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Art. 346 Codice Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 346 Codice Penale

Riqualificazione Millantato Credito: Da Influenza a Truffa, la Cassazione fa Chiarezza
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Maresciallo dei Carabinieri condannato per corruzione e millantato credito. La Corte ha confermato la condanna per corruzione ma ha annullato la parte relativa al millantato credito. Ha stabilito che il vecchio reato di millantato credito (Art. 346 c.p., comma 2), quando basato su un inganno e su un'influenza inesistente, deve essere riqualificato come truffa (Art. 640 c.p.), non come traffico di influenze illecite (Art. 346-bis c.p.). Questa decisione chiarisce la **riqualificazione millantato credito** e la distinzione tra reati contro la pubblica amministrazione e quelli contro il patrimonio privato, portando alla prescrizione del reato riqualificato.
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Vantare influenze: condanna per tentato traffico di influenze illecite
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di tentato traffico di influenze illecite. L'imputato aveva millantato (cioè si era vantato falsamente) di avere strette relazioni con un giudice, chiedendo 35.000 euro a un cittadino per influenzare una decisione giudiziaria. Il cittadino, tuttavia, non accettò la proposta e denunciò l'accaduto. La sentenza ha ribadito la continuità normativa tra il vecchio reato di millantato credito e il nuovo di traffico di influenze illecite, riconoscendo la piena configurabilità del tentativo anche quando il vantaggio illecito non viene effettivamente ottenuto. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato.
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Traffico di influenze illecite e truffa: i confini della Cassazione
Un automobilista subisce il ritiro della patente e il sequestro dell'auto. Due soggetti promettono di sbloccare la pratica in Prefettura chiedendo 500 euro per la mediazione e 1.500 euro con la falsa scusa di dover corrompere un funzionario pubblico. La Corte di Cassazione chiarisce la distinzione tra la truffa e il traffico di influenze illecite. La promessa di una mediazione ricade nel traffico di influenze illecite. Al contrario, la richiesta di denaro basata sul falso pretesto di corrompere un pubblico dipendente ignaro costituisce il reato di truffa. I giudici riqualificano la seconda condotta in truffa ed estinguono il reato per intervenuta remissione di querela, disponendo un nuovo giudizio d'appello per rideterminare la pena relativa al residuo reato.
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Concorso in corruzione: Intermediario condannato, ricorso inammissibile
Un intermediario è stato condannato per concorso in corruzione propria. Ha promesso e consegnato denaro e una macchina fotografica a un Direttore dell'Agenzia delle Entrate. Lo scopo era influenzare una verifica fiscale a favore di un'Azienda, attenuando o ritardando le conseguenze di irregolarità fiscali, come fatture false e compensazioni indebite. La difesa ha presentato ricorso, lamentando una nullità procedurale per mancato avviso di un'udienza e contestando la configurazione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto la nullità sanata perché eccepita tardivamente e ha giudicato le altre censure come tentativi di riesaminare i fatti, non consentiti in sede di legittimità. La condanna per concorso in corruzione è stata confermata.
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Traffico di influenze illecite: promesse false e condanne vere
Un gruppo di soggetti, tra cui un agente di polizia penitenziaria e un ufficiale dell'esercito, si faceva consegnare ingenti somme di denaro dai familiari di alcuni candidati a concorsi pubblici, promettendo di pilotare le selezioni grazie a presunte conoscenze influenti. I candidati venivano però respinti. Un dipendente del tribunale aiutava poi i complici a eludere le indagini rivelando l'esistenza dell'inchiesta. La Cassazione ha confermato le condanne per i reati di millantato credito e favoreggiamento. La Corte ha chiarito che vi è continuità normativa tra il vecchio reato di millantato credito e il moderno traffico di influenze illecite. Di conseguenza, le vittime raggirate mantengono il diritto al risarcimento e la qualità di testimoni, non potendo essere considerate complici del reato.
