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Art. 346 Codice Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 346 Codice Penale

Avvocato condannata per truffa, assolta per abolitio criminis
Una professionista legale è stata condannata per aver truffato i suoi clienti. L'avvocato si faceva pagare ingenti somme vantando influenze inesistenti con un noto magistrato e usando documenti falsi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa, ma ha annullato quella per traffico di influenze. La decisione si basa su una recente abolitio criminis: una nuova legge ha decriminalizzato la condotta di vantare relazioni 'asserite' ma non reali. Di conseguenza, la pena finale è stata ridotta, lasciando in piedi solo la condanna per la truffa.
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Riparazione per ingiusta detenzione: da colpevole a risarcito
Un cittadino ha trascorso mesi agli arresti domiciliari con l'accusa di millantato credito. Al termine del processo, il reato è stato derubricato in truffa, per la quale il giudice ha dichiarato il non doversi procedere per mancanza di querela. L'ex imputato ha quindi richiesto la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello ha negato l'indennizzo, ritenendo che l'uomo avesse causato l'arresto con il suo comportamento gravemente colposo. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. I giudici supremi hanno chiarito che, essendo il reato finale punito con una pena che non consente misure cautelari, si configura un'ingiustizia formale. Se l'errore di valutazione era già evidente dagli atti iniziali, la colpa dell'indagato non ha alcuna rilevanza causale. Il caso torna in Appello per un nuovo esame.
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Induzione indebita: i limiti della desistenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentata induzione indebita. L'imputato aveva richiesto somme di denaro e l'assunzione della propria figlia in cambio di un intervento per insabbiare un'indagine giudiziaria. La difesa sosteneva la configurabilità della desistenza volontaria, ma i giudici hanno confermato che l'interruzione dell'azione non è stata spontanea, bensì causata dal timore di essere scoperti durante l'incontro per la consegna del denaro. La sentenza ribadisce che la induzione indebita non richiede necessariamente un accordo bilaterale per configurarsi come tentativo.
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Tentata truffa: quando millantare influenze è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata truffa nei confronti di un individuo che aveva millantato influenze inesistenti presso un dirigente pubblico. L'imputato aveva promesso alla vittima il superamento di un esame per l'abilitazione al trasporto merci in cambio di cinquemila euro, sostenendo di poter orientare la commissione. La Suprema Corte ha ribadito che, a seguito dell'abrogazione del reato di millantato credito, tali condotte integrano la tentata truffa se basate su raggiri che inducono la vittima in errore, anche qualora quest'ultima abbia preso l'iniziativa del contatto.
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