LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 385 Codice Penale — Sezione Settima Penale

Pagina 30 di 40

Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Reato di evasione: uscire un’ora prima costa la condanna
Un uomo, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, si è allontanato dalla propria abitazione circa un'ora prima dell'orario autorizzato. Accusato del reato di evasione, l'imputato ha impugnato la condanna sostenendo l'assenza di dolo e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che l'allontanamento anticipato è avvenuto in modo consapevole e arbitrario, rendendo le giustificazioni della difesa semplici congetture. Inoltre, la richiesta di applicare la causa di non punibilità è stata ritenuta del tutto generica. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: condannato anche per un breve allontanamento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato temporaneamente dalla propria abitazione mentre si trovava agli arresti domiciliari. L'imputato sosteneva l'assenza di dolo, poiché l'allontanamento era stato limitato nel tempo e nello spazio, senza l'intenzione di sfuggire ai controlli delle forze dell'ordine. I giudici hanno respinto la tesi difensiva, chiarendo che per la configurazione del reato è sufficiente il dolo generico, ossia la semplice volontà cosciente di uscire dal domicilio senza autorizzazione, a prescindere dai motivi o dalla durata dell'assenza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione dagli arresti domiciliari: dolo generico
Il ricorrente, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, si è allontanato temporaneamente dalla propria abitazione adducendo motivi familiari urgenti. Condannato nei precedenti gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di dolo, poiché non intendeva sottrarsi ai controlli di polizia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che per integrare il reato di evasione dagli arresti domiciliari è sufficiente il dolo generico, ossia la semplice consapevolezza e volontà di allontanarsi dal domicilio senza autorizzazione, a prescindere dalle motivazioni personali o dall'intenzione di sfuggire alle forze dell'ordine. Il ricorrente è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: ricorso ripetitivo costa tremila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la decisione dei giudici di merito, lamentando il mancato riconoscimento della continuazione con altri reati, l'assenza degli elementi costitutivi del reato, la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso riproducevano pedissequamente le stesse censure già sollevate in appello e ampiamente respinte con motivazione logica e coerente. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: ricorso inammissibile e condanna pecuniaria
Il ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione lamentando vizi nella determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso poiché i motivi presentati non erano stati sollevati durante il precedente giudizio di appello e risultavano del tutto generici. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: la finta urgenza medica non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva giustificato l'allontanamento invocando uno stato di necessità putativo per motivi di salute. I giudici hanno respinto la tesi poiché l'uomo avrebbe potuto richiedere l'intervento del personale sanitario tramite le forze dell'ordine preposte ai controlli, rendendo il pericolo altrimenti evitabile. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali specifici dell'uomo, che dimostrano un'abitualità nel delinquere e la gravità della condotta. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Morte dell’imputato: la Cassazione annulla la condanna
Il caso riguarda un uomo condannato in appello per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la misura della pena. Tuttavia, durante lo svolgimento del giudizio di legittimità, il ricorrente è deceduto, come documentato dal certificato di stato civile depositato dal difensore. La Suprema Corte, applicando rigorosamente l'articolo 150 del codice penale, ha preso atto del decesso. Di conseguenza, i giudici hanno disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata. Il decesso del soggetto determina infatti l'estinzione del reato per morte dell'imputato, ponendo fine a qualsiasi pretesa punitiva dello Stato e interrompendo definitivamente il processo penale a suo carico.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione punisce il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la decisione della Corte di Appello di Palermo sostenendo la mancanza di dolo, ossia l'assenza di intenzionalità nell'evadere. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato la genericità del motivo di ricorso, in quanto la difesa si è limitata a enunciare la propria lamentela senza confrontarsi criticamente con le motivazioni della sentenza precedente. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: no ai motivi fotocopia
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un imputato condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). Il ricorrente si era limitato a riproporre gli stessi motivi già presentati in appello, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza di secondo grado. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato l'imputato con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Evasione e particolare tenuità del fatto: la Cassazione nega
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'allontanamento dal luogo di detenzione domiciliare è avvenuto a una distanza considerevole. Inoltre, l'uomo è stato rintracciato in compagnia di un soggetto pregiudicato e presentava numerosi precedenti penali. Questi elementi escludono la particolare tenuità del fatto, confermando la gravità della condotta. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: basta la parola del carabiniere per la condanna
Il caso riguarda un uomo accusato del reato di evasione dagli arresti domiciliari. Un brigadiere dei Carabinieri ha riferito di aver riconosciuto l'imputato mentre si trovava fuori dalla propria abitazione. La difesa ha contestato la decisione basata unicamente sulla testimonianza del militare, lamentando l'assenza di un controllo immediato presso il domicilio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la testimonianza qualificata del pubblico ufficiale è sufficiente a fondare la responsabilità penale per il reato di evasione. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: presentarsi in caserma non evita la condanna
Un uomo agli arresti domiciliari si allontanava dall'abitazione simulando una visita medica urgente. Successivamente, i Carabinieri gli notificavano un invito a presentarsi in caserma per motivi amministrativi indipendenti. Presentatosi spontaneamente per ritirare l'atto, i militari accertavano la violazione della misura cautelare in corso. La difesa richiedeva l'applicazione dell'attenuante speciale per essersi costituito spontaneamente prima della condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che la presentazione spontanea deve essere finalizzata alla consegna all'autorità per ripristinare la restrizione, e non può coincidere con una convocazione per altri motivi d'ufficio.