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Traffico di influenze illecite: la prescrizione non salva il reo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di millantato credito, successivamente riqualificato in traffico di influenze illecite. L'imputato sosteneva che il reato fosse ormai estinto per prescrizione. I giudici hanno chiarito che, nonostante la riforma legislativa del 2019 abbia formalmente abrogato il millantato credito facendolo confluire nel reato di traffico di influenze illecite, esiste una piena continuità tra le due norme. Per il calcolo della prescrizione si deve applicare la nuova pena massima di quattro anni e sei mesi di reclusione, in quanto più favorevole rispetto alla disciplina precedente. Di conseguenza, considerando anche la recidiva qualificata dell'imputato, i termini di prescrizione non erano ancora decorsi al momento della sentenza d'appello. Il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di truffa: finto mediatore incastrato dalla Cassazione
Un finto intermediario si faceva consegnare denaro da ignari contribuenti promettendo di azzerare i loro debiti con l'esattoria, millantando conoscenze inesistenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che, dopo l'abrogazione del millantato credito, se la condotta è basata su raggiri e simulazioni prevalenti, il fatto costituisce un vero e proprio reato di truffa. Inoltre, la Corte ha chiarito che la costituzione di parte civile equivale alla presentazione della querela per i reati divenuti procedibili a querela dopo la Riforma Cartabia. Di conseguenza, alcune condanne sono state annullate per prescrizione o mancanza di querela, mentre per altre è stata confermata la responsabilità con rinvio alla Corte d'Appello per ricalcolare la pena.
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Vendita di Fumo: Assolto chi Vanta Falsi Contatti con Giudici
Un uomo riceve denaro da due persone sotto indagine, promettendo di aiutarle grazie a una sua presunta influenza su un magistrato. La Corte di Cassazione lo assolve dal reato di traffico di influenze illecite, stabilendo un principio chiave sulla "vendita di fumo". Se la relazione vantata con il pubblico ufficiale è completamente inventata, non si tratta di traffico di influenze, ma di semplice truffa. Poiché per la truffa mancava la querela (denuncia della vittima), l'imputato vince la causa. La sentenza chiarisce la differenza fondamentale tra una millanteria pura, che è un raggiro, e lo sfruttamento di un'influenza che ha almeno una parvenza di realtà.
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Funzionario Fisco: condanna annullata, non induzione ma corruzione
Un funzionario dell'Agenzia delle Entrate, condannato per induzione indebita dopo aver ricevuto una tangente da un'azienda per gestire favorevolmente un contenzioso fiscale, vede la sua sentenza annullata dalla Cassazione. I giudici supremi ritengono che la sua condotta potrebbe non integrare la pressione psicologica tipica dell'induzione. Il fatto potrebbe invece configurare il reato di corruzione per l'esercizio della funzione, che si basa su un accordo paritario tra corruttore e corrotto. La Corte ha quindi rinviato il caso in Appello per una nuova valutazione, che potrebbe portare a una qualificazione del reato diversa e, potenzialmente, più favorevole all'imputato.
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Avvocato condannata per truffa, assolta per abolitio criminis
Una professionista legale è stata condannata per aver truffato i suoi clienti. L'avvocato si faceva pagare ingenti somme vantando influenze inesistenti con un noto magistrato e usando documenti falsi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa, ma ha annullato quella per traffico di influenze. La decisione si basa su una recente abolitio criminis: una nuova legge ha decriminalizzato la condotta di vantare relazioni 'asserite' ma non reali. Di conseguenza, la pena finale è stata ridotta, lasciando in piedi solo la condanna per la truffa.
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Millantato credito: quando diventa tentata truffa
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due appartenenti alle forze dell'ordine coinvolti in una vicenda di corruzione legata a un concorso pubblico. La Corte ha stabilito che il millantato credito deve essere riqualificato in tentata truffa qualora il riferimento al pubblico ufficiale da influenzare sia generico e indeterminato. Per tale ragione, una parte della condanna è stata annullata per mancanza di querela. È stata invece confermata la responsabilità per corruzione, poiché le prove hanno dimostrato l'esistenza di un accordo illecito con un membro della commissione esaminatrice, sebbene quest'ultimo sia rimasto non identificato.
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Induzione indebita: i limiti della desistenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentata induzione indebita. L'imputato aveva richiesto somme di denaro e l'assunzione della propria figlia in cambio di un intervento per insabbiare un'indagine giudiziaria. La difesa sosteneva la configurabilità della desistenza volontaria, ma i giudici hanno confermato che l'interruzione dell'azione non è stata spontanea, bensì causata dal timore di essere scoperti durante l'incontro per la consegna del denaro. La sentenza ribadisce che la induzione indebita non richiede necessariamente un accordo bilaterale per configurarsi come tentativo.
