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Art. 390 Codice di Procedura Civile

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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in seguito alla rinuncia al ricorso presentata da un ente locale. La controversia, originata da un accertamento ICI nei confronti di una società di capitali, è stata risolta bonariamente dalle parti fuori dalle aule giudiziarie. La Suprema Corte ha stabilito la compensazione integrale delle spese di lite e ha chiarito che non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, in quanto la definizione amichevole della lite esclude la natura dilatoria dell'impugnazione.
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Autotutela tributaria: estinzione e sgravio cartella
Una società ha impugnato il diniego di autotutela tributaria relativo a un recupero di credito d'imposta. Dopo i primi gradi di giudizio sfavorevoli, la controversia è giunta in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, l'Agenzia delle Entrate ha proceduto all'annullamento e allo sgravio della cartella di pagamento contestata. La società ha quindi depositato atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese e confermando che, in caso di estinzione per rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Autotutela tributaria: estinzione del giudizio
Una società contribuente ha impugnato il diniego di autotutela tributaria relativo a un recupero di credito d'imposta. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, l'Agenzia delle Entrate ha provveduto all'annullamento e allo sgravio della cartella di pagamento contestata. A seguito di tale evento, la società ha depositato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese e chiarendo che non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una pronuncia di estinzione e non di rigetto.
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Esenzione IMU: limiti per gli alloggi sociali
Un ente gestore di edilizia residenziale pubblica ha impugnato il diniego di rimborso relativo all'imposta municipale propria per l'anno 2012. La tesi difensiva sosteneva la spettanza dell'esenzione IMU per gli alloggi sociali, in quanto privi di finalità produttiva di reddito. Dopo le sentenze sfavorevoli nei primi due gradi di giudizio, l'ente ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, a fronte di un orientamento giurisprudenziale di legittimità ormai consolidato in senso contrario, il ricorrente ha depositato atto di rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando l'assenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato in caso di rinuncia.
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Carenza di interesse e definizione agevolata liti
Una società operante nel settore edile ha impugnato un avviso di accertamento basato su metodo induttivo e valori OMI. Dopo i primi due gradi di giudizio, la contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata delle liti tributarie. Successivamente, la società ha depositato un atto di rinuncia al giudizio, dichiarando la sopravvenuta carenza di interesse a seguito dell'iscrizione a ruolo della cartella. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, compensando le spese ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio civile
Una società fornitrice ha impugnato una sentenza d'appello riguardante un contratto di fornitura e l'inidoneità della merce. Dopo aver avviato il giudizio di legittimità, le parti hanno optato per una rinuncia al ricorso concordata. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando la validità dell'accordo transattivo e la compensazione delle spese legali.
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Definizione agevolata e ricorso in Cassazione
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla vendita di otto appartamenti, contestando la rettifica dei ricavi basata sui valori OMI. Durante il giudizio di legittimità, la ricorrente ha aderito alla definizione agevolata dei carichi affidati alla riscossione, versando la prima rata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione delle spese legali ed escludendo il raddoppio del contributo unificato, data la natura premiale della scelta del contribuente.
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Rinuncia al ricorso: guida alla chiusura del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in seguito alla rinuncia al ricorso presentata dal ricorrente. La controversia originava da un'opposizione all'esecuzione immobiliare avviata da un'impresa individuale contro alcuni condomini per debiti legati a lavori edili. Dopo che il creditore era stato dichiarato fallito, i giudici di merito avevano sancito l'improcedibilità delle domande, rinviando la questione al tribunale fallimentare. Il ricorrente, pur avendo inizialmente impugnato tale decisione, ha successivamente depositato formale rinuncia, portando la Suprema Corte a chiudere il caso senza esaminare il merito e senza applicare il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo civile
Una società immobiliare ha presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione dopo aver impugnato la risoluzione di un contratto di leasing per inadempimento. La controparte ha accettato la rinuncia, richiedendo contestualmente la compensazione delle spese di lite. La Suprema Corte, verificata la regolarità dell'atto ai sensi dell'art. 390 c.p.c., ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione conferma che la rinuncia al ricorso, se ritualmente accettata, chiude definitivamente il contenzioso senza necessità di una sentenza di merito.
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Rottamazione cartelle: effetti sul ricorso tributario
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento relativo a maggiori redditi d'impresa. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, la società ha aderito alla rottamazione cartelle, provvedendo al pagamento e depositando la quietanza. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse, disponendo la compensazione delle spese legali ed escludendo l'obbligo del doppio contributo unificato, data la natura sopravvenuta della causa di inammissibilità.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio fiscale
Una società in liquidazione ha impugnato una cartella di pagamento relativa a omessi versamenti IVA e IRPEF. Dopo diversi gradi di giudizio, la ricorrente ha scelto di aderire alla definizione agevolata prevista dalla normativa vigente, provvedendo al saldo integrale del debito. A seguito di tale adempimento, la società ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso, accettato dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: guida a spese e procedure
Una società operante nel settore dei trasporti ha presentato una rinuncia al ricorso in Cassazione relativo a una controversia sul riconoscimento dell'anzianità di servizio per i periodi di apprendistato. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, condannando la società al pagamento delle spese legali in favore del lavoratore, poiché quest'ultimo non aveva accettato formalmente la rinuncia. La decisione chiarisce inoltre che, in caso di rinuncia, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una misura sanzionatoria non applicabile all'abbandono volontario della causa.
