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Art. 335 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

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Altri anni per Art. 335 Codice di Procedura Penale

Ricorso inammissibile: genericità e prova di resistenza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso un'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere e traffico di stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi di ricorso, che non hanno superato la cosiddetta "prova di resistenza" riguardo all'utilizzabilità delle prove e hanno tentato di ottenere una nuova valutazione del merito, non consentita in sede di legittimità.
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Retrodatazione termini custodia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva la retrodatazione dei termini di custodia cautelare. Il caso riguardava due misure cautelari distinte: la prima per reati legati alle armi, la seconda per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha stabilito che la 'retrodatazione termini custodia cautelare' non è applicabile se, al momento della prima misura, gli indizi per il secondo reato non erano chiaramente desumibili dagli atti, ma sono emersi solo successivamente.
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Competenza territoriale reati fiscali: la Cassazione
In un caso complesso di reati fiscali transnazionali, la Corte di Cassazione ha risolto una questione sulla competenza territoriale. La difesa sosteneva la competenza del tribunale del luogo di prima emissione di una fattura falsa, mentre l'accusa propendeva per il foro del luogo di accertamento. La Corte ha stabilito la competenza del Tribunale di Milano, applicando i criteri specifici per i reati fiscali anche in caso di connessione con altri delitti. Ha chiarito che l'emissione di più fatture false, anche tramite diverse società 'cartiere', costituisce un unico reato per periodo d'imposta, e la competenza spetta al giudice del luogo in cui il PM ha iscritto per primo la notizia di reato.
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Atto abnorme: quando l’ordinanza del GIP non lo è
Una persona offesa ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione l'ordinanza di un Giudice per le indagini preliminari (GIP) che negava l'accesso completo al fascicolo di un procedimento, sostenendo che tale diniego costituisse un atto abnorme. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il provvedimento del GIP, pur potendo essere errato, rientra nell'esercizio dei suoi poteri e non costituisce un atto abnorme. Inoltre, non determina una stasi procedimentale irrimediabile, poiché la parte offesa ha a disposizione altri rimedi legali per tutelare le proprie ragioni.
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