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Art. 390 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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Altri anni per Art. 390 Codice di Procedura Civile

Autotutela tributaria: estinzione e sgravio cartella
Una società ha impugnato il diniego di autotutela tributaria relativo a un recupero di credito d'imposta. Dopo i primi gradi di giudizio sfavorevoli, la controversia è giunta in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, l'Agenzia delle Entrate ha proceduto all'annullamento e allo sgravio della cartella di pagamento contestata. La società ha quindi depositato atto di rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese e confermando che, in caso di estinzione per rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Autotutela tributaria: estinzione del giudizio
Una società contribuente ha impugnato il diniego di autotutela tributaria relativo a un recupero di credito d'imposta. Durante la pendenza del ricorso in Cassazione, l'Agenzia delle Entrate ha provveduto all'annullamento e allo sgravio della cartella di pagamento contestata. A seguito di tale evento, la società ha depositato formale rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese e chiarendo che non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una pronuncia di estinzione e non di rigetto.
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Esenzione IMU: limiti per gli alloggi sociali
Un ente gestore di edilizia residenziale pubblica ha impugnato il diniego di rimborso relativo all'imposta municipale propria per l'anno 2012. La tesi difensiva sosteneva la spettanza dell'esenzione IMU per gli alloggi sociali, in quanto privi di finalità produttiva di reddito. Dopo le sentenze sfavorevoli nei primi due gradi di giudizio, l'ente ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, a fronte di un orientamento giurisprudenziale di legittimità ormai consolidato in senso contrario, il ricorrente ha depositato atto di rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando l'assenza dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato in caso di rinuncia.
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Carenza di interesse e definizione agevolata liti
Una società operante nel settore edile ha impugnato un avviso di accertamento basato su metodo induttivo e valori OMI. Dopo i primi due gradi di giudizio, la contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata delle liti tributarie. Successivamente, la società ha depositato un atto di rinuncia al giudizio, dichiarando la sopravvenuta carenza di interesse a seguito dell'iscrizione a ruolo della cartella. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, compensando le spese ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del giudizio civile
Una società fornitrice ha impugnato una sentenza d'appello riguardante un contratto di fornitura e l'inidoneità della merce. Dopo aver avviato il giudizio di legittimità, le parti hanno optato per una rinuncia al ricorso concordata. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando la validità dell'accordo transattivo e la compensazione delle spese legali.
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Definizione agevolata e ricorso in Cassazione
Una società di costruzioni ha impugnato un avviso di accertamento relativo alla vendita di otto appartamenti, contestando la rettifica dei ricavi basata sui valori OMI. Durante il giudizio di legittimità, la ricorrente ha aderito alla definizione agevolata dei carichi affidati alla riscossione, versando la prima rata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione delle spese legali ed escludendo il raddoppio del contributo unificato, data la natura premiale della scelta del contribuente.
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Rinuncia al ricorso: guida alla chiusura del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio in seguito alla rinuncia al ricorso presentata dal ricorrente. La controversia originava da un'opposizione all'esecuzione immobiliare avviata da un'impresa individuale contro alcuni condomini per debiti legati a lavori edili. Dopo che il creditore era stato dichiarato fallito, i giudici di merito avevano sancito l'improcedibilità delle domande, rinviando la questione al tribunale fallimentare. Il ricorrente, pur avendo inizialmente impugnato tale decisione, ha successivamente depositato formale rinuncia, portando la Suprema Corte a chiudere il caso senza esaminare il merito e senza applicare il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: estinzione del processo civile
Una società immobiliare ha presentato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione dopo aver impugnato la risoluzione di un contratto di leasing per inadempimento. La controparte ha accettato la rinuncia, richiedendo contestualmente la compensazione delle spese di lite. La Suprema Corte, verificata la regolarità dell'atto ai sensi dell'art. 390 c.p.c., ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione conferma che la rinuncia al ricorso, se ritualmente accettata, chiude definitivamente il contenzioso senza necessità di una sentenza di merito.
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Rottamazione cartelle: effetti sul ricorso tributario
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento relativo a maggiori redditi d'impresa. Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il procedimento, la società ha aderito alla rottamazione cartelle, provvedendo al pagamento e depositando la quietanza. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per carenza di interesse, disponendo la compensazione delle spese legali ed escludendo l'obbligo del doppio contributo unificato, data la natura sopravvenuta della causa di inammissibilità.
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Definizione agevolata: estinzione del giudizio fiscale
Una società in liquidazione ha impugnato una cartella di pagamento relativa a omessi versamenti IVA e IRPEF. Dopo diversi gradi di giudizio, la ricorrente ha scelto di aderire alla definizione agevolata prevista dalla normativa vigente, provvedendo al saldo integrale del debito. A seguito di tale adempimento, la società ha depositato formale atto di rinuncia al ricorso, accettato dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: guida a spese e procedure
Una società operante nel settore dei trasporti ha presentato una rinuncia al ricorso in Cassazione relativo a una controversia sul riconoscimento dell'anzianità di servizio per i periodi di apprendistato. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, condannando la società al pagamento delle spese legali in favore del lavoratore, poiché quest'ultimo non aveva accettato formalmente la rinuncia. La decisione chiarisce inoltre che, in caso di rinuncia, non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una misura sanzionatoria non applicabile all'abbandono volontario della causa.
