Un imputato concorda con la procura un patteggiamento a due anni di reclusione per riciclaggio, convertiti in detenzione domiciliare sostitutiva. Il giudice di merito autorizza l'uomo a uscire di casa per sole due ore al giorno, ignorando la legge che fissa il limite minimo a quattro ore. L'imputato impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'illegalità della sanzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. L'errore sulla concessione delle ore giornaliere di uscita riguarda soltanto le modalità pratiche di esecuzione e non stravolge la natura o l'entità della pena patteggiata. Per correggere tali prescrizioni orarie, il condannato non può rivolgersi alla Cassazione, ma deve depositare una richiesta formale al Magistrato di Sorveglianza. Il ricorrente subisce quindi la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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