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Art. 391 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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Altri anni per Art. 391 Codice di Procedura Civile

Estinzione del giudizio: l’accordo chiude la lite
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una controversia fiscale tra un'azienda di energia rinnovabile e l'Agenzia delle Dogane. La decisione segue la rinuncia al ricorso da parte della società, avvenuta nel contesto di un accordo di ristrutturazione dei debiti che risolveva tutte le pendenze, comprese quelle fiscali. La Corte ha compensato le spese e ha escluso l'obbligo di versare il doppio del contributo unificato, data la natura dell'estinzione del giudizio.
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Definizione agevolata: stop al processo tributario
Una contribuente impugna due avvisi di accertamento IRPEF. La Commissione Tributaria Regionale annulla l'avviso per il 2007 ma conferma quello per il 2008. In Cassazione, la contribuente aderisce alla definizione agevolata per l'anno 2008. La Suprema Corte rileva d'ufficio il giudicato interno sull'annullamento del 2007 (non impugnato dall'Agenzia) e dichiara estinto il processo per il 2008 a seguito della definizione agevolata, chiudendo così l'intera controversia.
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Estinzione giudizio: chi paga se una parte non accetta?
Una società edile, dopo aver perso in primo e secondo grado una causa per violazione delle distanze tra costruzioni, ricorre in Cassazione. Successivamente, trova un accordo stragiudiziale e rinuncia al ricorso. Non tutti i resistenti, però, accettano la rinuncia. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio, ma condanna la società a pagare le spese legali solo della parte che non ha accettato la rinuncia, compensando quelle delle altre.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio a seguito della rinuncia formale al ricorso da parte di una società ospedaliera. La controparte, una curatela fallimentare, ha accettato la rinuncia. La Corte ha stabilito che nessuna spesa legale dovesse essere liquidata, applicando l'articolo 391 del codice di procedura civile. La decisione sottolinea come la rinuncia accettata ponga fine al procedimento senza una pronuncia nel merito.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia chiude il caso
Una società in procedura fallimentare, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro un decreto, ha dichiarato di rinunciare all'impugnazione. La società controparte ha accettato la rinuncia. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, specificando che, data l'adesione di entrambe le parti, non vi è condanna al pagamento delle spese legali.
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Estinzione giudizio per rottamazione ter: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7708/2024, ha chiarito che l'adesione di un contribuente alla "rottamazione ter" comporta l'estinzione del giudizio pendente, anche in assenza del completo pagamento delle rate. La Corte ha stabilito che la sola manifestazione di volontà di avvalersi della definizione agevolata è sufficiente a chiudere il contenzioso, sostituendo la situazione debitoria originaria con quella disciplinata dalla procedura di rottamazione, senza che la sentenza impugnata passi in giudicato.
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Definizione agevolata: processo estinto in Cassazione
Una società di produzione dolciaria ha ottenuto l'estinzione del processo tributario in Cassazione grazie all'adesione alla definizione agevolata. L'Ordinanza 7705/2024 chiarisce che, in assenza di un'istanza di trattazione entro i termini di legge, il perfezionamento della sanatoria comporta la fine del contenzioso. La Corte Suprema ha dichiarato estinto il giudizio, con spese a carico della parte che le ha anticipate.
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Rinuncia al ricorso: chi paga le spese legali?
Una società, dopo aver impugnato in Cassazione il rigetto di un reclamo per la trascrizione di una domanda giudiziale, decide per la rinuncia al ricorso. La controparte non accetta la rinuncia, chiedendo la condanna alle spese. La Corte dichiara estinto il giudizio e, data la mancata accettazione, condanna la società ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Rinuncia al ricorso: quando il processo si estingue?
Un contribuente, dopo aver impugnato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale, ha presentato una rinuncia al ricorso in Cassazione. La Corte, preso atto della rinuncia ritualmente comunicata all'Agenzia delle Entrate, ha dichiarato l'estinzione del processo ai sensi dell'art. 391 del codice di procedura civile, stabilendo che le spese restassero a carico delle parti che le avevano anticipate.
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Rinuncia al ricorso: chi paga le spese legali?
