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Art. 385 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Falsa attestazione a un pubblico ufficiale: mentire e poi cedere
Il Detenuto, sottoposto agli arresti domiciliari con permesso di uscita limitato fino alle ore 19:15, è stato sorpreso dalle forze dell'ordine fuori dalla propria abitazione dopo le ore 22:00. Durante il controllo di polizia, l'uomo ha fornito false generalità agli agenti, integrando il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale. Un complice è intervenuto aggredendo fisicamente l'agente per ostacolare l'identificazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei due imputati, confermando in via definitiva le condanne per evasione, falsa attestazione e resistenza a pubblico ufficiale, oltre al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Patto tradito e ricorso per cassazione contro patteggiamento
Il Tribunale di Trento ha applicato all'Imputato la pena di un anno di reclusione per i reati di danneggiamento informatico ed evasione, a seguito di un accordo di patteggiamento. L'Imputato ha proposto ricorso lamentando la mancata valutazione delle cause di proscioglimento e l'errata qualificazione giuridica dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione contro patteggiamento è fortemente limitato dalla legge. Non è possibile contestare la mancata applicazione del proscioglimento d'ufficio se non emergono elementi evidenti dagli atti, né si può ridiscutere la qualificazione del reato, salvo il caso di errore manifesto. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega scuse e conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava il mancato riconoscimento di una causa di esclusione della colpevolezza, sostenendo l'assenza di responsabilità soggettiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può riesaminare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio, a meno che non vi siano evidenti vizi logici nella motivazione. Nel caso specifico, i giudici d'appello avevano ampiamente giustificato la condanna basandosi sulla gravità del fatto, sulla lesione del bene giuridico protetto e sulla prolungata durata dell'allontanamento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.
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Violazione degli arresti domiciliari: il sonno non scusa il silenzio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto accusato di violazione degli arresti domiciliari. L'imputato si era giustificato sostenendo di non aver risposto al controllo notturno delle forze dell'ordine, avvenuto alle ore 0.48, perché si era svegliato tardi e gli agenti avevano suonato troppo rapidamente. I giudici hanno ritenuto questa versione del tutto incredibile e non supportata da prove concrete. Di conseguenza, il ricorso è stato giudicato generico e basato su semplici questioni di fatto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Delitto di evasione: la fuga fallisce anche in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il delitto di evasione. L'imputato contestava la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato e l'aumento di pena applicato a causa della recidiva. I giudici di legittimità hanno ritenuto infondate entrambe le contestazioni: la sentenza d'appello ha correttamente motivato la presenza del dolo e ha giustificato l'aumento della pena evidenziando la pericolosità sociale del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: il ritardo a casa costa la condanna
Il caso riguarda un soggetto condannato per il reato di evasione a causa del ritardato rientro presso il proprio domicilio coatto, dove era sottoposto a misura restrittiva. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza dell'elemento oggettivo e soggettivo del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che anche il semplice ritardo nel rientro integra la condotta materiale del reato di evasione. I giudici hanno inoltre accertato la piena consapevolezza dell'azione da parte dell'agente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: no al ricorso basato solo sui fatti
Il Ricorrente ha impugnato in Cassazione la condanna per il reato di evasione (art. 385 c.p.), contestando la ricostruzione dei fatti operata nei gradi precedenti, la mancata concessione delle attenuanti generiche e il diniego della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché basato esclusivamente su doglianze di fatto, precluse nel giudizio di legittimità, e sulla mera riproduzione di censure già ampiamente disattese dalla Corte d'Appello con motivazione logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: anche un’assenza breve costa la condanna
Il caso riguarda un uomo sottoposto a misura restrittiva che si è allontanato dal luogo di detenzione senza autorizzazione. Il ricorrente ha impugnato la condanna sostenendo che l'allontanamento fosse breve e privo della volontà di fuggire definitivamente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per la configurabilità del reato di evasione non contano i motivi o la durata dell'assenza. L'elemento soggettivo richiesto è il dolo generico, ossia la semplice consapevolezza di violare il divieto di allontanarsi senza permesso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di evasione ai sensi dell'articolo 385 del codice penale. L'imputato contestava la sussistenza del reato, la mancata concessione delle attenuanti generiche, l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi del ricorso erano costituiti da semplici contestazioni di fatto, già ampiamente esaminate e respinte con adeguate argomentazioni giuridiche nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la scusa del controllo non visto non regge
