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Art. 385 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Reato di evasione: arresti domiciliari violati e ricorso nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. L'imputato si era allontanato dalla propria abitazione senza autorizzazione. Nei successivi gradi di giudizio, la difesa ha contestato l'elemento psicologico e ha richiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Per configurare l'illecito penale è sufficiente la presenza del dolo generico, inteso come la semplice e consapevole decisione di allontanarsi dal luogo di custodia senza permesso. La Corte ha quindi respinto le richieste difensive, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: stop ai domiciliari anche per pochi metri
Un uomo sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari si allontana dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione giudiziaria. La difesa sostiene che l'allontanamento sia avvenuto a causa di uno stato di necessità urgente. La Corte di Cassazione respinge la tesi difensiva, rilevando l'assenza oggettiva di pericolo. I giudici affermano che per configurare il reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di custodia, a prescindere dalla durata, dalla distanza percorsa o dai motivi personali. Il ricorso dell'imputato viene dichiarato inammissibile con condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Remissione di querela ed evasione: condanna annullata
Due imputati hanno proposto ricorso contro una condanna penale pronunciata dalla Corte d'appello. Successivamente alla sentenza di secondo grado, la persona offesa ha formalizzato la remissione di querela per una delle accuse, accettata espressamente da entrambi gli indagati prima della scadenza dei termini di impugnazione. Parallelamente, per uno dei due imputati pendeva un'ulteriore contestazione per evasione risalente al 2014. La Corte di Cassazione ha accertato il valido ritiro della querela e il decorso del tempo massimo per la seconda accusa. I giudici supremi hanno quindi annullato la sentenza senza rinvio per entrambi gli imputati, dichiarando estinti i reati per intervenuta remissione e per intervenuta prescrizione.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso sui fatti
L'Imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che lo condannava per il reato di evasione. La difesa ha contestato la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove operata dai giudici di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso per Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito della vicenda. I motivi presentati si limitavano a riproporre le stesse contestazioni fattuali già esaminate e respinte in appello. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Citofono funzionante e reato di evasione: la Cassazione condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una persona sottoposta a controllo domiciliare, risultata assente durante le verifiche delle forze dell'ordine. Gli operanti avevano suonato ripetutamente al citofono, accertandone il corretto funzionamento. La difesa ha sostenuto l'assenza di colpa e ha chiesto di ascoltare un vicino di casa per provare un presunto guasto o un malinteso. I giudici hanno respinto la richiesta di riapertura dell'istruttoria, confermando la responsabilità per il reato di evasione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il volontario allontanamento dall'abitazione integra la violazione contestata e condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Permesso orario e fuga lontana: scatta il reato di evasione
Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare con braccialetto elettronico godeva di un permesso di uscita giornaliero tra le ore 10:00 e le 12:00 per comprovate esigenze di vita. Il soggetto ha manomesso il congegno di controllo e, alle ore 11:45, si trovava già a centinaia di chilometri di distanza dal domicilio prefissato. Di fronte all'accusa, la difesa ha sostenuto che il fatto integrasse soltanto un tentativo e non la consumazione dell'illecito. La Corte di Cassazione ha respinto la tesi difensiva. I giudici hanno chiarito che l'impossibilità oggettiva di rientrare nei termini orari prestabiliti e la manomissione del dispositivo integrano pienamente il reato di evasione consumato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese.
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Evasione dagli arresti domiciliari: no alla tenue entità
L'Imputato si è allontanato ingiustificatamente dalla propria abitazione mentre era sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. A seguito della condanna per il reato di evasione dagli arresti domiciliari, il soggetto ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le censure riguardavano profili di fatto non riesaminabili in sede di legittimità. La durata dell'allontanamento dal domicilio impedisce inoltre di considerare la condotta come un'offesa di minima entità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata per evasione e precedenti
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato l'impugnazione inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. L'elevato numero di precedenti penali dell'autore, unito alla presenza di condanne specifiche e all'assenza di elementi idonei a ridurre l'intensità del dolo, impedisce di considerare minima l'offesa arrecata alla giustizia. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: la genericità costa cara in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da una cittadina contro una condanna per il reato di cui all'articolo 385 del codice penale. La Suprema Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero troppo generici, mancando una critica specifica e articolata alla sentenza di appello. Questo vizio di aspecificità ha impedito l'esame nel merito. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. La sentenza ribadisce l'importanza di presentare un ricorso inammissibile con motivazioni chiare e dettagliate.
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Reato di evasione e liti familiari: la fuga resta punibile
Un soggetto sottoposto a misura detentiva si è allontanato dal domicilio, giustificando la condotta con il deterioramento dei rapporti con i familiari conviventi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le tensioni e i litigi domestici non integrano la causa di giustificazione dello stato di necessità. Per escludere la colpevolezza occorre infatti la prova di un pericolo attuale e inevitabile di danno grave alla persona, elemento del tutto assente nella vicenda. Il ricorrente deve versare le spese di giudizio e una sanzione economica.