Una società propone ricorso in Cassazione ma successivamente vi rinuncia. Le controparti non accettano la rinuncia, insistendo per il pagamento delle spese. La Corte Suprema, pur dichiarando estinto il giudizio a seguito della rinuncia al ricorso, condanna la società rinunciante a pagare tutte le spese legali del procedimento, applicando il principio secondo cui la mancata accettazione comporta l'addebito dei costi.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese compensate
Un ente ecclesiastico ha presentato rinuncia al ricorso in Cassazione in una controversia fiscale ICI, a seguito di un annullamento parziale in autotutela da parte del Comune. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, motivando la compensazione delle spese legali proprio per via dell'annullamento parziale avvenuto in corso di causa ed escludendo l'applicazione del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso e spese legali: la decisione
Una lavoratrice, dopo aver impugnato in Cassazione un decreto del Tribunale relativo all'ammissione al passivo fallimentare, ha effettuato una rinuncia al ricorso. Nonostante la richiesta di compensazione delle spese, la Corte di Cassazione, accogliendo l'istanza della controparte, ha dichiarato estinto il processo e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese legali, applicando il principio di causalità.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione chiude il caso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7425/2024, ha dichiarato l'estinzione del giudizio in una controversia riguardante una servitù coattiva di passaggio ferroviario. La decisione è seguita a un accordo transattivo tra le parti e alla rinuncia alle domande da parte della società ricorrente. Di conseguenza, il processo si è concluso senza una sentenza di merito, e le spese legali sono state integralmente compensate tra i contendenti, evidenziando come la volontà delle parti possa porre fine a una lite anche nella fase di legittimità.
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Rinuncia al ricorso: chi paga le spese legali?
Una lavoratrice rinuncia al ricorso in Cassazione contro una società fallita, proponendo la compensazione delle spese. La Corte dichiara estinto il processo per rinuncia al ricorso e, su richiesta della controparte, condanna la ricorrente al pagamento delle spese legali, escludendo il doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: estinzione senza spese in Cassazione
Un'azienda pubblica, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro alcuni dipendenti per differenze retributive, ha deciso di rinunciare all'impugnazione. I dipendenti hanno accettato la rinuncia. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo, chiarendo che, in virtù dell'accettazione, il ricorrente non è stato condannato al pagamento delle spese legali. Inoltre, la Corte ha specificato che in caso di rinuncia non è dovuto il versamento del cosiddetto 'doppio contributo unificato'.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo
Una società, dopo aver presentato un ricorso per revocazione di una sentenza della Cassazione in materia di ICI, ha effettuato una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese legali. La decisione chiarisce che la rinuncia al ricorso non comporta il pagamento del doppio del contributo unificato, in quanto tale sanzione si applica solo in casi tassativi come rigetto o inammissibilità e non può essere estesa per analogia.
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Estinzione processo Cassazione: rinuncia e spese
Un'azienda manifatturiera aveva impugnato in Cassazione la sentenza che riteneva illegittima una sanzione disciplinare contro un dipendente. Le parti hanno poi depositato un atto di rinuncia congiunta, portando la Corte a dichiarare l'estinzione del processo Cassazione. La decisione chiarisce che, in caso di rinuncia accettata con accordo sulla compensazione delle spese, la Corte non si pronuncia sui costi del giudizio e non sussistono i presupposti per il versamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
Una società di servizi idrici, dopo aver presentato ricorso in Cassazione, vi rinuncia. La Corte Suprema dichiara estinto il giudizio, condanna la società a pagare le spese legali alla controparte e chiarisce un punto fondamentale: in caso di rinuncia al ricorso, non è dovuto il versamento del cosiddetto 'doppio contributo unificato', poiché tale misura sanzionatoria si applica solo in casi tassativi come il rigetto o l'inammissibilità.
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Estinzione del giudizio: la rottamazione quater
Una società di riscossione ricorreva in Cassazione contro la parziale ammissione di un suo credito nel passivo di un fallimento. Durante il processo, la società fallita aderiva alla "rottamazione quater", una definizione agevolata dei debiti. Di conseguenza, entrambe le parti chiedevano di chiudere la causa. La Corte di Cassazione, accogliendo la richiesta, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, sottolineando come l'adesione a tali procedure risolva le liti pendenti.
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Estinzione giudizio per rinuncia: il caso Cassazione
Un contenzioso tributario su una presunta plusvalenza non dichiarata, giunto in Corte di Cassazione, si è concluso con l'estinzione del giudizio per rinuncia. La decisione è scaturita da un accordo transattivo tra il contribuente e l'Amministrazione Finanziaria, formalizzato attraverso una definizione agevolata. La Corte ha preso atto della rinuncia e della relativa accettazione, dichiarando estinto il procedimento senza entrare nel merito della questione fiscale.
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