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Art. 391 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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Altri anni per Art. 391 Codice di Procedura Civile

Definizione agevolata: estinzione del processo
Un contribuente, dopo una lunga controversia con l'Agenzia delle Entrate giunta fino in Corte di Cassazione, ha utilizzato lo strumento della definizione agevolata. A seguito della richiesta, della comunicazione degli importi da parte dell'ente e del completo pagamento, il contribuente ha formalmente rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla lite.
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Rinuncia al ricorso: chi paga le spese processuali?
In un caso di contenzioso tributario, l'Amministrazione Finanziaria ha presentato una rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio e, in assenza di accettazione della rinuncia da parte della società contribuente, ha condannato l'ente ricorrente al pagamento delle spese legali, applicando il principio di causalità.
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Rinuncia al ricorso: no al doppio contributo unificato
Un Ente Locale, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole relativa a contributi consortili, ha presentato una rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che, in caso di rinuncia, non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, prevista solo per i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione. La decisione si fonda su un accordo conciliativo raggiunto tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: estinzione senza spese
Un amministratore, dopo aver impugnato una sentenza di secondo grado in materia di responsabilità sociale, ha deciso di effettuare una rinuncia al ricorso. La controparte ha accettato tale rinuncia, accordandosi per la compensazione delle spese. La Corte di Cassazione, applicando l'art. 390 c.p.c., ha dichiarato l'estinzione del giudizio, sottolineando che l'accettazione è rilevante solo per evitare la condanna alle spese, ma non per l'efficacia della rinuncia stessa, che è un atto unilaterale.
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Rinuncia al ricorso: chi paga le spese legali?
Una società di costruzioni rinuncia al proprio ricorso in Cassazione a seguito di un accordo transattivo. Tuttavia, in assenza dell'accettazione formale della controparte, la Corte di Cassazione dichiara estinto il processo ma condanna la società rinunciante al pagamento delle spese legali. Il caso chiarisce le conseguenze procedurali della rinuncia al ricorso e il principio della soccombenza virtuale.
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Estinzione del giudizio: rottamazione e chiusura lite
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tra un'azienda e l'Agente della riscossione. Durante il processo, l'azienda ha aderito alla 'rottamazione' delle cartelle di pagamento, saldando integralmente il debito. La Corte ha stabilito che il pagamento completo, a seguito della definizione agevolata, determina la cessazione della materia del contendere e, di conseguenza, la fine del processo, con spese legali a carico di ciascuna parte.
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Definizione agevolata: i pagamenti sanzioni contano
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4613/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di definizione agevolata delle liti fiscali. La Corte ha chiarito che le somme già versate dal contribuente per la definizione delle sole sanzioni devono essere scomputate dall'importo totale dovuto per la chiusura della controversia. Il diniego dell'Amministrazione Finanziaria, basato su un'interpretazione restrittiva, è stato ritenuto illegittimo, portando all'accoglimento del ricorso del contribuente e alla definitiva estinzione del giudizio.
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Estinzione parziale processo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione analizza un caso complesso di estinzione parziale del processo tributario. Una società aveva aderito a un condono per una parte del debito contestato, ma il giudice aveva erroneamente dichiarato estinto l'intero giudizio. La Corte chiarisce che il processo deve continuare per la parte non condonata, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate sul principio di competenza per la deducibilità delle perdite su crediti e dichiarando inammissibile il suo ricorso per revocazione del decreto di estinzione.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia preclude le spese
Una parte privata aveva proposto ricorso per cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello, a cui un ente comunale si era opposto con controricorso e ricorso incidentale. Successivamente, l'erede della parte ricorrente ha rinunciato al ricorso e l'ente ha accettato tale rinuncia. La Corte di Cassazione, di conseguenza, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che l'accettazione della rinuncia impedisce una decisione sulle spese legali.
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Estinzione del giudizio: accordo tra le parti
Una controversia immobiliare, relativa alla qualificazione di un impianto termico come 'costruzione' e alle relative distanze legali, si è conclusa in Cassazione con una declaratoria di estinzione del giudizio. Le parti, dopo aver percorso due gradi di giudizio, hanno raggiunto un accordo consensuale, rinunciando reciprocamente ai ricorsi. La Suprema Corte, prendendo atto della volontà delle parti, ha dichiarato estinto il processo ai sensi dell'art. 391 c.p.c., senza pronunciarsi nel merito della questione né sulle spese.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5039/2025, dichiara l'estinzione di un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso principale e a quello incidentale. Il caso, originato da una controversia su un debito di una società cancellata, si conclude senza una decisione nel merito. La Corte applica il principio di causalità per la liquidazione delle spese legali, condannando la parte che aveva iniziato il giudizio. Viene inoltre chiarito che la rinuncia al ricorso non comporta il pagamento del doppio contributo unificato, misura prevista solo per i casi di rigetto o inammissibilità.