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso per cassazione sostenendo di non essersi accorto del controllo della polizia e contestando il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le contestazioni riguardavano questioni di fatto, non esaminabili in sede di legittimità, e che la Corte d'Appello aveva già logicamente motivato l'esclusione di impedimenti oggettivi e il diniego delle attenuanti. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la recidiva cancella ogni sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che i motivi del ricorso erano una semplice ripetizione di quanto già esaminato e correttamente respinto dalla Corte d'Appello. La gravità del fatto e i numerosi precedenti penali dell'uomo giustificano pienamente il diniego delle attenuanti e l'aumento della pena. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: nessun sconto di pena se il ricorso è ripetitivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che i motivi di ricorso erano una mera riproduzione di censure già esaminate e respinte con motivazione logica e coerente dal giudice d'appello. La negazione delle attenuanti è stata giustificata dalle modalità concrete del fatto e dall'assenza di elementi positivi per ridurre la pena, già fissata al minimo edittale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Delitto di evasione: la scusa dello scambio di persona non regge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna condannata per il delitto di evasione. L'imputata sosteneva di essere stata scambiata per la sorella e contestava la sussistenza del dolo. Tuttavia, i Carabinieri l'avevano chiaramente riconosciuta mentre fuggiva verso casa. La Suprema Corte ha confermato la condanna, escludendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta, aggravata dalla presenza di un altro soggetto ai domiciliari. È stata altresì confermata la recidiva, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione e precedenti penali: niente particolare tenuità del fatto
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla particolare tenuità del fatto spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se supportata da una motivazione logica. Nel caso specifico, i precedenti penali dell'uomo, tra cui tre condanne per resistenza a pubblico ufficiale, dimostrano una chiara refrattarietà al rispetto delle regole e dell'autorità, escludendo l'applicazione del beneficio sanzionatorio.
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Concordato in appello: l’accordo preclude il ricorso in Cassazione
L'Imputato, condannato per reati in materia di stupefacenti ed evasione, ha stipulato un concordato in appello per rideterminare la pena. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sulla congruità della sanzione e su eventuali cause di proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello, basato sull'accordo delle parti, comporta la rinuncia ai motivi di impugnazione non concordati. Questo accordo ha un effetto preclusivo che si estende anche al giudizio di legittimità, impedendo di sollevare in Cassazione questioni precedentemente rinunciate. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: la Cassazione dice no
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso per cassazione contestando il diniego della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diniego dell'esimente non si è basato solo sulla formale abitualità del comportamento, ma su una valutazione globale e negativa della personalità dell'autore. I suoi numerosi precedenti penali dimostrano infatti una progressiva e preoccupante inclinazione a delinquere. Di conseguenza, l'applicazione del beneficio è stata legittimamente esclusa. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la recidiva cancella lo sconto di pena
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il riconoscimento della recidiva e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la reiterazione di condotte illecite e la presenza di un precedente specifico dimostrano l'incapacità del soggetto di controllare i propri comportamenti. Questo elemento giustifica sia l'aumento di pena per la recidiva, sia il diniego delle attenuanti generiche, evidenziando una spiccata pericolosità sociale. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: fuggire dai domiciliari costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto condannato a un anno e sei mesi di reclusione per il reato di evasione. L'uomo si era allontanato dai domiciliari non solo per acquistare droga, ma anche per compiere rapine. I giudici hanno ritenuto la pena proporzionata e giustificata dal superamento del minimo edittale, dovuto alla gravità del fatto e alla recidiva, bilanciata con le attenuanti generiche. Il ricorrente dovrà pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: fuggire per la droga costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato si era allontanato dal luogo di detenzione con lo scopo di acquistare sostanze stupefacenti. La difesa aveva richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto e il riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo corretta la valutazione sulla gravità del comportamento e sulla capacità a delinquere del soggetto, evidenziata anche dai suoi recenti precedenti penali per rapina. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: no a nuova perizia senza prove di aggravamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato lamentava il rifiuto, da parte della Corte d'Appello, di disporre una nuova perizia psichiatrica per accertare la sua capacità di intendere e di volere. I giudici di legittimità hanno confermato la correttezza della decisione d'appello, evidenziando che la difesa non ha presentato elementi nuovi o documentazione idonea a dimostrare un reale aggravamento delle condizioni psicopatologiche dell'uomo. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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