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Art. 391 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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Altri anni per Art. 391 Codice di Procedura Civile

Rinuncia al ricorso: cosa succede alle spese legali?
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso. A seguito della rinuncia in un caso di diritto immobiliare, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese legali. Crucialmente, ha stabilito che la rinuncia al ricorso non comporta l'obbligo di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: chi paga le spese legali?
Un caso di rivendicazione immobiliare giunge in Cassazione, ma l'appellante decide di abbandonare la causa. La Corte Suprema, con ordinanza, dichiara estinto il giudizio a seguito della rinuncia al ricorso e condanna la parte rinunciante al pagamento delle spese legali della controparte, anche in assenza di accettazione della rinuncia stessa, applicando il principio stabilito dal codice di procedura civile.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio
La Corte di Cassazione dichiara estinto un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte del ricorrente e della conseguente adesione della controparte. La decisione, basata sull'art. 391 c.p.c., evidenzia come l'accordo tra le parti possa chiudere un contenzioso prima della sentenza, evitando una pronuncia sulle spese di lite.
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Rinuncia al ricorso: conseguenze sulle spese legali
Una società ha presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello. Successivamente, ha deciso di procedere con la rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Tuttavia, ha condannato la società ricorrente a pagare le spese legali alla controparte, poiché quest'ultima non aveva aderito formalmente alla rinuncia. La decisione sottolinea che la rinuncia non esonera dal pagamento dei costi sostenuti dalla parte avversa.
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Estinzione giudizio: rinuncia al ricorso e spese legali
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte della società ricorrente e della contestuale accettazione da parte dell'amministrazione fallimentare resistente. In applicazione dell'art. 391 c.p.c., la Corte stabilisce che, data l'accettazione, non vi è luogo a provvedere sulla liquidazione delle spese legali, chiudendo così definitivamente il contenzioso.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione decide
Un ente di servizi alla persona e un comune, dopo aver presentato ricorso e controricorso in Cassazione avverso una sentenza della Commissione Tributaria Regionale, hanno raggiunto un accordo. Sulla base della loro richiesta congiunta, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali tra le parti. È stato inoltre chiarito che, in caso di estinzione per accordo, non è dovuto il versamento di un ulteriore contributo unificato.
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Istanza tardiva decisione: estinzione del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un ricorso a causa di una istanza tardiva decisione presentata dal ricorrente. A seguito della proposta di definizione del ricorso, il cittadino aveva superato il termine perentorio di 40 giorni per chiedere una decisione nel merito. La Corte ha stabilito che il deposito tardivo equivale a una rinuncia, comportando l'automatica estinzione del giudizio di legittimità, senza alcuna condanna alle spese data la mancata costituzione della controparte.
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Rinuncia al ricorso: le spese legali sono dovute
La Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della rinuncia al ricorso. In un caso relativo a distanze tra costruzioni, i ricorrenti hanno rinunciato all'appello. La controparte non ha accettato la rinuncia. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio, ma ha condannato i rinuncianti al pagamento delle spese legali, spiegando che la non accettazione impedisce la compensazione automatica dei costi.
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Estinzione del giudizio per canoni demaniali: il caso
Una società di gestione balneare impugnava in Cassazione la sentenza d'appello relativa a un aumento dei canoni demaniali. Durante il processo, la società ha aderito a una definizione agevolata, saldando il debito. La Corte di Cassazione, preso atto del pagamento e della mancata contestazione della controparte, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una lavoratrice aveva promosso un ricorso per cassazione contro una fondazione lirico-sinfonica in merito a una successione di contratti a termine. Prima della decisione della Corte, le parti hanno raggiunto una conciliazione, con conseguente rinuncia al ricorso da parte della lavoratrice. La Suprema Corte, prendendo atto della rinuncia, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, senza pronunciarsi nel merito della questione.
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Rinuncia agli atti: no al doppio contributo unificato
La Cassazione chiarisce che in caso di rinuncia agli atti del giudizio, non si applica il doppio contributo unificato. L'ordinanza analizza il caso di un ricorso estinto per accordo tra le parti, escludendo la sanzione prevista per le impugnazioni dilatorie o inammissibili.