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Tentata truffa: quando millantare influenze è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata truffa nei confronti di un individuo che aveva millantato influenze inesistenti presso un dirigente pubblico. L'imputato aveva promesso alla vittima il superamento di un esame per l'abilitazione al trasporto merci in cambio di cinquemila euro, sostenendo di poter orientare la commissione. La Suprema Corte ha ribadito che, a seguito dell'abrogazione del reato di millantato credito, tali condotte integrano la tentata truffa se basate su raggiri che inducono la vittima in errore, anche qualora quest'ultima abbia preso l'iniziativa del contatto.
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Millantato credito: la Cassazione lo distingue dalla truffa
Un custode giudiziario convinceva una persona, il cui immobile era pignorato, di poter risolvere la sua situazione grazie a un presunto contatto in tribunale, facendosi consegnare 2.000 euro come acconto su 5.000. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale condotta non configura il reato di traffico di influenze illecite (che ha sostituito il millantato credito), ma integra il delitto di truffa aggravata. La Corte ha chiarito che, quando la relazione con il pubblico ufficiale è del tutto inesistente e usata come mero pretesto per ingannare la vittima e ottenere un profitto, si ricade nell'ipotesi della truffa. Di conseguenza, la sentenza di appello è stata annullata con rinvio per la rideterminazione della pena basata unicamente sul reato di truffa.
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Rescissione giudicato: parola avvocato prova conoscenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per rescissione del giudicato. Un imputato, condannato in assenza, sosteneva di non essere a conoscenza del processo. La Corte ha stabilito che la dichiarazione a verbale del difensore d'ufficio, il quale aveva affermato di aver avuto contatti telefonici con l'assistito e concordato una strategia, costituisce prova sufficiente della conoscenza del procedimento da parte dell'imputato, impedendo così la riapertura del caso.
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Traffico di influenze illecite: la Cassazione annulla
Due pubblici ufficiali erano stati condannati per traffico di influenze illecite, avendo promesso di favorire una candidata a un concorso pubblico. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di condanna. Il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, evidenziando la necessità di distinguere tra influenza reale, richiesta dal reato di traffico di influenze illecite, e influenza millantata, fattispecie oggi abrogata.
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Traffico di influenze illecite: quando è solo truffa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19558/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla distinzione tra il reato di traffico di influenze illecite e la truffa. Nel caso esaminato, due persone erano state condannate per aver ricevuto 15.000 euro con la promessa di far trasferire un carabiniere, millantando un contatto inesistente. La Corte ha riqualificato il fatto come truffa, annullando la sentenza poiché il reato si è estinto per remissione di querela. La decisione si fonda sul principio che la "vendita di fumo", ovvero la promessa di un'influenza del tutto inesistente, non integra il delitto di traffico di influenze illecite, ma quello di truffa.
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Accesso abusivo sistema informatico: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un pubblico ufficiale e dei suoi complici per reati di corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. Il funzionario, addetto all'anagrafe comunale, forniva dati di terzi per la realizzazione di truffe finanziarie in cambio di denaro. La Corte ha ribadito che commette il reato di accesso abusivo a sistema informatico anche chi, pur essendo abilitato, accede al sistema per finalità del tutto estranee alle proprie mansioni, configurando un'ipotesi di sviamento di potere. Rigettati tutti i ricorsi.
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Traffico di influenze: la Cassazione fa chiarezza
Un ex assessore comunale è stato condannato per traffico di influenze illecite per aver ricevuto denaro e favori in cambio della sua promessa di intercedere presso pubblici ufficiali a favore di un'associazione sportiva. La Cassazione ha confermato la condanna, chiarendo i requisiti del reato secondo la legge applicabile all'epoca dei fatti (2015-2016) e dichiarando inammissibile il ricorso.
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Traffico di influenze illecite: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31172 del 2024, ha annullato una condanna per traffico di influenze illecite. L'imputato si era fatto consegnare denaro con il pretesto di remunerare un magistrato per accelerare un procedimento. La Suprema Corte, seguendo un recente orientamento delle Sezioni Unite, ha riqualificato il reato in truffa, dichiarandolo estinto per prescrizione, poiché non era stata provata l'esistenza effettiva di un'influenza.
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