Continua »
Reato di evasione: la scusa del sequestro non salva il detenuto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato sosteneva di essere stato trascinato con la forza nell'appartamento del vicino, situato sullo stesso pianerottolo della sua abitazione dove scontava la misura cautelare. Tuttavia, le testimonianze raccolte durante il processo hanno smentito questa versione, dimostrando che l'uomo era entrato autonomamente nell'alloggio utilizzando le proprie chiavi. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi del ricorso si limitavano a riproporre argomenti già ampiamente respinti nei precedenti gradi di giudizio con motivazioni logiche e coerenti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato, obbligandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: il finto litigio non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per il reato di evasione. La ricorrente si era allontanata dall'abitazione della sorella, dove si trovava agli arresti domiciliari, giustificando il gesto con la volontà di recarsi dai carabinieri dopo un litigio familiare. I giudici hanno smentito questa ricostruzione, ritenendo l'allontanamento privo di reale giustificazione e pienamente offensivo. Inoltre, la Cassazione ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali della donna, molti dei quali specifici per evasione. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione se si tace in appello
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione di una circostanza attenuante per il reato di evasione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno rilevato che l'Imputato non aveva sollevato questa specifica contestazione durante il processo d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso senza esaminarlo nel merito e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende. L'Imputato perde definitivamente la causa.
Continua »
Evasione dagli arresti domiciliari: il citofono spento condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto sottoposto a misura cautelare. Durante un controllo della polizia giudiziaria, l'uomo non aveva risposto al citofono, nonostante ripetuti e prolungati squilli. La difesa sosteneva che l'imputato non avesse sentito a causa di un sonno profondo. I giudici hanno ritenuto questa giustificazione del tutto inverosimile. La sentenza stabilisce che l'allontanamento non autorizzato e la conseguente evasione dagli arresti domiciliari possono essere legittimamente dedotti dalla mancata risposta al citofono, se suonato con insistenza e per un tempo prolungato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per cassazione: condanna per evasione
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso lamentando una generica mancanza di motivazione nella sentenza della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha rigettato l'impugnazione, dichiarando l'inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano del tutto generici e privi di un reale confronto critico con le argomentazioni della decisione impugnata, la quale descriveva invece in modo dettagliato la condotta illecita. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna dell'Imputato, obbligandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione punisce i ricorsi copia-incolla
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato lamentava un difetto di motivazione della sentenza d'appello, ma i giudici di legittimità hanno ritenuto i motivi di ricorso del tutto generici e ripetitivi rispetto a quanto già esaminato e respinto nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna del ricorrente, imponendogli anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Evasione e particolare tenuità del fatto: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per evasione. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, delle circostanze attenuanti generiche e dell'attenuante specifica della costituzione spontanea prima della condanna. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici, in quanto si limitavano a riprodurre le medesime censure già analizzate e correttamente respinte dalla Corte d'appello. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, rigettando la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: quando il ricorso costa caro al condannato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione. Il ricorrente contestava la sussistenza del fatto e lamentava la mancata applicazione delle attenuanti e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che le contestazioni di fatto non possono essere riesaminate in Cassazione. Inoltre, le richieste sulle attenuanti e sulla tenuità del fatto non erano state presentate nel precedente giudizio d'appello, rendendole non proponibili per la prima volta in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »