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Art. 385 Codice Penale — Sezione Settima Penale

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Altri anni per Art. 385 Codice Penale

Reato di evasione: ricorso bocciato e condanna confermata
Un imputato ha subito una condanna per il reato di evasione dopo la conferma della sua responsabilità penale da parte dei giudici di secondo grado, che avevano comunque ridotto la pena inflitta. L'uomo ha presentato ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno dichiarato l'inammissibilità totale dell'impugnazione. Il ricorrente ha infatti richiesto una nuova valutazione delle prove e dei fatti storici, operazione vietata davanti alla Corte di legittimità. Di conseguenza, la condanna per il reato di evasione è divenuta definitiva e il ricorrente deve pagare le spese del procedimento oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: andare in ospedale a piedi non salva da condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione nei confronti di un soggetto sottoposto a detenzione domiciliare. L'interessato si era allontanato dalla propria abitazione per recarsi a piedi in ospedale, invocando lo stato di necessità a causa di un malessere fisico. I giudici hanno respinto la tesi difensiva perché la diagnosi medica ha certificato un problema non grave. Inoltre, l'uomo non ha richiesto l'intervento di un'ambulanza e ha contattato le forze dell'ordine solo venti minuti dopo aver subito un controllo con esito negativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per aver riproposto motivi generici già correttamente respinti in sede di merito.
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Controllo degli arresti domiciliari: la scusa del citofono
Un imputato sottoposto a misura cautelare non risponde durante una verifica delle forze dell'ordine. La difesa sostiene che l'uomo non abbia udito il campanello, portando come testimone la moglie convivente. I giudici di merito ritengono la tesi inattendibile poiché il campanello suonava forte anche all'esterno, vi erano più persone in casa e gli agenti avevano provato a chiamare al telefono. L'imputato presenta ricorso per Cassazione contestando tale ricostruzione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché richiede un riesame dei fatti vietato in sede di legittimità. Di conseguenza, l'uomo perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla cassa delle ammende per la violazione accertata durante il controllo degli arresti domiciliari.
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Reato di evasione: i precedenti penali bloccano le attenuanti
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione. La difesa contesta l'assenza del dolo, la mancata riapertura dell'istruttoria dibattimentale e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici spiegano che le doglianze sull'intenzionalità dell'atto e sulle prove costituiscono semplici questioni di fatto, già ampiamente e logicamente motivate nel giudizio di appello. Riguardo alle attenuanti generiche, la decisione di rifiutare lo sconto di pena risulta pienamente giustificata dai numerosi precedenti penali dell'imputato. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Evasione dai domiciliari: i motivi non contano, ricorso inammissibile.
Un individuo, sottoposto a detenzione domiciliare, si allontanava dalla sua abitazione senza autorizzazione. Dopo non essere stato accolto in una comunità per mancanza di tampone COVID, faceva ritorno a Catania e circolava liberamente per sei giorni, senza avvertire le autorità. La Corte d'Appello aveva già confermato la sua responsabilità per il reato di **evasione**, ritenendo che la condotta, seppur con lievi differenze, corrispondesse al fatto contestato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso dell'individuo inammissibile. Ha ribadito che il dolo generico per l'evasione consiste nella consapevole violazione del divieto di lasciare il luogo di detenzione, senza che i motivi dell'allontanamento siano rilevanti. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il motivo nuovo
Un imputato ha subito una condanna per il reato di evasione dopo essersi allontanato dalla propria abitazione. L'uomo ha presentato ricorso per cassazione sostenendo di non aver mai conosciuto il provvedimento restrittivo a suo carico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La difesa non aveva mai sollevato questa specifica contestazione durante il processo d'appello, limitandosi a discutere i limiti delle autorizzazioni concesse. La legge vieta di introdurre questioni del tutto nuove direttamente davanti ai giudici di legittimità. A seguito della decisione, l'imputato deve scontare la condanna definitiva e pagare le spese processuali insieme a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata per evasione disinvolta
L'Imputato, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'atto inammissibile poiché fondato unicamente su valutazioni di fatto già analizzate nei gradi precedenti. La Corte ha evidenziato come le modalità disinvolte dell'evasione dimostrino un'intensità del dolo incompatibile con la tenuità del reato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la decisione, condannando il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: fuga e tenuità a confronto
Un imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna per il reato di evasione. Il ricorrente richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di merito avevano già negato questo beneficio a causa della durata non breve dell'allontanamento e della mancanza di valide giustificazioni a supporto della violazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente e ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese del procedimento insieme a una sanzione di tremila euro destinata alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: casa chiusa ma scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un soggetto sottoposto a misura cautelare per il reato di evasione. Durante un controllo, le forze dell'ordine hanno citofonato ripetutamente per circa mezz'ora e azionato segnali acustici e visivi senza ottenere alcuna risposta dall'interno dell'abitazione. L'imputato ha proposto ricorso lamentando l'assenza di prove dirette sul suo effettivo allontanamento. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo l'assenza di riscontri durante i controlli prolungati un elemento solido e sufficiente per configurare l'illecito allontanamento dal domicilio.
