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Art. 380-ter Codice di Procedura Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 380-ter Codice di Procedura Civile

Giurisdizione esclusiva: imprese contro Comune per l’edilizia
Un'associazione temporanea di imprese ha citato in giudizio un Comune davanti al tribunale civile, chiedendo la risoluzione di una convenzione per la realizzazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica e il risarcimento dei danni, a seguito di delibere comunali che avevano revocato l'efficacia dell'accordo. Il Comune ha eccepito il difetto di giurisdizione. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto il contrasto dichiarando la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. La Corte ha chiarito che la convenzione, stipulata ai sensi della legge sull'edilizia popolare, costituisce un accordo integrativo o sostitutivo di provvedimento. Di conseguenza, tutte le controversie relative alla sua formazione, conclusione ed esecuzione, comprese le domande di risarcimento danni da inadempimento, spettano al giudice amministrativo e non a quello ordinario.
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Errore revocatorio: l’azienda non paga le spese alla lavoratrice
L'Azienda propone ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Cassazione che l'aveva condannata a pagare le spese legali a favore de La Lavoratrice. L'Azienda evidenzia un errore revocatorio: la cancelleria non aveva inserito nel fascicolo telematico la propria memoria difensiva. In tale atto, L'Azienda eccepiva la tardiva costituzione de La Lavoratrice. Se la Corte avesse esaminato la memoria, non avrebbe potuto condannare L'Azienda alle spese, poiché La Lavoratrice non era validamente costituita. La Suprema Corte accoglie il ricorso, accerta l'errore del sistema giudiziario e revoca la condanna alle spese, ordinando a La Lavoratrice di restituire quanto già ricevuto.
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Contratto di concessione: scontro sui costi di sicurezza
Il Concessionario di una tratta autostradale ha impugnato il provvedimento con cui il Ministero concedente ha approvato solo parzialmente un progetto di adeguamento delle barriere di sicurezza, tagliando i costi rimborsabili. La Cassazione, risolvendo il conflitto di giurisdizione, ha stabilito che la controversia spetta al Giudice ordinario. La Corte ha chiarito che la contestazione riguarda la fase esecutiva del contratto di concessione. In questa fase, l'amministrazione non esercita un potere autoritativo di pianificazione, ma compie una verifica tecnico-giuridica in una posizione di parità con il privato. Di conseguenza, trattandosi di adempimento di obblighi contrattuali e non di esercizio di poteri pubblici, la giurisdizione appartiene al giudice ordinario, davanti al quale la causa deve essere riassunta.
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Esecuzione della concessione: privato batte i tagli dello Stato
Il Concessionario di una tratta autostradale ha impugnato il provvedimento del Ministero che approvava solo parzialmente un progetto di adeguamento della sicurezza, riducendo i costi rimborsabili. Il Concessionario ha quindi chiesto alla Corte di Cassazione, tramite regolamento preventivo, di chiarire se la causa spettasse al giudice ordinario o a quello amministrativo. Le Sezioni Unite hanno stabilito che la controversia riguarda la fase di esecuzione della concessione. In questa fase, il rapporto tra le parti è paritetico e non comporta l'esercizio di poteri autoritativi da parte della Pubblica Amministrazione. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato la giurisdizione del Giudice ordinario, davanti al quale il processo dovrà essere riassunto.
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Concessione di servizi pubblici: decide il giudice civile o il TAR
Una società concessionaria autostradale ha impugnato davanti al TAR il provvedimento con cui il Ministero concedente ha approvato solo parzialmente un progetto di adeguamento tecnologico, riducendo unilateralmente i costi rimborsabili. La società ha quindi proposto un regolamento preventivo per chiarire quale giudice fosse competente. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la controversia spetta al Giudice ordinario. Trattandosi della fase esecutiva di una concessione di servizi pubblici, il rapporto tra le parti è paritetico e non coinvolge poteri autoritativi della Pubblica Amministrazione, ma semplici obblighi contrattuali.
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Competenza territoriale sanzioni disciplinari al foro locale
Un commercialista ha impugnato la sanzione disciplinare della sospensione di due mesi, irrogata dal Consiglio di Disciplina Territoriale di Lecco e confermata dal Consiglio Nazionale. Il professionista ha presentato ricorso al Tribunale di Roma, il quale ha dichiarato la propria incompetenza a favore del Tribunale di Lecco. La Corte di Cassazione, respingendo il ricorso del professionista, ha confermato che la competenza territoriale sanzioni disciplinari spetta al tribunale del luogo in cui ha sede il consiglio dell'ordine locale che ha emesso il provvedimento originario, e non a quello in cui ha sede il consiglio nazionale. Di conseguenza, la causa deve essere riassunta davanti al Tribunale di Lecco.