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Reato di evasione o violazione: la Cassazione decide
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la condanna per il reato di evasione emessa dalla Corte di Appello. La difesa sosteneva che la condotta non integrasse una fuga punibile penalmente, ma rappresentasse solo la violazione di prescrizioni accessorie collegate alla misura cautelare. I Supremi Giudici hanno respinto totalmente questa ricostruzione difensiva. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché riproponeva censure di merito già respinte dai giudici territoriali e avanzava interpretazioni normative contrarie alla legge e alla giurisprudenza consolidata. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: no al riesame dei fatti in Cassazione
Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare viene condannato in appello per il reato di evasione dopo essere risultato assente a un controllo della polizia nella propria abitazione. L'imputato presenta ricorso davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo di non aver sentito le forze dell'ordine e contestando la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte dichiara il ricorso del tutto inammissibile. I giudici evidenziano che in sede di legittimità non si possono riesaminare le prove o le circostanze materiali già valutate nei precedenti gradi di giudizio. Pertanto, la condanna dell'imputato diventa definitiva. Il ricorrente deve inoltre pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende per aver proposto un ricorso basato su motivi non consentiti dalla legge.
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Morte dell’imputato: il reato si estingue, sentenza annullata
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un Lavoratore condannato per il reato di evasione dalla Corte d'Appello di Bologna. Il Lavoratore aveva presentato ricorso contro tale condanna. Tuttavia, durante lo svolgimento del processo davanti alla Suprema Corte, è sopraggiunta la morte dell'imputato. Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato l'estinzione del reato per morte dell'imputato, annullando senza rinvio la sentenza impugnata. Questo principio sancisce che il decesso dell'accusato prima di una condanna definitiva impedisce l'applicazione della pena.
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Evasione e videoregistrazione: l’inammissibilità ricorso penale
Un individuo ha presentato ricorso contro una condanna per evasione dagli arresti domiciliari. Chiedeva di acquisire una videoregistrazione per dimostrare la sua innocenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha stabilito che la richiesta di nuova prova non era ammissibile in questa fase, poiché il giudice di merito aveva già valutato argomenti simili. Inoltre, la videoregistrazione non aveva prova di autenticità e non avrebbe escluso l'evasione. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e una multa alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Inammissibile Penale: Evasione e il No della Cassazione
Un individuo, condannato per evasione (Art. 385 c.p.), ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le argomentazioni presentate erano una mera ripetizione di quelle già esaminate e respinte dai giudici precedenti, oltre che generiche. Di conseguenza, l'individuo è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questo caso sottolinea l'importanza di presentare un ricorso inammissibile con motivazioni nuove e specifiche.
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Tentata evasione dal carcere: la Cassazione respinge il ricorso
Un detenuto ha tentato la fuga scavalcando il muro di cinta del carcere insieme a un compagno di reclusione. I giudici di merito hanno accertato la responsabilità dell'uomo per il delitto di tentata evasione in concorso. L'interessato ha presentato ricorso per cassazione, contestando la ricostruzione della dinamica dei fatti e lamentando una presunta illogicità della motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. I giudici di legittimità hanno rilevato che il ricorrente pretendeva una nuova valutazione delle prove, già esaminate con rigore logico nei gradi precedenti. Di conseguenza, la Corte ha condannato il detenuto alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione: Ricorso in Cassazione Inammissibile, Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile, presentato da un individuo condannato per il reato di evasione (Art. 385 c.p.). Il ricorrente contestava aspetti di fatto già valutati dai giudici precedenti e la mancata applicazione dell'Art. 131-bis c.p. (esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto), nonché il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto che le doglianze fossero relative a questioni di fatto non sindacabili in sede di legittimità e che le motivazioni dei giudici di merito fossero logiche e sufficienti. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Speciale tenuità del fatto negata a chi evade per futili motivi
Un uomo sottoposto a detenzione ha abbandonato il luogo di reclusione senza autorizzazione per ragioni futili. La difesa ha chiesto l'assoluzione invocando la speciale tenuità del fatto. I giudici di merito hanno respinto la richiesta a causa della gravità della condotta e dell'intenzione evidente del reo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione precedente e ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'allontanamento ingiustificato evidenzia una forte intensità del dolo e una condotta offensiva che impediscono qualsiasi beneficio. Di conseguenza, l'imputato deve pagare le spese legali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione blocca il ricorso sul fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione ex art. 385 c.p. L'uomo contestava l'accertamento della propria responsabilità penale stabilito nei precedenti gradi di merito. I giudici supremi hanno rilevato che l'impugnazione riproponeva mere questioni di fatto già ampiamente e correttamente disattese dalla Corte d'Appello. La Cassazione ha ribadito l'impossibilità di rivalutare le prove in sede di legittimità, confermando in via definitiva la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Condanna Confermata e Spese a Carico
Un Lavoratore aveva presentato un ricorso per cassazione contro una sentenza che lo riteneva responsabile del delitto di cui all'art. 385 c.p., confermando la sua condanna a otto mesi di reclusione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto il ricorso generico, basato su mere formule di stile e senza specifici motivi. Per questo, il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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