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Carenza di interesse e inammissibilità del ricorso
Una società alberghiera ha impugnato la sentenza d'appello relativa a una controversia su una cessione d'azienda. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo che prevedeva la rinuncia al ricorso. Tuttavia, tale rinuncia non è stata formalmente notificata alla controparte. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la rinuncia non notificata non estingua automaticamente il processo, essa determina una sopravvenuta carenza di interesse, rendendo il ricorso inammissibile. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese in base al principio di causalità.
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Prescrizione: effetti della rinuncia al ricorso
La controversia trae origine dalla contestazione della prescrizione di un credito derivante da contratti di mutuo. I debitori sostenevano che l'effetto interruttivo derivante dalla notifica di un precetto fosse solo istantaneo, mentre i giudici di merito lo hanno ritenuto permanente fino alla conclusione del giudizio di opposizione. Giunta in Cassazione, la causa si è conclusa con la rinuncia agli atti da parte dei ricorrenti, accettata dalla banca controricorrente. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la volontà concorde delle parti prevale sulla necessità di una decisione nel merito.
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Tassazione separata: rinuncia al ricorso e costi
Un contribuente ha impugnato i dinieghi dell'Amministrazione finanziaria relativi a istanze di rimborso per maggiori somme IRPEF trattenute su compensi corrisposti con ritardo. Il cuore della controversia riguardava l'applicabilità della tassazione separata anziché di quella ordinaria per gli anni dal 2013 al 2017. Dopo che i giudici di merito hanno accolto le ragioni del contribuente, l'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso in Cassazione, per poi depositare un atto di rinuncia accettato dalla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia non comporta il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una misura sanzionatoria non applicabile in caso di abbandono volontario della causa.
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Rinuncia al ricorso: guida agli effetti in Cassazione
Una società immobiliare ha presentato opposizione a un decreto ingiuntivo per provvigioni di intermediazione. Dopo i gradi di merito, ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha successivamente depositato atto di rinuncia al ricorso. La controparte ha aderito a tale rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rilevando che la rinuncia in sede di legittimità è un atto unilaterale recettizio che determina il passaggio in giudicato della sentenza impugnata. Grazie all'adesione della controparte, non è stata disposta alcuna condanna alle spese.
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Rinuncia agli atti nel giudizio tributario: stop al ricorso
Una contribuente ha impugnato un atto impositivo relativo al recupero di accise sull'energia elettrica, scaturito da un accertamento per allaccio abusivo. Dopo la conferma della pretesa tributaria nei gradi di merito, la donna ha proposto ricorso in Cassazione contestando la prescrizione del credito e il proprio difetto di legittimazione passiva. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, il difensore della ricorrente ha depositato una formale rinuncia agli atti nel giudizio tributario. Poiché l'Amministrazione Finanziaria non si era costituita, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico della parte che le ha anticipate. La decisione conferma l'efficacia della rinuncia come strumento per chiudere il contenzioso pendente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alle liti sui debiti
Due soggetti, garanti di una società debitrice, hanno proposto opposizione contro un decreto ingiuntivo emesso da un istituto di credito. Dopo aver perso in primo grado e in appello, i garanti hanno presentato ricorso alla Suprema Corte. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, i ricorrenti hanno depositato un atto formale di rinuncia al ricorso per cassazione. La società di gestione crediti, subentrata nel frattempo alla banca originaria, ha accettato tale rinuncia. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del procedimento. In base alle norme procedurali, l'accettazione della rinuncia comporta che non si debba provvedere alla liquidazione delle spese legali, chiudendo definitivamente la lite senza ulteriori oneri per le parti coinvolte nel giudizio di legittimità.
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TOSAP cassonetti rifiuti: il gestore paga anche per il servizio
Una società di gestione rifiuti ha contestato un avviso di accertamento per la TOSAP cassonetti rifiuti relativa all'anno 2016. La Commissione Tributaria ha confermato parzialmente la pretesa, decisione ribadita in appello. La società ha fatto ricorso in Cassazione lamentando difetto di legittimazione e carenza dei presupposti, sostenendo che l'uso del suolo per la raccolta rifiuti fosse strumentale a un interesse pubblico. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili i motivi di fatto per doppia conforme e confermando che l'occupazione di suolo pubblico da parte di un soggetto diverso dall'ente proprietario genera il tributo, indipendentemente dal fine di pubblico interesse perseguito dal gestore del servizio.
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Cessazione della materia del contendere: accordo e fine lite
Una complessa lite ereditaria riguardante un contratto preliminare di compravendita immobiliare si è conclusa dinanzi alla Corte di Cassazione. Gli eredi della parte venditrice avevano impugnato la sentenza d'appello che disponeva l'esecuzione in forma specifica del contratto a favore dell'acquirente. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale per risolvere definitivamente la questione. I ricorrenti hanno quindi depositato un atto formale di rinuncia al ricorso, accettato dalla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, determinando l'estinzione del processo. La decisione ha comportato la compensazione integrale delle spese tra le parti e l'esclusione del raddoppio del contributo unificato, non applicabile in caso di rinuncia.
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