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Art. 385 Codice Penale

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Reato di evasione: il sonno profondo non salva dai domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato, sottoposto alla misura cautelare dei domiciliari, non aveva risposto al controllo notturno delle forze dell'ordine. La difesa sosteneva che l'uomo si trovasse in casa ma non avesse sentito il citofono a causa dell'orario notturno e del sonno profondo. I giudici hanno ritenuto tale giustificazione del tutto inverosimile, poiché chi è sottoposto a tali misure ha il dovere di rendersi reperibile. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza dell'elemento soggettivo (il dolo) e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e miravano esclusivamente a ottenere una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa in sede di Cassazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, respingendo le contestazioni sulla configurabilità del reato di evasione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Evasione dai domiciliari: no alla particolare tenuità del fatto
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari si allontana dal proprio domicilio coatto per recarsi nell'appartamento di un soggetto sottoposto alla sorveglianza speciale. Ripreso dalle telecamere di sorveglianza, viene accusato del reato di evasione. La difesa richiede l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. I giudici stabiliscono che l'allontanamento per incontrare un soggetto noto alle forze dell'ordine esclude la particolare tenuità del fatto a causa dell'oggettiva gravità della condotta. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Reato di evasione: ricorso inutile e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la decisione dei giudici di merito, sostenendo la mancanza della propria capacità di intendere e volere, l'assenza di dolo e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di quanto già esaminato e correttamente respinto nei precedenti gradi di giudizio. I giudici hanno confermato la piena consapevolezza dell'uomo al momento del fatto e l'impossibilità di applicare sconti di pena. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Reato di evasione: la scusa di essere in casa non regge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato sosteneva di essere presente in casa al momento del controllo della polizia giudiziaria, contestando la ricostruzione dei giudici di merito. Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto tale difesa del tutto generica, non provata e inverosimile. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna precedente, rigettando il ricorso e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: l’evasione minima non si punisce
Il Tribunale ha assolto un uomo dal reato di evasione applicando la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto. L'uomo, ai domiciliari, era stato sorpreso sulle scale del proprio condominio a fumare una sigaretta con i familiari. Il Procuratore Generale ha fatto ricorso, sostenendo che i precedenti penali dell'imputato, tra cui furti e un'altra evasione, dimostrassero la sua pericolosità e abitualità nel reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i furti non sono reati della stessa indole dell'evasione. Di conseguenza, essendoci un solo precedente specifico, non si configura l'abitualità della condotta. La Cassazione ha così confermato che l'allontanamento minimo sulle scale condominiali rientra nella particolare tenuità del fatto.
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Violazione degli arresti domiciliari: il sonno non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto accusato di violazione degli arresti domiciliari. Durante un controllo delle forze dell'ordine, l'uomo non aveva risposto al citofono, udibile anche dall'esterno. La difesa sosteneva che l'imputato stesse dormendo profondamente e che il militare non avesse bussato alla finestra. I giudici hanno ritenuto non provata l'impossibilità di svegliarsi, confermando l'assenza dall'abitazione. Inoltre, la Cassazione ha negato le circostanze attenuanti generiche a causa della personalità fortemente negativa del ricorrente, condannandolo al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione illecita di sostanza stupefacente: spaccio, non uso
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un uomo condannato per evasione e detenzione illecita di sostanza stupefacente, nello specifico venti grammi di cocaina. La difesa lamentava la violazione dei termini a comparire in appello e contestava la riconducibilità dell'auto in cui era nascosta la droga, oltre a richiedere la qualificazione del fatto come uso personale. La Suprema Corte ha chiarito che la nullità della notifica è stata sanata poiché l'imputato e il difensore hanno partecipato all'udienza senza sollevare l'eccezione. Inoltre, la quantità di droga, pari a settantotto dosi medie, il confezionamento e i precedenti penali confermano la destinazione allo spaccio. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Reato di evasione: niente sconti per chi è preso al supermercato
Il Ricorrente, accusato del reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante della spontanea costituzione. L'uomo sosteneva di essersi voluto consegnare, ma in realtà era stato fermato da un addetto alla vigilanza all'interno di un supermercato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il fermo da parte di un vigilante privato in un esercizio commerciale non equivale a una consegna spontanea alle autorità di custodia. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna inevitabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una cittadina contro la sentenza d'appello che la condannava per il reato di evasione. La ricorrente contestava la sussistenza del reato, il diniego della particolare tenuità del fatto e l'applicazione di una circostanza aggravante. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le medesime contestazioni già ampiamente esaminate e respinte dalla Corte d'Appello con motivazione logica e coerente. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, imponendo alla ricorrente anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato continuato: la tossicodipendenza non unifica tutte le pene
Il Condannato ha richiesto l'applicazione della disciplina del reato continuato per unificare le pene di sette diverse sentenze di condanna, principalmente legate allo spaccio di stupefacenti e all'evasione. Il giudice dell'esecuzione ha accolto parzialmente la richiesta, unificando solo tre condanne per spaccio di modica quantità commesse in un breve arco temporale e legate alla sua tossicodipendenza. Il Condannato ha proposto ricorso, sostenendo che lo stato di tossicodipendenza avrebbe dovuto giustificare l'unificazione di tutti i reati di droga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la tossicodipendenza non basta da sola a dimostrare un unico disegno criminoso, specialmente in presenza di reati associativi complessi e ampi intervalli temporali. Il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Ricorso generico sulla recidiva: la Cassazione non fa sconti
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando esclusivamente l'applicazione della recidiva, ovvero l'aumento di pena per chi commette un nuovo reato dopo una condanna precedente. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per motivi generici, in quanto la difesa non ha contestato in modo specifico e concreto le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Evasione abituale: no alla particolare tenuità del fatto
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'applicazione del beneficio è esclusa a causa del carattere abituale del comportamento del ricorrente. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: ricorso respinto
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la doglianza presentata era del tutto generica e non si confrontava minimamente con le motivazioni espresse nella sentenza della Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la richiesta di tenuità costa tremila euro
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di evasione che ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il motivo presentato era del tutto generico e non si confrontava con la motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: il ritardo di due ore costa la condanna
Un uomo sottoposto a misura restrittiva ha ottenuto un permesso temporaneo di un'ora, dalle 10:00 alle 11:00, ma è rientrato presso il domicilio solo alle 12:55. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di evasione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che un ritardo di quasi due ore non può essere considerato un fatto lieve, poiché supera ampiamente la durata stessa del permesso concesso. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Evasione e particolare tenuità del fatto: il ricorso fallisce
Il caso riguarda un soggetto condannato per il reato di evasione che ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il motivo di impugnazione è risultato del tutto generico e privo di un reale confronto con le motivazioni espresse dai giudici nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso generico e condanna inevitabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione (art. 385 cod. pen.). L'imputato aveva contestato la propria responsabilità penale e la prova dell'elemento psicologico del reato. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e non si confrontavano minimamente con le motivazioni della sentenza di condanna emessa dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: il vizio di mente non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del dolo, sostenendo che un vizio parziale di mente avesse influito sulla sua condotta. Chiedeva inoltre l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la riduzione della pena. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici e ripetitivi, in quanto non contestavano direttamente le motivazioni della sentenza d'appello, limitandosi a riproporre argomenti già esaminati e respinti nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per Cassazione inammissibile: condanna confermata
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contestando la propria responsabilità e la dosimetria della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per Cassazione inammissibile poiché i motivi presentati erano del tutto generici e non si confrontavano minimamente con la motivazione della sentenza d'appello impugnata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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