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Carenza di interesse e inammissibilità del ricorso
Una società alberghiera ha impugnato la sentenza d'appello relativa a una controversia su una cessione d'azienda. Durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo che prevedeva la rinuncia al ricorso. Tuttavia, tale rinuncia non è stata formalmente notificata alla controparte. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene la rinuncia non notificata non estingua automaticamente il processo, essa determina una sopravvenuta carenza di interesse, rendendo il ricorso inammissibile. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese in base al principio di causalità.
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Prescrizione: effetti della rinuncia al ricorso
La controversia trae origine dalla contestazione della prescrizione di un credito derivante da contratti di mutuo. I debitori sostenevano che l'effetto interruttivo derivante dalla notifica di un precetto fosse solo istantaneo, mentre i giudici di merito lo hanno ritenuto permanente fino alla conclusione del giudizio di opposizione. Giunta in Cassazione, la causa si è conclusa con la rinuncia agli atti da parte dei ricorrenti, accettata dalla banca controricorrente. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la volontà concorde delle parti prevale sulla necessità di una decisione nel merito.
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Tassazione separata: rinuncia al ricorso e costi
Un contribuente ha impugnato i dinieghi dell'Amministrazione finanziaria relativi a istanze di rimborso per maggiori somme IRPEF trattenute su compensi corrisposti con ritardo. Il cuore della controversia riguardava l'applicabilità della tassazione separata anziché di quella ordinaria per gli anni dal 2013 al 2017. Dopo che i giudici di merito hanno accolto le ragioni del contribuente, l'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso in Cassazione, per poi depositare un atto di rinuncia accettato dalla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che la rinuncia non comporta il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una misura sanzionatoria non applicabile in caso di abbandono volontario della causa.
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Rinuncia al ricorso: guida agli effetti in Cassazione
Una società immobiliare ha presentato opposizione a un decreto ingiuntivo per provvigioni di intermediazione. Dopo i gradi di merito, ha proposto ricorso in Cassazione, ma ha successivamente depositato atto di rinuncia al ricorso. La controparte ha aderito a tale rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rilevando che la rinuncia in sede di legittimità è un atto unilaterale recettizio che determina il passaggio in giudicato della sentenza impugnata. Grazie all'adesione della controparte, non è stata disposta alcuna condanna alle spese.
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Brevetto industriale: estinzione del giudizio
La controversia riguarda la presunta violazione di un brevetto industriale relativo a componenti meccaniche per veicoli destinati alla pulizia ambientale. Una società produttrice ha impugnato la decisione di merito che accertava la contraffazione di alcuni modelli di macchinari, lamentando violazioni procedurali e del giudicato. Tuttavia, durante la pendenza del ricorso in Cassazione, la parte ricorrente ha depositato un atto di rinunzia accettato dalla controparte. La Suprema Corte ha dunque dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che l'accordo tra le parti sulla regolazione delle spese prevale sulla necessità di una decisione giudiziale.
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Rinuncia al ricorso: guida all’estinzione del giudizio
Una parte privata, dopo aver impugnato una sentenza di rigetto relativa a un'opposizione a precetto, ha presentato formale rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, rilevando che tale atto produce effetti immediati indipendentemente dall'accettazione della controparte. La decisione chiarisce inoltre che la rinuncia al ricorso non comporta il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica esclusivamente ai casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Abuso contratti a termine: la rinuncia al ricorso
Una lavoratrice del settore scolastico ha impugnato la sentenza d'appello che, pur riconoscendo l'abuso contratti a termine per reiterate supplenze, aveva negato il risarcimento del danno poiché l'intervenuta immissione in ruolo era stata considerata una sanzione sufficiente. Durante il giudizio di legittimità, la ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dunque dichiarato l'inammissibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rinunzia al ricorso: estinzione del giudizio tributario
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario riguardante la TARSU su aree di manovra. Un Comune aveva impugnato la decisione della CTR che riconosceva la natura pertinenziale di tali aree, esentandole dal tributo. Tuttavia, durante il giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. Il Comune ha quindi presentato una formale rinunzia al ricorso, accettata dalla società contribuente. La Corte, applicando le norme del codice di procedura civile, ha sancito la fine del processo senza condanna alle spese, valorizzando la volontà delle parti di chiudere la lite.
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Inammissibilità sopravvenuta e benefici prima casa
Una contribuente ha impugnato il diniego delle agevolazioni fiscali per l'acquisto della prima casa, poiché l'immobile era stato classificato come abitazione di lusso. Dopo i primi due gradi di giudizio sfavorevoli, la parte ha presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il procedimento, la ricorrente ha manifestato il venir meno del proprio interesse alla decisione. La Suprema Corte ha stabilito che tale dichiarazione configura una inammissibilità sopravvenuta del ricorso. La sentenza chiarisce che, in questo scenario, non si applica il raddoppio del contributo unificato, previsto invece per i casi di inammissibilità originaria.
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