LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 374 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 374 Codice di Procedura Civile

Decadenza azione lavoratore: la Cassazione tutela il diritto
Un lavoratore ha chiesto di riconoscere un rapporto di lavoro subordinato direttamente con l'azienda che aveva utilizzato le sue prestazioni per anni, tramite ditte appaltatrici. I giudici di merito avevano dichiarato la domanda inammissibile per *decadenza azione lavoratore*, ritenendo che il diritto di agire in giudizio fosse scaduto. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che la *decadenza azione lavoratore* non si applica quando un lavoratore, formalmente dipendente di un appaltatore, cerca di far accertare un rapporto di lavoro subordinato con il committente, soprattutto se non esiste un atto scritto che neghi tale rapporto.
Continua »
Esenzione fiscale vittime del dovere: scontro sulla pensione
Un cittadino, riconosciuto come soggetto equiparato alle vittime del dovere, ha chiesto l'esenzione IRPEF sulla propria pensione ordinaria. L'INPS e l'Agenzia delle Entrate si sono opposte, sostenendo che l'agevolazione spetti solo per le pensioni collegate direttamente all'evento lesivo e contestando la competenza del giudice ordinario. Dopo le decisioni favorevoli al pensionato nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha rilevato un forte contrasto sulla giurisdizione (se spetti al giudice ordinario, tributario o contabile). Con un'ordinanza interlocutoria, la Corte ha inviato gli atti al Primo Presidente per valutare l'assegnazione del caso alle Sezioni Unite. La decisione chiarirà i confini dell'esenzione fiscale vittime del dovere.
Continua »
Esenzione fiscale vittime del dovere: pensionato contro lo Stato
Un pensionato, riconosciuto come soggetto equiparato alle vittime del dovere, ha richiesto l'esenzione IRPEF sulla propria pensione di inabilità. Sia l'INPS che l'Agenzia delle Entrate si sono opposte, contestando la giurisdizione del giudice ordinario e sostenendo che l'esenzione si applichi solo alle pensioni collegate direttamente all'evento lesivo. La Corte d'Appello ha dato ragione al pensionato. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto interpretativo sulla giurisdizione tra giudice ordinario, tributario e Corte dei conti, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rimettendo gli atti al Primo Presidente per l'assegnazione alle Sezioni Unite. La decisione finale sull'applicazione dell'esenzione fiscale vittime del dovere spetterà quindi al massimo organo di legittimità.
Continua »
Progressione verticale PA: giudice civile o amministrativo? Decide la Cassazione
Un gruppo di dipendenti amministrativi della scuola ha citato in giudizio il Ministero per ottenere l'attivazione delle procedure di avanzamento di carriera. I tribunali di merito avevano negato la competenza del giudice ordinario, ritenendo la questione di pertinenza del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione, investita del caso, ha rilevato la complessità e l'assenza di un orientamento consolidato sul tema della giurisdizione progressione verticale nel pubblico impiego. Invece di decidere, ha quindi sospeso il giudizio e ha rimesso la questione al suo organo più autorevole, le Sezioni Unite, affinché stabiliscano in via definitiva quale giudice sia competente a decidere queste controversie.
Continua »
Scorrimento graduatoria e giurisdizione: vince l’Ente Pubblico
Una candidata idonea in una graduatoria pubblica ha chiesto il risarcimento danni per la tardiva assunzione, causata dalla decisione dell'Ente Pubblico di bandire un nuovo concorso invece di utilizzare la lista esistente. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave in tema di scorrimento graduatoria e giurisdizione. Ha chiarito che la scelta di come coprire i posti vacanti è un atto discrezionale dell'amministrazione. Di conseguenza, il candidato non vanta un diritto soggettivo all'assunzione, ma un interesse legittimo. La competenza a decidere su queste controversie non è del giudice civile, ma del giudice amministrativo. L'Ente Pubblico vince quindi la questione sulla giurisdizione.
Continua »
Licenziata da ex Senatore: l’autodichia blocca il giudice?