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Correzione errore materiale: la Cassazione chiarisce
Un'impresa edile perdeva il suo ricorso contro un istituto di credito. Tuttavia, l'ordinanza iniziale, per un mero errore, condannava la banca vincitrice al pagamento delle spese legali. La Corte di Cassazione, con un nuovo provvedimento, ha applicato la procedura di correzione errore materiale, rettificando la decisione e addebitando correttamente le spese alla società soccombente, in linea con il principio che chi perde paga. La decisione ribadisce come il sistema giudiziario possa emendare sviste formali senza alterare la sostanza del giudizio.
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Definizione agevolata liti: estinzione del giudizio
Una società ha impugnato in Cassazione una sentenza sfavorevole della Commissione Tributaria Regionale relativa ad accertamenti IRES e IVA. Nelle more del giudizio, la società ha aderito alla definizione agevolata liti tributarie, presentando domanda e versando il dovuto. La Corte di Cassazione, verificata la documentazione e l'assenza di un diniego da parte dell'Agenzia delle Entrate, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
Una società di consulenza, dopo aver proposto ricorso in Cassazione contro una sentenza d'appello sfavorevole, ha deciso di ritirarlo. La controparte ha accettato la rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio, chiarendo un punto fondamentale: in caso di rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato previsto per i casi di rigetto o inammissibilità, poiché tale norma è di stretta interpretazione e non può essere estesa.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo
Un'azienda, dopo aver impugnato in Cassazione una sentenza che dichiarava illegittimo il licenziamento di una dipendente, ha presentato una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema ha dichiarato estinto il processo, stabilendo un principio importante: in caso di rinuncia, non è dovuto il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, previsto invece in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Cessione di ramo d’azienda: quando è vendita di beni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33123/2024, ha stabilito che la cessione di un complesso di beni immobiliari, anche se accompagnata da passività, non costituisce una cessione di ramo d'azienda se manca un'autonoma organizzazione imprenditoriale. L'operazione è stata riqualificata come vendita di singoli beni, soggetta a IVA, poiché non vi era trasferimento di personale, beni strumentali o avviamento, elementi essenziali per definire un'entità aziendale autonoma.
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Definizione agevolata: stop al ricorso e spese compensate
Una società, dopo aver impugnato alcuni avvisi di accertamento fino alla Corte di Cassazione, ha aderito alla definizione agevolata della lite. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse, stabilendo che la definizione agevolata estingue la materia del contendere. Crucialmente, ha disposto la compensazione delle spese legali per non disincentivare l'uso di tali strumenti deflattivi del contenzioso.
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Rinuncia ricorso cassazione: le conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti, avvenuta dopo un accordo stragiudiziale. L'ordinanza chiarisce un principio fondamentale della procedura: in caso di rinuncia al ricorso cassazione, non è dovuto il pagamento del doppio del contributo unificato, in quanto tale sanzione si applica solo ai casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Distrazione spese avvocato: correzione sempre possibile
Un avvocato, subentrato nella difesa di un ente sanitario, ha richiesto la correzione di un decreto di estinzione che aveva omesso la distrazione delle spese legali in suo favore. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, stabilendo che la correzione per errore materiale, in questi casi, è sempre ammissibile, anche se richiesta da un nuovo difensore per l'intera attività legale svolta. La richiesta di distrazione spese avvocato, ha chiarito la Corte, implica la dichiarazione del legale di aver anticipato i costi e non aver ricevuto i compensi, basandosi su un principio di affidamento fiduciario.
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Definizione agevolata: ricorso inammissibile
Un titolare di uno studio professionale aveva impugnato in Cassazione una condanna al versamento di contributi previdenziali per un collaboratore. Nelle more del giudizio, ha aderito alla "definizione agevolata" dei carichi fiscali, nota come rottamazione-quater. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che l'adesione alla sanatoria implica una rinuncia al giudizio, determinando una sopravvenuta carenza d'interesse alla decisione e rendendo così l'impugnazione improcedibile.
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