni per Art. 45 Costituzione

Ostacolo alla vigilanza: la Cassazione sul dolo diretto
Una amministratrice di società cooperativa era stata condannata per ostacolo alla vigilanza per non aver risposto alle richieste di un revisore inviate via PEC. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, specificando che, per configurare il reato, non è sufficiente la presunzione legale di conoscenza derivante dalla notifica via PEC. È invece necessario che l'accusa provi il dolo diretto, ovvero l'effettiva e consapevole volontà dell'amministratore di ostacolare le funzioni di controllo.
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Privilegio professionale per società: la Cassazione dubita
Una società cooperativa di professionisti chiede il riconoscimento del privilegio professionale per un credito da progettazione. La Cassazione, di fronte a un orientamento consolidato ma con dubbi interpretativi sulla "pertinenza" del credito al singolo professionista, non decide e rinvia il caso a una pubblica udienza per approfondire la questione.
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Contributo unificato onlus: no esenzione per le APS
Un'associazione di promozione sociale ha impugnato la decisione che la obbligava al pagamento del contributo unificato per una causa amministrativa, sostenendo di averne diritto all'esenzione in qualità di ONLUS. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il 'contributo unificato onlus' non è soggetto a esenzione. La Corte ha ribadito il principio di stretta interpretazione delle norme fiscali, affermando che le agevolazioni non possono essere estese per analogia. Anche le questioni di legittimità costituzionale sono state respinte, poiché l'accesso alla giustizia è garantito da altri istituti, come il gratuito patrocinio, e non da un'esenzione generalizzata.
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Privilegio professionista: no se l’incarico è alla società
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento del privilegio del professionista a una società cooperativa di ingegneria. La sentenza chiarisce che, per ottenere la prelazione, è necessario dimostrare che l'incarico sia stato conferito 'intuitus personae', ovvero a un singolo professionista scelto dal cliente, anche se formalmente il contratto è con la società. In assenza di questa prova, il credito è considerato chirografario e non privilegiato.
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Recesso socio cooperativa: il pagamento dei conferimenti
Una società cooperativa agricola ritardava il pagamento per le forniture di latte a un socio receduto, sostenendo che tale debito fosse soggetto alle tempistiche di liquidazione della quota sociale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sul recesso socio cooperativa: il rapporto di conferimento di beni è un contratto di scambio autonomo, assimilabile alla compravendita, e distinto dal rapporto associativo. Di conseguenza, il credito del socio per i beni forniti è un debito commerciale che deve essere pagato secondo le regole ordinarie, senza poter essere condizionato alla liquidazione della quota sociale o alle finanze della cooperativa.
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Premio speciale unitario: no al calcolo sulle retribuzioni
Una cooperativa di facchinaggio ha contestato la pretesa dell'INAIL di calcolare il premio assicurativo sulla base delle retribuzioni effettive. La cooperativa sosteneva l'applicabilità del regime del "premio speciale unitario", un importo fisso svincolato dai salari. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della cooperativa, stabilendo che la normativa speciale che istituisce il premio fisso non è stata abrogata dalle successive leggi generali sulla retribuzione. Di conseguenza, la Corte d'Appello aveva errato nel creare un sistema di calcolo ibrido, e la sua sentenza è stata annullata con rinvio.
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Premio speciale unitario: la Cassazione decide
La Cassazione stabilisce che il 'premio speciale unitario' per le cooperative di facchinaggio non è stato abrogato dalla normativa del 2001 sulla retribuzione. La disciplina speciale prevale su quella generale (lex specialis derogat legi generali), e non può essere applicato un calcolo basato sulla retribuzione effettiva per il periodo contestato. La modifica del regime richiede un apposito decreto ministeriale.
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