Una collaboratrice di un ex Presidente del Senato impugna il suo licenziamento davanti al giudice del lavoro. La difesa sostiene il difetto di giurisdizione del tribunale ordinario a favore dell'autodichia degli organi costituzionali. I giudici di merito accolgono questa tesi, affermando la competenza interna del Senato. La Corte di Cassazione, tuttavia, ritiene la questione complessa e non risolta da precedenti sentenze, poiché il rapporto di lavoro non è con l'amministrazione del Senato ma con un singolo ex membro. Per questo motivo, rimette la decisione alle Sezioni Unite, che dovranno stabilire in via definitiva i confini della giurisdizione parlamentare in questi casi specifici.
Continua »
Incompatibilità avvocato e pubblico impiego part-time
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31776/2023, ha stabilito principi fondamentali sull'incompatibilità avvocato e pubblico impiego. Ha chiarito che la violazione del divieto di esercitare la professione forense per un dipendente pubblico integra di per sé un illecito disciplinare, senza necessità di provare un danno specifico, poiché il pericolo di conflitto di interessi è presunto dalla legge. Inoltre, ha affermato che l'obbligo di restituire i compensi percepiti dall'attività professionale illecita si applica anche ai dipendenti part-time, poiché l'eccezione prevista dalla normativa vale solo per le attività secondarie legittimamente autorizzate.
Continua »
Obbligo retributivo cedente: il datore di lavoro paga
La Corte di Cassazione conferma che, in caso di cessione di ramo d'azienda dichiarata illegittima, l'obbligo retributivo del cedente verso il lavoratore è di natura salariale e non risarcitoria. Il datore di lavoro originario, che non riammette in servizio il dipendente, è tenuto a corrispondere l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria (c.d. aliunde perceptum). La sentenza ribadisce che il rapporto di lavoro prosegue legalmente con il cedente, il quale si trova in una situazione di mora del creditore.
Continua »
Trasferimento ramo d’azienda: obblighi del cedente
La Cassazione conferma che in caso di trasferimento ramo d'azienda illegittimo, l'obbligo del datore di lavoro cedente che non ottempera all'ordine di reintegra ha natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, non è possibile detrarre quanto percepito dal lavoratore presso il cessionario. L'obbligo di pagare l'intera retribuzione sorge dalla mora del creditore (datore di lavoro).
Continua »
Giurisdizione giudice ordinario per progressioni
Una ricercatrice di un ente pubblico ha impugnato l'esito di un concorso interno per una progressione di carriera. I giudici di merito hanno negato la propria competenza, ritenendola del giudice amministrativo. La Corte di Cassazione ha invece affermato la giurisdizione del giudice ordinario, poiché la contrattazione collettiva applicabile configurava la progressione come un avanzamento all'interno della medesima area professionale omogenea e non come un passaggio a un'area diversa, che avrebbe implicato una novazione del rapporto di lavoro.
Continua »
Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Un lavoratore ha citato in giudizio un'azienda di trasporti per ottenere il riconoscimento del periodo di apprendistato ai fini dell'anzianità di servizio. L'azienda si è difesa sostenendo che il diritto fosse estinto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione crediti di lavoro rimane sospesa per tutta la durata del rapporto, in quanto anche dopo le riforme del 2012 e 2015 il lavoratore non gode di una stabilità reale che lo metta al riparo dal timore di ritorsioni. Di conseguenza, il diritto del lavoratore è stato pienamente riconosciuto.
Continua »
Prescrizione crediti lavoro: quando decorre il termine?
Un'azienda del settore trasporti ha contestato una sentenza che riconosceva a un dipendente il diritto al calcolo dell'anzianità maturata durante l'apprendistato. Il ricorso in Cassazione si basava sulla decorrenza della prescrizione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in assenza di un regime di piena stabilità del posto di lavoro, la prescrizione crediti lavoro rimane sospesa per tutta la durata del rapporto e inizia a decorrere solo dalla sua cessazione.
Continua »
Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dei crediti di lavoro, come le differenze retributive, inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto e non durante il suo svolgimento. Questa decisione si basa sulla constatazione che le riforme del lavoro, a partire dal 2012, non garantiscono una stabilità reale del posto, esponendo il lavoratore a un potenziale 'metus' (timore) nel far valere i propri diritti. Di conseguenza, il ricorso di una società di trasporti, che sosteneva l'avvenuta prescrizione del diritto di un dipendente al riconoscimento dell'anzianità maturata in apprendistato, è stato respinto.