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Ricorso inammissibile per evasione: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un Lavoratore condannato per evasione (Art. 385 c.p.). Il Lavoratore contestava la mancata disapplicazione della recidiva e l'omessa applicazione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso fossero mere doglianze sui fatti, non ammissibili in sede di legittimità, e che le censure fossero già state esaminate e respinte dal giudice di merito. Quest'ultimo aveva correttamente valutato la pericolosità sociale del Lavoratore, evidenziata dalla sua condotta e dai precedenti penali, e aveva già applicato la pena minima. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: arresti violati per il bar e ricorso respinto
Un uomo agli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione ed è stato sorpreso dalle forze dell'ordine all'interno di un chiosco-bar, a seguito di una segnalazione anonima. I giudici di merito hanno confermato la condanna per il reato di evasione, escludendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa delle modalità della condotta e dell'incertezza sulla reale durata dell'allontanamento. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, contestando la sussistenza della volontà colpevole e riproponendo questioni di fatto già respinte. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo il divieto di riesaminare il merito delle prove in sede di legittimità e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione dagli arresti domiciliari: il ricorso tardivo fallisce
Un uomo sottoposto a custodia cautelare si è allontanato dalla propria abitazione senza autorizzazione. I giudici di merito hanno qualificato la condotta come reato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e chiedendo la non punibilità per particolare tenuità del fatto, oltre a eccepire la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per l'evasione dagli arresti domiciliari. I motivi proposti riguardavano valutazioni di fatto già ampiamente analizzate nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la richiesta sulla tenue entità del fatto non era stata presentata nei termini previsti durante l'appello. L'inammissibilità del ricorso ha impedito anche il maturare della prescrizione. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Evasione e la Non Tenuità del Fatto
Un Imputato ha presentato ricorso contro la sua condanna per evasione (Art. 385 c.p.), contestando sia la valutazione dei fatti che la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (Art. 131-bis c.p.). La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, ritenendo che le doglianze fossero mere contestazioni di fatto o riproposizioni di argomenti già esaminati. La durata dell'allontanamento ha impedito di considerare il fatto di "particolare tenuità". L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Fuga per una birra: no alle circostanze attenuanti generiche
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari ha violato la misura cautelare allontanandosi dalla propria abitazione per andare a bere una birra con amici. Fermato dalle autorità, l'individuo ha ammesso la propria condotta, ma i giudici di merito hanno escluso la concessione delle circostanze attenuanti generiche a causa della futilità del motivo e della presenza di un precedente penale. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'omessa riduzione della pena. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'ammissione dei fatti non basta quando il quadro probatorio risulta già palese e il comportamento denota scarso senso di responsabilità. Il ricorrente deve pagare le spese legali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: non basta dichiarare lo sconfinamento per errore
Un uomo sottoposto a restrizioni della libertà personale aveva il permesso di muoversi esclusivamente all'interno della provincia per motivi di lavoro. L'interessato ha oltrepassato i confini territoriali autorizzati e ha giustificato la condotta parlando di una violazione involontaria. I giudici hanno contestato all'imputato il reato di evasione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso difensivo, giudicando la tesi difensiva priva di prove e confermando la condanna.
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Reato di evasione: stop alla tenuità se l’assenza dura a lungo
Un cittadino condannato per il reato di evasione ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La decisione evidenzia la genericità dei motivi presentati dal ricorrente, il quale non ha contestato in modo specifico le motivazioni della sentenza d'appello. I giudici di secondo grado avevano già negato il beneficio a causa della durata prolungata dell'allontanamento, considerata un elemento decisivo per valutare la gravità della condotta. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali, unitamente ad una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: il ricorso generico porta alla condanna
Un cittadino, già condannato per il reato di evasione previsto dall'articolo 385 del codice penale, ha proposto ricorso di fronte alla Corte di Cassazione per ribaltare la sentenza della Corte di Appello. Tuttavia, la Suprema Corte ha riscontrato una totale genericità nelle doglianze presentate dal ricorrente. Il ricorso non ha specificato alcuna precisa ragione di diritto né ha indicato i fatti concreti a supporto dell'impugnazione. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. L'imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. La decisione conferma la necessità di articolare difese tecniche precise ed esaustive nel giudizio di legittimità.
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Mancata concessione delle attenuanti generiche e la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di evasione previsto dall'articolo 385 del codice penale. L'interessato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche e la conferma della recidiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'impugnazione del tutto inammissibile. Il ricorrente non ha infatti contestato in modo specifico le argomentazioni della Corte di Appello, la quale aveva evidenziato una frequente e consapevole reiterazione dei reati. Tale condotta dimostrava un'inclinazione costante al delitto. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha stabilito il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro da versare alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: il ricorso in Cassazione non riapre le prove
L'imputato e stato condannato nei gradi di merito per il reato di evasione previsto dall'articolo 385 del codice penale. L'uomo ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione lamentando una scorretta valutazione delle prove e contestando l'entita della pena applicata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che in sede di legittimita non e possibile richiedere una nuova lettura degli elementi probatori quando la sentenza di merito e sorretta da una motivazione logica e coerente. E stata giudicata manifestamente infondata anche la doglianza relativa alla misura della sanzione. Di conseguenza, il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: no alla tenuità con precedenti penali
L'imputato è stato condannato per il reato di evasione previsto dall'articolo 385 del codice penale. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i reiterati precedenti penali per la medesima violazione dimostrano un comportamento abituale e impediscono di considerare il fatto di lieve entità. Inoltre, la difesa non ha indicato alcun elemento positivo a favore del condannato. L'imputato deve quindi pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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