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Giurisdizione tributaria: la Cassazione decide sul contributo AGCM
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha risolto un conflitto negativo stabilendo che sussiste la giurisdizione tributaria sulle controversie relative al contributo per il funzionamento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. La vicenda nasce dall'impugnazione di una cartella di pagamento da parte di una cooperativa. Sia il giudice tributario in primo grado sia il TAR adito in riassunzione avevano declinato la propria competenza. La Suprema Corte ha chiarito che il contributo ha natura di vero e proprio tributo, poiché costituisce un prelievo coattivo imposto dalla legge per finanziare una spesa pubblica, commisurato al fatturato e privo di controprestazione diretta. Di conseguenza, la competenza spetta esclusivamente alle corti tributarie.
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Graduatorie scolastiche di terza fascia: competenza del giudice
Un lavoratore della scuola, inserito nelle graduatorie scolastiche di terza fascia come assistente tecnico, ha subito la risoluzione anticipata del contratto. Il dirigente scolastico ha infatti annullato la convalida dei suoi titoli di studio. Il lavoratore ha fatto ricorso per ottenere il corretto reinserimento in graduatoria e il risarcimento dei danni. Si è così aperto un conflitto su quale giudice dovesse decidere il caso. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la giurisdizione spetta al giudice ordinario, in funzione di giudice del lavoro. La gestione di queste graduatorie non comporta l'esercizio di poteri autoritativi o discrezionali della pubblica amministrazione, né costituisce una procedura concorsuale. Si tratta invece di un'attività automatica che incide direttamente sul diritto soggettivo del lavoratore all'assunzione.
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Regolamento di competenza: scontro tra giudici per pochi euro
Un cliente chiede al Giudice di pace il rimborso dei costi di un mutuo estinto anticipatamente. La banca eccepisce l'incompetenza per valore, ritenendo che si debba considerare l'intero valore del contratto. Il Giudice di pace si dichiara incompetente a favore del Tribunale. Riassunta la causa, il Tribunale ritiene invece che il valore dipenda solo dalla somma richiesta in restituzione e solleva d'ufficio il regolamento di competenza davanti alla Cassazione. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, rileva un vizio procedurale: mancano le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, necessarie secondo le norme transitorie della riforma Cartabia. Pertanto, la Cassazione rinvia la causa a nuovo ruolo per consentire al Pubblico Ministero di presentare le proprie conclusioni prima di decidere sul regolamento di competenza.
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Regolamento di competenza: tra vecchie regole e Riforma Cartabia
Il Ricorrente ha proposto un regolamento di competenza contro la decisione del Tribunale che si era dichiarato incompetente a favore di un collegio arbitrale. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato la mancanza delle conclusioni scritte del Pubblico Ministero. Applicando le norme transitorie della Riforma Cartabia, la Corte ha stabilito che per i giudizi già avviati con udienza fissata prima del primo gennaio 2023 si applica la vecchia disciplina dell'articolo 380-ter c.p.c., che richiede il parere del Pubblico Ministero. Di conseguenza, la Corte ha rinviato la causa a nuovo ruolo ordinando la trasmissione degli atti al Procuratore Generale.
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Regolamento di competenza: stop della Cassazione per vizio di rito
Un cittadino ha proposto un regolamento di competenza contro il provvedimento del Giudice di pace che ammetteva una prova testimoniale richiesta da una società. La Corte di Cassazione ha rilevato la mancanza delle conclusioni scritte del Pubblico Ministero. Secondo le norme transitorie della riforma Cartabia, per i giudizi già avviati prima del 2023 ma con udienza già fissata, è ancora necessario richiedere il parere scritto del Procuratore Generale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rinviato la causa per consentire al Pubblico Ministero di depositare le proprie conclusioni.
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Regolamento di competenza: la Cassazione frena per un vizio
Il Lavoratore propone un ricorso per regolamento di competenza contro la decisione del Tribunale di Alessandria, che aveva cancellato la sua domanda di pagamento di quarantamila euro per litispendenza con un'altra causa avviata a Torino. La Corte di Cassazione rileva tuttavia un vizio procedurale: mancano le conclusioni scritte del Pubblico Ministero. Applicando le norme transitorie della Riforma Cartabia, la Corte stabilisce che, per i ricorsi notificati prima del 2023 con udienza già fissata, è ancora necessario il parere del Procuratore Generale. Di conseguenza, la Cassazione rinvia la causa a nuovo ruolo per consentire l'acquisizione di tale parere, bloccando temporaneamente la decisione finale.
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Giurisdizione restituzione stipendi: decide il Giudice del Lavoro
Una docente pubblica, dopo una complessa vicenda legata alla dispensa dal servizio, si vede richiedere dall'Amministrazione la restituzione di alcuni stipendi. Nasce un conflitto su quale giudice debba decidere: il Giudice del Lavoro o la Corte dei Conti? La Corte di Cassazione a Sezioni Unite stabilisce un principio chiaro: la giurisdizione sulla restituzione degli stipendi spetta al Giudice Ordinario (Lavoro). La richiesta di rimborso, infatti, non riguarda la pensione ma è un'azione che deriva direttamente dal rapporto di lavoro. La competenza della Corte dei Conti è limitata solo alle questioni strettamente connesse al diritto pensionistico, non a quelle di natura retributiva.