Continua »
Sospensione illegittima CIGS: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11547/2023, ha rigettato il ricorso di un'azienda, confermando la declaratoria di sospensione illegittima CIGS di un lavoratore. La Corte ha stabilito che la genericità dei criteri di scelta dei lavoratori da porre in cassa integrazione rende il provvedimento nullo e dà diritto al lavoratore al pieno risarcimento del danno. È stato inoltre ribadito che l'azione di risarcimento si prescrive in dieci anni e che la mera inerzia del lavoratore non costituisce rinuncia al proprio diritto.
Continua »
Magistratura onoraria: tutele alle Sezioni Unite
Due giudici onorari hanno richiesto il riconoscimento del loro rapporto di lavoro come subordinato, con le relative tutele previdenziali e retributive. Dopo il rigetto in appello, la Corte di Cassazione, vista la complessità del caso e il conflitto di giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. La questione sulla tutela della magistratura onoraria è stata rimessa alle Sezioni Unite per una decisione di principio che chiarisca quale giudice sia competente e definisca lo status di questi lavoratori.
Continua »
Giudice onorario: la Cassazione alle Sezioni Unite
Una giudice onorario ha richiesto il riconoscimento del suo rapporto come lavoro subordinato e il relativo trattamento economico equiparato a quello dei magistrati ordinari. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, negando la comparabilità tra le due figure. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha sospeso la decisione e ha rimesso gli atti alle Sezioni Unite per risolvere il fondamentale dubbio sulla giurisdizione: la controversia spetta al giudice ordinario o a quello amministrativo?
Continua »
Rimessione al primo giudice: l’obbligo in appello
Una Azienda Sanitaria contesta una decisione d'appello favorevole ai suoi dirigenti medici in una causa sulla retribuzione. La Corte di Cassazione, pur confermando la giurisdizione del giudice ordinario, cassa la sentenza per un errore procedurale. La Corte d'Appello, dopo aver affermato la propria giurisdizione negata in primo grado, avrebbe dovuto disporre la rimessione al primo giudice invece di decidere la causa nel merito, per garantire il doppio grado di giudizio.
Continua »
Interessi legali art. 1284: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale in materia di interessi legali art. 1284 c.c. È stato confermato che, in assenza di una specifica richiesta e di una pronuncia del giudice, una condanna generica al pagamento di "interessi legali" si riferisce solo al tasso base e non a quello maggiorato previsto per le transazioni commerciali. La sentenza sottolinea che i cosiddetti "superinteressi" non sono automatici ma devono formare oggetto di una domanda esplicita in giudizio.
Continua »
Cessione ramo d’azienda nulla: stipendio integrale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31185/2025, ha rigettato il ricorso di una società IT, confermando la sua condanna al pagamento integrale delle retribuzioni a favore di alcuni lavoratori. Il caso riguarda una cessione di ramo d'azienda dichiarata nulla. I giudici hanno ribadito che, in tale ipotesi, il rapporto di lavoro con il cedente non si interrompe mai. Di conseguenza, il datore di lavoro che non riammette in servizio il dipendente che offre la propria prestazione è tenuto a versare l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale consolidato in materia di cessione ramo d'azienda nulla.
Continua »
Indennità di mobilità: quando va restituita? Cassazione
L'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta il caso di lavoratori che, dopo essere stati licenziati e aver percepito l'indennità di mobilità, ottengono una sentenza di reintegrazione. Tuttavia, a causa del fallimento del datore di lavoro, la reintegrazione non avviene mai di fatto. L'INPS chiede la restituzione delle indennità versate. Rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sulla questione, la Corte non decide nel merito ma rimette la causa alle Sezioni Unite per stabilire un principio di diritto definitivo. Il dilemma è se prevalga la reintegrazione formale ('de iure') o la mancata ripresa effettiva del lavoro ('de facto') nel determinare la legittimità dell'indennità.
Continua »