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Dichiarazione di fallimento: il ricorso inammissibile
Una società ricorre in Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello che confermava la sua dichiarazione di fallimento, richiesta da un unico creditore. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza e ribadisce che, ai fini della dichiarazione di fallimento, non è necessario un accertamento definitivo del credito, essendo sufficiente una valutazione incidentale del giudice. Viene inoltre confermato che lo stato di insolvenza può sussistere anche in presenza di un solo inadempimento.
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Gestione separata avvocati: obblighi e sanzioni
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiude un caso relativo all'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata per un avvocato non iscritto alla cassa forense. La Corte d'Appello aveva confermato il debito contributivo, qualificando l'inadempimento come evasione e non semplice omissione. Il giudizio di legittimità si è concluso con la dichiarazione di estinzione per rinuncia al ricorso da parte della professionista, rendendo definitiva la decisione di merito.
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Rinuncia ricorso Cassazione: niente spese e doppio CU
Una committente, dopo aver perso in appello in una causa per un contratto di appalto, ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, ha formalizzato una rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che, data l'accettazione, non si procede alla liquidazione delle spese legali e non sorge l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio in Cass.
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario tra un'associazione sportiva e l'Amministrazione Finanziaria. La controversia, relativa all'applicazione di un regime fiscale agevolato, si è conclusa non con una decisione di merito, ma a seguito dell'adesione del contribuente alla definizione agevolata prevista dalla Legge 130/2022. La Corte ha stabilito che, in assenza di importi residui da versare, la procedura si perfeziona con la sola presentazione della domanda, determinando la cessazione del contenzioso.
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Assegno ad personam: bonus inclusi dopo il trasferimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5432/2025, ha stabilito che l'assegno ad personam per un dipendente pubblico trasferito deve includere anche le voci retributive, come premi di produzione e indennità di rischio, che, pur essendo formalmente 'variabili', hanno in sostanza un carattere fisso e continuativo. Il caso riguardava un dipendente trasferito da una società a partecipazione statale a un Ministero. La Corte ha rigettato il ricorso del Ministero, affermando che la natura sostanziale dell'emolumento prevale sulla sua classificazione formale, garantendo così il principio di irriducibilità della retribuzione.
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IMU leasing risoluzione: chi paga dopo il contratto?
Una società finanziaria ha impugnato un avviso di accertamento IMU relativo a immobili in leasing. Il contratto era stato risolto per inadempimento, ma l'utilizzatore non aveva restituito i beni. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di IMU e leasing con risoluzione contrattuale, la soggettività passiva del tributo torna in capo al locatore dal momento della risoluzione stessa, indipendentemente dalla mancata riconsegna fisica dell'immobile. La decisione si fonda sul principio che il presupposto dell'imposta per l'utilizzatore è l'esistenza del contratto, non la mera detenzione materiale del bene.
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IMU leasing risolto: chi paga se l’immobile non torna?
Una società di leasing ha impugnato un avviso di accertamento IMU emesso da un Comune, relativo a un anno in cui il contratto di locazione finanziaria era stato risolto per inadempimento dell'utilizzatore, il quale non aveva però restituito l'immobile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che, in caso di IMU leasing risolto, la soggettività passiva dell'imposta torna in capo alla società locatrice dal momento della risoluzione contrattuale, a prescindere dalla materiale riconsegna del bene. La decisione si fonda sul principio che è il vincolo contrattuale, e non la mera detenzione materiale, a determinare chi debba pagare l'imposta.
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Cessazione materia contendere: caso in Cassazione
Una società contesta avvisi di accertamento per detrazioni IVA. Dopo due gradi di giudizio sfavorevoli, ricorre in Cassazione. Durante il processo, aderisce alla definizione agevolata. Nonostante un diniego iniziale, l'Agenzia delle Entrate annulla in autotutela il proprio provvedimento, portando la Corte a dichiarare la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del giudizio.
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Estinzione giudizio per accordo: decisione Cassazione
Una società aveva citato in giudizio un istituto di credito per la nullità di alcune clausole del conto corrente. Dopo una parziale vittoria in appello, la società aveva proposto ricorso in Cassazione. Prima della decisione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, portando la società a rinunciare al ricorso. La Corte di Cassazione, preso atto della rinuncia accettata dalla controparte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio.
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