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Clausola sul foro violata? Il regolamento di competenza è inammissibile
Un'azienda ha contestato la competenza del Tribunale adito da un subappaltatore, basandosi su una clausola contrattuale che indicava un altro foro. Il Tribunale ha respinto l'eccezione e ha deciso di proseguire. L'azienda ha allora proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che il regolamento di competenza è inammissibile. La ragione è puramente procedurale: il provvedimento del primo giudice era una semplice ordinanza non definitiva, non una sentenza che decideva la questione in modo irrevocabile. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il processo deve continuare davanti al giudice originario.
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Royalties negate: la giurisdizione controversie SIAE in Cassazione
Un artista e compositore, associato alla SIAE, chiede di accedere alla documentazione contabile relativa alle sue royalties. La SIAE nega l'accesso, sostenendo che la normativa sulla trasparenza amministrativa non si applichi al loro rapporto. L'artista si rivolge al Tribunale Amministrativo (TAR), ma la SIAE contesta la competenza di quel giudice, sollevando una questione di giurisdizione. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non decide ancora nel merito, ma rinvia la causa per garantire la partecipazione al giudizio di altri soggetti interessati. Il caso pone al centro il dibattito sulla corretta giurisdizione nelle controversie SIAE, ovvero se debba decidere il giudice civile o quello amministrativo.
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Fideiussione e foro del consumatore: No alla tutela per il socio
La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale su fideiussione e foro del consumatore. Un socio amministratore aveva firmato una garanzia personale per un contratto di leasing di un'imbarcazione stipulato dalla sua società. Successivamente, ha cercato di far valere la sua qualità di 'consumatore' per spostare la causa legale nel tribunale della sua città di residenza. La Corte ha respinto la sua richiesta. Ha stabilito che la qualifica di consumatore va valutata al momento della firma del contratto. Poiché la garanzia era strettamente legata all'attività imprenditoriale della società, il socio non poteva essere considerato un consumatore. Di conseguenza, il foro competente è quello previsto dal contratto e non quello del consumatore.
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Giurisdizione concessione demaniale: canoni non pagati, decide il giudice civile
Un Comune citava in giudizio il gestore di un chiosco per grave inadempimento contrattuale, chiedendo la risoluzione della concessione e il pagamento dei canoni arretrati. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto tra giudice ordinario e amministrativo. Ha stabilito che la giurisdizione sulla concessione demaniale, in questi casi, spetta al giudice ordinario. La Pubblica Amministrazione, infatti, non agisce con potere autoritativo, ma su un piano di parità per far valere una violazione contrattuale. Di conseguenza, la causa deve essere decisa dal tribunale civile, che valuterà l'inadempimento come in un qualsiasi rapporto tra privati.
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Giurisdizione incarichi dirigenziali: nomina contestata, vince il giudice del lavoro
Un dirigente pubblico contesta la nomina di un'altra persona a Segretario Generale di un ente, ritenendo di averne diritto. L'ente sostiene che la decisione sia un atto organizzativo di competenza del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite chiarisce la questione sulla giurisdizione per gli incarichi dirigenziali. La Corte stabilisce che il conferimento di un incarico non è un atto di macro-organizzazione, ma un atto di gestione del rapporto di lavoro che incide su un diritto soggettivo del lavoratore. Di conseguenza, la competenza a decidere la controversia spetta al giudice ordinario del lavoro, non a quello amministrativo. Il dirigente vince la questione preliminare e la causa proseguirà davanti al Tribunale del Lavoro.
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Contributo AGCM natura tributaria: la Cassazione sceglie il Fisco
Una società ha contestato la richiesta di pagamento del contributo per il funzionamento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). Il dubbio era se la competenza a decidere fosse del giudice amministrativo o di quello tributario. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha risolto la questione, stabilendo la natura tributaria del contributo AGCM. Si tratta infatti di un prelievo coattivo, destinato a finanziare una spesa pubblica e non legato a un servizio specifico reso all'azienda. Di conseguenza, la giurisdizione spetta esclusivamente al giudice tributario, che è l'unico competente a decidere su queste controversie.
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Museo fantasma: la giurisdizione sulla concessione di bene pubblico
Una società cita in giudizio un Comune per l'inadempimento di un contratto, definito 'concessione', relativo a un immobile da adibire a museo. Il progetto fallisce perché l'edificio risulta inagibile. La Corte di Cassazione stabilisce che la controversia non riguarda l'esercizio di un potere pubblico, ma l'esecuzione di un contratto tra parti uguali. Poiché il bene non era effettivamente destinato a un servizio pubblico, il rapporto è di natura privata. La sentenza afferma quindi la giurisdizione sulla concessione di bene pubblico del giudice ordinario, e non di quello amministrativo, per decidere sulla risoluzione e sul risarcimento del danno.
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